Invim: l'ufficio del registro come Sherlock Holmes

Se fiuta l'occultamento di una parte del prezzo può contestare il valore dichiarato dell'immobile

Invim, l'Ufficio del registro può contestare il valore dichiarato dell'immobile compravenduto se scopre l'occultamento di parte del prezzo da parte del contribuente. Lo ha chiarito la sezione tributaria della Cassazione nella sentenza 24566/05, depositata il 23 novembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, la Suprema corte ha affermato con la seguente massima che la circostanza che i contribuenti abbiano fatto riferimento, ai fini della dichiarazione del valore del bene oggetto di compravendita, alla cosiddetta valutazione automatica, sulla base dei parametri di cui all'articolo 52 del Dpr 131/86, se pone l'amministrazione nella condizione di non poter contestare tale valore sulla scorta dei dati risultanti dell'atto, non preclude alla stessa Amministrazione una diversa valutazione del bene compravenduto, ove venga accertato l'occultamento di parte del prezzo, non potendo riconoscersi alle parti un diverso valore rispetto al prezzo pagato ai soli fini fiscali .

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 6 ottobre-23 novembre 2005, n. 24566 Presidente Favara - Relatore Sotgiu Ricorrente Baviero ed altri Svolgimento del processo Enzo Baviero, Eleonora Brunati e Massimo Fusina hanno impugnato l'avviso di liquidazione avente ad oggetto imposta complementare di registro ed Invim, relative ad atto registrato in Bolzano il 24 aprile 1992, col quale l'Ufficio del registro aveva contestato l'occultamento di maggior prezzo, comprovato da assegni emessi dal Baviero. La Commissione tributaria di secondo grado di Bolzano, confermando con sentenza 25 febbraio 1999 la decisione dei primi giudici, ha rigettato l'appello dei contribuenti, i quali chiedono la cassazione di tale sentenza sulla base di quattro motivi illustrati da memoria. Motivi della decisione Col primo motivo di ricorso, i ricorrenti sostengono la violazione da parte della sentenza impugnata, degli articoli 53 e 57 della legge 413/91 e dell'articolo 76 del Dpr 131/86, per essere l'Amministrazione finanziaria decaduta dal potere di emettere l'atto impositivo, per intervenuta decorrenza triennale dalla registrazione dell'atto, non potendo interferire col termine di cui all'articolo 76 Dpr 131/86 la proroga disposta dagli articoli 53 e 57 della legge 413/91, relativa ai soli atti per i quali fosse ammissibile l'istanza di condono. Il motivo è infondato e deve essere rigettato. Le maggiori imposte di registro ed Invim liquidate dall'ufficio a titolo di imposte complementari sono soggette, secondo la giurisprudenza di questa Corte Cassazione 7429/03 3563/05 , alla sospensione biennale dei termini di prescrizione e decadenza, disposta dall'articolo 57, comma 2 della legge 413/91, la quale espressamente concerne - per effetto delle modifiche introdotte a tale norma dall'articolo 4 del Dl 16/1993, convertito nella legge 75/1993 - oltre ai termini di riscossione, anche quelli d'accertamento delle imposte complementari e suppletive, non rilevando che tale sospensione riguardi un atto escluso dal condono Cassazione 12869/99 7397/02 9118/02 17010/02 . Né appare fondato il dubbio di legittimità costituzionale prospettato in memoria dai ricorrenti circa il contrasto della proroga della sospensione dei termini disposta dall'articolo 57 della legge 413/91 come modificato dall'articolo 4 del Dl 16/1993 convertito nella legge 75/1993 con l'articolo 3 Costituzione, dubbio già ritenuto insussistente da questa Corte Cassazione 17010/02 non può essere, infatti, considerata irragionevole, come prospettato dai ricorrenti, la motivazione con cui è stata giustificata, in sede giurisprudenziale, tale proroga sovraccarico degli uffici tributari per le liquidazioni di condono e quindi necessità di maggior tempo per lo svolgimento della attività accertativi , posto che appare del tutto logico prospettare un aggravio di lavoro per uffici chiamati ad evadere un sovraccarico straordinario, quale quello derivante dall'evasione delle pratiche di definizione agevolata delle pendenze fiscali. Col secondo motivo di ricorso, i ricorrenti sostengono la violazione degli articoli 2, 6 e 20 del Dpr 643/72, con riferimento alla mancata emissione di avviso di accertamento per la determinazione della base imponibile ai fini Invim. Anche tale motivo è infondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte Cassazione 6783/03 , in materia di Invim, anche se l'istituto dell'incremento di valore, può presentare, ai fini fiscali, delle differenze rispetto all'occultamento del prezzo di compravendita Cassazione 15305/02 , tali diversità non sono così pregnanti da imporre, ai soli fini Invim, la notifica di un avviso di accertamento, quando il maggior imponibile costituisce, come nella specie, un dato fattuale derivante dal maggior prezzo, collegato alla volontà dei contraenti, per cui non sussistono problemi valutativi, e l'imposta liquidata costituisce una mera operazione di calcolo. Il motivo deve essere pertanto rigettato. Col terzo motivo, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione degli articoli 44, 42, 51, 52 comma 4 del Dpr 131/86 e dell'articolo 12 del Dl 70/1988, nonché per vizio di motivazione, per essere stata la base imponibile definita dai contribuenti mediante applicazione del cosiddetto valore automatico, circostanza che avrebbe privato l'amministrazione del potere impositivo le parti avevano infatti dichiarato un valore superiore a quello detraibili dal valore convenzionale di cui all'articolo 52 del Dpr 131/86. Anche tale doglianza è infondata, e va respinta. Infatti, la circostanza che i contribuenti abbiano fatto riferimento, ai fini della dichiarazione del valore del bene, alla cosiddetta valutazione automatica, sulla base dei parametri di cui all'articolo 52, comma 4 del Dpr 131/86, se pone l'amministrazione nella condizione di non poter contestare tale valore sulla scorta dei dati risultanti dell'atto, non preclude alla stessa una diversa valutazione del bene compravenduto, ove venga accertato l'occultamento di parte del prezzo cfr. Cassazione 14250/00 , non potendo riconoscersi alle parti un diverso valore rispetto al prezzo pagato ai soli fini fiscali Cassazione 18150/04 . È infondato e deve essere rigettato anche il quarto motivo, con cui i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione degli articoli 41, 42, 52 e 72 Dpr 131/86 2697/ e 2679 Cc, nonché per vizio di motivazione in ordine alla prova dell'occultamento del prezzo, fondata sulle sole dichiarazioni di una delle parti contraenti. Infatti, i giudici tributari hanno compiuto, in ordine a tale occultamento, un accertamento di fatto, non censurabile in sede di legittimità, perché adeguatamente motivato sulla base degli assegni emessi dal Baviero, che ne ha indicato la causale. In conclusione, il ricorso deve essere integralmente rigettato. Sussistono giusti motivi di compensazione delle spese dell'intero giudizio. PQM La Corte rigetta il ricorso.