Niente esame di lingue per l'avvocato europeo che vuole esercitare in un altro Stato Ue

Euroincompatibili i paletti imposti dalla normativa del Lussemburgo. Dove, inoltre, gli avvocati di Stati membri potranno effettuare anche domiciliazioni societarie

Sul territorio dell'Unione europea ogni avvocato ha diritto di esercitare in maniera stabile la propria attività con il suo titolo professionale d'origine senza che lo Stato nel quale si trova ospitato possa imporgli una preventiva verifica delle sue capacità linguistiche. Tale accertamento - previsto ad esempio dalla legislazione interna del Lussemburgo - è in contrasto con la direttiva sull'esercizio della professione di avvocato direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica . Lo ha ribadito, condannando ieri il Granducato per la normativa incompatibile, la Grande sezione della Corte di Giustizia europea nella causa n. 506/04, la sentenza è qui leggibile come documento correlato e ricordando che per essere iscritti al foro di uno Stato membro è sufficiente l'attestazione dell'iscrizione di un avvocato europeo presso l'autorità competente dello Stato d'origine. Peraltro, annota la massima composizione collegiale dei giudici di Lussemburgo, esistono norme professionali e deontologiche già sufficienti per la tutela dei singoli e la buona amministrazione della giustizia e sanzionabili in via disciplinare ad esempio, per restare nell'ambito della controversia giunta all'attenzione dei giudici comunitari, tra gli obblighi dell'avvocato europeo vi è anche quello di non trattare cause che richiedano competenze linguistiche di cui il professionista non dispone. All'origine del caso trattato era la vicenda di un barrister di nazionalità britannica, che dopo nove anni di attività nel Granducato di Lussemburgo si era rifiutato di sottoporsi ad un colloquio presso il locale Consiglio dell'ordine degli avvocati per la verifica delle sue conoscenze linguistiche in seguito al rifiuto l'ordine gli aveva negato l'iscrizione nell'albo di quanti esercitano con il titolo professionale d'origine. Sul ricorso del professionista britannico la Corte amministrativa d'appello aveva sospeso il giudizio chiedendo alla Corte di Giustizia una pronuncia pregiudiziale sulla legittimità della normativa interna lussemburghese che imponeva tale verifica e che, come si è detto, i giudici comunitari hanno ritenuto euroincompatibile. E un'altra condanna per inadempimento su ricorso della Commissione di Bruxelles , sempre in materia di professione forense, il Lussemburgo l'ha subita ieri nella causa n. 193/05, la sentenza è anch'essa qui leggibile come documento correlato sia per la questione della verifica delle competenze linguistiche, sia su altre due pretese controverse il divieto per gli avvocati europei di svolgere attività di domiciliazione di società nel Granducato, sia sull'obbligo annuale per gli avvocati originari di altri Stati membri di produrre un attestato sullo status disciplinare di questi professionisti. La Corte ha chiarito che l'avvocato europeo, in forza della direttiva 98/5/CE, può svolgere le stesse attività dell'avvocato locale fatte salve le sole eccezioni previste dalla direttiva stessa tra le quali non rientra la domiciliazione societaria e che gli Stati non possono prevedere ulteriori eccezioni quanto all'attestato annuale, i giudici comunitari lo hanno reputato un onere amministrativo ingiustificato in contrasto con la direttiva. Essa infatti, nel sancire il principio di reciproca assistenza, già prevede che ove sia avviato un provvedimento disciplinare contro un avvocato europeo l'Autorità competente dello Stato d'origine informerà l'omologa dello Stato ospitante. E quindi non c'è bisogno di un certificato annuale, per così dire, di buona condotta.

Corte di giustizia europea - Grande sezione - sentenza 19 settembre 2006 Presidente Skouris - Relatore Lenaerts Causa C-193/05 Inadempimento di uno Stato - Libertà di stabilimento - Direttiva 98/5/CE - Esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale - Previa verifica della conoscenza delle lingue dello Stato membro ospitante - Divieto di svolgimento di attività di domiciliazione di società - Obbligo di presentare ogni anno il certificato d'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine Ricorrente Commissione delle Comunità europee - controricorrente Granducato di Lussemburgo 1. Con il ricorso in oggetto, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che il Granducato di Lussemburgo, avendo mantenuto, nei confronti degli avvocati che abbiano acquisito la propria qualifica professionale in un altro Stato membro e intendano stabilirsi sul suo territorio con il loro titolo professionale di origine, taluni obblighi relativi alle conoscenze linguistiche, il divieto di esercitare l'attività di domiciliatario di società e l'obbligo di presentare ogni anno il certificato d'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica GU L 77, pag. 36 . Contesto normativo La direttiva 98/5 2. A termini dell'articolo 2, primo comma, della direttiva 98/5 Gli avvocati hanno il diritto di esercitare stabilmente le attività di avvocato precisate all'articolo 5 in tutti gli altri Stati membri con il proprio titolo professionale di origine . 3. L'articolo 3 della direttiva 98/5, rubricato Iscrizione presso l'autorità competente , così recita 1. L'avvocato che intende esercitare in uno Stato membro diverso da quello nel quale ha acquisito la sua qualifica professionale deve iscriversi presso l'autorità competente di detto Stato membro. 2. L'autorità competente dello Stato membro ospitante procede all'iscrizione dell'avvocato su presentazione del documento attestante l'iscrizione di questi presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine. Essa può esigere che l'attestato dell'autorità competente dello Stato membro di origine non sia stato rilasciato prima dei tre mesi precedenti la sua presentazione. Essa dà comunicazione dell'iscrizione all'autorità competente dello Stato membro di origine. [ ] . 4. L'articolo 5 della direttiva 98/5, rubricato Campo di attività , prevede quanto segue 1. Salvo i paragrafi 2 e 3, l'avvocato che esercita con il proprio titolo professionale di origine svolge le stesse attività professionali dell'avvocato che esercita con il corrispondente titolo professionale dello Stato membro ospitante, e può, in particolare, offrire consulenza legale sul diritto del proprio Stato membro d'origine, sul diritto comunitario, sul diritto internazionale e sul diritto dello Stato membro ospitante. Esso rispetta comunque le norme di procedura applicabili dinanzi alle giurisdizioni nazionali. 2. Gli Stati membri che autorizzano una determinata categoria di avvocati a redigere sul loro territorio atti che conferiscono il potere di amministrare i beni dei defunti o riguardanti la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, che in altri Stati membri sono riservati a professioni diverse da quella dell'avvocato, possono escludere da queste attività l'avvocato che esercita con un titolo professionale di origine rilasciato in uno di questi ultimi Stati membri. 3. Per l'esercizio delle attività relative alla rappresentanza ed alla difesa di un cliente in giudizio e nella misura in cui il proprio diritto riservi tali attività agli avvocati che esercitano con un titolo professionale dello Stato membro ospitante, quest'ultimo può imporre agli avvocati che ivi esercitano con il proprio titolo professionale di origine di agire di concerto con un avvocato che eserciti dinanzi alla giurisdizione adita e il quale resta, eventualmente, responsabile nei confronti di tale giurisdizione, oppure con un avoué patrocinante dinanzi ad essa. Ciononostante, per assicurare il buon funzionamento della giustizia, gli Stati membri possono stabilire norme specifiche di accesso alle Corti supreme, quali il ricorso ad avvocati specializzati . 5. L'articolo 7 della direttiva 98/5, rubricato Procedimenti disciplinari , prevede, al n. 2 Prima di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell'avvocato che esercita con il proprio titolo professionale d'origine, l'autorità competente dello Stato membro ospitante ne dà comunicazione con la massima sollecitudine all'autorità competente dello Stato membro di origine fornendo a questa ogni informazione utile. Il primo comma si applica, mutatis mutandis, allorché un procedimento disciplinare è avviato dall'autorità competente dello Stato membro d'origine, che ne informa l'autorità competente dello Stato o degli Stati membri ospitanti . 6. L'articolo 10 della direttiva 98/5, rubricato Assimilazione all'avvocato dello Stato membro ospitante , prevede quanto segue L'avvocato che eserciti con il proprio titolo professionale di origine e che abbia comprovato l'esercizio per almeno tre anni di un'attività effettiva e regolare nello Stato membro ospitante, e riguardante il diritto di tale Stato, ivi compreso il diritto comunitario, è dispensato dalle condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b della direttiva 89/48/CEE [del Consiglio 21 dicembre 1988, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni GU 1989, L 19, pag. 16 ], per accedere alla professione di avvocato dello Stato membro ospitante. Per attività effettiva e regolare si intende l'esercizio reale dell'attività senza interruzioni che non siano quelle dovute agli eventi della vita quotidiana. [ ] 3. Un avvocato che eserciti con il proprio titolo professionale di origine, che dimostri un'attività effettiva e regolare per un periodo di almeno tre anni nello Stato membro ospitante, ma di durata inferiore relativamente al diritto di tale Stato membro, può ottenere dall'autorità competente di detto Stato membro l'accesso alla professione di avvocato dello Stato membro ospitante e il diritto di esercitarla con il titolo professionale corrispondente a tale professione in detto Stato membro, senza dover rispettare le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b della direttiva 89/48 [ ], alle condizioni e secondo le modalità qui di seguito indicate a L'autorità dello Stato membro ospitante prende in considerazione l'attività effettiva e regolare nel corso del periodo sopra precisato, nonché le conoscenze e le esperienze professionali nel diritto dello Stato membro ospitante, nonché la partecipazione del richiedente a corsi o seminari che vertono sul diritto dello Stato membro ospitante, compreso l'ordinamento della professione e la deontologia professionale. [ ] . 7. L'articolo 13 della direttiva 98/5, rubricato Cooperazione fra le autorità competenti dello Stato membro ospitante e dello Stato membro d'origine e riservatezza , dispone, al primo comma Allo scopo di facilitare l'applicazione della presente direttiva ed evitare che le sue disposizioni siano eluse al solo scopo di sottrarsi all'osservanza della normativa vigente nello Stato membro ospitante, le autorità competenti di questo e dello Stato membro d'origine collaborano strettamente e si accordano reciproca assistenza . La normativa nazionale 8. L'esercizio della professione forense e l'attività di domiciliazione di società sono disciplinate, nel Lussemburgo, rispettivamente, dalla legge 10 agosto 1991 sulla professione di avvocato Mémorial A 1991, pag. 1110, in prosieguo la legge 10 agosto 1991 e la legge 31 maggio 1999 sull'esercizio dell'attività di domiciliazione di società Mémorial A 1999, pag. 1681, in prosieguo la legge 31 maggio 1999 . 9. Tali normative sono state modificate dalla legge 13 novembre 2002 recante recepimento nel diritto lussemburghese della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica e di 1. Modifica della legge 10 agosto 1991 sulla professione di avvocato, come modificata 2. Modifica della legge 31 maggio 1999 sulla domiciliazione delle società Mémorial A 2002, pag. 3202 in prosieguo la legge 13 novembre 2002 . 10. Ai sensi dell'articolo 5 della legge 10 agosto 1991 Per poter esercitare la professione forense, occorre l'iscrizione all'Albo di uno degli Ordini degli avvocati del Granducato di Lussemburgo . 11. L'articolo 6 della legge 10 agosto 1991 dispone quanto segue 1 Ai fini dell'iscrizione all'albo è necessario a presentare la necessaria garanzia d'onorabilità b dare prova di ottemperare ai requisiti d'ammissione al tirocinio. Eccezionalmente, il Consiglio dell'ordine può dispensare da determinati requisiti di ammissione al tirocinio coloro che abbiano completato il tirocinio professionale nel loro Stato membro d'origine e possano attestare un periodo di pratica professionale di almeno cinque anni c possedere la cittadinanza lussemburghese o la cittadinanza di un Stato membro delle Comunità europee. Il Consiglio dell'ordine, sentito il parere del ministro della giustizia può, dietro prova di reciprocità da parte del paese non membro della Comunità europea di cui il candidato è cittadino, dispensare quest'ultimo da tale requisito. Lo stesso vale per i candidati che godono dello status di rifugiati politici e che beneficiano del diritto d'asilo nel Granducato di Lussemburgo. 2 Prima dell'iscrizione all'albo degli avvocati, i candidati, su presentazione del Presidente dell'Ordine o di un suo delegato, prestano giuramento dinanzi alla Cour de cassation nei seguenti termini Giuro fedeltà al Granduca, obbedienza alla Costituzione ed alle leggi dello Stato di tributare ai giudici il rispetto dovuto di non prestare consulenza o difesa in alcuna causa che non riterrò giusta secondo coscienza . 12. Tali requisiti di iscrizione sono stati modificati dall'articolo 14 della legge 13 novembre 2002, che ha aggiunto, segnatamente, all'articolo 6, n. 1, della legge 10 agosto 1991 il punto d , che prevede il seguente requisito di iscrizione possedere la padronanza della lingua della legislazione e delle lingue amministrative e giudiziarie ai sensi della legge 24 febbraio 1984 sul regime linguistico . 13. La lingua della legislazione è disciplinata dall'articolo 2 della legge 24 febbraio 1984 sul regime linguistico Mémorial A 1984, pag. 196 come segue Gli atti legislativi e i relativi regolamenti d'attuazione sono redatti in francese. Qualora gli atti legislativi e regolamentari siano accompagnati da una traduzione, fa fede esclusivamente il testo francese. Nell'ipotesi in cui regolamenti non previsti dal precedente comma siano emanati da un organo dello Stato, dei comuni o di enti pubblici in una lingua diversa dal francese, fa fede esclusivamente il testo nella lingua di stesura. Il presente articolo non deroga alle disposizioni applicabili in materia di convenzioni internazionali . 14. Le lingue amministrative e giudiziarie sono disciplinate dall'articolo 3 della legge 24 febbraio 1984 sul regime linguistico come segue In materia amministrativa, giudiziale o stragiudiziale, nonché in materia giudiziaria, è possibile fare uso della lingua francese, tedesca o lussemburghese, fatte salve le disposizioni speciali concernenti determinate materie . 15. Conformemente all'articolo 3, n. 1, della legge 13 novembre 2002, l'avvocato che abbia acquisito la propria qualifica in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo in prosieguo l' avvocato europeo deve essere iscritto nell'albo di uno degli ordini degli avvocati del Granducato per poter ivi esercitare con il proprio titolo professionale d'origine. 16. L'articolo 3, n. 2, della stessa legge, così recita Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati del Granducato di Lussemburgo cui l'avvocato europeo chieda di poter esercitare con il proprio titolo professionale d'origine procede all'iscrizione dell'avvocato europeo all'albo degli avvocati dell'Ordine pertinente in esito ad un colloquio che consente al Consiglio dell'Ordine di verificare che l'avvocato europeo possieda la padronanza quantomeno delle lingue di cui all'articolo 6, n. 1, lett. d , della legge 10 agosto 1991, dietro presentazione dei documenti di cui all'articolo 6, n. 1, lett. a e lett. c , primo periodo, e lett. d , della legge 10 agosto 1991 nonché dell'attestato di iscrizione dell'avvocato europeo interessato presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine. Il detto attestato dello Stato membro d'origine deve essere ripresentato il primo mese di ogni anno e deve essere stato rilasciato entro gli ultimi tre mesi. [ ] . 17. Nella sua versione iniziale, l'articolo 1, n. 1, della legge 31 maggio 1999, così recitava Se una società stabilisce presso un terzo una sede al fine di esercitarvi un'attività nel contesto del proprio oggetto sociale, e il terzo presta qualsivoglia servizio connesso con tale attività, la società e il terzo, detto domiciliatario, devono stipulare un accordo scritto, detto di domiciliazione. Può essere domiciliatario solo un soggetto iscritto ad una delle seguenti professioni regolamentate, con sede al Granducato di Lussemburgo istituto di credito o altro professionista del settore della finanza e del settore assicurativo, avvocato, revisore contabile, esperto contabile . 18. Il secondo comma di tale disposizione è stato modificato come segue dall'articolo 15 della legge 13 novembre 2002 Può essere domiciliatario solo un soggetto iscritto ad una delle seguenti professioni regolamentate, con sede al Granducato di Lussemburgo istituto di credito o altro professionista del settore della finanza e del settore assicurativo, avvocato alla Cour iscritto all'elenco I dell'albo degli avvocati ai sensi dell'articolo 8, n. 3 della legge del 1991 [ ] come modificata, revisore contabile, esperto contabile . 19. A termini dell'articolo 8, n. 3, della legge 10 agosto 1991, come modificata dall'articolo 14 della legge 13 novembre 2002, l'albo degli avvocati prevede quattro elenchi, vale a dire 1. L'elenco I, degli avvocati in possesso dei requisiti di cui agli articoli 5 e 6 e che abbiano superato l'esame in esito al tirocinio previsto per legge 2. L'elenco II, degli avvocati in possesso dei requisiti di cui agli articoli 5 e 6 3. L'elenco III, degli avvocati onorari 4. L'elenco IV, degli avvocati che esercitino con il loro titolo professionale di origine . Fase precontenziosa del procedimento 20. Nel corso del 2003, veniva presentato alla Commissione un reclamo che denunciava l'esistenza di impedimenti all'esercizio permanente, da parte di avvocati europei, della professione di avvocato nel Granducato di Lussemburgo con il titolo professionale di origine. Gli impedimenti denunciati erano costituiti, in primo luogo, dalla circostanza che la legge 13 novembre 2002 subordina l'iscrizione degli avvocati europei all'albo di uno degli ordini degli avvocati istituiti nel Lussemburgo ad un esame delle conoscenze linguistiche, in secondo luogo, dal fatto che la legge medesima subordina il mantenimento dell'iscrizione all'albo alla presentazione, ogni anno, di un certificato di iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine e, in terzo luogo, dal divieto, per gli avvocati europei, di esercitare attività di domiciliazione di società nel Lussemburgo. 21. Il 17 ottobre 2003, la Commissione inviava al Granducato di Lussemburgo una lettera di diffida, invitandolo a rispondere entro il termine di due mesi. Il governo lussemburghese rispondeva con lettera del 23 dicembre 2003. 22. Il 9 luglio 2004, la Commissione inviava al detto Stato membro, a norma dell'articolo 226 CE, un parere motivato che fissava, del pari, il termine di due mesi per conformarvisi. Lo Stato membro rispondeva al parere motivato con lettera del 23 settembre 2004. 23. La Commissione, ritenendo che le spiegazioni fornite dal Granducato di Lussemburgo in risposta al detto parere motivato non fossero soddisfacenti, decideva di proporre il presente ricorso. Sul ricorso Sulla prima censura, relativa alla previa verifica delle conoscenze linguistiche Argomenti delle parti 24. La Commissione fa valere che, a termini dell'articolo 3, n. 2, de la direttiva 98/5, l'iscrizione di un avvocato europeo presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante può essere subordinata esclusivamente a formalità amministrative e non, come previsto, inoltre, dall'articolo 3, n. 2, della legge 13 novembre 2002, alla previa verifica delle conoscenze linguistiche dell'interessato. 25. A tal riguardo, l'Istituzione richiama la sentenza 7 novembre 2000, causa C-168/98, Lussemburgo/Parlamento e Consiglio Racc. pag. I-9131, in particolare punto 43 della sentenza medesima . 26. La Commissione rileva, inoltre, che l'iscrizione degli avvocati europei che intendano esercitare con il loro titolo professionale d'origine non può essere assoggettata ai medesimi requisiti, segnatamente di ordine linguistico, dell'iscrizione degli avvocati che intendono esercitare con il titolo professionale dello Stato membro ospitante. 27. L'Istituzione sottolinea, infine, che, in considerazione della natura delle questioni solitamente sottoposte agli avvocati europei, non è indispensabile che essi conoscano le lingue dello Stato membro ospitante. 28. Il Granducato di Lussemburgo fa valere, anzitutto, che i requisiti concernenti le conoscenze linguistiche sono indistintamente applicabili a tutti gli avvocati che intendano iscriversi ad uno degli ordini degli avvocati istituiti sul proprio territorio nazionale ed aggiunge che un avvocato non può avvalersi del suo status di straniero per far valere il diritto di esprimersi dinanzi ad un'amministrazione o un giudice lussemburghese in una lingua che non sia una delle lingue amministrative e giudiziarie del Lussemburgo. 29. Quindi, richiamandosi alla sentenza 4 luglio 2000, causa C-424/97, Haim Racc. pag. I-5123 , concernente la professione di odontoiatra, il detto Stato membro sostiene che la motivazione di tale sentenza, che si fonda sulla necessaria affidabilità della comunicazione con la clientela, le autorità amministrative e le associazioni di categoria dello Stato membro ospitante, depone a favore del requisito del possesso di determinate conoscenze linguistiche da parte degli avvocati europei. 30. A tal riguardo, il governo lussemburghese afferma che, dal momento che l'avvocato europeo ha facoltà di agire da consulente legale in questioni di diritto lussemburghese, sarebbe giustificato imporre al medesimo conoscenze linguistiche tali da consentirgli di leggere e comprendere i testi di tale diritto. 31. Esso sottolinea che, in materia penale, gli avvisi di contravvenzione emessi dalla polizia in caso di incidente stradale sono redatti generalmente in tedesco, al pari delle leggi tributarie vigenti nel Lussemburgo, fatto che presuppone la consultazione della giurisprudenza e della dottrina in lingua tedesca. 32. Il detto governo sottolinea anche che, dinanzi ai giudici di grado inferiore, in cui non è obbligatorio farsi rappresentare da un avvocato iscritto all'albo Avocat à la Cour , la lingua lussemburghese è generalmente adottata dalla parte lussemburghese che scelga di difendersi di persona e che molti cittadini lussemburghesi scelgono di esprimersi esclusivamente nella propria madrelingua quando si fanno consigliare dal proprio avvocato. 33. Inoltre, il detto governo rileva che le regole deontologiche e professionali vigenti nel Lussemburgo sono redatte esclusivamente in lingua francese. Giudizio della Corte 34. Come emerge dal suo sesto 'considerando', con la direttiva 98/5 il legislatore comunitario ha inteso, in particolare, porre fine alle disparità tra le norme nazionali relative ai requisiti d'iscrizione presso le autorità competenti, da cui derivavano ineguaglianze ed ostacoli alla libera circolazione v. anche, in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 64 . 35. In tale contesto, l'articolo 3 della direttiva 98/5 prevede che l'avvocato che intende esercitare in uno Stato membro diverso da quello nel quale abbia acquisito la sua qualifica professionale deve iscriversi presso l'autorità competente di detto Stato membro, la quale è tenuta a procedere all'iscrizione su presentazione del documento attestante l'iscrizione di questi presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine . 36. In considerazione dell'obiettivo della direttiva 98/5, richiamato al precedente punto 34, si deve ritenere che il legislatore comunitario, con l'articolo 3 della direttiva medesima, abbia realizzato l'armonizzazione completa dei requisiti richiesti a priori ai fini dell'esercizio del diritto conferito dalla direttiva stessa. 37. La presentazione all'autorità competente dello Stato membro ospitante di un certificato di iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine risulta essere, in tal modo, l'unico requisito cui deve essere subordinata l'iscrizione dell'interessato nello Stato membro ospitante, che gli consente di ivi esercitare con il suo titolo professionale d'origine. 38. Tale tesi trova conferma nell'esposizione dei motivi della Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio intesa a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica [COM 94 572 def.], ove, nel commento all'articolo 3, si precisa che [l]'iscrizione [presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante] si verifica di diritto qualora il richiedente presenti il documento attestante la propria iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro di origine . 39. Come la Corte ha gia avuto occasione di rilevare, il legislatore comunitario, al fine di facilitare l'esercizio della libertà fondamentale di stabilimento di una determinata categoria di avvocati migranti, ha preferito non optare per un sistema di controllo a priori delle conoscenze degli interessati v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 43 . 40. La direttiva 98/5, pertanto, non consente che l'iscrizione di un avvocato europeo presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante possa essere subordinata ad un colloquio inteso a consentire all'autorità medesima di valutare la padronanza, da parte dell'interessato, delle lingue di tale Stato membro. 41. Come sottolineato dalla Commissione, la rinuncia ad un sistema di controllo a priori delle conoscenze, in particolare linguistiche, dell'avvocato europeo coesiste, tuttavia, nella direttiva 98/5, con una serie di norme volte a garantire, ad un livello accettabile nella Comunità, la protezione degli assistiti ed una buona amministrazione della giustizia v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punti 32 e 33 . 42. Così, l'obbligo imposto dall'articolo 4 della direttiva 98/5 agli avvocati europei di esercitare nello Stato membro ospitante con il proprio titolo professionale di origine è diretto, a termini del nono 'considerando' della direttiva medesima, a consentire di operare la distinzione tra tali avvocati e quelli integrati nella professione del detto Stato membro, in modo che l'assistito sia informato del fatto che il professionista cui affida la tutela dei propri interessi non ha conseguito la propria qualifica nello Stato membro medesimo v., in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 34 e non possiede necessariamente adeguate conoscenze linguistiche per la gestione della causa. 43. Quanto alle attività relative alla rappresentanza ed alla difesa di un cliente in giudizio, gli Stati membri possono imporre agli avvocati europei che esercitino con il proprio titolo professionale di origine, a termini dell'articolo 5, n. 3, della direttiva 98/5, di agire di concerto con un avvocato che eserciti dinanzi alla giurisdizione adita e il quale resta, eventualmente, responsabile nei confronti di tale giurisdizione, oppure con un avoué patrocinante dinanzi alla giurisdizione medesima. Tale facoltà, di cui il Granducato di Lussemburgo si è avvalso per gli atti e procedimenti assoggettati dalle leggi e dai regolamenti interni alla rappresentanza in giudizio di un Avocat à la Cour , come risulta dall'articolo 5, n. 4, della legge 13 novembre 2002, consente di ovviare ad eventuali carenze dell'avvocato europeo quanto alla padronanza delle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante. 44. Ai sensi degli articoli 6 e 7 della direttiva 98/5, l'avvocato europeo non è tenuto solo al rispetto delle regole professionali e deontologiche del proprio Stato membro di origine, ma anche di quelle dello Stato membro ospitante, a pena di incorrere in sanzioni disciplinari e nella propria responsabilità professionale v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punti 36 - 41 . Tra le regole deontologiche applicabili agli avvocati ricorre generalmente, come previsto dal codice di deontologia adottato dal Consiglio degli ordini forensi europei CCBE , l'obbligo per i professionisti interessati, corredato di sanzioni disciplinari, di non assumere incarichi in merito ai quali essi siano, o dovrebbero essere, consapevoli della loro incompetenza, ad esempio per una carenza nelle conoscenze linguistiche v., in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 42 . La comunicazione con la clientela, con le autorità amministrative e con le associazioni di categoria dello Stato membro ospitante, al pari del rispetto delle regole deontologiche emanate dalle autorità del detto Stato membro giustifica, infatti, che all'avvocato europeo venga richiesto il possesso di adeguate conoscenze linguistiche ovvero il ricorso ad un'assistenza in caso di conoscenze insufficienti. 45. Come osservato dalla Commissione, si deve ancora sottolineare che uno degli obiettivi della direttiva 98/5, a termini del suo quinto 'considerando', consiste nel dare una risposta, dando agli avvocati la possibilità di esercitare stabilmente con il loro titolo professionale d'origine in uno Stato membro ospitante, [ ] alle esigenze degli utenti del diritto, che a motivo del flusso crescente delle attività commerciali, dovuto particolarmente alla creazione del mercato interno, chiedono consulenze in occasione di operazioni transfrontaliere nelle quali si trovano spesso strettamente connessi il diritto internazionale, il diritto comunitario e i diritti nazionali . Siffatte questioni internazionali, al pari delle cause disciplinate dal diritto di uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante, possono non richiedere un grado di conoscenza delle lingue di quest'ultimo Stato membro tanto elevato quanto quello richiesto per la gestione di cause in cui sia applicabile il diritto del detto Stato membro. 46. Si deve osservare, infine, che l'assimilazione dell'avvocato europeo all'avvocato dello Stato membro ospitante, che la direttiva 98/5 intende facilitare, a termini del suo quattordicesimo 'considerando', richiede, ai sensi dell'articolo 10 della direttiva medesima, che l'interessato dimostri un'attività effettiva e regolare per un periodo di almeno tre anni attinente al diritto di tale Stato membro ovvero, nell'ipotesi di durata inferiore, ogni altra conoscenza, formazione ed esperienza professionale relativa al diritto dello Stato membro medesimo. Una siffatta misura consente all'avvocato europeo che intenda integrare la professione dello Stato membro ospitante di acquisire familiarità con la lingua ovvero le lingue di tale Stato membro. 47. Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve ritenere che la normativa lussemburghese, subordinando l'iscrizione di un avvocato europeo presso l'autorità nazionale competente alla previa verifica delle conoscenze linguistiche, si pone in contrasto con l'articolo 3 della direttiva 98/5. 48. Ne consegue che la prima censura sollevata dalla Commissione è fondata. Sulla seconda censura, relativa al divieto, per gli avvocati europei, di esercitare attività di domiciliazione di società nel Lussemburgo Argomenti delle parti 49. La Commissione fa valere che il divieto, per gli avvocati europei, di svolgere attività di domiciliazione di società si pone in contrasto con l'articolo 5 della direttiva 98/5. 50. L'Istituzione aggiunge che non si può paragonare l'avvocato europeo ad un avvocato lussemburghese iscritto all'elenco II dell'ordine degli avvocati, al quale, del pari, è vietato l'esercizio di tali attività. Infatti, mentre tale elenco riguarderebbe gli avvocati ammessi a svolgere il periodo di tirocinio, la cui qualificazione definitiva dipende dal superamento dell'esame finale di tirocinio, l'avvocato europeo è un avvocato abilitato a tutti gli effetti. 51. La Commissione afferma, del pari, che il requisito della conoscenza del diritto nazionale lussemburghese non può giustificare limitazioni alle attività svolte dall'avvocato europeo. 52. Il Granducato del Lussemburgo fa valere che, intendendo porre fine a taluni abusi connessi alla pratica di domiciliazioni fittizie di società, nocivi alla reputazione del mercato lussemburghese, il legislatore lussemburghese si è prefisso, con la legge 31 maggio 1999, di riservare per ragioni di ordine pubblico l'esercizio di attività di domiciliazione di società ai professionisti che hanno familiarità con la normativa e la prassi nazionali in materia. 53. Nel sottolineare che, ai sensi della legge 31 maggio 1999, il domiciliatario ha il compito di verificare che la società domiciliata presso il medesimo soddisfi i requisiti legislativi di accesso alle professioni commerciali, nonché le disposizioni nazionali concernenti la costituzione di conti sociali e la convocazione delle assemblee generali, il detto Stato membro deduce che l'esercizio di attività di domiciliazione di società presuppone un'esperienza professionale nell'ambito del diritto societario, nonché una buona conoscenza di quest'ultimo, fatto che ha indotto il legislatore lussemburghese ad escludere da tale attività gli avvocati tirocinanti iscritti nell'elenco II dell'ordine degli avvocati, nonché gli avvocati europei. 54. Il governo lussemburghese fa valere, inoltre, che, finché esercitano con il proprio titolo professionale d'origine, gli avvocati regolarmente abilitati nel loro Stato membro d'origine non sono parificati agli avvocati dello Stato membro ospitante, ma che, ai sensi della direttiva 98/5, essi hanno la possibilità di integrarsi nella professione dello Stato membro ospitante decorso il periodo ritenuto necessario ai fini dell'acquisizione di un'esperienza professionale nello Stato membro medesimo ed alle condizioni previste dall'articolo 10 della detta direttiva. Giudizio della Corte 55. Come emerge dal suo sesto 'considerando', uno degli obiettivi della direttiva 98/5 consiste nel determinare le condizioni per l'esercizio della professione da parte di avvocati che esercitano con il loro titolo professionale di origine con riguardo, segnatamente, alla portata delle loro attività, al fine, da un canto, di porre termine alla disparità di situazioni nazionali in materia, nonché alle disparità ed agli ostacoli alla libera circolazione che ne derivano e, d'altro canto, al fine di dare, in tutti gli Stati membri, le medesime possibilità agli avvocati ed agli assistiti. 56. A tal fine, la direttiva 98/5, agli articoli 2 e 5, enuncia il principio in virtù del quale l'avvocato europeo può legittimamente svolgere le stesse attività professionali dell'avvocato che esercita con il titolo professionale dello Stato membro ospitante, fatte salve le eccezioni previste dai nn. 2 e 3 del citato articolo 5. 57. Ciò premesso, come dedotto dalla Commissione, gli Stati membri non hanno il diritto di prevedere, nel loro diritto nazionale, altre eccezioni a tale principio, oltre quelle espressamente ed esaustivamente previste dall'articolo 5, nn. 2 e 3, della direttiva 98/5. 58. Orbene, è pacifico che le attività di domiciliazione di società non possano ricondursi né all'eccezione prevista dall'articolo 5, n. 2, della direttiva 98/5, né a quella menzionata al n. 3 del medesimo articolo. 59. Quanto al rischio di abusi menzionato dal governo lussemburghese, esso non può essere fatto valere al fine di legittimare l'introduzione o il mantenimento in vigore di disposizioni nazionali che ledano il principio previsto dall'articolo 5, n. 1, della direttiva 98/5, le eccezioni al quale hanno formato oggetto di regole armonizzate dai nnumero e 3 dello stesso articolo v., per analogia, sentenza 25 febbraio 2003, causa C-59/01, Commissione/Italia, Racc. pag. I-1759, punto 38 . 60. Del resto, occorre sottolineare che la direttiva 98/5 prevede, segnatamente, il cumulo delle norme professionali e deontologiche che l'avvocato europeo deve rispettare, l'assicurazione obbligatoria per la responsabilità professionale ovvero l'affiliazione obbligatoria ad un fondo di garanzia di categoria, nonché un regime disciplinare che associa le autorità competenti dello Stato membro di origine e quelle dello Stato membro ospitante v., in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 43 . 61. Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve ritenere che la normativa lussemburghese, nel vietare agli avvocati europei di svolgere attività di domiciliazione di società nel Lussemburgo, si pone in contrasto con l'articolo 5 della direttiva 98/5. 62. Di conseguenza, la seconda censura dedotta dalla Commissione è fondata. Sulla terza censura, relativa all'obbligo di presentare, ogni anno, il certificato di iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine Argomenti delle parti 63. Secondo la Commissione, anche se il Granducato di Lussemburgo, nella risposta al parere motivato, ha dichiarato di avere preso atto dell'argomento svolto nel parere medesimo, secondo cui l'obbligo in oggetto costituisce un onere amministrativo ingiustificato alla luce delle disposizioni della direttiva 98/5, il detto obbligo permane nella legge 13 novembre 2002. 64. Il Granducato di Lussemburgo si limita a richiamare, su tale punto, la propria risposta al parere motivato. Giudizio della Corte 65. Nella propria risposta al parere motivato, nonché nel corso del procedimento dinanzi alla Corte, il governo lussemburghese non ha dedotto alcun argomento tale da mettere in discussione la fondatezza della terza censura. 66. Nella sua lettera del 23 dicembre 2003, in risposta alla lettera di diffida della Commissione del 17 ottobre 2003, tale governo aveva fatto valere che il provvedimento contestato era necessario al fine di verificare il perdurare del rispetto, da parte dell'avvocato europeo, dei requisiti di iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine. 67. Orbene, come sottolineato dalla Commissione nel corso della fase precontenziosa del procedimento, da un canto, la direttiva 98/5 prevede, all'articolo 7, n. 2, che l'autorità competente dello Stato membro di origine, prima di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell'avvocato che esercita con il proprio titolo professionale d'origine al di fuori del detto Stato membro, ne dia comunicazione all'autorità competente dello o degli Stati membri ospitanti. 68. D'altro canto, l'articolo 13 della detta direttiva fa obbligo alle autorità competenti dello Stato membro d'origine e dello Stato membro ospitante di collaborare strettamente e di accordarsi reciproca assistenza. 69. Siffatte misure consentono all'autorità dello Stato membro ospitante di garantire il rispetto permanente, da parte dell'avvocato europeo, del requisito dell'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine. 70. La formalità imposta dalla normativa lussemburghese risulta, pertanto, un provvedimento amministrativo sproporzionato rispetto all'obiettivo da conseguire e, pertanto, ingiustificato rispetto alla direttiva 98/5. 71. Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve osservare che la normativa lussemburghese, imponendo all'avvocato europeo l'obbligo di presentare, ogni anno, il certificato di iscrizione presso l'autorità competente del proprio Stato membro d'origine, si pone in contrasto con la direttiva 98/5. 72. Di conseguenza, la terza censura sollevata dalla Commissione è fondata. 73. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, occorre rilevare che il Granducato del Lussemburgo, subordinando ad una previa verifica delle conoscenze linguistiche l'iscrizione presso l'autorità nazionale competente degli avvocati europei che intendano esercitare con il loro titolo professionale di origine nel Lussemburgo, facendo divieto a tali avvocati di esercitare attività di domiciliazione di società ed obbligandoli a presentare ogni anno il certificato d'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 98/5. Sulle spese 74. Ai sensi dell'articolo 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna del Granducato di Lussemburgo, che è risultato soccombente, quest'ultimo va condannato alle spese. PQM La Corte Grande Sezione dichiara e statuisce 1 Il Granducato di Lussemburgo, subordinando ad una previa verifica delle conoscenze linguistiche l'iscrizione presso l'autorità nazionale competente degli avvocati che abbiano acquisito la loro qualifica professionale in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo e intendano esercitare la professione nel detto Stato membro con il loro titolo professionale di origine, facendo divieto a tali avvocati di esercitare attività di domiciliazione di società ed obbligandoli a presentare ogni anno il certificato d'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata. 2 Il Granducato di Lussemburgo è condannato alle spese.

Corte di giustizia europea - Grande sezione - sentenza 19 settembre 2006 Presidente Skouris - Relatore Lenaerts Causa C-506/04 Libertà di stabilimento - Direttiva 98/5/CE - Esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica - Requisiti per l'iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante - Previa verifica della conoscenza delle lingue dello Stato membro ospitante - Ricorso giurisdizionale di diritto interno Ricorrente Graham J. Wilson - controricorrente Ordre des avocats du barreau de Luxembourg, 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica GU L 77, pag. 36 . 2. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia sorta in seguito al rifiuto, da parte del conseil de l'ordre des avocats du barreau de Luxembourg Consiglio dell'ordine degli avvocati del foro di Lussemburgo in prosieguo il consiglio dell'ordine d'iscrivere il sig. Graham J. Wilson, cittadino del Regno Unito, all'albo dell'ordine degli avvocati di Lussemburgo. Contesto normativo La direttiva 98/5 3. Ai sensi dell'articolo 2, primo comma, della direttiva 98/5 Gli avvocati hanno il diritto di esercitare stabilmente le attività di avvocato precisate all'articolo 5 in tutti gli altri Stati membri con il proprio titolo professionale di origine . 4. L'articolo 3 della direttiva 98/5, rubricato Iscrizione presso l'autorità competente , dispone quanto segue 1. L'avvocato che intende esercitare in uno Stato membro diverso da quello nel quale ha acquisito la sua qualifica professionale deve iscriversi presso l'autorità competente di detto Stato membro. 2. L'autorità competente dello Stato membro ospitante procede all'iscrizione dell'avvocato su presentazione del documento attestante l'iscrizione di questi presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine. Essa può esigere che l'attestato dell'autorità competente dello Stato membro di origine non sia stato rilasciato prima dei tre mesi precedenti la sua presentazione. Essa dà comunicazione dell'iscrizione all'autorità competente dello Stato membro di origine. . 5. L'articolo 5 della direttiva 98/5, intitolato Campo di attività , stabilisce quanto segue 1. Salvo i paragrafi 2 e 3, l'avvocato che esercita con il proprio titolo professionale di origine svolge le stesse attività professionali dell'avvocato che esercita con il corrispondente titolo professionale dello Stato membro ospitante, e può, in particolare, offrire consulenza legale sul diritto del proprio Stato membro d'origine, sul diritto comunitario, sul diritto internazionale e sul diritto dello Stato membro ospitante. Esso rispetta comunque le norme di procedura applicabili dinanzi alle giurisdizioni nazionali. 2. Gli Stati membri che autorizzano una determinata categoria di avvocati a redigere sul loro territorio atti che conferiscono il potere di amministrare i beni dei defunti o riguardanti la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, che in altri Stati membri sono riservati a professioni diverse da quella dell'avvocato, possono escludere da queste attività l'avvocato che esercita con un titolo professionale di origine rilasciato in uno di questi ultimi Stati membri. 3. Per l'esercizio delle attività relative alla rappresentanza ed alla difesa di un cliente in giudizio e nella misura in cui il proprio diritto riservi tali attività agli avvocati che esercitano con un titolo professionale dello Stato membro ospitante, quest'ultimo può imporre agli avvocati che ivi esercitano con il proprio titolo professionale di origine di agire di concerto con un avvocato che eserciti dinanzi alla giurisdizione adita e il quale resta, eventualmente, responsabile nei confronti di tale giurisdizione, oppure con un avoué patrocinante dinanzi ad essa. Ciononostante, per assicurare il buon funzionamento della giustizia, gli Stati membri possono stabilire norme specifiche di accesso alle Corti supreme, quali il ricorso ad avvocati specializzati . 6. L'articolo 9 della direttiva 98/5, rubricato Motivazione e ricorso giurisdizionale , dispone quanto segue Le decisioni con cui viene negata o revocata l'iscrizione di cui all'articolo 3 e le decisioni che infliggono sanzioni disciplinari devono essere motivate. Tali decisioni sono soggette a ricorso giurisdizionale di diritto interno . 7. L'articolo 10, della direttiva 98/5, rubricato Assimilazione all'avvocato dello Stato membro ospitante , contiene le seguenti disposizioni 1. L'avvocato che eserciti con il proprio titolo professionale di origine e che abbia comprovato l'esercizio per almeno tre anni di un'attività effettiva e regolare nello Stato membro ospitante, e riguardante il diritto di tale Stato, ivi compreso il diritto comunitario, è dispensato dalle condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b della direttiva [del Consiglio 21 dicembre 1988] 89/48/CEE [relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni GU 1989 L 19, pag. 16 ] per accedere alla professione di avvocato dello Stato membro ospitante. Per attività effettiva e regolare si intende l'esercizio reale dell'attività senza interruzioni che non siano quelle dovute agli eventi della vita quotidiana. 3. Un avvocato che eserciti con il proprio titolo professionale di origine, che dimostri un'attività effettiva e regolare per un periodo di almeno tre anni nello Stato membro ospitante, ma di durata inferiore relativamente al diritto di tale Stato membro, può ottenere dall'autorità competente di detto Stato membro l'accesso alla professione di avvocato dello Stato membro ospitante e il diritto di esercitarla con il titolo professionale corrispondente a tale professione in detto Stato membro, senza dover rispettare le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b della direttiva 89/48 , alle condizioni e secondo le modalità qui di seguito indicate a L'autorità dello Stato membro ospitante prende in considerazione l'attività effettiva e regolare nel corso del periodo sopra precisato, nonché le conoscenze e le esperienze professionali nel diritto dello Stato membro ospitante, nonché la partecipazione del richiedente a corsi o seminari che vertono sul diritto dello Stato membro ospitante, compreso l'ordinamento della professione e la deontologia professionale. . Il diritto nazionale 8. Ai sensi dell'articolo 5 della legge 10 agosto 1991 sulla professione di avvocato Mémorial A 1991, pag. 1110 in prosieguo la legge 10 agosto 1991 Nessuno può esercitare la professione di avvocato se non ha ottenuto l'iscrizione all'albo di un ordine degli avvocati stabilito nel Granducato di Lussemburgo . 9. L'articolo 6 della legge 10 agosto 1991 dispone quanto segue 1 Ai fini dell'iscrizione all'albo è necessario a presentare le necessarie garanzie d'onorabilità. b dimostrare di ottemperare alle condizioni d'ammissione al tirocinio. Eccezionalmente, il Consiglio dell'ordine può dispensare da determinati requisiti di ammissione al tirocinio coloro che abbiano completato il tirocinio professionale nel loro Stato d'origine e possano comprovare una pratica professionale di almeno cinque anni. c avere la cittadinanza lussemburghese o la cittadinanza di uno Stato membro delle Comunità europee. Il Consiglio dell'ordine, sentito il parere del Ministro della Giustizia può, dietro prova di reciprocità da parte del paese non membro della Comunità europea di cui il candidato è cittadino, dispensare quest'ultimo dalla predetta condizione. Lo stesso vale per i candidati che godono dello status di rifugiati politici e che beneficiano del diritto d'asilo nel Granducato di Lussemburgo. 2 Prima di potere essere iscritti all'albo, i candidati avvocati, presentati dal presidente dell'ordine o dal suo delegato, prestano il seguente giuramento dinanzi alla Cour de cassation Giuro fedeltà al Granduca, obbedienza alla costituzione e alle leggi dello Stato, di non venire mai meno al rispetto dovuto ai tribunali e di non patrocinare alcuna causa che io non creda giusta secondo coscienza . 10. Tali requisiti per l'iscrizione sono stati modificati dall'articolo 14 della legge 13 novembre 2002, che recepisce nel diritto lussemburghese la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica e recante 1. modifica della legge modificata 10 agosto 1991, sulla professione di avvocato 2. modifica della legge 31 maggio 1999, sulla domiciliazione delle società Mémorial A 2002, pag. 3202 in prosieguo la legge 13 novembre 2002 . 11. Il detto articolo 14 ha aggiunto, in particolare, all'articolo 6, n. 1, della legge 10 agosto 1991, il punto d , che stabilisce il seguente requisito per l'iscrizione abbia padronanza della lingua della legislazione e delle lingue amministrative e giudiziarie ai sensi della legge 24 febbraio 1984 sul regime linguistico . 12. La lingua della legislazione è disciplinata dall'articolo 2 della legge 24 febbraio 1984, sul regime linguistico Mémorial A 1984, pag. 196 nei seguenti termini Gli atti legislativi e i relativi regolamenti d'attuazione sono redatti in francese. Quando gli atti legislativi e regolamentari sono accompagnati da una traduzione, fa fede solo il testo francese. Quando regolamenti diversi da quelli di cui al comma precedente sono emanati da un organismo dello Stato, dei comuni o degli enti pubblici in una lingua diversa dal francese, fa fede solo il testo nella lingua utilizzata da tale organismo per la stesura. Questo articolo non deroga alle disposizioni applicabili in materia di convenzioni internazionali . 13. Le lingue amministrative e giudiziarie sono disciplinate dall'articolo 3 della legge 24 febbraio 1984, sul regime linguistico, nei seguenti termini In materia amministrativa, contenziosa o non contenziosa, e in materia giudiziaria è possibile utilizzare la lingua francese, tedesca o lussemburghese, fatte salve le disposizioni speciali vigenti in specifiche materie . 14. Ai sensi dell'articolo 3, n. 1, della legge 13 novembre 2002, l'avvocato che ha conseguito la qualifica in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo in prosieguo l' avvocato europeo deve aver ottenuto l'iscrizione all'albo di uno degli ordini degli avvocati di quest'ultimo Stato membro per potervi esercitare con il proprio titolo d'origine. 15. In forza dell'articolo 3, n. 2, della stessa legge Il Consiglio dell'ordine degli avvocati del Granducato di Lussemburgo, cui l'avvocato europeo presenti istanza di poter esercitare con il suo titolo professionale d'origine, procede all'iscrizione dell'avvocato europeo all'albo degli avvocati di tale ordine al termine di un colloquio che permette al Consiglio dell'ordine di verificare che l'avvocato europeo abbia la padronanza almeno delle lingue di cui all'articolo 6, n. 1, lettera d , della legge 10 agosto 1991, dietro presentazione dei documenti elencati all'articolo 6, n. 1, lettera a , c , prima frase, e d della legge 10 agosto 1991 e dell'attestato di iscrizione dell'avvocato europeo presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine . 16. In conformità all'articolo 3, n. 3, della legge 13 novembre 2002, le decisioni di diniego dell'iscrizione di cui al n. 2 di tale articolo devono essere motivate e notificate all'avvocato interessato e possono essere impugnate ai sensi degli articoli 26, nn. 7 e segg., della legge 10 agosto 1991 alle condizioni e modalità ivi precisate . 17. L'articolo 26, n. 7, della legge 10 agosto 1991 prevede, tra l'altro, in caso di diniego dell'iscrizione all'albo di un ordine di avvocati, la possibilità di adire il Conseil disciplinaire et administratif. 18. La composizione di tale organo è disciplinata come segue dall'articolo 24 di detta legge 1. La presente legge prevede l'istituzione di un Conseil disciplinaire et administratif composto da cinque avvocati iscritti all'elenco I degli avvocati, di cui quattro sono eletti a maggioranza relativa dall'assemblea generale dell'ordine di Lussemburgo e uno dall'assemblea generale dell'ordine di Diekirch. L'assemblea generale dell'ordine di Lussemburgo elegge quattro supplenti e l'assemblea generale dell'ordine di Diekirch elegge un supplente. Tutti i membri effettivi sono, laddove impossibilitati, sostituiti conformemente al grado di anzianità da un supplente dell'ordine di appartenenza e, laddove fossero impossibilitati i supplenti del proprio ordine, da un supplente dell'altro ordine. 2. Il mandato dei membri è di due anni a partire dal 15 settembre successivo alla loro elezione. In caso di vacanza di un posto di membro effettivo o membro supplente, il sostituto sarà cooptato dal Conseil disciplinaire et administratif. Le funzioni dei membri effettivi e supplenti cooptati terminano alla data di scadenza delle funzioni del rispettivo membro eletto sostituito. I membri del Conseil disciplinaire et administratif possono essere rieletti. 3. Il Conseil disciplinaire et administratif elegge un presidente ed un vicepresidente. Laddove presidente e vicepresidente fossero impossibilitati a svolgere le loro funzioni, il Conseil è presieduto dal membro titolare che vanta maggiore anzianità. Il membro più giovane del Consiglio svolge la funzione di segretario. 4. Per essere membro del Conseil disciplinaire et administratif è necessario avere la cittadinanza lussemburghese, essere iscritti nell'elenco I degli avvocati da almeno cinque anni e non essere membro di un Consiglio dell'ordine. 5. Qualora non fosse possibile comporre il Conseil disciplinaire et administratif secondo le modalità predette, i suoi membri sono designati dal Consiglio dell'ordine cui appartengono i membri da sostituire . 19. L'articolo 28, n. 1, della legge 10 agosto 1991 prevede la possibilità di impugnare le decisioni del Conseil disciplinaire et administratif. 20. Nella versione precedente alla legge 13 novembre 2002, il n. 2 di tale articolo disponeva quanto segue A tale scopo è creato un Conseil disciplinaire et administratif d'appel Consiglio disciplinare ed amministrativo d'appello composto da due magistrati della Corte d'appello e da un aggiunto giudiziario iscritto nell'elenco I degli avvocati. I membri togati e i rispettivi supplenti, nonché il cancelliere assegnato al Consiglio, sono nominati con decreto granducale su proposta della Corte suprema per la durata di due anni. Le rispettive indennità sono fissate con regolamento granducale. L'aggiunto giudiziario e il suo sostituto sono nominati con decreto granducale per la durata di due anni. Sono scelti da una lista di tre avvocati, iscritti nell'elenco I degli avvocati da almeno cinque anni, proposta da ciascun Consiglio dell'ordine per ogni funzione. La funzione di aggiunto giudiziario è incompatibile con quella di membro di un Consiglio dell'ordine o con quella di membro del Conseil disciplinaire et administratif. Il Conseil disciplinaire et administratif d'appel si riunisce nei locali della Corte suprema ed usufruisce dei suoi servizi di cancelleria . 21. L'articolo 28, n. 2, della legge 10 agosto 1991, come modificato dall'articolo 14 della legge 13 novembre 2002, dispone ora A tale scopo è creato un Conseil disciplinaire et administratif d'appel composto da due magistrati della Corte d'appello e da tre avvocati-aggiunti giudiziari iscritti nell'elenco I dell'albo degli avvocati. Gli avvocati-aggiunti giudiziari ed i loro sostituti sono nominati con decreto granducale per la durata di due anni. Sono scelti da una lista di cinque avvocati presso la Corte iscritti all'elenco I dell'albo degli avvocati da almeno cinque anni, proposta da ciascun Consiglio dell'ordine per ogni funzione. Il giudice con maggiore anzianità di servizio presiede il Conseil disciplinaire et administratif d'appel . 22. In conformità all'articolo 8, n. 3, della legge 10 agosto 1991, come modificato dall'articolo 14, V, della legge 13 novembre 2002, l'albo degli avvocati di ciascun ordine contiene quattro elenchi, ossia 1. L'elenco I degli avvocati che soddisfano i requisiti degli articoli 5 e 6 e che hanno superato l'esame di fine tirocinio previsto dalla legge 2. L'elenco II degli avvocati che soddisfano i requisiti degli articoli 5 e 6 3. L'elenco III degli avvocati onorari 4. L'elenco IV degli avvocati che esercitano con il titolo professionale di origine . Causa principale e questioni pregiudiziali 23. Il sig. Wilson è un barrister di nazionalità britannica. Egli è membro dell'ordine degli avvocati d'Inghilterra e del Galles dal 1975. Esercita la professione di avvocato nel Lussemburgo dal 1994. 24. Il 29 aprile 2003 il sig. Wilson veniva convocato dal consiglio dell'ordine per sostenere il colloquio previsto dall'articolo 3, n. 2, della legge 13 novembre 2002. 25. Il 7 maggio 2003 il sig. Wilson si presentava a tale colloquio accompagnato da un avvocato lussemburghese, ma il consiglio dell'ordine non consentiva che quest'ultimo assistesse al detto colloquio. 26. Con lettera raccomandata di data 14 maggio 2003, il consiglio dell'ordine notificava al sig. Wilson la sua decisione di negargli l'iscrizione all'albo degli avvocati nell'elenco IV degli avvocati che esercitano con il titolo professionale d'origine. Tale decisione veniva motivata nei seguenti termini Dopo che il consiglio dell'ordine la ha informata che non ammette l'assistenza di un avvocato, non prevista dalla legge, lei ha rifiutato di sostenere il colloquio senza essere assistito dall'avv. . Il consiglio dell'ordine, pertanto, non è in grado di verificare le sue conoscenze linguistiche ai sensi dell'articolo l'articolo 6, n. 1, lettera d , della legge 10 agosto 1991 . 27. In tale lettera, il consiglio dell'ordine informava il sig. Wilson che, [c]onformemente all'articolo 26, n. 7, della legge 10 agosto 1991, la presente decisione può essere oggetto di impugnazione da esperire mediante ricorso dinanzi al Conseil disciplinaire et administratif casella postale 575, L-1025, Lussemburgo entro un termine di quaranta giorni dall'invio della presente . 28. Con atto introduttivo 28 luglio 2003, il sig. Wilson ha presentato un ricorso di annullamento avverso tale decisione di diniego dinanzi al tribunal administratif de Luxembourg Tribunale amministrativo di Lussemburgo . 29. Con sentenza 13 maggio 2004, tale tribunale si è dichiarato incompetente a decidere il detto ricorso. 30. Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria della Cour administrative Corte d'appello amministrativa il 22 giugno 2004, il sig. Wilson ha proposto appello avverso la detta sentenza. 31. Il giudice del rinvio spiega che la questione della compatibilità con l'articolo 9 della direttiva 98/5 del procedimento di ricorso istituito dalla normativa lussemburghese si ripercuote direttamente su quella della competenza dei giudici amministrativi a dirimere la controversia della causa principale. Nel merito, esso si pone la questione della compatibilità con il diritto comunitario delle disposizioni lussemburghesi che istituiscono una verifica delle conoscenze linguistiche degli avvocati europei che desiderano esercitare in Lussemburgo. 32. In tali circostanze, la Cour administrative ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se l'articolo 9 della direttiva 98/5/ debba essere interpretato nel senso che esclude un procedimento di ricorso quale quello previsto dalla legge 10 agosto 1991, come modificata dalla legge 13 novembre 2002 2 più in particolare, se organi quali il Conseil disciplinaire et administratif e il Conseil disciplinaire et administratif d'appel rappresentino organi competenti a conoscere dei ricors[i] giurisdizional[i] di diritto interno ai sensi dell'articolo 9 della direttiva 98/5 e se [tale articolo] debba essere interpretato nel senso che esclude un mezzo di ricorso che imponga di adire uno o più organi di tale natura prima di poter adire su una questione di diritto una corte o un tribunale ai sensi del [detto articolo] 3 se le autorità competenti di uno Stato membro siano autorizzate a subordinare il diritto di un avvocato di un [altro] Stato membro di esercitare stabilmente la professione di avvocato con il proprio titolo professionale di origine, nei settori di attività specificati dall'articolo 5 della direttiva [98/5], al requisito della padronanza delle lingue di tale [primo] Stato membro 4 in particolare, se le autorità competenti possano disporre che tale diritto all'esercizio della professione sia subordinato al superamento, da parte dell'avvocato, di un esame orale di lingua in tutte o in alcune delle tre lingue principali dello Stato membro ospitante, al fine di consentire alle autorità competenti di verificare se l'avvocato conosca le tre lingue e, in tal caso, quali debbano essere le garanzie procedurali eventualmente richieste . Sulla prima e la seconda questione Sulla competenza della Corte a risolvere tali questioni e sulla loro ricevibilità 33. L'ordre des avocats du barreau de Luxembourg ordine degli avvocati del foro di Lussemburgo , sostenuto dal governo lussemburghese, afferma che le prime due questioni non rientrano nella competenza della Corte. A suo avviso, infatti, con tali questioni il giudice del rinvio chiede l'interpretazione dell'articolo 9 della direttiva 98/5 alla luce delle disposizioni nazionali. Orbene, esso è dell'avviso che la Corte non è competente né a verificare la compatibilità di disposizioni nazionali con il diritto comunitario, né ad interpretare tali disposizioni. 34. È vero che, nell'ambito di un procedimento ex articolo 234 CE, non spetta alla Corte pronunciarsi sulla compatibilità di norme del diritto interno con disposizioni del diritto comunitario v., in particolare, sentenza 7 luglio 1994, causa C-130/93, Lamaire, Racc. pag. I-3215, punto 10 . Inoltre, nell'ambito del sistema di cooperazione giudiziaria istituito dal detto articolo, l'interpretazione delle norme nazionali incombe ai giudici nazionali e non alla Corte v., in particolare, sentenza 12 ottobre 1993, causa C-37/92, Vanacker e Lesage, Racc. pag. I-4947, punto 7 . 35. Per contro, la Corte è competente a fornire al giudice nazionale tutti gli elementi d'interpretazione propri del diritto comunitario che gli consentano di valutare la compatibilità di norme di diritto interno con la normativa comunitaria v, in particolare, sentenza Lamaire, cit., punto 10 . 36. Nel caso di specie, le prime due questioni implicano una richiesta di interpretazione dell'articolo 9 della direttiva 98/5, destinata a consentire al giudice del rinvio di valutare la compatibilità del procedimento istituito dalla normativa lussemburghese con tale articolo. Pertanto, esse rientrano nella competenza della Corte. 37. L'ordre des avocats du barreau de Luxembourg sostiene inoltre che la decisione di rinvio non contiene indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle modalità di funzionamento degli organi competenti a conoscere del ricorso oggetto della causa principale, il che, a suo avviso, impedisce alla Corte di fornire una risposta utile al giudice del rinvio sulle prime due questioni. 38. A tale proposito, occorre ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l'esigenza di giungere ad un'interpretazione del diritto comunitario che sia utile per il giudice nazionale impone che quest'ultimo definisca l'ambito di fatto e di diritto in cui si inseriscono le questioni sollevate o che esso spieghi almeno le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate v., in particolare, sentenze 21 settembre 1999, causa C-67/96, Albany, Racc. pag. I-5751, punto 39, e 11 aprile 2000, cause riunite C-51/96 e C-191/97, Deliège, Racc. pag. I-2549, punto 30 . 39. Le informazioni fornite nelle decisioni di rinvio pregiudiziale devono non solo consentire alla Corte di dare risposte utili, ma altresì dare ai governi degli Stati membri, nonché agli altri interessati, la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell'articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia. Spetta alla Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata, tenuto conto del fatto che, a norma della suddetta disposizione, agli interessati vengono notificate solo le decisioni di rinvio v. in particolare, sentenze Albany, cit., punto 40, e 12 aprile 2005, causa C-145/03, Keller, Racc. pag. I-2529, punto 30 . 40. Nel caso di specie, da un lato, dalle osservazioni presentate dalle parti della causa principale emerge che i governi degli Stati membri e la Commissione delle Comunità europee sono stati in grado di prendere posizione adeguatamente sulle prime due questioni. 41. Dall'altro, la Corte si considera sufficientemente edotta dalle informazioni contenute nella decisione di rinvio e nelle osservazioni che le sono state presentata da potere risolvere efficacemente le questioni che le sono state sottoposte. 42. Da quanto esposto risulta che la Corte deve risolvere le prime due questioni. Nel merito 43. Con le prime due questioni, che occorre trattare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede alla Corte, in sostanza, di interpretare la nozione di ricorso giurisdizionale di diritto interno ai sensi dell'articolo 9 della direttiva 98/5 con riferimento ad una procedura di ricorso come quella prevista dalla normativa lussemburghese. 44. In proposito, occorre ricordare che l'articolo 9 della direttiva 98/5 stabilisce che le decisioni dell'autorità competente dello Stato membro ospitante che respingono l'iscrizione di un avvocato che desidera esercitarvi le sue attività con il suo titolo professionale d'origine devono essere soggette a ricorso giurisdizionale di diritto interno. 45. Da tale disposizione si evince che gli Stati membri sono tenuti ad adottare provvedimenti sufficientemente efficaci per raggiungere lo scopo della direttiva 98/5 e a garantire che i diritti in tal modo attribuiti possano essere effettivamente fatti valere dagli interessati dinanzi ai giudici nazionali v., per analogia, sentenza 15 maggio 1986, causa 222/84, Johnston, Racc. pag. 1651, punto 17 . 46. Come sottolineato dal governo francese e dalla Commissione, il controllo giurisdizionale imposto dalla detta disposizione è espressione di un principio generale del diritto comunitario che deriva dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri e che è inoltre sancito agli articoli 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali v., in particolare, sentenze Johnston, cit., punto 18 15 ottobre 1987, causa 222/86, Heylens e a., Racc. pag. 4097, punto 14 27 novembre 2001, causa C-424/99, Commissione/Austria, Racc. pag. I-9285, punto 45, e 25 luglio 2002, causa C-459/99, MRAX, Racc. pag. I-6591, punto 101 . 47. Ai fini dell'effettiva tutela giurisdizionale dei diritti previsti dalla direttiva 98/5, l'organo chiamato a decidere i ricorsi contro le decisioni di diniego dell'iscrizione di cui all'articolo 3 di tale direttiva deve corrispondere alla nozione di giudice come definita dal diritto comunitario. 48. La detta nozione è stata definita, nella giurisprudenza della Corte di giustizia relativa alla nozione di giudice nazionale ai sensi dell'articolo 234 CE, enunciando una serie di requisiti che l'organo in questione deve presentare, quali la sua origine legale, il suo carattere permanente, l'obbligatorietà della sua giurisdizione, la natura contraddittoria del procedimento, il fatto che l'organo applichi norme giuridiche v., in questo senso, tra le altre, sentenze 30 giugno 1966, causa 61/65, Vaassen-G bbels, Racc. pag. 377, 395, e 17 settembre 1997, causa C-54/96, Dorsch Consult, Racc. pag. I-4961, punto 23 nonché l'indipendenza e l'imparzialità v., in questo senso, tra le altre, sentenze 11 giugno 1987, causa 14/86, Pretore di Salò/X, Racc. pag. I-2545, punto 7 21 aprile 1988, causa 338/85, Pardini, Racc. pag. 2041, punto 9, e 29 novembre 2001, causa C-17/00, De Coster, Racc. pag. I-9445, punto 17 . 49. La nozione di indipendenza, intrinseca alla funzione giurisdizionale, implica innanzi tutto che l'organo interessato si trovi in posizione di terzietà rispetto all'autorità che ha adottato la decisione oggetto del ricorso v., in questo senso, in particolare, sentenza 30 marzo 1993, causa C-24/92, Corbiau, Racc. pag. I-1277, punto 15 e 30 maggio 2002, causa C-516/99, Schmid, Racc. pag. I-4573, punto 36 . 50. Essa presenta inoltre due aspetti. 51. Il primo aspetto, avente carattere esterno, presuppone che l'organo sia tutelato da pressioni o da interventi dall'esterno idonei a mettere a repentaglio l'indipendenza di giudizio dei suoi membri per quanto riguarda le controversie loro sottoposte v., in questo senso, sentenze 4 febbraio 1999, causa C-103/97, K llensperger e Atzwanger, Racc. pag. I-551, punto 21, e 6 luglio 2000, causa C-407/98, Abrahamsson e Anderson, Racc. pag. I-5539, punto 36 v. anche, nello stesso senso, Corte eur. D.U., sentenza Campbell e Fell c. Regno Unito del 28 giugno 1984, serie A n. 80, 78 . Tale indispensabile libertà da siffatti elementi esterni richiede talune garanzie idonee a tutelare la persona che svolge la funzione giurisdizionale, come, ad esempio, l'inamovibilità v., in questo senso, sentenza 22 ottobre 1998, cause riunite C-9/97 e C-118/97, Jokela e Pitk ranta, Racc. pag. I-6267, punto 20 . 52. Il secondo aspetto, avente carattere interno, si ricollega alla nozione di imparzialità e riguarda l'equidistanza dalle parti della controversia e dai loro rispettivi interessi concernenti l'oggetto di quest'ultima. Questo aspetto impone il rispetto dell'obiettività v., in questo senso, sentenza Abrahamsson e Anderson, cit., punto 32 e l'assenza di qualsivoglia interesse nella soluzione da dare alla controversia all'infuori della stretta applicazione della norma giuridica. 53. Tali garanzie di indipendenza e di imparzialità implicano l'esistenza di disposizioni, relative, in particolare, alla composizione dell'organo e alla nomina, durata delle funzioni, cause di astensione, di ricusazione e di revoca dei suoi membri, che consentano di fugare qualsiasi legittimo dubbio che i singoli possano nutrire in merito all'impermeabilità del detto organo rispetto a elementi esterni ed alla sua neutralità rispetto agli interessi contrapposti v, al riguardo, citate sentenze Dorsch Consult, punto 36 K llensperger e Atzwanger, punti 20-23, nonché De Coster, punti 18-21 v. anche, in questo senso, Corte eur. D.U., sentenza De Cubber c. Belgio del 26 ottobre 1984, serie A n. 86, 24 . 54. Nel caso di specie, la composizione del Conseil disciplinaire et administratif, come stabilita dall'articolo 24 della legge 10 agosto 1991, è caratterizzata dalla esclusiva presenza di avvocati di nazionalità lussemburghese, iscritti nell'elenco I dell'albo degli avvocati - ossia l'elenco degli avvocati che esercitano con il titolo professionale lussemburghese e che hanno superato l'esame di fine tirocinio - eletti dalle rispettive assemblee generali dell'ordine degli avvocati di Lussemburgo e di quello di Diekirch. 55. Per quanto riguarda il Conseil disciplinaire et administratif d'appel, la modifica apportata all'articolo 28, n. 2, della legge 10 agosto 1991 dall'articolo 14 della legge 13 novembre 2002 attribuisce peso preponderante ai membri aggiunti, che devono essere iscritti nel medesimo elenco e sono presentati dal consiglio di ciascuno degli ordini di cui al punto precedente di questa sentenza, rispetto ai magistrati di professione. 56. Come rilevato dall'avvocato generale al paragrafo 47 delle conclusioni, le decisioni di diniego dell'iscrizione di un avvocato europeo adottate dal conseil de l'ordre - i cui membri, a norma dell'articolo 16 della legge 10 agosto 1991, sono avvocati iscritti nell'elenco I dell'albo degli avvocati - in primo grado sono soggette al controllo di un organo composto esclusivamente di avvocati iscritti nello stesso elenco e, in appello, di un organo prevalentemente composto di tali avvocati. 57. Pertanto, in tali condizioni, un avvocato europeo cui il conseil de l'ordre abbia negato l'iscrizione nell'elenco IV dell'albo degli avvocati ha dei motivi legittimi di temere che, a seconda dei casi, la totalità o la maggior parte dei membri di tali organi abbiano un comune interesse contrario al suo, ossia quello di confermare una decisione che esclude dal mercato un concorrente che ha acquisito la sua qualifica professionale in un altro Stato membro, nonché di paventare il venir meno dell'equidistanza dagli interessi in causa v., in questo senso, Corte eur. D.U., sentenza Langborger c. Svezia del 22 giugno 1989, serie A, n. 155, 35 . 58. Le disposizioni che disciplinano la composizione di organi come quelle in esame nella causa principale non risultano quindi idonee a fornire un'adeguata garanzia di imparzialità. 59. Contrariamente a quanto afferma l'ordre des avocats du barreau de Luxembourg, i timori suscitati da tali norme in materia di composizione non possono essere fugati dalla possibilità di esperire un ricorso in cassazione, prevista dall'articolo 29, n. 1, della legge 10 agosto 1991, avverso le sentenze del Conseil disciplinaire et administratif d'appel. 60. L'articolo 9 della direttiva 98/5, infatti, pur non escludendo la previa presentazione di un ricorso dinanzi ad un organo non giurisdizionale, non prevede però che l'interessato possa esperire il rimedio giurisdizionale solo dopo l'eventuale esaurimento di rimedi di altra natura. In ogni caso, quando un ricorso dinanzi ad un organo non giurisdizionale è previsto dalla normativa nazionale, il detto articolo 9 richiede un acceso effettivo ed entro un termine ragionevole v., per analogia, sentenza 15 ottobre 2002, cause riunite C-238/99 P, C-244/99 P, C-245/99 P, C-247/99 P, C-250/99 P-C-252/99 P e C-254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I-8375, punti 180-205 e 223-234 ad un giudice ai sensi del diritto comunitario, competente a pronunciarsi sia in fatto che in diritto. 61. Ebbene, a prescindere dalla questione della compatibilità del previo passaggio per due organi non giurisdizionali con il requisito del termine ragionevole, la competenza della Cour de cassation del Granducato di Lussemburgo è limitata alle questioni di diritto, per cui essa non dispone di una piena giurisdizione v., in questo senso, Corte eur. D.U., sentenza Incal c. Turchia del 9 giugno 1998, Recueil des arr ts e décisions 1998-IV, pag. 1547, 72 . 62. Alla luce di quanto precede, occorre risolvere le prime due questioni dichiarando che l'articolo 9 della direttiva 98/5 va interpretato nel senso che osta ad un procedimento di ricorso nel contesto del quale la decisione di diniego dell'iscrizione di cui all'articolo 3 della detta direttiva deve essere contestata, in primo grado, dinanzi ad un organo composto esclusivamente di avvocati che esercitano con il titolo professionale dello Stato membro ospitante e, in appello, dinanzi ad un organo composto prevalentemente di siffatti avvocati, quando il ricorso in cassazione dinanzi al giudice supremo di tale Stato membro consente un controllo giurisdizionale solo in diritto e non in fatto. Sulla terza e la quarta questione 63. Con la terza e la quarta questione, che vanno esaminate congiuntamente, il giudice del rinvio vuole appurare se, ed eventualmente a quali condizioni, il diritto comunitario consenta allo Stato membro ospitante di subordinare il diritto di un avvocato ad esercitare stabilmente le sue attività nel detto Stato membro con il suo titolo professionale d'origine ad una verifica della padronanza delle lingue di tale Stato membro. 64. In proposito, come emerge dal sesto 'considerando' della direttiva 98/5, con essa il legislatore comunitario ha inteso, in particolare, porre fine alle disparità tra le norme nazionali relative ai requisiti d'iscrizione presso le autorità competenti, da cui derivavano ineguaglianze ed ostacoli alla libera circolazione v. anche, in tal senso, sentenza 7 novembre 2000, causa C-168/98, Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, Racc. pag. I-9131, punto 64 . 65. In tale contesto, l'articolo 3 della direttiva 98/5 prevede che l'avvocato che intende esercitare in uno Stato membro diverso da quello nel quale ha acquisito la sua qualifica professionale deve iscriversi presso l'autorità competente di detto Stato membro, la quale è tenuta a procedere all'iscrizione su presentazione del documento attestante l'iscrizione di questi presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine . 66. In considerazione dell'obiettivo della direttiva 98/5, richiamato al precedente punto 64, si deve ritenere, come fanno il governo del Regno Unito e la Commissione, che il legislatore comunitario, con l'articolo 3 della direttiva medesima, abbia effettuato la completa armonizzazione dei requisiti preliminari richiesti ai fini dell'esercizio del diritto conferito dalla direttiva stessa. 67. La presentazione all'autorità competente dello Stato membro ospitante di un certificato di iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro d'origine risulta, in tal modo, l'unico requisito cui deve essere subordinata l'iscrizione dell'interessato nello Stato membro ospitante, che gli consente di esercitare la sua attività in quest'ultimo Stato membro con il suo titolo professionale d'origine. 68. Tale analisi trova conferma nell'esposizione dei motivi della proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica [COM 94 572 def.], ove, nel commento all'articolo 3, si precisa che [l]'iscrizione [presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante] avviene di diritto qualora il richiedente presenti il documento attestante la propria iscrizione presso l'autorità competente dello Stato membro di origine . 69. Come la Corte ha gia avuto occasione di rilevare, il legislatore comunitario, al fine di facilitare l'esercizio della libertà fondamentale di stabilimento di una determinata categoria di avvocati migranti, ha preferito non optare per un sistema di previo controllo delle conoscenze degli interessati v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 43 . 70. La direttiva 98/5, pertanto, non consente che l'iscrizione di un avvocato europeo presso l'autorità competente dello Stato membro ospitante possa essere subordinata ad un colloquio inteso a consentire all'autorità medesima di valutare la padronanza, da parte dell'interessato, delle lingue di tale Stato membro. 71. Come sottolineato dal sig. Wilson, dal governo del Regno Unito e dalla Commissione, la rinuncia ad un sistema di previo controllo delle conoscenze, in particolare linguistiche, dell'avvocato europeo coesiste tuttavia, nella direttiva 98/5, con una serie di norme volte a garantire, ad un livello accettabile nella Comunità, la protezione degli assistiti ed una buona amministrazione della giustizia v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punti 32 e 33 . 72. Ad esempio, l'obbligo imposto dall'articolo 4 della direttiva 98/5 agli avvocati europei di esercitare nello Stato membro ospitante con il proprio titolo professionale di origine è diretto, secondo il nono 'considerando' della direttiva medesima, a consentire di operare la distinzione tra tali avvocati e quelli integrati nella professione del detto Stato membro, in modo che l'assistito sia informato del fatto che il professionista cui affida la tutela dei propri interessi non ha conseguito la propria qualifica nello Stato membro medesimo v., in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 34 e non possiede necessariamente adeguate conoscenze linguistiche per la gestione della causa. 73. Quanto alle attività relative alla rappresentanza ed alla difesa di un cliente in giudizio, gli Stati membri possono imporre agli avvocati europei che esercitano con il proprio titolo professionale di origine, a termini dell'articolo 5, n. 3, della direttiva 98/5, di agire di concerto con un avvocato che eserciti dinanzi alla giurisdizione adita e il quale resta, eventualmente, responsabile nei confronti di tale giurisdizione, oppure con un avoué patrocinante dinanzi ad essa. Tale facoltà consente di ovviare ad eventuali carenze dell'avvocato europeo quanto alla padronanza delle lingue giudiziarie dello Stato membro ospitante. 74. Ai sensi degli articoli 6 e 7 della direttiva 98/5, l'avvocato europeo non è tenuto solo al rispetto delle regole professionali e deontologiche dello Stato membro di origine, ma anche di quelle dello Stato membro ospitante, a pena di incorrere in sanzioni disciplinari e nella propria responsabilità professionale v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punti 36-41 . Tra le regole deontologiche applicabili agli avvocati ricorre generalmente, come previsto dal codice di deontologia adottato dal Consiglio degli ordini forensi europei CCBE , l'obbligo per i professionisti interessati, corredato di sanzioni disciplinari, di non assumere incarichi in merito ai quali essi siano, o dovrebbero essere, consapevoli della loro incompetenza, ad esempio per una carenza nelle conoscenze linguistiche v., in tal senso, sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, cit., punto 42 . La comunicazione con la clientela, con le autorità amministrative e con le associazioni professionali dello Stato membro ospitante, al pari del rispetto delle regole deontologiche emanate dalle autorità del detto Stato membro, infatti, è tale da richiedere all'avvocato europeo adeguate conoscenze linguistiche ovvero il ricorso ad un'assistenza in caso di conoscenze insufficienti. 75. Come osservato dalla Commissione, si deve ancora sottolineare che uno degli obiettivi della direttiva 98/5, a termini del suo quinto 'considerando', consiste nel rispondere dando agli avvocati la possibilità di esercitare stabilmente con il loro titolo professionale d'origine in uno Stato membro ospitante, [ ] alle esigenze degli utenti del diritto, che a motivo del flusso crescente delle attività commerciali, dovuto particolarmente alla creazione del mercato interno, chiedono consulenze in occasione di operazioni transfrontaliere nelle quali si trovano spesso strettamente connessi il diritto internazionale, il diritto comunitario e i diritti nazionali . Siffatte questioni internazionali, al pari delle cause disciplinate dal diritto di uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante, possono non richiedere un grado di conoscenza delle lingue di quest'ultimo Stato membro tanto elevato quanto quello richiesto per la gestione di cause in cui sia applicabile il diritto del detto Stato membro. 76. Si deve osservare, infine, che l'assimilazione dell'avvocato europeo all'avvocato dello Stato membro ospitante, che la direttiva 98/5 intende facilitare, a termini del suo quattordicesimo 'considerando', richiede, ai sensi dell'articolo 10 della direttiva medesima, che l'interessato dimostri un'attività effettiva e regolare per un periodo di almeno tre anni attinente al diritto di tale Stato membro ovvero, nell'ipotesi di durata inferiore, ogni altra conoscenza, attività formativa o esperienza professionale relativa al detto diritto. Una siffatta misura consente all'avvocato europeo che intenda integrarsi nella professione dello Stato membro ospitante di acquisire familiarità con la lingua ovvero le lingue di tale Stato membro. 77. Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre risolvere la terza e la quarta questione dichiarando che l'articolo 3 della direttiva 98/5 deve essere interpretato nel senso che l'iscrizione di un avvocato presso l'autorità competente di uno Stato membro diverso da quello in cui egli ha acquisito la sua qualifica, ai fini dell'esercizio, in tale Stato, della sua attività con il titolo professionale d'origine, non può essere subordinata ad un previo controllo della padronanza delle lingue dello Stato membro ospitante. Sulle spese 78. Nei confronti delle parti nella causa principale, il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. PQM La Corte Grande Sezione dichiara 1 L'articolo 9 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica, va interpretato nel senso che osta ad un procedimento di ricorso nel contesto del quale la decisione di diniego dell'iscrizione di cui all'articolo 3 della detta direttiva deve essere contestata, in primo grado, dinanzi ad un organo composto esclusivamente di avvocati che esercitano con il titolo professionale dello Stato membro ospitante e, in appello, dinanzi ad un organo composto prevalentemente di siffatti avvocati, quando il ricorso in cassazione dinanzi al giudice supremo di tale Stato membro consente un controllo giurisdizionale solo in diritto e non in fatto. 2 L'articolo 3 della direttiva 98/5 deve essere interpretato nel senso che l'iscrizione di un avvocato presso l'autorità competente di uno Stato membro diverso da quello in cui egli ha acquisito la sua qualifica ai fini dell'esercizio, in tale Stato, della sua attività con il titolo professionale d'origine, non può essere subordinata ad un previo controllo della padronanza delle lingue dello Stato membro ospitante.