I coniugi dovevano conoscere lo stato di insolvenza del venditore ... e anche la suocera!

I protesti cambiari e le procedure immobiliari sono idonei a evidenziare all’osservatore di ordinaria diligenza lo stato di insolvenza, fondando così la presunzione di conoscenza dello stesso gli stretti rapporti di parentela/affinità tra acquirenti e subacquirente fanno presumere che anche quest’ultima fosse a conoscenza delle circostanze nelle quali era avvenuto l’acquisto.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6219/13, depositata il 13 marzo. Il caso. La curatela di un fallimento chiede la revoca della vendita di un appartamento a due coniugi, nonché del successivo atto con il quale la coppia aveva trasferito l’immobile alla madre di lei. La domanda della parte attrice viene accolta in entrambi i gradi di merito, in quanto si ritiene sussistente la presunzione di conoscenza dei fatti rilevatori di insolvenza. I soccombenti ricorrono allora per cassazione. Quando sussiste la scientia decoctionis? Il primo motivo di ricorso attiene appunto alla questione della scientia decoctionis i ricorrenti contestano in particolare il fatto che i protesti cambiari e le procedure immobiliari siano stati da soli ritenuti sufficienti a fondare la presunzione di conoscenza, mentre la giurisprudenza di legittimità richiede una valutazione del loro significato nel caso concreto lamentano poi che i giudici di merito abbiano ritenuto l’acquisto frettoloso, in quanto perfezionato nonostante gli immobili non fossero stati ancora ultimati. I protesti cambiari erano idonei a evidenziare lo stato di insolvenza. Secondo gli Ermellini, però, la sentenza impugnata ha correttamente considerato il numero e l’importo dei protesti, ponendo questo elemento in relazione con la frettolosità con la quale l’acquisto era stato compiuto a tal proposito, la S.C. afferma che l’accertamento di quest’ultima costituisce una tipica questione di merito, come tale sottratta alla cognizione del giudice di legittimità. La suocera non poteva non sapere. Con una seconda censura, i ricorrenti contestano la prova della malafede della subacquirente dell’appartamento neppure tale doglianza, però, viene ritenuta meritevole di accoglimento. In particolare, a giudizio della Cassazione, non è sindacabile la conclusione della Corte di merito secondo la quale gli stretti rapporti di parentela/affinità tra i ricorrenti e la subacquirente fanno presumere che quest’ultima fosse a conoscenza delle circostanze nelle quali era avvenuto l’acquisto da parte della coppia anche tale valutazione, infatti, concerne il merito della causa. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 7 febbraio 13 marzo 2013, n. 6219 Presidente Rordorf Relatore Ceccherini Svolgimento del processo 1. Con citazione in data 20 aprile 2000, la curatela del Fallimento di A A. , dichiarato il 4 maggio 1995, chiese la revoca della vendita di un appartamento compiuto dal fallito con atto 7 ottobre 1994 a favore dei coniugi S.A.S. e Nu Sp. , nonché del successivo atto in data 30 giugno 1999 con il quale i coniugi S. - Sp. avevano trasferito lo stesso immobile a favore della signora M L. , suocera dello S. e madre della Sp. . Con sentenza in data 6 marzo 2003, il Tribunale di Catania accolse la domanda. 2. La decisione è stata condivisa dalla Corte d'appello di Catania con sentenza 28 giugno 2005. La corte, premesso il consolidato orientamento giurisprudenziale circa l'idoneità dei protesti cambiari e delle procedure esecutive immobiliari nei confronti del fallito, per il sistema di pubblicità che li assiste, a evidenziare all'osservatore di normale diligenza lo stato d'insolvenza, ha ritenuto che non potesse essere negata la presunzione di conoscenza di tali fatti rivelatori d'insolvenza. Nella specie gli immobili erano stati consegnati contestualmente alla vendita, non ancora completi la situazione rifletteva uno stato di difficoltà del venditore costruttore, e al contempo la frettolosità dell'acquisto in una situazione altrimenti indicativa d'inadempienza dell'A. . Quanto alla L. , la deduzione della sua malafede, come consapevolezza che l'atto dei suoi danti causa era revocabile ai sensi dell'art. 67 legge fall., unitamente a quella del pregiudizio implicito nell'accertata insolvenza dell'A. , esaurivano la fattispecie di revoca nei confronti del subacquirente. 3. Per la cassazione della sentenza, non notificata, ricorrono i soccombenti per due motivi. Il fallimento resiste con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie. Motivi della decisione 4. Con il primo motivo del ricorso si denunciano violazioni di norme di diritto sostanziale e vizi di motivazione nell'accertamento della scientia decoctionis . I protesti cambiari e le procedure immobiliari, deducono i ricorrenti, sono stati ritenuti elementi da soli sufficienti a fondare la presunzione di conoscenza, in contrasto con la giurisprudenza di legittimità che richiede una valutazione del loro significato nel caso concreto. I ricorrenti censurano poi il giudizio sulla frettolosità dell'acquisto, perfezionato nonostante gli immobili non fossero stati ultimati. A questo riguardo si allega che la vendita fu stipulata con oltre un anno di ritardo sul termine stabilito nel preliminare allegato alla comparsa di risposta in primo grado e che le incompletezze ammesse riguardavano aspetti marginali, ed erano state evidenziate nella comparsa di risposta in primo grado solo a conferma dell'idoneità del prezzo pagato. 5. Il motivo è infondato nella parte in cui denuncia la violazione dei criteri giuridici di apprezzamento dell'elemento indiziario offerto dalle pubblicazioni dei protesti. A questo riguardo, il giudice di merito ha considerato il numero e l'importo dei protesti, e, come del resto gli stessi ricorrenti rilevano, ha posto questo elemento in relazione alla frettolosità con la quale l'acquisto fu compiuto, sicché la decisione è immune dal vizio denunciato sotto il profilo dell'art. 360 primo comma n. 3 c.p.c Quanto all'accertamento che l'immobile fu acquistato in modo frettoloso, la censura pone una questione tipicamente di merito. Le circostanze oggi allegate dai ricorrenti dovevano essere sottoposte all'esame del giudice di merito, e non possono essere direttamente valutate in questa sede di legittimità. 6. Il secondo motivo verte sulla prova della malafede della subacquirente dell'unità immobiliare. Si censura l'affermazione che, nella revocatoria nei confronti del subacquirente, il consilium fraudis di questi possa essere desunto dal mero rapporto di parentela/affinità con i suoi danti causa, nonostante l'intervallo di molti anni intercorso tra i due atti, e il collegamento del secondo atto alla definizione di posizioni debitorie del venditore per il finanziamento ricevuto dalla L. in occasione del suo acquisto. Sarebbe contraddittorio sostenere, come in motivazione dell'impugnata sentenza, che il tempo trascorso tra le due vendite non consentisse di collegare la seconda agli apporti finanziari forniti dalla L. in occasione della prima, e poi assumere che la stessa L. fosse consapevole della revocabilità della prima vendita. 7. Anche questo motivo è infondato. Il giudizio che gli stretti rapporti di parentela/affinità tra gli odierni ricorrenti facessero presumere la conoscenza, da parte della L. , delle circostanze concernenti l'acquisto compiuto dalla figlia e dal genero, appartiene al merito della causa e non è come tale sindacabile in questa sede. Nessuna contraddizione è poi ravvisabile tra la conoscenza della revocabilità della prima vendita, argomentata dall'intervenuta dichiarazione di fallimento medio tempore dell'A. e dagli stretti rapporti familiari tra le parti interessate al medesimo immobile, da un lato e il rifiuto di ritenere provata, in considerazione del tempo trascorso tra i due atti, la circostanza che quella prima vendita fosse stata finanziata dalla L. , dall'altro. La conoscenza, da parte della L. , della revocabilità della prima vendita deve essere datata al tempo del secondo trasferimento, e non offre argomenti per supporre che la L. fosse stata coinvolta finanziariamente nel primo trasferimento di proprietà. 8. In conclusione il ricorso è respinto. Le spese del giudizio di legittimità sono a carico dei soccombenti, e sono liquidate come in dispositivo. P.Q.M. La corte rigetta il ricorso condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per compenso, oltre agli accessori di legge.