Ordinamento giudiziario, un disegno di legge per sospendere la riforma

L'esecutivo tenta la carta parlamentare per neutralizzare le norme varate da Castelli. Una difficile corsa contro il tempo e le insidie delle Camere

Ci sarà tempo fino al 1 marzo 2007 per mettere mano alla riforma dell'ordinamento giudiziario. Ma l'esecutivo avrà tempo fino al 1 giugno per emanare decreti correttivi. Venerdì scorso il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge tanto annunciato, vedi tra gli arretrati del 7 e 8 giugno che sospende l'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi riguardanti il nuovo sistema disciplinare, la riorganizzazione dell'ufficio del Pm e l'accesso e la progressione in carriera. Allungata la delega al Governo contenuta all'articolo 1, comma 3, della legge 150/05 il governo potrà emanare provvedimenti per il coordinamento delle norme contenute nei decreti legislativi emanati fino al primo giugno 2007 Il Ddl è leggibile tra i documenti correlati . Molto controversa la norma riportata all'articolo 3 del disegno di legge. Si dice che fino al 28 febbraio 2007 si dovrà applicare il secondo comma dell'articolo 30 del Dpr 916/58 riguardante il collocamento fuori ruolo dei togati del Csm e il loro rientro al termine della consiliatura. Secondo l'articolo 3 del provvedimento approvato ieri, si dovrà applicare l'articolo 30 come modificato dall'articolo 14 della legge 74/1990, articolo però, completamente superato dalle disposizioni contenute dalla legge 44/2002, ossia la riforma voluta dall'allora Guardasigilli Roberto Castelli per il Csm. Le interpretazioni possono essere due o rimane in vigore il testo del 2002, nonostante non sia citato dal disegno di legge di venerdì, oppure si ritorna alle modifiche del 1990. La questione non è di poco conto, perché Castelli con la sua riforma aveva previsto alla cessazione della carica il Consiglio superiore della magistratura dispone, eventualmente in soprannumero, il rientro in ruolo dei magistrati nella sede di provenienza e nelle funzioni precedentemente assegnate ma soprattutto aveva fatto aggiungere che prima che siano trascorsi due anni dal giorno in cui ha cessato di far parte del Consiglio superiore della magistratura, il magistrato non può essere nominato ad ufficio direttivo o semidirettivo diverso da quello eventualmente ricoperto prima dell'elezione o nuovamente ricollocato fuori del ruolo organico per lo svolgimento di funzioni diverse da quelle giudiziarie ordinarie . Il testo del 1990 prevedeva invece che alla cessazione dalla carica il Consiglio superiore della magistratura dispone il rientro in ruolo dei magistrati nell'ufficio di provenienza, eventualmente anche in soprannumero, ovvero in altro ufficio per il quale abbiano espresso la disponibilità . Scomparirebbe così la restrizione voluta dall'ex Guardasigilli, passato alle cronache come nemico delle toghe, che bloccava per due anni i magistrati uscenti nel loro vecchio ruolo. Uno stop che andrebbe a nuocere soprattutto quei magistrati che sono vicini ai 66 anni e che per il nuovo ordinamento giudiziario sono impossibilitati ad accedere agli incarichi direttivi a causa della famosa norma anti-Caselli vedi tra gli arretrati del 5 luglio 2005 . Non è detto però che il provvedimento riesca ad essere convertito in legge in tempo utile per i togati uscenti di questo Csm, le cui elezioni di rinnovo ci saranno il 9 e 10 luglio. Il nodo della questione, infatti, gira tutto attorno ai tempi di discussione e approvazione. Di sicuro la legge non arriverà prima del 18 e 19 giugno, quando entreranno in vigore rispettivamente la nuova organizzazione delle procure e il nuovo sistema disciplinare. I più ottimisti parlano di approvazione entro la fine di luglio, prevedendo per il Ddl una corsia preferenziale in Parlamento e i tempi contingentati, al fine di arrivare in tempo almeno per bloccare il cosiddetto concorsificio che entrerà in vigore il 28 luglio e porterà alla tanto discussa separazione delle funzioni. I pessimisti, invece, scommettono già che questo provvedimento non riuscirà a fermare niente della riforma Castelli. La base della magistratura, infatti, avrebbe voluto la decretazione d'urgenza, per poter fermare subito la materia disciplinare e quindi di sicuro il concorsificio. I più estremisti avrebbero quindi auspicato una cancellazione tout court della legge, anche perché, lamentano, molti esponenti del Centrosinistra si erano esposti dichiarando un impegno in tal senso. Ancora ieri il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha affermato che il disegno di legge è l'atto più concreto riguardo all'urgenza che la materia impone, l'importante è che si arrivi ad una conclusione che tenga conto della riguardosità nei confronti dei magistrati e dell'intero mondo della giustizia, che è fatto anche dagli avvocati e dagli altri operatori . Ma la battaglia parlamentare si prospetta ugualmente dura, dal momento che le reazioni del Centrodestra alla notizia del Ddl sono state molto critiche. Il responsabile Giustizia di Forza Italia Giuseppe Gargani ha dichiarato di voler vedere adesso le modifiche della legge. Ci aspettiamo dal disegno di legge - ha detto Gargani - le ragioni del rinvio, cioè del merito, e le cose concrete che dovrebbero essere modificate e su quelle ci confronteremo. Spero che la discussione sarà senza pregiudizi cosa che fino ad ora non appare . Molto duro anche l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli che ha definito il Ddl un provvedimento di facciata Basta conoscere minimamente i meccanismi parlamentari per capire che non ha alcuna possibilità di essere approvato in tempo utile per fermare l'entrata in vigore dei decreti legislativi della riforma dell'ordinamento giudiziario . Secondo l'ex Guardasigilli, ora presidente dei senatori della Lega, emerge, in tutta la sua evidenza la verità dei fatti e cioè che questa riforma va bene anche alla sinistra, come del resto, con grande onestà intellettuale, i più avvertiti e autorevoli esponenti di sinistra in materia di giustizia hanno sempre sostenuto . Oggi, intanto il ministro Mastella affronterà in Cassazione l'Associazione nazionale magistrati, impegnata in un convegno proprio sul tema della riforma della Giustizia. A lui verranno chiesti tempi e modalità dell'approvazione della legge e non è escluso che il sindacato delle toghe voglia mettere in atto, ancora una volta, la prima in questa legislatura, misure di protesta. Domani, invece, domenica 11 giugno saranno i penalisti a riunirsi e anche in questo caso la giunta dell'Unione delle camere penali potrebbe arrivare a decisioni importante ma per motivi opposti. Venerdì, infatti, il presidente dell'Ucpi, Ettore Randazzo riferendosi al Ddl lo ha definito un messaggio inequivoco di sconcertante resa al sindacato dei magistrati e di rinuncia ad una effettiva autonomia . Il Capo dello Stato - ha proseguito Randazzo - ha sottolineato come l'Avvocatura sia da sempre nobilmente impegnata nella tutela del diritto di difesa. Dunque toccherà ancora all'Avvocatura richiamare l'attenzione sui diritti di tutti . p.a.

Presidenza del consiglio dei ministri Disegno di legge recante Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario Approvato il 9 giugno 2006 Articolo 1 1. L'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 106/06, 109/06 e 150/06 è sospesa sino alla data dell'1 marzo 2007. Articolo 2 1. All'articolo 1 comma 3 primo periodo, della legge 150/05, le parole entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1 sono sostituite dalle seguenti entro l'1 giugno 2007 . Articolo 3 1. Fino al 28 febbraio 2007 si applica il comma 2 dell'articolo 30 del Dpr 916/58, nel testo risultante dalla modifica di cui all'articolo 74/1990. Articolo 4 1. All'articolo 1 comma 6 primo periodo del Dl 361/95, convertito, con modificazioni, dalla legge 437/95, le parole è differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario , sono sostituite dalle seguenti è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuatine della delega di cui alla legge 150/05 . Articolo 5 1. La presente legge entra in vigore il girono successivo a quello della sua pubblicazione nella Gu della Repubblica italiana.