Proposta di recesso del conduttore: l’uso del ‘condizionale’ non la rende ambigua

Ciò che conta davvero non è solo la considerazione del modo verbale utilizzato, ma anche l’esame dell’intera comunicazione. Che, in questa vicenda, appare chiarissima ed espressiva di una volontà cristallina.

È fondamentale la lingua italiana. Anche, anzi soprattutto, in materia contrattuale. E a doverla considerare tale sono anche i giudici, la cui interpretazione, di fronte a uno scritto, deve essere non solo letterale ma pure logica. Perché, alla fine, anche un semplice condizionale’ può voler dire tanto Cassazione, ordinanza n. 5322, Sesta sezione Civile, depositata oggi . Sarei Pomo della discordia è una licenza per finita locazione . A intimarla è la locatrice, che, ovviamente, scrive al conduttore, ma, secondo i giudici, non vi è più alcuna materia del contendere . Decisiva è una breve scrittura preparata dal conduttore e comunicata alla locatrice, e da quest’ultima puntualmente accettata. Questione chiusa, quindi? Di certo non per la locatrice, che sceglie di ricorrere in Cassazione, sostenendo, soprattutto, la illegittimità dell’interpretazione data dai giudici del merito alla comunicazione del locatario . Nodo gordiano, più precisamente, è l’utilizzo del condizionale’ si legge, difatti, nella comunicazione scritta del locatario, Le comunico che al sarei in grado di rilasciarle l’appartamento da me condotto in locazione . Intepretatio. Ebbene, la tesi sostenuta dalla locatrice viene condivisa dai giudici della Cassazione, i quali riconoscono che è contraria ad ogni logica l’interpretazione data dai giudici di merito della comunicazione del conduttore. Approfondendo questo aspetto, viene evidenziato che i giudici del merito sopravvalutano invero l’uso del modo verbale condizionale’ per escludere la sussistenza di una valida manifestazione di volontà di recesso, ma, in modo non corretto, non contemplano l’intera comunicazione, nella quale è evidente, sulla base del testuale tenore delle espressioni usate, che il dichiarante ricollegava alla semplice adesione della controparte in tempi oltretutto brevissimi l’effetto dell’operatività di quello che poteva ad ogni effetto qualificarsi un recesso anticipato in quanto svincolato dal preavviso molto maggiore previsto dalla normativa vigente , vale a dire una condotta che si esauriva nella mera attuazione di quello, cioè nella redazione del verbale di rilascio e nella restituzione delle cauzioni . Per i giudici, in questo caso, sono stati violati i canoni ermeneutici degli atti negoziali , perché non sono state considerate congiuntamente tutte le espressioni adoperate dalla parte, in modo da coglierne l’effettiva volontà . Ancor più chiaramente, l’impiego del modo verbale condizionale’ resta irrilevante ai fini dell’esclusione della volontà di recedere, resa manifesta da chiari diversi indicatori nello stesso tenore testuale . E ciò rende legittima anche la critica della locatrice, che aveva anche sostenuto l’effetto dell’incontro della volontà di essa locatrice, manifestata entro il termine pure indicato dal recedente, con la volontà di quest’ultimo, il quale non avrebbe quindi poi potuto revocarla, essendosi irrimediabilmente prodotto lo scioglimento del contratto per mutuo consenso . Per questi motivi, per la evidente erroneità dell’interpretazione e per la incongruità logica della motivazione , è da escludere la correttezza del motivo di compensazione delle spese di primo grado , ossia la ritenuta ambiguità della comunicazione , e della condanna della locatrice alle spese del secondo grado consequenziale è il riaffidamento della questione alla Corte d’Appello.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 3, ordinanza 16 gennaio 4 marzo 2013, n. 5322 Presidente Finocchiaro Relatore De Stefano Svolgimento del processo 1. È stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., datata 29.5.12, regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza della corte di appello di Bari del 25.10.10, n. 991 1. - I.G. ricorre, affidandosi a sette motivi, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con cui è stato respinto il suo appello avverso la pronunzia del tribunale di Bari s.d. Monopoli , di declaratoria di cessazione della materia del contendere sulla licenza per finita locazione da lei intimata al conduttore D.S. per la data desunta da una comunicazione di questi, qualificata da essa ricorrente come comunicazione di recesso, ritualmente accertata. 2. - Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio - ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., essendo soggetto alla disciplina dell’art. 360-bis cod. proc. civ di cui all’art. 47, co. 1 lett. a della legge 18 giugno 2009, n. 69 - per esservi accolto per manifesta fondatezza, per quanto appresso indicato. 3. - La ricorrente si duole con un primo gruppo di motivi - quelli dal primo al quinto - della erroneità od illegittimità dell’interpretazione data dai giudici del merito alla comunicazione del locatario e, con gli ultimi due, di vizi procedurali sulla ritenuta non correttezza dell’introduzione della domanda con il rito speciale di convalida e sul regime delle spese non censura in modo chiaro la reiezione, operata dalla corte territoriale, del suo appello avvero la mancata pronuncia su domande ulteriori e quindi la materia del contendere rimane circoscritta alla valutazione della soccombenza virtuale ai fini del carico delle spese di lite. Non svolge attività in questa sede l’intimato. 4. - La trattazione dei primi cinque motivi può essere congiunta attesa l’intima loro interconnessione e subito va detto che è in effetti contraria ad ogni logica l’interpretazione data dai giudici di merito della comunicazione del S. del seguente complessivo tenore come si evince dalla trascrizione operata in ricorso Le comunico che al 30.12.2001 sarei in condizioni di rilasciarle l’appartamento da me condotto in locazione. Vorrà comunicarmi per iscritto entro 3 tre giorni dalla ricezione della presente la sua adesione per concordare il verbale di rilascio e la restituzione delle diverse cauzioni. Monopoli, lì 10.11.2001 f.to S.D. . I giudici del merito sopravvalutano invero l’uso del modo verbale condizionale per escludere la sussistenza di una valida manifestazione di volontà di recesso ma effettivamente - ed in modo non corretto contemplano l’intera comunicazione, nella quale è evidente, sulla base del restuale tenore delle espressioni usate, che il dichiarante ricollegava alla semplice adesione della controparte in tempi oltretutto brevissimi l’effetto dell’operatività di quello che poteva ad ogni effetto qualificarsi un recesso anticipato in quanto svincolato dal preavviso molto maggiore previsto dalla normativa vigente , vale a dire una condotta che si esauriva nella mera attuazione di quello, cioè nella redazione del verbale di rilascio e nella restituzione delle cauzioni. Ed è noto che sono violati i canoni ermeneutici degli atti negoziali - applicandosi anche a quelli unilaterali le regole dettate per l’interpretazione dei contratti - quando non si considerano congiuntamente tutte le espressioni adoperate dalla parte, in modo da coglierne l’effettiva volontà. In tal modo, l’impiego del modo verbale condizionale resta irrilevante ai fini dell’esclusione della volontà di recedere, resa manifesta da chiari diversi indicatori nello stesso tenore testuale e coglie nel segno l’ulteriore critica della ricorrente, circa la definitività dell’effetto dell’incontro della volontà di essa locatrice, manifestata pacificamente entro il termine pure indicato dal recedente, con la volontà di quest’ultimo il quale non avrebbe quindi poi potuto revocarla, essendosi irrimediabilmente prodotto lo scioglimento del contratto per mutuo consenso. 5. - L’evidente erroneità dell’interpretazione, oltre che l’incongruità logica della motivazione, consente di escludere la correttezza del motivo di compensazione delle spese di primo grado - cioè la ritenuta ambiguità della comunicazione, la quale oltretutto potrebbe giovare alla locatrice se soccombente, ma non al locatario, che vi ha dato causa - e di condanna della appellante a quelle del secondo. 6. - Ad analoga conclusione deve però pervenirsi per la ragione consistente nell’erroneità del mezzo processuale prescelto dalla locatrice penultimo ed ultimo motivo di ricorso , benché certamente anche di ufficio al giudice sia consentito di rilevare motivi, pure in rito, per disporre la compensazione la licenza per finita locazione è ammessa invero in qualunque ipotesi di cessazione del contratto e, quindi, attesa la peculiarità della fattispecie concreta, come caratterizzata dallo scioglimento per mutuo consenso ad una data determinata, nulla in astratto poteva ostare a tale procedimento speciale, suscettibile, del resto e come in concreto è avvenuto , di successiva trasformazione in un giudizio ordinario, soggetto al rito c.d. locatizio. 7. - Tanto consente di proporre al Collegio l’accoglimento del ricorso, con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla corte di appello in diversa composizione per il solo riesame del carico delle spese, esclusi l’infondatezza in rito e nel merito delle originarie tesi attoree . Motivi della decisione II. Non sono state presentate conclusioni scritte, né alcuna delle parti ha presentato memoria o chiesto di essere ascoltata in camera di consiglio. III. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, neppure essendo state svolte contro di esse rituali osservazioni critiche. IV. Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va accolto, con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla stessa corte di appello, ma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso cassa la gravata sentenza e rinvia alla corte di appello di Bari, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.