L'Albo dei promotori finanziari è riservato al giudice ordinario

Le controversie sulle cancellazioni, anche per motivi disciplinari, non spettano alla giustizia amministrativa

Promotori finanziari, per le controversie relative alla cancellazione dall'Albo si va dal giudice ordinario. Lo ha chiarito la prima sezione del Tar Lazio con la sentenza 3055/06 depositata lo scorso 2 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . I magistrati capitolini, dichiarando il proprio difetto di giurisdizione, hanno sostenuto che il giudizio concerne l'accertamento dei requisiti per l'iscrizione all'Albo unico dei promotori finanziari istituito ai sensi dell'articolo 5 comma 5 della legge 1/1991. Per cui, visto che in gioco non vi è alcun esercizio di attività amministrativa discrezionale, la controversia è devoluta all'Autorità giudiziaria ordinaria. Alla stessa conclusione, hanno aggiunto i giudici laziali, si deve giungere anche nell'ipotesi in cui il provvedimento sia stato adottato non nell'esercizio della funzione di tenuta dell'albo, bensì di quella disciplinare. In altri termini, ha chiarito il Tar, la scelta della sanzione per i promotori finanziari non tiene conto di interessi pubblici diversi, come quello generale del mercato, e non è quindi espressione di discrezionalità amministrativa. Infine, hanno concluso i magistrati amministrativi, non può ritenersi che tra le controversie relative alla vigilanza sul mercato mobiliare devolute dall'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, come riformulato dall'articolo 7 della legge 205/00, siano ricomprese nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo anche quelle relative alle opposizioni contro le sanzioni irrogate dalla Consob ai promotori finanziari. cri.cap

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 8 marzo-2 maggio 2006, n. 3055 Presidente de Lise - Relatore Martino Ricorrente Vitali Fatto e diritto 1. Il ricorrente espone di essere stato cancellato dall'Albo unico dei promotori finanziari sul duplice presupposto dell'omesso versamento del contributo annuo e della perdita dei requisiti per essere iscritto all'Albo, così come previsto dall'articolo 13, lettera c ed e del Regolamento Consob n. 5388/91. Deduce 1 Errore nei presupposti, difetto assoluto di istruttoria e travisamento dei fatti in quanto egli ha adempiuto nei termini alla richiesta della Commissione regionale per la Puglia di versamento del contributo e di invio dell'autocertificazione relativa alla permanenza dei requisiti per l'iscrizione all'Albo. Ad ogni buon conto, nessuna istruttoria è stata compiuta dalla Consob 2 Violazione dell'articolo 13, comma 1, lettera c ed e del Regolamento n. 5388/91. Violazione dell'articolo 5 della legge 1/1991 perché l'articolo 5 in epigrafe non prescrive alcun automatismo tra il mancato invio della documentazione attestante la permanenza dei requisiti e la cancellazione dall'Albo. Inoltre, egli ha regolarmente pagato il contributo dovuto 3 In via subordinata violazione degli articoli 16 e 17 del Regolamento n. 5388/91 in quanto le norme in epigrafe non contemplano, tra le sanzioni disciplinari, la cancellazione dell'Albo. Peraltro, nessun procedimento disciplinare è stato mai avviato nei confronti del ricorrente. Si è costituita, per resistere, l'Amministrazione intimata. Con ordinanza 1067/96 è stata accordata la tutela cautelare. Il ricorso è stato trattenuto per la decisione alla pubblica udienza del 8 marzo 2006. 2. Il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. La controversia all'esame del Collegio concerne l'accertamento della permanenza dei requisiti per l'iscrizione all'Albo unico dei promotori finanziari istituito ai sensi dell'articolo 5, comma 5, della legge 1/1991, ed è quindi devoluta, non venendo in rilievo l'esercizio di attività amministrativa discrezionale, all'Autorità giudiziaria ordinaria. A non diversa conclusione deve giungersi anche nell'ipotesi, nella fattispecie prospettata in via subordinata, secondo cui il provvedimento impugnato sia stato adottato non già nell'esercizio della funzione di tenuta dell'Albo, bensì di quella disciplinare. La giurisdizione in subiecta materia, infatti, secondo l'orientamento formulato dalle Su della Corte di cassazione, da cui questo Collegio non ha motivo di discostarsi, appartiene pur essa al giudice ordinario, sia sulla base delle norme applicabili ratione temporis alla fattispecie contenute nella cit. legge 1/1991 , sia di quelle successive, recate dal D.Lgs 415/96 e quindi dal D.Lgs 58/1998, con cui è stato approvato il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria ex multis Cassazione civile, Su, 9383/01 5994/03 1992/03 . In particolare, l'articolo 196, comma 3, del D.Lgs 58/1998 prevede che alle sanzioni irrogabili ai promotori finanziari si applicano le disposizioni contenute nella legge 689/81, ad eccezione dell'articolo 16. Il rinvio alla legge 689/81 comporta l'applicazione anche della normativa processuale da essa dettata e contenuta negli articoli 22 e 23, i quali prevedono che il giudizio di opposizione avverso l'atto che applica la sanzione si propone davanti al giudice ordinario e non davanti al giudice amministrativo. Tale conclusione, sostiene il supremo giudice della giurisdizione, poggia, innanzitutto, sul tenore letterale del terzo comma, che concerne genericamente le sanzioni previste dall'articolo e non le sole sanzioni pecuniarie, ed è confermata dalla considerazione sistematica che la scelta tra le quattro sanzioni comminate dall'articolo 196 del D.Lgs 58/1998 è effettuata dalla Consob in base alla gravità della violazione e tenuto conto dell'eventuale recidiva , sicché il contenuto del provvedimento sanzionatorio è correlato esclusivamente all'entità dell'illecito ascritto al promotore finanziario, sotto il profilo oggettivo ed anche soggettivo recidiva . In altri termini, la scelta della sanzione, secondo la espressa previsione normativa, non tiene conto di interessi pubblici diversi, come l'interesse generale del mercato, e non è perciò espressione di discrezionalità amministrativa. Il criterio legale che detta scelta deve seguire è soltanto la commisurazione della sanzione all'entità della violazione, conformemente al contenuto tipico di ogni potere punitivo, sia di tipo penale che di carattere amministrativo. L'orientamento della Corte regolatrice è stato pienamente condiviso dal Consiglio di Stato, il quale ha altresì precisato che l'applicazione della legge 689/81 a tutte la sanzioni che la Consob può infliggere ai promotori finanziari - e con essa delle norme che attribuiscono al giudice ordinario la tutela giurisdizionale nei confronti di tutti i provvedimenti sanzionatori, non solo a carattere pecuniario - era già implicitamente disposta dall'articolo 45 D.Lgs 415/96, ed altrettanto avveniva con riferimento alla legge 1/1991 CdS, Sezione sesta, 4148/02 . In particolare, l'articolo 5, comma 9, della cit. legge 1/1991, disponeva espressamente l' inapplicabilità dell'articolo 16 e dell'articolo 26 della legge 689/81, e quindi, implicitamente, sanciva l'applicabilità delle altre disposizioni della stessa legge alle sanzioni comminate ai promotori finanziari cfr. Cassazione, Su, 9383/01 cit. . Per completezza, va soggiunto che nemmeno può ritenersi che tra le controversie in materia di vigilanza sul mercato mobiliare, devolute dall'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, come riformulato dall'articolo 7 della legge 205/00, alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, siano ricomprese anche quelle relative alle opposizioni avverso le sanzioni irrogate dalla CONSOB ai promotori finanziari cfr. Cassazione civile, Su, 13703/04 . In proposito, è stato in particolare rilevato che l'articolo 196 del D.Lgs 58/1998 - e le norme precedenti di analogo tenore, contenute nel D.Lgs 415/96 e nella legge 1/1991 - rivestono carattere di specialità rispetto alla disposizione contenuta nell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, che delinea, in via generale, i rapporti tra la giurisdizione del giudice ordinario e del giudice amministrativo. Le novità contenute nell'articolo 7 della legge 205/00, che ha sostituito il testo originario dell'articolo 33 del D.Lgs 80/1998, non giustificano l'abbandono di tale orientamento, trattandosi di modifiche apportate al fine di eliminare il dubbio che l'intero settore delle attività relative al mercato mobiliare fosse stato ricompreso nella nozione di servizio pubblico e, come tale, devoluto alla giurisdizione del giudice amministrativo. Per tutto quanto appena argomentato, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. 3. Sussistono giuste ragioni, attesa la peculiarità della fattispecie, per disporre la compensazione delle spese del giudizio tra le parti. PQM Il Tar del Lazio, sede di Roma, Sezione prima, definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in premessa, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. 3