Il figlio ""stressato"" può essere allontanato in nome della pace familiare

Il giudice ordina al ragazzo pomo della discordia di andare a vivere altrove a patto che i genitori pensino a tutto, spese universitarie comprese

Per il figlio stressato che rende invivibile la vita familiare può scattare l'allontanamento assistito . Cioè, ai fini di una pacifica convivenza domestica al ragazzo o alla ragazza viene ordinato di andare a vivere altrove, fermo restando che i genitori si fanno carico di tutto, mantenimento e spese universitarie comprese. È quanto emerge dalla sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Messina, depositata il 24 settembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare i giudici siciliani, nel ricordare le caratteristiche di questo particolare strumento previsto dall'articolo 342bis Cc a tutela della serenità familiare, sottolineano la possibilità di poterlo utilizzare non solo, come di solito avviene, nei confronti del coniuge o convivente more uxorio ma di qualsiasi componente del nucleo familiare La violazione delle regole di comportamento familiare - si legge nella sentenza - è il presupposto dell'ordine di protezione, la cui prima finalità è quella di vietare comportamenti non rispettosi del diritto dei conviventi alla serenità familiare e di riaffermare la norma . Non a caso esso si rivolge prevalentemente a soggetti socialmente ben inseriti e stimati dalla comunità, ma che non riescono a tenere lo stesso comportamento osservante in famiglia. La famiglia è infatti spesso intesa malintesa come il luogo ove non valgono le stesse regole che regolano i rapporti con i consociati, e dove il comportamento antigiuridico può impunemente sfuggire al controllo della autorità giudiziaria .

Tribunale di Messina - Sezione prima civile - sentenza 24 settembre 2005 Giudice Russo G. D. ha chiesto a questo Tribunale l'allontanamento da casa, ex articolo 342bis Cc, della figlia maggiorenne G. O., assumendo che quest'ultima tiene un comportamento pregiudizievole per la integrità fisica e morale di esso ricorrente e del figlio minorenne M.- G. O. pur non costituendosi a mezzo legale è comparsa personalmente, è stata ascoltata ed ha parzialmente ammesso gli addebiti parlando di reazioni eccessive , di psicoterapie più volte iniziate ed interrotte ed ha allegato una serie di motivi di opportunità per i quali preferirebbe non allontanarsi da casa. Giova premettere che la richiesta del padre, consapevole che la figlia pur se maggiorenne non ha una sua autonomia economica e personale, è quella di un allontanamento assistito la giovane potrebbe vivere in un piccolo appartamento, nello stesso stabile ove abita una parente con la quale ha un buon rapporto, ed il padre si farebbe carico del suo mantenimento e delle spese universitarie. L'audizione degli informatori ha sostanzialmente confermato i fatti esposti in ricorso non di reazioni eccessive si tratta ma di veri e propri episodi di aggressività fisica e verbale verso il padre, che il fratello M. definisce scenate che mi mettono molta ansia la collaboratrice domestica riferisce che il comportamento severo del padre dà luogo ad una spirale di aggressività verbale e fisica da parte della ragazza e che in tali occasioni liti furibonde il minore M. si chiude nella sua stanza mettendo la musica a tutto volume per non sentire. Sebbene gli informatori non abbiano raccontato i singoli episodi così dettagliatamente come sono descritti nel ricorso introduttivo atti di aggressione e di autolesionismo, minacce, reiterati interventi della polizia hanno chiaramente indicato la persistenza delle condotte, acuite nell'ultimo anno ciò connota di gravità il comportamento della G. in quanto la stessa reiterazione di atti di aggressività è idonea ad arrecare nel tempo una rilevante lesione a beni giuridici fondamentali quali la dignità delle persone, la serenità della vita familiare, la funzione di giuda e di indirizzo che spetta ai genitori nei confronti dei figli. Quanto sopra è sufficiente all'accoglimento del ricorso, atteso che è stato tenuto un comportamento contrario alle norme della pacifica convivenza che regolano ogni comunità, anche quella familiare, che l'assenza di freni inibitori non appare collegata ad uno stato di incapacità di intendere e di volere la giovane è una brillante studentessa e che gli altri componenti della famiglia risentono pregiudizio fisico e morale dalle condotte intemperanti della ragazza. Tuttavia vale la pena di esaminare anche i motivi di opportunità sollevati dalla giovane in occasione di uno di questi episodi esposti nel ricorso, O. G. è stata accompagnata, in data 15 giugno 2004, al Pronto Soccorso, ove le è stato diagnosticato disturbo dell'adattamento con ansia v. certificato in atti . Invero la diagnosi è stata redatta a seguito di una sommaria vista di pronto soccorso, ma comunque è indicativa di una alterazione dei comportamenti, anche se non viene specificato quale sarebbe il fattore stressante al quale la G. non si adatta e segnatamente se il fattore stressante è il difficile rapporto con il padre. Deve notarsi che uno dei possibili sottotipi del disturbo dell'adattamento è proprio quello caratterizzato dalla alterazione della condotta con violazione dei diritti degli altri e delle norme o regole della società appropriate per l'età adulta DSM IV pag. 682 Questa situazione è stata notata e descritta in termini certamente non scientifici ma molto efficaci dalla collaboratrice domestica della famiglia, la quale riferisce che il padre adotta un sistema educativo improntato a rigore, che la figlia cerca con lui il dialogo in momenti inopportuni e lo sfugge invece quando il padre si dichiara disponibile da qui le reazioni turbolente della figlia ed il disagio familiare che esse determinano. La violazione delle regole di comportamento familiare è invero il presupposto per rendere l'ordine di protezione, la cui prima finalità è quella di vietare comportamenti non rispettosi del diritto dei conviventi alla serenità familiare e di riaffermare la norma non a caso esso si rivolge prevalentemente a soggetti socialmente ben inseriti e stimati dalla comunità, ma che non riescono a tenere lo stesso comportamento osservante in famiglia. La famiglia è infatti spesso intesa malintesa come il luogo ove non valgono le stesse regole che regolano i rapporti con i consociati, e dove il comportamento antigiuridico può impunemente sfuggire al controllo della autorità giudiziaria. Ma così non è, come peraltro conferma il recente orientamento della Sc in materia di responsabilità civile per violazione dei doveri ex articolo 143 Cc Cassazione 9801/05 e se può esservi una valutazione di opportunità nel sottrarre -finché è possibilela condotta antigiuridica del familiare alla sanzione penale, non vi è motivo per non adottare gli strumenti di tutela che il codice civile predispone e di imporre la cessazione della condotta pregiudizievole, in questo caso di richiamare la G. al dovere di rispettare le regole che sono proprie della età adulta, prima di esse quella di contenere la rabbia, la frustrazione e la delusione e di non consentire a se stessa di trascendere in reazioni eccessive . Questo giudice è consapevole che la giovane G. ha vissuto esperienze dolorose, che possono segnare l'animo ed il carattere ciononostante il diritto della giovane di essere compresa, aiutata e se necessario curata -attività tutte che spettano ad altri soggettiva contemperato con il diritto dei familiari a non subire la condotta pregiudizievole. L'ordine di protezione deve essere però in questo caso calibrato nei suoi contenuti alla peculiarità della fattispecie esso non comporta infatti il venire meno dei doveri paterni e cioè di provvedere al mantenimento, alla educazione ed istruzione della figlia. Di questo il ricorrente è consapevole ed offre assegno di mantenimento, nella misura ritenuta equa dal Tribunale, e di sostenere le spese universitarie. La lettera della legge prevede che venga disposto un assegno periodico a favore delle persone conviventi che per effetto dei provvedimenti di cui al primo comma l'ordine di allontanamento rimangono prive di mezzi adeguati ed è evidente che il caso standard è costituito, anche nella prassi di questo ufficio, dall'allontanamento del soggetto percettore di reddito ad esempio il coniuge o il convivente more uxorio tuttavia poiché la legge consente di allontanare dal domicilio domestico non solo il coniuge ma anche altri componente del nucleo familiare articolo 5 legge 145/01 deve prendersi in considerazione l'ipotesi che per effetto dell'ordine di protezione rimanga privo di mezzi adeguati proprio il soggetto allontanato. In effetti scopo della norma non è quello di tutelare economicamente chi resta nella casa familiare bensì è quello di evitare che la momentanea separazione dei componenti familiari, determinata dal provvedimento giudiziale, lasci uno o più di loro privi di mezzi e pertanto nulla osta a che l'assegno periodico venga riconosciuto in favore del soggetto allontanato se privo di reddito o altre risorse economiche. Nella specie oltre al contributo fisso il padre dovrà comunque farsi carico delle spese di istruzione tasse universitarie ed acquisto libri e, ove la giovane non venga -come appare però scontatoospitata dalla zia, delle esigenze di dignitoso alloggio e questo oltre che ai sensi dell'articolo 342ter comma II Cc ed in virtù del provvedimento oggi reso, anche in adempimento dei doveri ex articolo 148 Cc Il contributo fisso appare equo determinarlo, tenuto conto del reddito dichiarato e delle esigenze dei familiari, in euro 350,00 mensili, con decorrenza dal mese di ottobre e in caso di esecuzione immediata dell'ordine in euro 100,00 per l'ultima settimana di settembre. Inoltre la natura interinale e provvisoria dell'ordine di protezione impone di avviare, in conformità a quanto auspicato da entrambe le parti, un programma di recupero della normalità familiare a questo fine O. G. si è impegnata a seguire una terapia presso il Centro di Salute Mentale della Ausl di Messina ed ha iniziato alcuni colloqui con la dott. ssa A. La terapia non può però essere imposta da un provvedimento del giudice, tanto per la necessità di rispettare la libertà dell'individuo, il quale ben può scegliere di non curarsi purché però non arrechi danno agli altri, tanto per la inutilità di un siffatto provvedimento, dal momento che la psicoterapia presuppone la volontà collaborativa del paziente. Devono però essere interessati al caso i Servizi Sociali ed i competenti Servizi della Ausl 5, e cioè lo stesso Centro di Salute Mentale presso il quale la giovane già si reca, perché venga offerto un adeguato supporto terapeutico o di mediazione secondo le necessità effettive del caso, al fine di elaborare un programma di aiuto alla famiglia che consenta il recupero di un sereno rapporto e la ripresa della convivenza alla scadenza dell'ordine di protezione PQM Visti gli articolo 342bis e 342ter Cc Ordina a G. O. nata a Messina il 21 febbraio 1987 la immediata cessazione della condotta pregiudizievole descritta in ricorso. Ordina a G. O. di allontanarsi per la durata di mesi tre dalla casa familiare sita in Messina viale XX. Pone obbligo a G. D. di versare a G. O. per la durata dell'ordine di protezione assegno mensile di euro 350,00 con decorrenza dal mese di ottobre 2005 e in caso di esecuzione immediata dell'ordine in euro 100,00 per l'ultima settimana di settembre e di sostenere le spese universitarie e di acquisto testi didattici, nonché, nel caso in cui la figlia non venga ospitata nell'appartamento sito in Messina vill. xx, di provvedere alle sue esigenze abitative. Dispone l'intervento della Istituzione Servizi Sociali del Comune di Messina e del Centro di Salute Mentale della Ausl 5 al fine di avviare un programma di recupero della normale convivenza familiare. Stabilisce la durata del presente ordine di protezione in mesi tre dal giorno di avvenuta esecuzione dello stesso. Dispone che in caso di non spontanea ottemperanza di quanto sopra disposto intervenga nella fase esecutiva a richiesta delle parti la Polizia di Stato, Questura di Messina sezione minori e famiglia. Si comunichi il dispositivo della presente ordinanza, a cura della Cancelleria, al procuratore costituito, alla Istituzione Servizi Sociali del Comune di Messina, al Centro di Salute Mentale della Ausl 5 all'attenzione della dott.ssa A , alla Polizia di Stato, Questura di Messina sezione minori e famiglia. Si autorizza G. O. ad estrarre copia integrale del provvedimento, con certificazione di conformità all'originale, avvisandola che l'elusione del presente provvedimento è punita ai sensi dell'articolo 388 del codice penale e che il provvedimento è reclamabile ai sensi dell'articolo 739 Cpc. TRIBUNALE DI MESSINA Pagina 2 di 4