Intercettazioni: il Pm non può integrare i decreti autorizzativi per gli impianti esterni alla Procura

La pronuncia delle Sezioni unite rafforza la tutela della privacy da ingerenze scarsamente motivate. L'autorizzazione all'ascolto deve essere completa fin dall'inizio circa le ragioni che rendono necessaria la misura

Le Sezioni unite penali della Cassazione hanno rafforzato la tutela della privacy dall'ingerenza di intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dai pubblici ministeri con decreti autorizzativi privi di reali e valide motivazioni. In particolare gli ermellini - presieduti dal primo presidente di Piazza Cavour, Nicola Marvulli - hanno stabilito che il Pm non può prima ascoltare quello che viene registrato, a scapito degli indagati, e poi integrare, in un secondo tempo, i provvedimenti con i quali aveva dato il via libera alla violazione della riservatezza altrui. L'affermazione di principio è stata fatta su ricorso dell'avvocato Giovanni Aricò, professore di procedura penale e difensore di molti imputati in gravi processi di criminalità organizzata. In sostanza i Supremi giudici - mettendo un bel paletto alla diffusa prassi delle intercettazioni alla cieca - hanno affermato che l'autorizzazione all'ascolto deve, non solo precedere l'attività di spionaggio , ma anche essere completa fin dall'inizio riguardo i motivi di pericolosità e urgenza che richiedono l'uso di impianti di captazione esterni alle Procure. Il tema affrontato dagli ermellini concerneva il seguente problema di diritto se la motivazione del decreto del pubblico ministero di autorizzazione all'utilizzazione di impianti di intercettazione diversi da quelli in dotazione della Procura della Repubblica possa essere adottata, o integrata, con un successivo provvedimento emesso dopo l'inizio delle operazioni, ma prima dell'utilizzazione dei risultati delle stesse . La risposta data è stata negativa .