Le professioni intellettuali tra modernità e impresa (e cannibalismo)

di Giuseppe Pesce

I giovani avvocati e dottori commercialisti si sono incontrati venerdì 20 e sabato 21 ottobre a Bergamo in occasione della prima conferenza sulla tutela dei giovani professionisti per mettere a punto delle strategie comuni sul contratto di lavoro per i giovani professionisti, sul patto di fiscalità di vantaggio e sulla certificazione di qualità. Dopo l'intervento dell'avvocato Stefano Rosa che è consultabile sul quotidiano dello scorso 20 ottobre pubblichiamo di seguito il contributo dell'avvocato Giuseppe Pesce. di Giuseppe Pesce* La nostra è una società che si dichiara multidisciplinare, in ragione della complessità dei problemi che una conoscenza monotematica non è più in grado di risolvere eppure è anche un corpo sociale che tende a divenire monoculturale in ragione della proliferazione del modello del cosiddetto monopolista imprenditore. Ciò avviene sotto un duplice profilo. Da un lato assistiamo all'applicazione generalizzata della categoria dell'imprenditore che, nella dichiarata volontà di contribuire all'ammodernamento del paese, si concretizza innanzitutto nell'adozione, in settori economicamente rilevanti ma non gestibili tout court in forma di impresa, di linee di intervento non specifiche, ma anzi acriticamente mutuate proprio dal settore dell'imprenditoria in genere. È il caso, per citare un recente intervento normativo, della legge Visco Bersani, per mezzo della quale, forse anche in ragione di una antica diffidenza nei confronti del cd ceto intellettuale , indiscutibilmente si è tentato di compiere una sorta di rivoluzione copernicana del mondo delle professioni. Autorizzare forme di pubblicità aggressiva o consentire che la concorrenza avvenga soprattutto sul prezzo piuttosto che sulla qualità significa infatti, in qualche modo, tentare di imprenditorializzare o meglio economicizzare l'esercizio dell'attività professionale. Analogamente, ma in relazione ad altro profilo, emerge che il mondo delle professioni, seppur ancora gestito in modo artigianale, rappresenta una percentuale importante del Pil del paese. Tale quota potrebbe naturalmente essere diversa e, soprattutto, determinare ben altri profitti, se l'attività professionale smettesse di essere esercitata in botteghe e divenisse a sua volta un'attività esercitata in forma imprenditoriale. È in tal senso che è possibile cogliere l'interesse spasmodico per l'apertura delle professioni intellettuali ai cosiddetti soci di capitale puro. Ne consegue che il mondo delle professioni è oramai visto come un terreno da colonizzare, i cui margini di sviluppo possono rivelarsi molto interessanti. In altre parole si può ragionevolmente ritenere che le professioni intellettuali siano, allo stato, considerate un inaspettato mercato nuovo, sia sotto il profilo della conoscenza delle regole dello stesso, sia sotto il profilo della crescita economica in senso stretto. Una classe di giovani professionisti, alla quale spetta prima di ogni cosa il dovere ed il privilegio di immaginare il proprio futuro, non può tollerare l'affermarsi di logiche di mero profitto, né essere considerata e divenire terreno di caccia di appetiti altrui, né tanto meno accettare di consegnare ad altri il governo del proprio presente. Tutto ciò non significa che i giovani professionisti debbano arroccarsi sulle posizioni dei loro padri, ma tantomeno significa che essi siano disposti ad accettare acriticamente il rischio di essere colonizzati. I professionisti, ed i giovani in particolare, sanno infatti di essere portatori di valori che non sono a priori incompatibili con un nuovo modo di esercitare le professioni intellettuali liberali. Sanno anche però quanto tali valori possano essere posti in pericolo da frettolose liberalizzazioni. Per questi motivi, e per saper elaborare una proposta comune, i Giovani Professionisti il 20 ed il 21 ottobre 2006 si sono dati appuntamento a Bergamo per la prima Conferenza sulla tutela dei giovani professionisti, non a caso intitolata La primavera delle professioni. Immaginare per competere insieme . Qui intendono discutere di formazione, di contratti di lavoro per professionisti, di subordinazione e parasubordinazione, di aggregazione, di fiscalità, di marketing, di strategie, di certificazione di qualità ed altro ancora. Se infatti sotto il duplice profilo sopra enunciato si andrà verso una nuova figura di professionista, questo non solo deve conoscere gli strumenti dell'azione dell'imprenditore, anche solo per poterne mettere in luce le criticità e le incompatibilità, ma deve anche poterne reclamare le regole. In tal senso, chiedendo regole e non privilegi, i Giovani Professionisti vogliono mandare un segnale di vitalità. Vogliono essere forza trainante. Vogliono, in altre parole, immaginare il proprio futuro. *Giunta Aiga