Lotterie, se il codice è sbagliato è inutile grattare

Il numero di serie del biglietto vincente deve corrispondere a quello dell'elenco del ministero. E in caso di errore di stampa sul cartoncino vale naturalmente la parola delle Finanze e non si vince nulla

Lotterie, gratti ma non vinci anche se trovi la combinazione vincente. Infatti, il giocatore non ha diritto al premio se il biglietto non corrisponde, per un errore di stampa, al numero di serie previsto nella lista presso il ministero delle Finanze. Se proprio gli va bene può avere il risarcimento del danno e cioè la somma pagata per il biglietto stesso. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza 20958/06 leggibile tra gli allegati, oltre a lasciare perplessa la giocatrice cui ha dato torto, lascerà la bocca amara a molti aspiranti miliardari. La lotteria era quella del sette e vinci istituita con un decreto del ministero delle Finanze nel 1996. La vincita? Quasi cento milioni delle vecchie lire. La giocatrice si era rivolto al dicastero per la ricossione ma aveva ottenuto solo un rifiuto. Il motivo era un errore di stampa per cui i biglietti recanti la combinazione vincente, gli aveva risposto il dicastero, non figuravano nella lista di quelli vincenti, trattenuta presso il poligrafico. Rivoltasi al tribunale la donna aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento della somma. Di fronte alla Corte d'appello, la decisione era stata annullata. Così la giocatrice si è rivolta alla Suprema corte. Ma i giudici di Palazzaccio hanno ritenuto la decisione della Corte territoriale corretta e hanno respinto il suo ricorso. L'esistenza di un codice di validazione , si legge nelle motivazioni, per determinare la validità del biglietto, comporta che i biglietti vincenti siano preindividuati da parte dell'amministrazione e che la validità di tale biglietto sussiste solo nel caso in cui il biglietto con una combinazione vincente risulti tra quelli di cui al criterio programmato . Di queste condizioni, inoltre, i giocatori sono messi al corrente con l'affissione del regolamento nelle tabaccherie. In sostanza, hanno messo nero su bianco i giudici di legittimità, il fatto che sul biglietto risulti una combinazione vincente non comporta di per sé la vincita del premio, ove lo stesso non risulti tra quelli di cui al criterio programmatico . Il ristoro per l'aspirazione tradita? Il costo del biglietto o eventuali altri danni debitamente provati. Siamo di fronte, infatti, a un inadempimento contrattuale dell'amministrazione per essersi il giocatore trovato in possesso di un biglietto che pur presentando una combinazione vincente, non rientra fra quelli prederminati . deb.alb.

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 6 luglio-27 settembre 2006, n. 20958 Presidente Vittoria - Relatore Federico Pm Sorrentino - conforme - Ricorrente Gherardi - Controricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo In data 5 dicembre 1997 il Presidente del Tribunale di Brescia emetteva decreto ingiuntivo con cui ingiungeva al ministero delle Finanze - Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato di pagare a Gherardi Patrizia la somma di lire 90.000.000, oltre interessi e spese, credito derivante dalla vincita dalla medesima conseguita a seguito dell'acquisto di tre biglietti della lotteria istantanea Sette e vinci . Avverso tale decreto proponeva opposizione il Ministero, eccependo che i biglietti in questione erano solo apparentemente vincenti. L'opposta si costituiva, contestando la fondatezza dell'opposizione. Con sentenza depositata il 16 marzo 2000 il Tribunale, in accoglimento dell'opposizione, revocava l'opposto decreto ingiuntivo. Avverso tale sentenza proponeva appello la Gherardi, mentre il ministero delle Finanze si costituiva in giudizio resistendo al gravame. Con sentenza depositata il 28 giugno 2002 la Corte di appello di Milano rigettava l'appello. Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Gherardi, affidandosi a sei motivi e depositando anche una memoria, mentre il ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato hanno resistito al gravame mediante controricorso. Motivi della decisione Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli articoli 163 comma 111, 164, 167 e 645 Cpc, ed omessa, insufficiente e contraddittorla motivazione sui punti in questione, attesa la nullità dell'atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo per mancata esposizione in modo chiaro e compiuto sia del petitum che della causa petendi . Con il secondo motivo lamenta la violazione degli articoli 1935, 1341, 1362 e segg. e 1421 Cc, degli articoli 1-5 Dm 183/91 e 2, 4, 5, 6 e 8 decr. Min. Fin. 19 gennaio 1996, ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sui punti in oggetto, non avendo la Corte territoriale spiegato le ragioni per cui abbia individuato la lex contractus nel citato Dm 19 gennaio 1996, anziché nelle norme civilistiche in materia, né illustrato i canoni ermeneutici seguiti nel procedimento di interpretazione ovvero le ragioni per cui siano stati disattesi quei criteri interpretativi secondo la lettera del contratto, secondo buona fede e contro l'autore della clausola che l'inquadramento adottato avrebbe imposto. Con il terzo motivo lamenta la violazione degli articoli 2697-2699 e segg.-2727 e segg. Cc, 246 Cpc e 8 decr. 19 gennaio 1996, non avendo l'Amministrazione resistente provato l'esistenza di una lista di biglietti di matrice antecedente alla vincita della ricorrente, la mancata inclusione in tale lista dei biglietti azionati dalla medesima e l'errore di stampa che avrebbe determinato tale situazione, né l'adempimento del l'obbligazione di portare a conoscenza del pubblico il regolamento di gioco. Con il quarto motivo lamenta la violazione degli articoli 1-5 Dm n. 183/91 e 2-4-5-6-8 decr. 19 gennaio 1996, avendo la Corte di merito erroneamente ritenuto che il codice VIRN o codice di validazione secondo la dicitura dell'articolo 2 Dm sopra citato non fosse predisposto per il mero controllo di autenticità del biglietto vincente, bensì quale requisito di validità del biglietto . Con il quinto motivo denuncia ancora la violazione dell'articolo 5 Dm 183/91, ed omessa, insuffIciente e contraddittoria motivazione sul punto in questione, avendo la Corte territoriale completamente omesso di esaminare il problema della tempestività della contestazione, da parte della Pa, del biglietto vincente. Con il sesto motivo denuncia infine la violazione degli articoli 1935-1428 e segg. Cc, ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sui punti relativi, dovendosi escludere che l'indicazione del montepremi costituisca presupposto del diritto a riscuotere la vincita. 1. Il primo motivo non è fondato. Ed invero, la Corte di merito ha spiegato, con motivazione assolutamente adeguata ed immune da vizi logici ed errori giuridici, le ragioni in forza delle quali ha ritenuto correttamente che nel caso di specie non sussistesse la denunciata nullità dell'atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo ex articolo 164 comma 4 Cpc, per l'asserito difetto o assoluta incertezza in ordine all'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, requisito, quest'ultimo, prescritto dall'articolo 163 comma 3 n. 4 Cpc. La sentenza impugnata ha evidenziato, infatti, come le norme in questione debbano applicarsi, nell'ipotesi di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, in modo tale da tener conto della circostanza che l'attore in realtà non propone alcuna domanda intesa come rivendicazione a sé di un bene della vita, ma semplice mente contrasta la domanda avversariamente proposta dal ricorrente in via monitoria ed accolta nel decreto ingiuntivo, per cui la sua posizione va assimilata in concreto a quella del convenuto in senso sostanziale, ed ha rilevato, quindi, in conformità a tale premessa, come la Pa appellata, avendo l'onere di esporre tutte le sue difese e prendere posizione sui fatti posti da controparte attore in senso sostanziale , avesse correttamente indicato le ragioni che si opponevano al pagamento delle vincite in favore di chi assumeva esserne creditore. 2. Gli altri motivi possono esaminarsi congiuntamente, essendo strettamente connessi, e vanno anch'essi ritenuti infondati per le ragioni di seguito esposte, che valgono, altresì, quale integrazione della sentenza gravata articolo 384 comma 2 Cpc . 2.1. Anzitutto si deve osservare che anche la lotteria istantanea va ricondotta nel contratto di lotteria di cui all'articolo 1935 Cc, così come ha correttamente ritenuto la sentenza impugnata. La specificità di tale lotteria consiste nel fatto che la vincita non è subordinata, come nelle lotterie tradizionali, all'evento futuro ed incerto dell'estrazione del numero del biglietto vincente. A fronte della prestazione del giocatore, l'Amministrazione finanziaria si impegna a mettere a disposizione un determinato montepremi, suddiviso in un numero prefissato di vincite, che non vengono attribuite l'a posteriori , dopo la vendita dei biglietti, ma sono predeterminate a monte - prima dell'immissione dei biglietti stessi nel circuito di vendita - attraverso l'inserimento casuale, nei lotti diffusi sul mercato, dei tagliandi vincenti, restando celata la possibilità per gli acquirenti e per gli altri soggetti, di scoprire anzitempo la natura vincente o meno del biglietto. 2.2. Occorre a questo punto ricordare che il biglietto di questa lotteria, come le ricevute di tutte le altre lotterie, non è riconducibile tra i titoli di credito ex articolo 1992 Cc, perché non dotato dei requisiti di letteralità ed autonomia che connotano i predetti titoli esso, valendo ad attestare la giocata del possessore, cui pagare la vincita, costituisce titolo di legittimazione in senso ampio, ai sensi dell'articolo 2002 Cc, cioè documento atto ad individuare l'avente diritto alla prestazione e quindi idoneo, per un verso, a liberare il debitore che paga in buona fede al possessore e, per l'altro verso, a legittimare il possessore della ricevuta a richiedere il pagamento della vincita, non incorporando il diritto indicato Cassazione 351/02 11924/93 . In altri termini, il giocatore ha diritto ad ottenere la prestazione costituente la vincita, non perché essa è contenuta nel biglietto, che sotto questo profilo non gode di alcuna caratteristica di autonomia ed astrazione, ma perché le regole del contratto di lotteria poste in essere gliela attribuiscono in presenza di determinate condizioni, anche estranee al biglietto stesso. Da ciò consegue che è fondamentale, al fine di stabilire se sia maturato il diritto ad ottenere detta prestazione della vincita, esaminare la normativa delle lotterie istantanee e, quindi, la regolamentazione particolare di quella in questione. 2.3. L'articolo 6 della legge 62/1990 statuisce che il ministro delle Finanze è autorizzato ad istituire, con proprio decreto, le lotterie nazionali ad estrazione istantanea, previa adozione di idoneo regolamento da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge . L'articolo 1 del regolamento emesso con Dm 183/91 statuisce che Nelle lotterie nazionali ad estrazione istantanea i partecipanti possono immediatamente conoscere la vincita attraverso l'acquisto di un biglietto sul quale è stato in precedenza impresso, e celato ad ogni forma di possibile evidenza o ricognizione esplorativa, il risultato di una combinazione casuale di vincita . Il successivo articolo 3 statuisce che I decreti del ministro delle Finanze, di cui all'articolo 6 della legge 62/1990 stabiliscono i criteri e le modalità di effettuazione di ogni lotteria nazionale ad estrazione istantanea. Con gli stessi decreti saranno determinate le caratteristiche ed i valori di vendita di ciascun biglietto, nonché il numero dei biglietti vendibili e la quota del ricavato da destinare ai vincitori di ciascun premio, secondo un programma correlato alle singole combinazioni vincenti . L'articolo 5 dello stesso regolamento statuisce al comma 3, per pagamenti di vincite superiori a lire 1 milione, che., il pagamento va richiesto all'Amministrazione autonoma dei Monopoli di stato che deve comunque effettuarlo entro trenta giorni dalla presentazione del biglietto vincente, salvo esito negativo del controllo di autenticità da effettuarsi, a richiesta dell' Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, dall'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, come per le lotterie nazionali di cui all'articolo 1 della legge 62/1990 . in applicazione della suddetta normativa si pone il decreto ministeriale istitutivo della lotteria istantanea sette e vinci , nella specie il Dm 19 gennaio 1996. 2.4. come ha esattamente ritenuto sul punto la Corte territoriale, nell'ambito del contratto di lotteria con il singolo giocatore tale decreto ministeriale rappresenta il regolamento contrattuale di formazione non pattizia, ma unilaterale, che costituisce la regola contrattuale v. Cassazione 1424/69, in tema di natura contrattuale dei regolamenti di lotterie connesse a pronostici sportivi Cassazione 2194/77 . Esso deve ritenersi noto ed accettato dai singoli giocatori-contraenti, sia pure implicitamente con l'acquisto del biglietto, in quanto il decreto è affisso nei luoghi di vendita dei biglietti stessi, come disposto dall'articolo 7 del Dm 183/91. Si rileva che la ricorrente ha contestato, con il secondo motivo di ricorso, che la Corte di merito non abbia spiegato i motivi per i quali il Dm 19 gennaio 1996 sia stato individuato quale lex contractus ma, a prescindere dal fatto che la sentenza gravata ha congruamente chiarito tali ragioni v. le specifiche considerazioni sul punto in questione alle pagg. 17-16 della sentenza stessa , precisando che Il concorrente, quindi, versato il prezzo di quest'ultimo il biglietto , conclude un contratto bilaterale con l'Amministrazione che ha istituito la lotteria, dalla quale ha diritto di pretendere le prestazioni che sono esplicitate e regolamentate nel decreto istitutivo del la lotteria stessa , osserva il Collegio che è proprio invece la parte ricorrente che apoditticamente critica la scelta di tale lex contractus , senza minimamente precisare le ragioni per le quali questa scelta sarebbe erronea ed illegittima, così come non risultano specificati dalla ricorrente quei punti della sentenza impugnata nei quali, a suo dire, sarebbero stati disattesi i criteri interpretativi dettati dagli articoli 1362, 1366 e 1370 Ccomma .5. Così inquadrato il rapporto contrattuale inter partes, va innanzitutto disattesa la doglianza della ricorrente formulata con il terzo motivo di ricorso , secondo cui l'Amministrazione non avrebbe fornito alcun idoneo elemento di prova da cui desumere l'esattezza degli accertamenti dalla medesima effettuati in ordine all'errore di stampa per cui i biglietti della lotteria acquistati dall'odierna ricorrente e recanti la combinazione vincente non figuravano nella lista di quelli vincenti trattenuta presso il Poligrafico. Sul punto vanno pienamente condivise tutte le considerazioni ed argomentazioni svolte dalla Corte di merito alle pagine 15-16 della sentenza gravata, laddove in particolare si fa riferimento ai documenti provenienti da Poligrafico e Zecca dello Stato, da cui risultano i numeri VIRN dei biglietti vincenti tutti i premi di valore superiore, ed a quelli del 1 'Amministrazione delle Finanze, da cui si evince invece l'avvenuto pagamento di tali premi a persone diverse dalla ricorrente, ma che avevano presentato biglietti recanti non solo le combinazioni vincenti, ma anche i numeri di validazione corrispondenti a quelli inseriti nella lista del Poligrafico, nonché alla loro inoppugnabile veridicità, in quanto provenienti da pubblici uffici. 2.6. Va altresì disattesa l'ulteriore doglianza formulata con il quinto motivo del ricorso , secondo cui l'Amministrazione sarebbe decaduta dalla possibilità di contestazione della vincita, essendo tale contestazione avvenuta oltre i trenta giorni dalla presentazione del biglietto vincente. Infatti, in primo luogo, il termine di trenta giorni posto dal suddetto articolo 5 del regolamento per il pagamento della vincita indica solo entro quale termine tale pagamento è esigibile, ma non determina alcuna decadenza a carico del 1 'Amministrazione il mancato pagamento del biglietto vincente entro il termine suddetto comporta solo che l'Amministrazione è inadempiente, ma non anche che è decaduta dalle possibili eccezioni che le competono sulla base del contratto di lotteria . Inoltre il presupposto del pagamento è, appunto, che sia stata realizzata una vincita, mentre proprio questo è il vero punto controverso, oggetto della presente causa. Risulta, quindi, fondamentale, al fine di decidere tale questione,accertare quando la regolamentazione prevista per questa specifica lotteria ritenga che si siano verificate le condizioni contrattuali sulla base delle quali il giocatore possa pretendere il pagamento della vincita. Alla luce di quanto in precedenza osservato deve, dunque, escludersi altresì che la sentenza impugnata abbia omesso di motivare sul punto in oggetto, essendo tale motivazione implicitamente compresa in quella parte del ragionamento logico-argomentativo della sentenza gravata in cui viene escluso che nel caso di specie sia stata realizzata una vincita. 2.7. Rileva questo Collegio che la Corte di merito, esaminando gli articoli del Dm 19 gennaio 1996, ha ritenuto che dall' interpretazione degli articoli 2 e 5 di esso risulta che l'Amministrazione si è impegnata a pagare un montepremi di lire 34.200.000.000, da suddividere in sette diverse categorie e da inserire nei biglietti venduti, se il giocatore avesse acquistato non solo un biglietto contenente la combinazione vincente, ma che lo stesso Dresentasse un codice di validazione corrispondente ai codici segreti preindividuati. Questa interpretazione del Dm da parte della Corte territoriale concretizza, a parere della ricorrente, la violazione degli articoli 1-5 del Dm 183/91 v. quarto motivo del ricorso . Sotto questo profilo va anzitutto osservato che, mentre tale ultimo decreto ministeriale costituisce il regolamento di cui all'articolo 6 legge 26/1992, ed ha natura normativa, non altrettanto può dirsi del Dm 19 gennaio 1996, istitutivo della lotteria sette e vinci . Come è noto, i caratteri che, sul piano del contenuto sostanziale, valgono a differenziare i regolamenti dagli atti e provvedimenti amministrativi generali, vanno individuati in ciò, che quest'ultimi costituiscono espressione di una semplice potestà amministrativa e sono diretti alla cura concreta di interessi pubblici, con effetti diretti nei confronti di una pluralità di destinatari non necessariamente determinati nel provvedimento, ma determinabili i regolamenti, invece, sono espressione di una potestà normativa attribuita all' Amministrazione, secondaria rispetto alla potestà legislativa, e disciplinano in astratto tipi di rapporti giuridici mediante una regolazione attuativa o integrativa della legge, ma ugualmente innovativa rispetto all'ordinamento giuridico esistente, con precetti che presentano appunto i caratteri della generalità e dell'astrattezza, intesi essenzialmente come ripetibilità nel tempo dell'applicazione delle norme e non determinabilità dei soggetti cui si riferiscono. Inoltre, ai sensi dell'articolo 17 legge 400/88, l'esercizio della potestà normativa attribuita all'esecutivo, quando sia necessario e consentito, deve svolgersi con l'osservanza di u particolare modello procedimentale, secondo cui per i regolamenti di competenza ministeriale sono richiesti il parere del Consiglio di Stato, la preventiva comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, il visto e la pubblicazione nella G.U. Cassazione Su 10124/94 . 2.8. Ne consegue che, mentre il decreto n. 183191, adottato con il procedimento di cui all'articolo 17 legge 400/98, costituisce, a norma dell'articolo 1 delle preleggi, sia sotto il profilo formale che sostanziale, una fonte del diritto, non altrettanto può dirsi del Dm 19 gennaio 1996 che, come detto, contiene la regolamentazione negoziale, predisposta unilateralmente, della lotteria in questione, e quindi costituisce un atto non normativo, ma di negoziazione pubblico-amministrativa v. Cassazione 16142/02 . Questo decreto ministeriale è stato emesso dall'Amministrazione proprio in attuazione della normativa posta dal Dm 183/91. Ciò comporta che non possa trovare ingresso la censura di violazione o erronea applicazione degli articoli 2-4-5-6-8 del Dm 19 gennaio 1996, attesa la natura non normativa di tale decreto, ove con essa si intenda far valere una violazione di norme di diritto. Diverso è il problema se si accede all'interpretazione del motivo del ricorso, inteso come censura dell'attività ermeneutica compiuta dal giudice di merito relativamente a tali norme contrattuali dello specifico contratto di lotteria posto in essere nella fattispecie. L'interpretazione del decreto ministeriale in questione, che costituisce un atto non normativo, va condotta non in base ai criteri ermeneutica dettati dall'articolo 12 delle preleggi, ma secondo le regole legali di ermeneutica contrattuale, applicabili anche agli atti amministrativi, pur se con gli adattamenti imposti dalla natura di tali atti. Pertanto, è incensurabile in sede di legittimità, ove immune da violazioni delle predette regole di ermeneutica contrattuale e sorretta da motivazione esente da vizi, l'interpretazione del Dm suddetto cfr. Cassazione 16142/02 15480/99 8057/92 . Sotto questo profilo vanno in questa sede richiamate le considerazioni che sono state già svolte al paragrafo 2.4. in ordine alla genericità ed indeterminatezza delle censure riguardanti l'asserita violazione dei principi ermeneutica previsti dagli articoli 1362-1366 e 1370 Cc mentre, sotto il profilo motivazionale, va rilevato che la sentenza impugnata ha interpretato il regolamento in questione attraverso l'esame sistematico delle diverse disposizioni contenute nel decreto. Essa ha osservato, anzitutto, che l'Amministrazione dei Monopoli si è impegnata a mettere a disposizione premi per un totale di lire 34.200.000.000, suddivisi in sette diverse categorie di valore 10 da lire 100 milioni, 10 da lire 30 milioni e così via che l'articolo 4 dispone che l'acquirente ha la possibilità di conoscere immediatamente la vincita raschiando l'area di gioco stampata sul biglietto, ma che l'articolo 6 dispone, a pena di nullità della vincita, che i biglietti vincenti devono riportare integro il rettangolo di vernice che occulta il numero di validazione che questa disposizione rende evidente che, al fine di riscuotere il premio, non è sufficiente che si verifichi il caso di vincita e cioè la combinazione vincente, ma è necessario che il biglietto sia valido , e cioè che corrisponda ad uno di quelli prescelti come vincenti, prima dell'immissione nel circuito di vendita. Tale motivazione è immune da vizi logici né costituisce violazione degli articoli 1-5 del Dm 183/91, 6 della legge 62/1990 e 39 comma 2 del Rdl 1933/38. 2.9. Ed invero, il codice di validazione e non di autenticità non può ritenersi predisposto solo per combattere le contraffazioni, giacché, da una parte, queste ben possono investire anche lo stesso codice e, dall'altra, esse sono individuabili anche con altri criteri vedasi la materia dei falsi in banconote . Inoltre, essendosi l'Amministrazione impegnata con il regolamento negoziale costituito dal Dm portato a conoscenza dei giocatori al pagamento di un certo numero di premi - in caso di vincita - sino al raggiungimento del montepremi prefissato, essa è anzitutto obbligata fino a quel limite con un numero ben individuato di premi per ognuna delle combinazioni vincenti salvo poi vedere a quali giocatori -vincenti essi dovevano essere corrisposti . 2.10. Il problema che si pone è se tale tetto di obbligazioni, costituito dal montepremi e dal numero ben individuato di premi in cui esso di suddivideva, integra una violazione della legge 62/1992, istitutiva delle lotterie istantanee e degli articoli 1-4 e 5 del Dm 183/91, che a tali montepremi e numero predefinito di premi non fanno riferimento. Ritiene questa Corte che la predeterminazione di un premio, che costituisca il limite dell' obbligazione di pagamento per il gestore della lotteria, rappresenta un elemento connaturale delle lotterie autorizzate, come risulta dal Rdl 1933/38, nonché dal regolamento generale in materia di cui al Dpr 1677/48, secondo il quale deve comunque essere stabilito un montepremi in misura fissa sui ricavi, e questo o in esito alla vendita dei biglietti o precedentemente alla loro messa in vendita articolo 17 . Per quanto l'articolo 6 della citata l. 62/1990 non preveda detto montepremi, la norma, non statuendo il contrario, va letta in combinato disposto con le altre norme preesistenti in materia e, quindi, con la necessità che le lotterie prevedano un montepremi. E' vero che si è sostenuto che la necessaria predeterminazione del montepremi, pur costituendo un elemento connaturale ed essenziale delle lotterie autorizzate, non produrrebbe effetti - in caso di violazione per superamento - tra il gestore della lotteria ed il giocatore Cassazione 2663/63 , attenendo la stessa solo al profilo amministrativo, di cui è destinatario il gestore, ma non al profilo civilistico tra quest'ultimo ed il giocatore. Tuttavia il suddetto arresto giurisprudenziale ha posto in evidenza che tale irrilevanza del montepremi, sotto il profilo civilistico, esiste solo se il montepremi è rimasto ignoto al giocatore, con la conseguenza che se esso è stato reso noto a quest'ultimo nel momento in cui concludeva il contratto di lotteria, tale limite produce effetti anche nel rapporto tra gestore della lotteria e giocatore, e cioè nell'area contrattuale. Nella fattispecie, quindi, l'Amministrazione non si è obbligata al pagamento della somma di lire 100 milioni in favore di chiunque avesse individuato la massima combinazione vincente, ma a pagare solo 10 premi di cento milioni in favore di 10 giocatori che avessero individuato tale combinazione nell'area di gioco, nonché un numero specificato di premi inferiori, fino a dar luogo, nel totale, al massimale dei premi indicato nel regolamento. Se non ci fosse stato il codice di validazione, i primi 10 giocatori, che avessero scoperto la combinazione vincente la somma di lire 100 milioni, avrebbero così esaurito l'obbligazione di pagamento cui era tenuta l'Amministrazione per quella combinazione. i giocatori con successiva combinazione vincente non avrebbero potuto pretendere alcun premio, in quanto non erano stati messi in palio i premi nn. 11-12-13 e così via di seguito da lire 100 milioni, come era noto agli stessi giocatori. sennonché tale selezione tra i possibili vari vincitori, fondata sul principio del prior in tempore , importava l'inserimento di un ulteriore elemento di aleatorietà, che finiva per alterare il gioco in modo illegittimo, poiché di esso non si dava conto nel regolamento negoziale del gioco, costituito dal decreto ministeriale. Ne consegue che, proprio al fine di evitare l'introduzione di un ulteriore elemento di selezione dei vincitori all'insaputa degli stessi, il gestore della lotteria doveva necessariamente immettere nel circuito di vendita tanti biglietti vincenti, quanti erano i premi messi in palio. 2.11. Come correttamente rilevato dal giudice di merito, ciò emerge dall'articolo 8 del decreto-regolamento del 19 gennaio 1996, da cui si evince che il Poligrafico garantisce la certezza di inserimento dei premi previsti dal presente decreto secondo criteri programmati che conducano all'assoluta casualità dei biglietti stampati garantisce altresì che su ogni biglietto vengano impressi gli elementi elettronici e grafici atti a determinare la validità in caso di vincita . Proprio il riferimento ai criteri programmati nell'inserimento delle combinazioni vincenti e l'esistenza di un codice di validazione per determinare la validità del biglietto, comporta che i biglietti vincenti siano preindividuati da parte dell' Amministrazione e che la validità del biglietto sussiste solo nel caso in cui il biglietto con una combinazione vincente risulti tra quelli di cui al criterio programmato . Poiché tali condizioni negoziali risultano portate a conoscenza dei giocatori con l'affissione del regolamento nei locali di vendita dei biglietti ed accettate dagli stessi implicitamente con l'acquisto del biglietto, esse sono vincolanti tra le parti. Ne consegue che il fatto che sul biglietto risulti una combinazione vincente non comporta di per sé la vincita del premio, ove lo stesso non risulti tra quelli di cui al criterio programmato . Tale circostanza può, invece, comportare un inadempimento contrattuale dell'Amministrazione, per essersi il giocatore trovato in possesso di un biglietto che, pur presentando una combinazione vincente, non rientrasse tra quelli predeterminati come vincenti ed in eccedenza rispetto alla categoria di premi previsti, mentre l'Amministrazione si era impegnata con il regolamento negoziale del Dm 19 gennaio 1996 a porre in vendita solo o biglietti non vincenti o biglietti con combinazione vincente e con codice di validazione rientrante tra quelli predeterminati. Sennonché tale inadempimento può dar luogo solo al risarcimento dei danni nei confronti dello specifico giocatore, che si trovasse in possesso del biglietto anomalo, pari al costo del biglietto stesso, salvi gli ulteriori eventuali maggiori danni che il medesimo assumesse e provasse come conseguenza di tale errore di stampa. 2.12. Ad eguali conclusioni di rigetto della tesi della ricorrente si giunge considerando che il Dm del 1996 in questione costituisce non solo il regolamento negoziale nei rapporti tra Amministrazione e privato scommettitore, ma anche l'autorizzazione ministeriale alla specifica lotteria. Da ciò consegue che, stante la suddetta interpretazione di tale decreto correttamente effettuata dal giudice di merito, il pagamento di un numero di premi superiore a quello previsto per ciascuna categoria comporta in parte qua una violazione dei limiti entro i quali era stata autorizzata la lotteria. Le lotterie, infatti, per poter produrre effetti civili, devono essere autorizzate a norma dell'articolo 1935 Cc. Ciò comporta che l'autorizzazione è un elemento integrativo della fattispecie ed è un presupposto di validità del contratto di lotteria, la cui mancanza ne determina la nullità delle prestazioni, anche se eseguite dopo la presa di conoscenza del risultato. Poiché la lotteria, organizzata come quella in esame, dà luogo ad un fascio di contratti bilaterali ognuno dei quali intervenuto tra l'Amministrazione ed il giocatore, il superamento dei limiti disposti dall' autorizzazione ministeriale nei premi posti in palio e, quindi, per questa eccedenza, senza autorizzazione ministeriale non investe tutti i contratti generandone l'invalidità, ma solo quelli relativi ai biglietti eccedenti il numero dei premi previsti dall'autorizzazione. Proprio perché l'autorizzazione ministeriale coincide, nella specie, con il regolamento negoziale unilateralmente predisposto dall' Amministrazione ed è portato a conoscenza dei singoli giocatori con affissione nei luoghi di vendita, il superamento del limite di autorizzazione quindi, la mancanza di autorizzazione in parte qua resta opponibile al giocatore da parte dell'Amministrazione stessa. Ove si dovesse seguire detta impostazione, ugualmente si giungerebbe all'obbligo del gestore della lotteria di restituire la somma percepita da controparte, ed anche in questo caso sarebbero risarcibili i danni che il giocatore provi di aver subito quale conseguenza immediata e diretta, ma solo nei termini e nei limiti di cui all'articolo 1338 Cc tuttavia, il punto non è rilevante in questa sede, avendo la ricorrente agito esclusivamente per l'esatto adempimento dell' obbligazione a carico del l'Amministrazione da contratto di lotteria autorizzata e non per il risarcimento del danno . 2.13. Invece, la fattispecie in questione non può trovare inquadramento - come pure sostenuto da qualche autore, sul presupposto che il fatto era stato determinato da un errore di stampa dei biglietti - nella disciplina civilistica dell'errore, con la conseguenza che, non essendo riconoscibile l'errore di stampa da parte del giocatore, esso sarebbe irrilevante nei confronti del medesimo. Infatti, nella fattispecie non si ricade in alcuna delle due tradizionali categorie dell'errore rilevante secondo il nostro ordinamento, e cioè l'errore-motivo, attinente al momento formativo della volontà articoli 1428 e segg. Cc , ovvero l'errore ostativo articolo 1433 Cc , attinente alla dichiarazione o trasmissione di tale volontà. Qui, invero, non si sostiene che vi sia stato un errore dei suddetti tipi 'nella formazione della volontà negoziale, quale risulta dal regolamento negoziale costituito dal Dm ovvero nel l'accettazione dello stesso da parte del giocatore, ma che vi sia stato un errore di stampa di alcuni biglietti tra i quali quelli per cui è causa , con l'attribuzione di una combinazione vincente, che invece non doveva essere ivi apposta, sia perché non prevista nei criteri predeterminati computerizzati sia perché eccedente il numero dei premi messi in palio. Tale errore di stampa integra, perciò, un vizio non già della volontà delle parti o dell'esternazione della stessa , ma del mezzo tecnico adoperato per il contratto di lotteria. 2.14. Va rilevato che la migliore dottrina considera causa di nullità del gioco e della scommessa anche l'imperfezione dei mezzi con cui il gioco viene attuato, con la conseguenza che tale difetto si ripercuote sull'esito del gioco ed impedisce il sorgere di una valida scommessa, con conseguente ripetibilità del pagamento. Nella specie non trattasi però di contratto di gioco o scommessa, ma di lotteria autorizzata, con la conseguenza che essa dà luogo ad un vero e proprio contratto produttivo di obbligazioni e di azione in giudizio, secondo la chiara formula di cui all'articolo 1935 Cc, in contrapposizione all'articolo 1933 Cc Ciò comporta che il gestore della lotteria, come avviene generalmente, ha anche l'obbligo di predisporre i mezzi tecnici per l'espletamento della stessa, con la conseguenza che il vi i zio di tali mezzi tecnici non impedisce il sorgere del contratto di lotteria, ma integra un inadempimento contrattuale risarcibile nei termini suddetti, il ricorso va, pertanto rigettato. Ricorrono giusti motivi, per la peculiarità delle questioni trattate, per compensare per intero tra tutte le parti le spese del giudizio di cassazione. PQM Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione.