La casa coniugale va sempre al genitore affidatario

Le norme sull'affido condiviso non incidono sul principio

Anche nel caso di affido condiviso va sempre privilegiata l'assegnazione della casa coniugale alla ex moglie se è affidataria dei bambini. Lo ha affermato la prima sezione civile del Tribunale di Messina nella sentenza depositata il 18 luglio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati. Nel fare applicazione della recente legge 54/2006, oggi regola legale preferenziale, i magistrati messinesi hanno sottolineato l'importanza di favorire la domiciliazione dei figli presso la madre nella casa coniugale quando quest'ultima rappresenta, ed ha rappresentato fino a quel momento, il loro habitat domestico. Ossia quell'ambiente in cui hanno sempre vissuto, dove sono stati accuditi e dove desiderano restare. Nel provvedimento in esame, infatti, il Tribunale ha ricordato che la caratteristica saliente dell'affidamento ad entrambi i genitori, nel nuovo sistema normativo, è individuabile non tanto nella dualità della residenza e nella parità dei tempi che il minore trascorre con l'uno o l'altro genitore, ma nella paritaria condivisione del ruolo genitoriale . In questo senso depongono, infatti, le indicazioni per la determinazione giudiziale dei tempi che il minore trascorre con l'uno o l'altro genitore e la mantenuta disposizione sulla assegnazione della casa familiare. In pratica, il minore necessita di un riferimento abitativo stabile e di una organizzazione domestica coerente con le sue necessità di studi e di normale vita sociale.

Tribunale di Messina - Sezione prima civile - sentenza 18 luglio 2006 Presidente Amato - Estensore Russo Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 6 novembre 2001 C.V. esponeva di aver contratto matrimonio con A.C. in data *** e che dal matrimonio erano nati due figli X 1991 e Y 1999 che per la crisi coniugale manifestata, dovuta ai comportamenti della moglie che aveva un relazione extraconiugale e trascurava i figli, egli si era determinato a chiedere la separazione Chiedeva la separazione con addebito con le ulteriori statuizioni di legge sull' affidamento dei figli ed al mantenimento ed alla assegnazione della casa coniugale Disposta la comparizione delle parti alla udienza del 19 marzo 2002 si presentavano le parti ed era esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione. Erano adottati in data 25 marzo 2002 i provvedimenti provvisori autorizzando i coniugi a vivere separati, affidando i figli alla madre imponendo un assegno di mantenimento al convenuto di euro 250,00 per i figli e assegnazione casa coniugale alla moglie. Rimesse le parti innanzi all'istruttore era disposta indagine a mezzo Servizi Sociali ed invitate le parti a documentare il reddito. Sentite liberamente le parti ed espletata prova orale era disposto un approfondimento della indagine socio ambientale anche con intervento dei Servizi di Neuropsichiatria infantile e quindi precisate le conclusioni alla udienza del 23 marzo 2006 con termini di legge per lo scambio degli scritti difensivi. Il Pm concludeva come in epigrafe Motivi della decisione L'intollerabilità della convivenza emerge dagli atti del giudizio e dal tenore delle dichiarazioni rese dalle parti nonché dal contegno processuale complessivamente tenuto. La prova orale non ha tuttavia consentito di accertare nulla di significativo né sull'addebito né sul nesso di causalità tra i dedotti comportamenti della moglie e la crisi coniugale risulta invero dalle indagini socio ambientali che attualmente ella convive con un uomo -che è inserito nella compagine familiarema non quando detta convivenza abbia avuto inizio e la sua incidenza causale sulla crisi coniugale, elemento che peraltro doveva essere dimostrato dall'attore e non evincersi dalle relazioni dei Servizi, ad altro scopo disposte. Analogamente nulla di significativo ha provato la moglie sul nesso causale tra i comportamenti del coniuge, alcuni nemmeno provati sull'an, e la crisi anzi il fatto che i coniugi si fossero già separati nel 1993 e poi riconciliati dimostra l'esistenza di una pregressa disaffezione, consensualmente ammessa, e non adeguatamente rimediata dalla successiva ripresa della convivenza Cassazione 13747/03 18132/03 6970/03 Quanto all'affidamento dei figli i relativi provvedimenti vanno adottati a tutela della prole, e nel loro esclusivo interesse l'attore chiede l'applicazione della nuova normativa sull'affidamento condiviso ed invero non appaiono sussistenti controindicazioni ad un affidamento ad entrambi i genitori, oggi regola legale preferenziale, purché con domiciliazione privilegiata presso la madre. Deve qui precisarsi che la caratteristica saliente dell'affidamento ad entrambi, nel nuovo sistema normativo, appare individuabile non tanto nella dualità della residenza e nella parità dei tempi che il minore trascorre con l'uno o l'altro genitore, bensì nella paritaria condivisione del ruolo genitoriale in questo senso depongono le indicazioni per la determinazione giudiziale dei tempi che il minore trascorre con l'uno o l'altro genitore e la mantenuta disposizione sulla assegnazione della casa familiare. Il minore necessita infatti di un riferimento abitativo stabile e di una organizzazione domestica coerente con le sue necessità di studi e di normale vita sociale da qui la necessità di una collocazione privilegiata e di una regola organizzativa anche sui tempi da trascorrere con il genitore non domiciliatario. Si tratta però per l'appunto di una regola organizzativa e non limitativa ovvero esaustiva dei diritti e doveri del genitore che restano improntati alla regola della parità dei ruoli e che vengono esercitati non solo attraverso i tempi di frequentazione ma anche con la facoltà di interloquire costantemente con l'altro genitore sulle vicende che riguardano i figli, con l'adozione concordata delle scelte di maggiore interesse, con l'assunzione di compiti di cura educazione ed istruzione dei figli da parte di entrambi, nonché con l'assunzione da parte di entrambi di un reciproco dovere di informazione sulle questioni che riguardano la prole, molto più incisivo, per evidenti ragioni connesse alla diversità di dimora, di quello proprio dei genitori conviventi. Quanto alla domiciliazione privilegiata appare evidente dalle relazioni dei Servizi Sociali in atti e dalle relazioni dei neuropsichiatria infantile che l'ambiente proprio dei minori, ove hanno sempre vissuto e sono adeguatamente accuditi, ed ove desiderano restare v. audizione di X da parte della assistente sociale è presso la madre, nella casa coniugale, assegnata alla A., ed ove vive anche il nonno materno che spesso ha supplito alle esigenze delle nipoti, non avendo il padre tenuto puntualità nel pagamento dell'assegno. Essendo pacifico che i figli hanno sempre vissuto e continuano a vivere con la madre va di conseguenza va tutelato il loro habitat domestico con l'assegnazione della casa coniugale Cassazione 5857/02 566/00 1353/99 8868/98 6215/94 . I tempi di permanenza dei figli minori con il genitore non domiciliatario possono essere regolati sullo schema dei provvedimenti provvisori, ma tenendo conto che il C. non ha una abitazione stabile che possa costituire adeguato punto i riferimento per i figli Quanto al mantenimento dei figli deve considerarsi che la domiciliazione privilegiata presso la madre comporta spese di organizzazione domestica, nonché considerare la valenza dei compiti domestici essenzialmente demandati alla madre ed il fatto che costei è priva di reddito, il tutto in relazione alle esigenze minime di vita dei figli il C., pur se si dichiara privo di attività lavorativa ed allega le sue difficoltà economiche, facendosi ammettere la patrocinio a spese dello Stato in prossimità della conclusione della lite, ha comunque una capacità di mestiere specifica, panettiere già utilmente messa a frutto v. verbale audizione parti , e nonostante ciò ha lasciato che fosse il nonno paterno a provvedere alle esigenze dei suoi figli. Il concorso negli oneri di mantenimento della prole tuttavia va commisurato non solo in proporzione alle sostanze dell'obbligato ma anche alla sua capacità di lavoro professionale, non essendo consentito al genitore di sottrarsi agli obblighi nei confronti della prole e di non mettere a frutto volontariamente le proprie capacità lavorative, già peraltro in precedenza utilmente sfruttate. Il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole impone ai genitori, anche in caso di separazione, di far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli,e il parametro di riferimento, ai fini della corretta determinazione del rispettivo concorso negli oneri finanziari è costituito non soltanto dalle rispettive sostanze, ma anche dalla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, con espressa valorizzazione non soltanto delle risorse economiche individuali, ma anche delle accertate potenzialità reddituali. Cassazione civile 3974/02 11025/97 6872/99 Appare quindi congruo il contributo per il mantenimento dei figli nella già disposta somma di euro 250,00 mensili, oltre adeguamenti annuali secondo indici Istat del costo della vita decorrenti dall'anno successivo ai provvedimenti provvisori 25 marzo 2003 Ricorrono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, anche in relazione alla reciproca soccombenza sulle domande di addebito. PQM Dichiara la separazione dei coniugi C.V. e A.C. rigettando le richieste di addebito. Affida i figli minori ad entrambi i genitori con domiciliazione privilegiata presso la madre e tempi di permanenza presso il padre un pomeriggio la settimana da concordare, a settimane alterne il giorno di domenica, quattro giorni durante le vacanze di Natale e dieci giorni durante le vacanze estive le suddette condizioni possono essere modificate di comune accordo tra i coniugi, sentiti i figli purché non alterino sostanzialmente i tempi di permanenza e frequentazione con l'uno o l'altro genitore i genitori possono esercitare la potestà separatamente per le decisioni di ordinaria amministrazione in relazione ai rispettivi tempi di permanenza della minore presso di loro le decisioni di maggiore interesse vanno adottate di comune accordo ed i coniugi devono reciprocamente e regolarmente informarsi sulle questioni significative relative ai figli. Assegna la casa coniugale sita in Messina via **ad A.C. nella qualità di genitore domiciliatario e convivente con la prole Pone obbligo a C.V. di contribuire al mantenimento dei figli con la cifra mensile di euro 250,00 ed adeguamenti annuali secondo indici Istat, decorrenti dal marzo 2003, da corrispondere a A.C. entro i primi dieci giorni del mese Compensa le spese di giudizio