Divieto di stadio, non è dovuto l'avviso del procedimento

L'obiettivo è tutelare l'ordine pubblico e il questore non deve avvertire il tifoso. Sbaglia il Tar Toscana, accolto il ricorso del ministero dell'Interno

Daspo, per evitare l'accesso negli stadi a coloro che sono stati coinvolti in episodi di violenza non è necessario comunicare loro l'avvio del procedimento. Il provvedimento, del resto, mira alla tutela dell'ordine pubblico. A stabilirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6128/06 depositata lo scorso 16 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Toscana i decreti con cui il Questore di Lucca aveva vietato l'accesso negli stadi ad alcuni tifosi coinvolti negli scontri tra i supporter e le forze dell'ordine avvenuti in città a dicembre del 2004 dopo l'incontro di calcio Lucchese-Pisa. I giudici capitolini hanno annullato i decreti del Questore poiché non erano stati preceduti dall'avviso dell'avvio del procedimento previsto dall'articolo 7 della legge 241/90. Di diverso avviso i consiglieri di Stato. In effetti, hanno spiegato i giudici di piazza Capo di Ferro, l'articolo 6 comma 1 della legge 294/89 nel testo modificato dalla legge 45/1995 ha attribuito al Questore il potere di inibire immediatamente l'accesso agli stadi, nei confronti dei tifosi coinvolti in scontri in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Un potere, ha continuato il Consiglio di Stato, che si giustifica per l'esigenza di tutelare prontamente l'ordine pubblico, di garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive e di evitare che coloro che sono stati coinvolti in precedenti episodi di violenza tornino a frequentare gli stadi. Infine, hanno concluso i magistrati amministrativi, il daspo che mira a tutelare l'ordine pubblico e a evitare la reiterazione dei comportamenti vietati, non va necessariamente preceduto dall'avviso di avvio del procedimento. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 30 maggio-16 ottobre 2006, n. 6128 Presidente Giovannini - Estensore Maruotti Ricorrente ministero dell'Interno Premesso in fatto 1. A seguito di scontri tra tifosi e le forze dell'ordine, avvenuti a Lucca il 5 dicembre 2004, in data 16 dicembre 2004 il Questore di Lucca ha vietato agli appellati per tre anni l'accesso ai luoghi ove si svolgono incontri di calcio, relativi ai campionati nazionali professionisti e dilettanti, ai tornei amichevoli e alle partite della nazionale italiana di calcio. Col ricorso di primo grado n. 441 del 2005 proposto al Tar per la Toscana , gli interessati hanno impugnato i decreti del Questore e ne hanno chiesto l'annullamento. Il Tar, con la sentenza 1578/05, ha annullato i provvedimenti, per violazione dell'articolo 7 della legge 241/90. 2. Con l'appello in esame, il ministero dell'Interno ha chiesto che, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado sia respinto. Gli appellati indicati in epigrafe si sono costituiti in giudizio ed hanno rinunciato ai motivi di cui all'atto di costituzione. La Sezione, con l'ordinanza 5544/05, ha accolto l'istanza incidentale del Ministero ed ha sospeso gli effetti della sentenza. 3. All'udienza del 30 maggio 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Considerato in diritto 1. Nel presente giudizio, è controversa la legittimità dei decreti con cui il Questore di Lucca ha vietato per tre anni agli appellati l'accesso ai luoghi ove si svolgono incontri di calcio, relativi ai campionati nazionali professionisti e dilettanti, ai tornei amichevoli, alle partite della nazionale italiana di calcio. Tali decreti sono stati emessi a seguito degli scontri svoltisi tra tifosi e le forze dell'ordine, dopo la conclusione dell'incontro di calcio Lucchese-Pisa, disputato in data 5 dicembre 2004. Con la sentenza impugnata, il Tar per la Toscana ha annullato i decreti del Questore, perché non preceduti dall'avviso dell'avvio del procedimento, disciplinato dall'articolo 7 della legge 241/90. 2. Con l'atto di appello, il ministero dell'Interno ha dedotto che, contrariamente a quanto rilevato dal Tar, il decreto del Questore non doveva essere preceduto dall'avviso dell'avvio del procedimento, in considerazione della pericolosità degli appellati e della presenza di particolari esigenze di celerità. Gli appellati, nel corso del giudizio, hanno rinunciato ai motivi richiamati nella memoria di costituzione, ma non hanno univocamente manifestato il loro sopravvenuto difetto di interesse alla definizione del giudizio. Pertanto, si deve passare all'esame del gravame. 3. Ritiene la Sezione che le censure formulate dal ministero dell'Interno siano fondate e vadano accolte. L'articolo 6, comma 1, della legge 294/89, nel testo novellato dalla legge 45/1995, dispone che, nei confronti delle persone che risultano denunciate o condannate per uno dei reati di cui all'articolo 4, primo e secondo comma, della legge 110/75, ovvero per aver preso parte attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono competizioni agonistiche specificamente indicate nonché a quelli, specificamente indicati, interessati alla sosta o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni medesime . Tale normativa - coerente con la risoluzione del Parlamento Europeo dell'11 maggio 1985, sulle misure necessarie per combattere il vandalismo e la violenza nello sport - ha attribuito al Questore il potere di inibire immediatamente l'accesso ai medesimi luoghi, nei confronti di chi sia risultato coinvolto in episodi in violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Tale peculiare potere si giustifica per l'esigenza di tutelare prontamente l'ordine pubblico, di garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive e di evitare che chi sia risultato coinvolto in un precedente episodio torni a frequentare i luoghi ove esse hanno luogo. Il provvedimento che inibisce l'accesso a tali luoghi - mirando alla più efficace tutela dell'ordine pubblico e ad evitare la reiterazione dei comportamenti vietati - non va necessariamente preceduto dall'avviso di avvio del procedimento. Per evitare che tali comportamenti siano reiterati in una successiva competizione sportiva, è del tutto ragionevole che il Questore disponga misure immediate, volte alla tutela dell'ordine pubblico. 4. A seguito della rinuncia alle altre censure, formulata dagli appellati costituitisi nella presente fase del giudizio, l'accoglimento dell'appello del Ministero comporta che, in riforma della sentenza gravata, il ricorso di primo grado va respinto. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta accoglie l'appello n. 8341 del 2005 e, in riforma della sentenza del Tar per la Toscana 1578/05, respinge il ricorso di primo grado n. 441 del 2005. Compensa tra le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. 2 N.R.G. 8341/2005 FF