La nuova legge antidroga, il Pm e l'esecuzione penale dei tossicodipendenti recidivi

di Angelo Martinelli

di Angelo Martinelli* 0. ANTEPRIMA Spirano inutili intenti punitivi verso i tossicodipendenti recidivi reiterati - vale a dire quasi tutti - nella legge ex Cirielli 251/05 all'articolo 94 del Dpr 309/90 norma che disciplina l'affidamento in prova ai servizi sociali dei condannati tossico/alcooldipendenti viene aggiunto un 94bis che abbatte drasticamente la possibilità di accedere ad un programma terapeutico. Nel museo delle brutture legislative occuperebbe un posto di rilievo così, dopo una ventina di giorni dalla nascita, il 94bis viene abrogato dall'articolo 4 del Dl 272/05, convertito nella legge 8 febbraio 2006, non ancora - almeno mentre stiamo scrivendo queste brevi e sicuramente incomplete osservazioni - numerata e pubblicata. 1. UN NUOVO ATTORE IL PM Invece di una auspicabile cancellazione secca, l'articolo 94bis viene infelicemente rimpiazzato da un'altra disposizione che si infila nella lettera c del comma 9 dell'articolo 656 del Cpp [lettera c introdotta qualche giorno prima dalla ex Cirielli]. La norma di nuovo conio specifica che il tossicodipendente recidivo reiterato, divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, non viene automaticamente incarcerato - come succede invece, senza riserve, per i condannati non tossico o alcool dipendenti - se ciò possa pregiudicare il programma terapeutico dichiarato idoneo dal SERT , comunitario o territoriale, che l'interessato stia seguendo. Se però il programma viene successivamente interrotto, il Pm interviene ordinando la carcerazione dell'interrompente. La legge non specifica chi decide se l'interruzione [dovuta all'incarcerazione, ndr] del programma possa pregiudicare la disintossicazione dell'interessato l'inserimento della nuova norma nell'articolo 656 del Cpp induce a ritenere senza troppi dubbi che competente a provvedere sia il Pm che cura l'esecuzione nel caso concreto. Più problematica è l'individuazione dei criteri utilizzabili dal Pm per valutare se la carcerazione, interrompendo il programma terapeutico, possa, o non possa, pregiudicare la disintossicazione . In base ad un'interpretazione ancorata al dato letterale qualcuno potrebbe sostenere che la carcerazione non pregiudica mai la disintossicazione, anzi la può favorire, visto che all'interno di un Istituto penitenziario l'astensione dall'uso di sostanze stupefacenti diventa almeno di regola un comportamento coatto. In questo ristretto ordine di idee, poi, dovrebbero essere immediatamente condotti in carcere quei soggetti che, nell'ambito del programma terapeutico, hanno superato la fase della dipendenza e quindi, essendo da tempo astinenti, non devono disintossicarsi e magari si apprestano a percorrere la tappa molto delicata del reinserimento in famiglia, o nel lavoro, o nella rete amicale, ecc Ripugna, ovviamente, leggere la norma in questo senso per paralizzare l'ordine di esecuzione deve esse considerato sufficiente il pericolo, anche remoto, che l'interruzione del programma terapeutico pregiudichi, in qualsiasi modo o grado, il percorso di reintegrazione sociale dell'interessato. D'altra parte, se un programma terapeutico sta funzionando, è semplicemente un nonsenso interromperlo se giova, qualsiasi terapia -è self evidentdeve proseguire fino all'auspicabile guarigione. Prevedere che un Pm si debba interrogare se l'interruzione di un programma terapeutico che funziona provochi o non provochi danni al paziente è solo un esercizio inutile e costoso . Nella pratica, quindi, le cose dovrebbero andare diversamente se l'interessato segue il programma perinde ac cadaver il Pm - qualunque sia lo stadio del progetto terapeutico - dovrebbe astenersi dall'emettere l'ordine di carcerazione. Prima di sospendere l'ordine di carcerazione il Pm può naturalmente svolgere tutte le indagini che ritiene opportune nulla vieta, ad es. che il Pm disponga una perizia ovvero senta personalmente il condannato la fonte informativa principale sarà comunque ragionevolmente rappresentata dalla valutazione medico-psicologica del Sert o della struttura comunitaria che segue il soggetto. 2. SEGUE E IL CONTROLLORE La discrezionalità che la legge riconosce al Pm è qui piuttosto estesa, il che, però, non significa insindacabilità. Di norma, l'ordine di carcerazione non deve essere motivato ma deve semplicemente contenere taluni elementi essenziali cfr. articolo 656, comma 3, Cpp qui, tuttavia, esercitando il Pm un potere discrezionale senza, cioè, l'automatismo che caratterizza l'emissione del titolo esecutivo in via ordinaria , incidente sulla libertà personale, l'obbligo della motivazione discende direttamente dall'articolo 13 Costituzione. Le questioni intorno il corretto esercizio del potere di valutazione del Pm possono evidentemente formare oggetto di incidente di esecuzione ex articoli 665 e segg. Cpp . 3. VERIFICHE EX ANTE Rispetto al Dl 272/05, il testo della lettera c del comma 9 dell'articolo 656 licenziato in sede di conversione prevede, ulteriormente, che la sospensione dell'esecuzione possa essere accordata solo a chi abbia in corso un programma di recupero al momento del deposito della sentenza di condanna . È evidente la finalità di spiazzare i programmi strumentalmente approntati all'ultimo minuto per non finire in carcere e fin qui può andare bene anche se si tratta di una norma ridondante è immanente al sistema - e se non lo fosse non c'è norma che tenga - che un programma attivato strumentalmente vale zero . Quello che stona è l'aggancio ad un momento, per un verso brevissimo un giorno , e per l'altro mobile, come il deposito della sentenza che può essere contestuale alla lettura del dispositivo o avvenire parecchi mesi dopo . È infatti praticamente impossibile stabilire se in un certo preciso giorno il programma fosse in corso, e con costrutto mentre la data del deposito della sentenza è attestata dal cancelliere, e non si discute, l'adesione al programma terapeutico è un fenomeno diacronico, svincolato dalle rigide scansioni temporali del calendario. Probabilmente il Pm sarà indotto da questa norma a chiedere al Sert o al responsabile della Comunità se alla data del deposito della sentenza il condannato avesse in corso un programma terapeutico. Non rileva, invece, la data della pronuncia della sentenza il condannato, dopo avere udito o letto il dispositivo della sentenza che gli infligge una pena detentiva non superiore a sei anni o quattro anni a seconda si tratti, o non si tratti, di un reato compreso nell'articolo 4bis della legge 354/75 , può avere ancora un po' di tempo salvo il caso di motivazione contestuale letta in udienza per chiedere la strutturazione di un progetto terapeutico e quindi evitare il carcere. Se il programma esisteva allora e funziona oggi, nulla quaestio. Succede spesso, però, che al momento del deposito della sentenza, sia o non sia l'imputato tossicodipendente in custodia cautelare per il titolo in questione, un progetto terapeutico non esiste tuttavia, quando, mesi o anni dopo, la sentenza diviene irrevocabile, il programma c'è , e c'è pure un soggetto nuovo, che magari quel programma che non aveva al momento del deposito della sentenza di condanna, lo ha già terminato quando la pena diviene eseguibile. Qui risulta estremamente difficile forzare la legge per arrivare a dire che il Pm deve o può astenersi dall'adottare l'ordine di esecuzione l'ordine di esecuzione va perciò emesso. Soccorre però la possibilità di immediata scarcerazione da parte del magistrato di sorveglianza in forza dell'articolo 4bis del novellato articolo 90 del Dpr 309/90. Per sentenza di condanna - è utile chiarire - si deve intendere la sentenza del giudice di merito Tribunale o Corte di appello che diviene irrevocabile le sentenze della Cassazione qui non vengono in rilievo perchè tecnicamente incompatibili con il meccanismo disegnato dalla nuova norma la Cassazione non condanna, ma lavora solo sulla sentenza impugnata la sentenza impugnata diviene irrevocabile e quindi eseguibile immediatamente dopo la lettura del dispositivo che rigetta il ricorso il deposito della motivazione non rileva . 4. VERIFICHE EX POST La legge assegna al Pm anche il compito di verificare se il tossicodipendente o l'alcooldipendente prosegua effettivamente il programma al fine dell'eventuale revoca della sospensione dell'esecuzione con conseguente incarcerazione del condannato . Per adempiere a questo servizio, ogni Procura potrebbe disporre che il SERT o la Comunità riferiscano che entro un certo periodo di tempo ad es., non meno di dieci giorni, perché è indispensabile una valutazione ponderata l'interruzione interruzione secca, ovviamente, e non semplice mutamento, adattamento o riformulazione del programma da parte dei soggetti nei confronti dei quali l'ordine di esecuzione è stato sospeso ai sensi del novellato articolo 656 Cpp. Potrebbe anche essere richiesta al SERT o alla Comunità , con scansione, ad es., semestrale, una relazione sull'andamento del programma per ogni soggetto interessato magari mutuando i criteri di comunicazione stabiliti dal modificato articolo 123 del Dpr 309/90 per le misure alternative ex articoli 90 e 94 . 5. REATI CRONOLOGICAMENTE INTERESSATI Il regime più rigoroso per i recidivi reiterati tossicodipendenti si applica comunque agli autori dei reati commessi dopo l'8 dicembre 2005. Qui, infatti, non si discute di semplici modifiche in pejus che secondo un certo orientamento giurisprudenziale possono essere applicate alle esecuzioni in corso alla data di entrata in vigore della legge che le introduce. Nel nostro caso è proprio la tecnica legislativa che preclude l'applicazione delle restrizioni in sede di esecuzione penale agli autori di reati commessi prima dell'entrata in vigore dell'ex Cirielli il giro di vite sui recidivi reiterati, infatti, è strettamente ancorato alla recidiva prevista dall'articolo 99, comma 4, del Cp , cioè alla nuova disciplina della recidiva reiterata, novellata dalla legge 251/2005. Essendo la nuova disciplina della recidiva peggiorativa rispetto a quella abrogata, e avendo la recidiva carattere di norma penale sostanziale, il nuovo articolo 99 del Cp potrà applicarsi solo ai fatti commessi dopo l'8 dicembre 2005 di conseguenza, anche le norme restrittive dell'esecuzione penale che dipendono dalla nuova recidiva potranno riguardare i soli reati commessi dopo l'8 dicembre 2005 mentre l'ampliamento da quattro a sei anni lavora da subito anche per i reati commessi in precedenza . * Magistrato