Condono, niente soprattasse per le imprese fallite

Se è saltata una rata dopo l'avvio della procedura concorsuale il fisco deve mettersi in coda come gli altri creditori e le sanzioni non si applicano

Un'impresa sottoposta a procedura concorsuale non deve le soprattasse qualora non abbia pagato una rata del condono e sempre che la procedura sia iniziata prima del mancato pagamento. Infatti, ha spiegato la Corte di cassazione con la sentenza 24071/06, in questi casi il fisco è un creditore qualunque che deve concorrere con gli altri per il pagamento. In poche parole niente sanzioni ogni volta che sia la legge a stabilire l'impossibilità momentanea, per il debitore, di pagare. Il Collegio ha applicato l'articolo 168 della legge fallimentare, secondo cui, infatti, alla data di presentazione del ricorso, ai creditori dell'imprenditore commerciale ammesso alla procedura è impedito l'esercizio o la prosecuzione delle azioni esecutive sul patrimonio del debitore in tal modo, in applicazione del principio della par condicio creditorum, è statuita la cosiddetta moratoria dei pagamenti, per tutto il tempo di durata dell'amministrazione controllata il che implica che il debitore non può eseguire, per i debiti pregressi, alcun pagamento fino al termine della procedura, tenuto conto del fatto che il pagamento eseguito nei confronti di uno soltanto dei creditori determinerebbe, in violazione del suddetto principio, un vantaggio per l'uno con danni per gli altri . La regola è valida, hanno sottolineato i giudici di legittimità, anche quando il creditore è il fisco sicché l'adempimento del dovere di non eseguire pagamenti al di fuori del concorso di tutti i creditori rende non illegittimo il comportamento tenuto dal debitore, il quale resta indenne, qualora il rapporto obbligatorio riguardi l'amministrazione finanziaria, della soprattasse-sanzioni inflittegli in via amministrativa . È il caso di una società farmaceutica che, dopo aver presentato la dichiarazione integrativa, aveva chiesto la rateizzazione della somma concordata in occasione del condono. Aveva pagato le prime due rate poi era stata sottoposta ad amministrazione controllata e non aveva potuto pagare la terza. Così l'ufficio delle imposte aveva iscritto a ruolo l'importo di quanto ancora dovuto con le relative sanzioni. Ma la società aveva subito chiesto l'annullamento di tali sanzioni, sostenendo di essere nell'impossibilità di farlo per via della procedura concorsuale. Questo motivo era stato accolto in primo e secondo grado. Il fisco ha fatto quindi ricorso in Cassazione ma i giudici della sezione tributaria hanno respinto. deb.alb

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 25 settembre-10 novembre 2006, n. 24071 Presidente Prestipino - Relatore Genovese Pm Gambardella - parzialmente conforme - Ricorrente Amministrazione delle finanze Controricorrente Fidia Farmaceutici Spa Svolgimento del processo 1. La Fidia Farmaceutici Italiani Derivati Industriali Affini Spa d'ora in avanti semplicemente Fidia Spa , presentava, al Centro di Servizio delle II.DD. di Venezia, una dichiarazione integrativa dei redditi, ai sensi dell'articolo 38 della legge 413/91, relativamente agli anni dal 1985 al 1990. La società pagava le prime due rate ma non la terza scadente il 31 luglio 1993 e il Centro di Servizio delle II.DD. di Venezia notificava alla contribuente una cartella di pagamento recante l'iscrizione a ruolo dell'omesso versamento della detta ultima rata, oltre agli interessi e soprattasse. La società, ora in Amministrazione straordinaria, presentava istanza di rateizzazione, effettuava un primo versamento e proponeva ricorso ex articolo 10 Dpr 787/80 avverso la cartella, nella parte contenente l'irrogazione della soprattassa. La società ricorreva alla Ctp di Padova chiedendo il solo annullamento della soprattassa, in quanto l'omesso versamento dell'ultima rata del condono ex lege 413/91 doveva imputarsi al fatto che la società era stata ammessa, anteriormente alla scadenza del debito il 9 luglio 1993 , alla procedura di amministrazione controllata e perciò valeva a suo carico il divieto di procedere al pagamento dei debiti pregressi. La Ctp, preso atto che la società sottoposta dall'11 gennaio 1994 all'amministrazione straordinaria aveva pagato l'intero carico di cui alla cartella in questione, riconosceva il diritto della ricorrente alla restituzione dell'importo versato a titolo di soprattassa, in considerazione del fatto che l'inadempimento della società non era un fatto volontario ma un comportamento dovuto al divieto di effettuare pagamenti dei debiti pregressi, in pendenza della procedura concorsuale. 2.Sull'appello dell'Ufficio, che lamentava la violazione dell'articolo 92 Dpr 602/73, e la sostanziale automaticità delle soprattasse, la Ctr del Veneto respingeva il gravame escludendo la possibilità di comminare sanzioni e richiedere interessi. 3. Avverso siffatta decisione hanno proposto ricorso per Cassazione l'Amministrazione delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate, con ricorso affidato a due motivi. La Fidia Spa resiste con controricorso e memoria illustrativa. Motivi della decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso con il quale si dolgono della violazione e falsa applicazione degli articoli 49, 50 e 51, comma 8, della legge 413/91 e dell'articolo 92 Dpr 602/73, nonché dell'omessa, insufficiente contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia le ricorrenti premettono che la questione controversa è costituita dalla legittimità dell'iscrizione a ruolo della soprattassa a carico di un soggetto sottoposto a procedura concorsuale. Secondo le ricorrenti, nessun rilievo rivestirebbero circostanze o ragioni di ordine soggettivo che avrebbero determinato il debitore nell'inadempienza dei propri obblighi, anche per la natura oggettiva della soprattassa, assimilabile piuttosto alla clausola penale di diritto civile. Del resto l'Ufficio non avrebbe potuto non iscrivere a ruolo anche le soprattasse e gli accessori, pena la violazione dei doveri istituzionali. Di qui l'erroneità della pronuncia della Ctr che avrebbe dichiarato illegittima l'iscrizione a ruolo della soprattassa e degli interessi. Inoltre, la Ctr non avrebbe dato risposta al fatto che, nella specie, il debito era venuto a scadenza in data anteriore alla ammissione alla procedura di concordato, mentre - nel corso di essaera scaduta solo una fase di pagamento, ossia la terza rata del debito. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso con il quale si dolgono della violazione e falsa applicazione degli articoli 112, 115 e 116 Cpc le ricorrenti premettono che la società contribuente aveva adito il giudice tributario al solo e limitato scopo di ottenere la declaratoria di illegittimità della soprattassa, non anche degli interessi. Il giudice di prime cure si sarebbe attenuto alla domanda, ma la Ctr avrebbe esteso ex officio il thema decidendum anche agli interessi iscritti a ruolo, violando le regole processuali. 2. Il ricorso è parzialmente fondato e, in tale parte, deve essere accolto. 2.1. Non è fondato il primo dei due motivi di impugnazione, quello con il quale si chiede la riforma della sentenza impugnata per aver respinto la richiesta di applicazione delle soprattasse alla società contribuente che, dopo aver effettuato due dei tre pagamenti, non aveva eseguito il terzo perché, nel frattempo era stata ammessa alla procedura di amministrazione controllata. Il giudice di merito ha correttamente osservato che l'ammissione a tale procedura, comportando una moratoria generale dei debiti d'impresa, incide sull'adempimento delle relative obbligazioni, anche di quelle assunte nella veste di contribuente. Onde l'impossibilità di comminare sanzioni per il mancato assolvimento degli impegni con il Fisco. 2.1.1. Quest'ultimo, peraltro, osserva che le soprattasse non costituirebbero sanzioni, ma conseguenze automatiche del mancato adempimento, effetti oggettivamente prodotti in forza della semplice scadenza dei termini accordati al debitore d'imposta. La soprattasse in oggetto sono quelle indicate dall'articolo 51 comma 8 della legge 413/91, sul condono tributario. Secondo tale previsione Il mancato o insufficiente pagamento nei termini comporta l'iscrizione a ruolo dell'imposta e della soprattassa di cui all'articolo 44, comma 1, del Dpr 633/72, e successive modificazioni, e degli interessi di mora nella misura del 15 per cento annuo. In tal caso la dichiarazione integrativa produce effetti a condizione che il contribuente effettui regolarmente il pagamento delle somme iscritte a ruolo . Si tratta, com'è palese, delle soprattasse di cui all'articolo 44 della legge Iva, ora abrogato, ma applicabili ratione temporis, al caso in esame. Orbene, la tesi dell'Avvocatura erariale non può essere condivisa, innanzitutto alla luce della giurisprudenza di questa Corte, che considera simili soprattasse come vere e proprie sanzioni tributarie Cassazione, sentenze 2352/02, 3658/98, 10619 e 8930/94, 5246/93, ecc. . E, in secondo luogo, in considerazione del fatto che il D.Lgs 472/97, che ha abrogato tale previsione con l'articolo 16, comma 1, lettera a , l'ha sostituita articolo 13 con una sanzione meno grave 30% del non versato in luogo dell'intero , ma pur sempre determinata in misura unica ossia senza alcun discrezionale apprezzamento nella commisurazione della risposta punitiva al caso concreto e perciò omogenea alla previgente disciplina. Di tanto si è reso già conto questa Corte, con il precedente n. 11226 del 2002, con il quale ha affermato che, in tema di sanzioni amministrative per le violazioni delle norme tributarie, l'articolo 26, comma 1, del D.Lgs 472/97, ha sostituito le soprattasse e le pene pecuniarie previste dalla normativa previgente con sanzioni pecuniarie di uguale importo, così che le soprattasse sono divenute sanzioni a tutti gli effetti, onde anche ad esse deve ritenersi applicabile il nuovo regime, dettato dal citato D.Lgs 472/97 ivi compreso il principio di intrasmissibilità agli eredi, previsto dall'articolo 8 del decreto medesimo . Alla natura di sanzione della soprattassa, di cui all'articolo 44 della legge Iva, consegue l'applicazione della disciplina stabilita nel D.Lgs 472/97, anche per i rapporti sorti anteriormente alla sua entrata in vigore Cassazione, sentenze 3539 e 17500/02 . 2.1.2. Dalla accertata natura sanzionatoria delle soprattasse consegue la loro inapplicabilità nel caso in cui la mancata esecuzione dei pagamenti derivi da una precisa disposizione di legge. L'articolo 168, comma 1, Rd 267/42 cd. Legge fallimentare , dettato in tema di effetti della presentazione del ricorso di concordato preventivo e richiamato al successivo articolo 188, comma 2, relativo all'amministrazione controllata per il tempo in cui questa procedura era prevista nel nostro ordinamento , stabilisce che, dalla data di presentazione del ricorso, ai creditori dell'imprenditore commerciale ammesso alla procedura è impedito l'esercizio o la prosecuzione delle azioni esecutive sul patrimonio del debitore. In tal modo, in applicazione del principio della par condicio creditorum, è statuita la cd. Moratoria dei pagamenti, per tutto il tempo di durata dell'amministrazione controllata il che implica che il debitore non può eseguire,per i debiti pregressi, alcun pagamento fino al termine della procedura, tenuto conto del fatto che il pagamento eseguito nei confronti di uno o di alcuni soltanto dei creditori determinerebbe, in violazione del suddetto principio, un vantaggio per l'uno o per alcuni con danno per gli altri. E ciò vale anche se creditore è l'Amministrazione dello Stato, sicché l'adempimento del dovere di non eseguire pagamenti al di fuori del concorso di tutti i creditori rende non illegittimo il comportamento tenuto dal debitore, il quale resta indenne, qualora il rapporto obbligatorio riguardi l'Amministrazione finanziaria, dalle soprattasse-sanzioni inflittegli in via amministrativa. La sentenza, perciò, è, in parte qua, immune da censure. 2.2. Ben diversa consistenza ha, invece, la seconda doglianza. Dall'esame degli atti processuali a cui questo giudice può accedere, trattandosi di esaminare una denuncia di error in procedendo risulta che, effettivamente la società contribuente aveva adito il giudice solo allo scopo di ottenere l'esclusione delle soprattasse, senza richiedere alcunché riguardo agli interessi, che - dal testo della sentenza impugnata - risultano, invece, esclusi con una motivazione assimilatoria a quella inerente alle soprattasse non poteva essere comminata la sanzione per omesso versamento, né potevano essere richiesti gli interessi . Ma è evidente l'ultrapetizione del giudice che a tanto non sarebbe dovuto pervenire, in difetto di apposita domanda del contribuente. 2.2.1. La sentenza va, pertanto, cassata in parte qua e la causa va rinviata, anche per le spese di questa fase, ad altra sezione della Ctr del Veneto per un nuovo esame della causa. PQM Accoglie il secondo motivo del ricorso, respinge il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, ad altra sezione della Ctr del Veneto. 4