Indulto, il Csm conferma il caos negli uffici giudiziari

Mancino non abbiamo chiesto l'amnistia che è prerogativa del Parlamento. Siniscalchi dice no e attribuisce lo sfascio all'improvvida legislazione del centrodestra

L'indulto approvato dal Parlamento lo scorso agosto mette in seria difficoltà la macchina della Giustizia. Ieri il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato all'unanimità il documento deliberato martedì scorso dalle commissioni VI e VII vedi tra gli arretrati dell'8 novembre scorso con il quale l'organo di autogoverno rispondeva ad un quesito posto dal Guardasigilli Clemente Mastella. Verificare la possibilità di indicare ai responsabili degli uffici giudiziari criteri per la trattazione dei processi dando la precedenza a quelli non interessati dall'indulto, questo chiedeva il ministro della Giustizia. Indicazione che però non può dare il Csm, ha risposto il vicepresidente Nicola Mancino, perché adottare da parte nostra un provvedimento del genere sarebbe incostituzionale, in quanto l'indicazione di priorità vanificherebbe il principio della obbligatorietà dell'azione penale . Per venire incontro all'esigenza posta dal ministro, si dovrà invece pensare un appropriato intervento legislativo . I numeri sono disastrosi, perché circa l'80 per cento dei provvedimenti è destinato a fallire dice il documento, vanificando soldi ed energie degli uffici giudiziari. Nella storia della Repubblica, inoltre, tutte le volte l'indulto è stato seguito o preceduto dall'amnistia, evitando l'inutile protrarsi dei procedimenti. Questo non significa però che il Csm ha sollecitato un'amnistia, ha tenuto a precisare Mancino. Non è nostro compito - ha sottolineato il vicepresidente - il Csm si è limitato ad una sottolineatura significativa dei tanti provvedimenti di indulto che sono stati accompagnati dall'amnistia. Abbiamo posto un problema, ma sarà il Parlamento a fare la sua valutazione . Quello che invece suona strano a Mancino è che il Parlamento non è privo di grandi giuristi, mi chiedo come mai non siano state valutate fino all'ultimo le implicazioni di un percorso che va su un solo binario . Il nostro intervento - ha detto la togata di Md, Ezia Maccora, uno dei relatori del documento - dopo l'approvazione dell'indulto si è andato ad installare su una giustizia penale malata, un'emergenza in cui si trova a vivere il processo penale . Maccora ritiene il documento un utile spunto di riflessione per il futuro, ma a giudicare dall'intervento fatto dal Guardasigilli proprio martedì pomeriggio, non ci sembrano essere grandi speranze per l'amnistia. O meglio, Mastella ha dichiarato apertamente di non voler presentare la misura di clemenza, soprattutto dopo il fuoco di sbarramento subito dopo l'approvazione dell'indulto Come se lo avessi presentato io - ha detto il ministro - quando invece è stato votato dal Parlamento, da ottocento parlamentari, io sono stato solo uno di questi . Contrari all'amnistia si sono dichiarati anche i consiglieri laici dei Ds, Vincenzo Siniscalchi e Celestina Tinelli non intendiamo assolutamente opportuna una proposta di amnistia perchè le vittime non possono essere ulteriormente travolte nell'attesa del riconoscimento dei loro sacrosanti diritti e perchè riteniamo che debba essere il Parlamento ad avviare un programma per la giustizia . Lo sfascio, sempre secondo Siniscalchi e Tinelli, non è certamente determinato dall'indulto ma dall'avventata e improvvida legislazione del Centrodestra . Tra i favorevoli all'approvazione dell'amnistia si sono detti Patrizio Gonella, presidente nazionale dell'Associazione Antigone, mentre dal Parlamento le voci a sostegno sono state pochissime. Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha ribadito che il vero problema è la certezza della pena e che un buon ministro non può che soffrirne An e Lega hanno ribadito il loro no follia, per Alfredo Mantovano, parlare di amnistia . Il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi il suo partito, guidato da Antonio Di Pietro, è stato sempre contrario all'indulto ha chiesto un intervento urgente per la permettere gli uffici giudiziari di portare a termine quei processi che l'indulto non ha già vanificato, senza parlare però di ulteriori misure di clemenza. Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco Ulivo ha chiesto di essere inflessibili e durissimi nei confronti di chi ha sbagliato e torna a sbagliare . Difficile, a questo punto, la via dell'amnistia per deflazionare la giustizia penale, meglio allora che via Arenula stringa i tempi rispetto a quel decreto legge annunciato due settimane fa ma mai approdato a Palazzo Chigi. Il 23 ottobre, infatti, il ministro preannunciava un decreto legge per accelerare la celebrazione dei processi che hanno ad oggetto reati coperti dall'indulto. Scopo del provvedimento agevolare la pronta definizione di tali processi, evitando inutili quanto defatiganti attività processuali . La novità, secondo via Arenula, consisteva nella riapertura dei termini per formulare richiesta di patteggiamento durante i procedimenti di primo grado che si trovano già in fase dibattimentale o durante il giudizio abbreviato. Le parti avranno la possibilità di chiedere congiuntamente al giudice, alla prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della legge, l'applicazione di una pena da dichiararsi condonata, evitando ogni ulteriore attività istruttoria audizione di testimoni, ecc giungendo così alla sentenza con molto anticipo rispetto ai tempi ordinari, con evidenti effetti benefici sul carico di lavoro che grava sugli uffici giudicanti . Tutti sono d'accordo nel discutere al più presto del problema, possibilmente giungendo ad una soluzione, che non sembra essere quella dell'amnistia. p.a.