Penalisti e magistrati, scontro sul Tribunale del riesame di Napoli

Dopo sette giorni di sciopero nel capoluogo campano, le Camere penali italiane decidono di chiedere un incontro al ministro della Giustizia appena sarà nominato. Confermata l'assemblea di protesta a Roma per il 19

I penalisti chiedono un incontro urgente al nuovo Guardasigilli. All'indomani della manifestazione di sabato scorso a Napoli che ha chiuso i sette giorni di sciopero indetti dalla Camera penale partenopea a difesa della terzietà del giudice vedi tra gli arretrati del 13 maggio , le Camere penali italiane chiedono udienza al nuovo ministro della Giustizia. Nel distretto di Napoli c'è un esarcebato clima di tensione tra la magistratura inquirente ed i giudici del tribunale del riesame - dice la giunta - e più in generale un malessere interno della magistratura napoletana l'iniziativa della Procura della Repubblica partenopea - continua il documento, leggibile tra i correlati - dimostra una evidente intolleranza verso l'autonomia e la libertà della giurisdizione . Per questo si impone una riflessione generale da parte del mondo giuridico, dell'opinione pubblica e della comunità politica sull'idea stessa della giurisdizione . Tra ampi settori della magistratura , sostengono i penalisti, c'è l'intolleranza verso le decisioni giurisdizionali ritenute non in linea con la tutela di valori di sicurezza sociali alle quali s aggiunge la difesa corporativa dell'operato dei magistrati, come dimostra anche la grave vicenda occorsa ad un avvocato del Foro di Roma e del Foro di Torre Annunziata Caiazza e Fasolino condannati per diffamazione per aver criticato un provvedimento giurisdizionale nell'ambito di un esposto inviato ai titolari dell'azione disciplinare . Prendendo quindi spunto dai gravi fatti di Napoli ma ampliando il discorso a livello nazionale, i penalisti chiedono al prossimo Guardasigilli un incontro urgente. Confermata intanto la giornata di mobilitazione con astensione dalle udienze di venerdì prossimo, 19 maggio a Roma, scaturita dalla condanna degli avvocati Caiazza e Fasolino. Alla presenza del presidente Ucpi Ettore Randazzo, del presidente dell'Ordine di Roma, Sandro Cassiani e di Vincenzo Zeno Zencovich si parlerà di diritto di critica e libertà dell'avvocatura.

Unione delle Camere penali italiane Documento approvato dalla Giunta il 13 maggio 2006 Premesso che le Camere Penali del distretto di Napoli hanno proclamato una astensione dalle udienze per segnalare che nelle more di una udienza che si sarebbe dovuta celebrare presso l'ottava sezione del Tribunale del riesame di Napoli - relativa ad un procedimento cautelare per reati di criminalità organizzata - i responsabili dell'ufficio della Procura di Napoli inviavano una nota riservata indirizzata al coordinatore del Tribunale del riesame nonché presidente della ottava sezione interessata nella quale veniva evidenziata l'opportunità di assegnare i ricorsi in questione ad altra sezione, ovvero di astenersi unitamente ai componenti dei precedenti collegi che già si sono pronunciati in questo procedimento , sulla scorta del sorprendente ragionamento secondo il quale sarebbe stato necessario assegnare ad altra sezione il procedimento posto che si evidenziava la fattispecie di reato di criminalità organizzata particolarmente gravi ed allarmanti, non solo la specifica censura mossa dalla Cassazione al Tribunale che evidenzia, nel caso di specie, un totale venire meno del Collegio al dovere di esaminare atti processuali, ma anche un comportamento complessivo, in questo stesso procedimento, di più collegi di codesta sezione che, ragionevolmente, fanno mettere in dubbio la possibilità di avere un giudizio di riesame sereno ed alieno da pregiudizi Si deve infatti farle rilevare che, caso statisticamente non frequente, in questo procedimento codesta sezione, in diverse e molteplici composizioni collegiali, ha annullato tutte, si ripete tutte ed erano decine, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip. Sempre per ragioni di legittimità e di forma e sempre per ragioni di legittimità e di forma diverse considerato che il fatto oggetto della protesta delle Camere Penali del distretto di Napoli si inserisce in una vicenda ancor più vasta che dimostra un esacerbato clima di tensione tra la magistratura inquirente ed i giudici appartenenti al Tribunale del riesame dello stesso distretto e, più in generale, un malessere interno della magistratura napoletana al quale non sono estranee logiche di contrapposizione sfociate nella instaurazione di procedimenti penali che hanno visto coinvolti, mercè l'intervento di collaboratori di giustizia, anche autorevoli esponenti del Tribunale ed avvocati, per i quali gli organi dell'accusa competenti ex art. 11 c.p.p. hanno chiesto l'archiviazione dei procedimenti evidenziato che, al di là dello specifico e particolare contesto locale, l'iniziativa della Procura della Repubblica di Napoli, nelle forme e nei modi, dimostra una evidente intolleranza verso l'autonomia e la libertà della giurisdizione, soprattutto, quando la medesima si afferma in situazioni territoriali nelle quali da tempo tende ad imporsi una visione del processo come strumento di difesa sociale sottolineato che, peraltro, sul piano nazionale questa stessa minorata ed errata idea della funzione giudiziale aveva già prodotto, nel recente passato, attacchi alla libertà della giurisdizione, portati da settori trasversali della comunità politica nei confronti di quei tribunali di sorveglianza che, liberamente interpretando le norme dell'ordinamento penitenziario, erano intervenuti sui criteri di applicazione delle norme dell'ordinamento penitenziario, attacchi ai quali solo l'avvocatura aveva reagito in difesa della autonomia dei magistrati rimarcato che, pertanto, quanto avvenuto assume una valenza che va ben al di là del contingente, imponendo piuttosto una più generale riflessione, da parte del mondo giuridico, della opinione pubblica, della comunità politica, sulla idea stessa della giurisdizione, sulle regole strutturali e deontologiche che devono presiedere i rapporti tra la magistratura giudicante e quella requirente, e non ultimo sulla necessità della affermazione - sul piano schiettamente ordinamentale - della terzietà del giudice intesa non solo come garanzia del processo equo bensì quale presidio della libertà della giurisdizione rilevato che quanto avvenuto si inserisce in un clima di rapporti del tutto particolari tra ampi settori della magistratura - stavolta nel suo complesso - ed il foro, nel quale alla intolleranza verso le decisioni giurisdizionali ritenute non in linea con la tutela di valori di sicurezza sociale si sposano forme, altrettanto inaccettabili, di difesa corporativa dell'operato di altri magistrati denunciata a tale ultimo proposito, la grave vicenda occorsa ad un avvocato del Foro di Roma e ad altro del Foro di Torre Annunziata condannati per diffamazione per aver criticato un provvedimento giurisdizionale nell'ambito di un esposto inviato ai titolari dell'azione disciplinare delibera di comunicare la ferma protesta dell'avvocatura per quanto accaduto al Presidente della Repubblica, anche quale Presidente del C.S.M., al Ministro della Giustizia, e ai capi degli uffici giudiziari del distretto di Napoli chiede al Ministro Guardasigilli un incontro urgente con i vertici dell'Unione delle Camere Penali Italiane. Si riserva ulteriori iniziative a tutela della libertà della giurisdizione.