Il sistema previdenziale sostenibile

di Stefano Rosa

di Stefano Rosa* Le problematiche afferenti la sostenibilità dei sistemi previdenziali delle casse private, ed in particolare della cassa forense, sono ormai sul tappeto e ben inquadrate. La relazione della Commissione Amoroso, licenziata neanche un mese fa in termini di indagine conoscitiva sulla sostenibilità del sistema delle casse private nel medio lungo periodo, è assolutamente eloquente. È ora quindi di passare ad una attenta analisi delle soluzioni prospettate per individuare quella che, offrendo le migliori garanzie di rispetto delle esigenze di tutti i soggetti interessati, dovrà essere adottata quale riforma condivisa . Tempi di realizzazione, moduli comunque elastici di adattamento congiunturale nel medio-lungo periodo e quant'altro sarà necessario fare per la concreta messa a regime del nuovo sistema, potranno trovare sempre migliori approfondimenti ed accorgimenti attraverso lo studio, la elaborazione e i suggerimenti degli esperti. Ma una cosa va fatta subito dettare le regole ossia perimetrare con accortezza il solco entro il quale gli strumenti dovranno essere usati. Oggi abbiamo ascoltato le proposte di soluzione provenienti dal mondo scientifico e da quello istituzionale ed a queste vorremmo aggiungere la Nostra, che è la voce dei giovani avvocati, coloro che sono investiti in modo importante dal problema in quanto rischiano, in caso non si risolva, di trascinarlo con sé o, meglio, portarselo dietro per tutto il corso della vita lavorativa senza che alla fine vi sia l'appagamento delle legittime aspettative e quindi con il paradossale risultato di vedere distorto il patto di equità generazionale sotteso al sistema pensionistico in maniera clamorosa infatti, ed è questo il punto, i giovani avranno partecipato al patto fornendo energie e risorse agli anziani e quest'ultimi avranno goduto della contribuzione giovanile senza avere apportato nulla. Anche nella citata relazione della Commissione Bicamerale si legge che i giovani dovranno, con i loro contributi, garantire al tempo stesso la solidarietà ai professionisti in pensione e creare un montante per garantirsi la propria pensione. È una situazione paradossale in cui i giovani devono provvedere, in parte, alle loro future pensioni e, per altra parte, a colmare quel debito attuariale e latente che il sistema retributivo ha creato . Il mondo scientifico, mediante il Nostro ospite prof. Angrisani, profila la soluzione di corroborare il pilastro obbligatorio a ripartizione con una quota a capitalizzazione consistente al punto da divenire quota strutturale e così, praticamente di sostegno. Il pianeta istituzionale, a mezzo del Suo autorevole rappresentante presidente De Tilla, annuncia che la soluzione tecnica, ed anche politica, consiste nella realizzazione di un secondo pilastro complementare dotato di tale forza e autonomia da relegare il problema della sostenibilità a parva materia. In sostanza il primo pilastro potrà essere anche dimenticato perché il problema non è se avere uno o due sorsi d'acqua in più o in meno durante la Nostra vecchiaia sarebbe quasi offensivo per l'intelligenza delle persone. Bisogna passare ad un modo nuovo di ragionare pur non svincolandosi dai paradigmi di solidarietà ed equità ma creando i presupposti perché ognuno abbia la garanzia del proprio futuro partecipandone in modo diretto la costruzione. Va detto che la soluzione scientifica appare apprezzabile in quanto connotata da elementi tecnici indiscutibili e peraltro volti ad una mediazione oggettiva degli interessi in gioco. Comunque non sono ravvisabili conflittualità di altro carattere che non sia quello delle scuole di pensiero dei vari economisti ed attuari. La nuova soluzione istituzionale appare invece affascinante, accattivante e certamente valida in termini propositivi anche se andranno valutati gli elementi di contorno relativi alla concreta realizzazione. Dovranno essere armonizzati gli aspetti, in rapida elencazione, della tipologia delle prestazioni con l'amministrazione delle risorse, dei soggetti destinati al deposito con la gestione finanziaria e naturalmente, last but not least, la correlazione dapprima tra tutte le casse private, quali vari soggetti compartecipi, e poi con gli organi ed enti gestori di vigilanza. La differenza, per quanto ci riguarda, potrà essere anche relativa ma è importante che all'interno delle soluzioni prospettate, venga considerata quella che invece è la proposta tecnica dell'Aiga. Ferme restando le dichiarazioni di principio che l'Associazione ha avanzato in ogni sede di discussione e così riassumibili 1 il calcolo attuariale va esteso a dimensioni ben più ampie di quelle previste dall'attuale normativa passando dagli odierni 15 ad almeno 40 anni 2 il periodo di esenzione/riduzione dell'obbligo contributivo va ampliato ai primi dieci anni dall'iscrizione all'albo professionale 3 il computo della pensione andrà effettuato tenendo conto dell'intero arco della la vita lavorativa 4 è necessario il passaggio dal sistema a ripartizione a un sistema misto che preveda l'innesco di parametri propri del sistema contributivo 5 l'abbandono delle ipotesi di riforma congegnata esclusivamente sulle misure parametriche e in particolare di quelle incidenti soltanto sulla leva delle entrate 6 occorre intervenire, in nome di un'effettiva solidarietà capace di distribuire equamente benefici e sacrifici, anche sulla leva delle uscite ovvero sul debito pensionistico superando le difficoltà derivanti dalla pretesa intangibilità dei cosiddetti diritti quesiti, attraverso un sistema di opportuni incentivi e disincentivi. Questi possono riguardare le modalità di calcolo della pensione, vigenti al tempo in cui essa è maturata, ma non la possibilità, oggi disinvoltamente concessa, di andare in pensione, rimanendo iscritto all'albo. La possibilità di percepire la pensione senza cancellarsi dall'albo potrebbe infatti essere riconosciuta a condizione che il pensionato scelga di sottoporre una quota delle annualità, computate per il calcolo della pensione, al sistema contributivo. Oggi l'Aiga, quale sintesi tecnica della propria posizione politica, chiede che la riforma strutturale del sistema previdenziale della cassaforense, da realizzare in ogni caso anche preliminarmente ad ogni ipotesi di compartecipazione o di unione delle casse private, preveda di innestare all'interno del canale principale della contribuzione obbligatoria una derivazione di carattere complementare che abbia il duplice intento in primis di salvaguardare le pensioni future mantenendole allo stesso livello di prestazione attuale e, caratteristica altrettanto irrinunciabile, di non incidere in termini di prelievo nelle tasche dei giovani professionisti. In pratica, per quanto riguarda i giovani avvocati, si deve pensare che il contributo integrativo del 2 per cento oggi è destinato non al trattamento pensionistico bensì all'assistenza, che però non presenta aspetti di crisi finanziaria né attuale né futura anche perché corroborato dal contributo soggettivo di solidarietà del 3 per cento sui redditi oltre una certa misura . Peraltro costituisce un introito per la Cassa pari a 125 milioni di euro all'anno per cui copre in maniera abbondante la solidarietà assistenziale. La quota residua, magari incrementata dall'aumento almeno di un punto del contributo soggettivo di solidarietà, potrà essere destinata a creare la sacca cd complementare, secondo proporzione legata al gettito contributivo obbligatorio di ciascuno, e quindi costituire la base della riforma per una nuova previdenza. L'innalzamento delle previsioni attuariali, auspicato dall'Aiga e sancito quale principio logico tecnico indiscutibile dalla Commissione Bicamerale, costituirà lo strumento di calibro e controllo per adeguare costantemente la riforma nel modo migliore. *Responsabile Nazionale Aiga per la Previdenza