Il silenzio rifiuto sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica

di Alberto Rinaldi e Daniela Cassone

di Alberto Rinaldi e Daniela Cassone Al silenzio sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica deve riconoscersi natura di atto tacito di accertamento di reiezione della domanda, e quindi di silenzio-significativo. Per effetto del Dpr 38/2001 non è venuta meno la configurazione dell'istituto quale silenzio - diniego, al quale devono collegarsi gli effetti di un provvedimento di rigetto dell'istanza, senza però che per esso possano ravvisarsi vizi formali propri dell'atto, quali i difetti di procedura o della mancata motivazione, il cui obbligo, non può che riguardare la sola ipotesi di accoglimento della richiesta di accertamento di conformità, necessaria a fronte di sanatoria ex post di un abuso edilizio. Il privato, che non può dedurre il difetto di motivazione dell'impugnato silenzio - diniego, non vede diminuito il suo diritto di difesa, ben potendo allegare che l'istanza di sanatoria sia meritevole di accoglimento, per la sussistenza della prescritta doppia conformità delle opere abusive realizzate. L'istituto del silenzio rifiuto è sempre stato oggetto di accesi dibattiti attraverso la disamina che ci accingiamo ad affrontare, cercheremo di tracciare un quadro sintetico dello stesso. Innanzitutto il silenzio può essere considerato rilevante soltanto nei casi in cui la legge espressamente gli attribuisca un significato all'interno del silenzio significativo, poi, si possono rinvenire due sottogeneri, il silenzio assenso, equivalente ad un provvedimento positivo, e il silenzio rigetto, corrispondente ad un provvedimento di diniego. Al di la di ciò, il silenzio non significativo è riconducibile a tutte quelle ipotesi in cui la Legge non attribuisca alcun significato all'inerzia dell'Amministrazione in questi casi, a fronte della richiesta di un privato, può essere valutato quale inadempimento. Ai sensi della legge 241/90, novellata dalla legge 15/2005, incombeva sulla Pa l'obbligo di concludere ogni procedimento con un provvedimento espresso, ed i casi in cui si poteva derogare all'emissione di un atto conclusivo del procedimento erano tassativamente previsti dalla legge silenzio-assenso e silenzio-rigetto al di fuori di queste ipotesi, l'inerzia della Pa risultava illegittima silenzio inadempimento A seguito del decreto 35/05 competitività il silenzio significativo diventa regola generale ed il silenzio rifiuto è relegato ad ipotesi tassative ambiente, sicurezza, immigrazione, salute, patrimonio culturale e paesaggistico Questione assai dibattuta in giurisprudenza concerneva la possibilità o meno per il giudice di sindacare il merito della domanda, non limitandosi all'accertamento dell'illegittimità del comportamento inerte della Pa nell'oggetto del giudizio sul silenzio rifiuto esula dalla cognizione del g. a. qualsiasi indagine sulla fondatezza della pretesa sostanziale connessa alla diffida della Pa di provvedere rimasta inevasa, essendo l'unica verifica da compiersi circoscritta all'accertamento dell'obbligo della Pa di provvedere sull'istanza e sul suo adempimento CdS, 812/03 1836/03 808/03 672/03 3256/02 . L'Ap 1/2002 ha optato, infatti, verso un 'interpretazione restrittiva, considerando oggetto del ricorso il solo silenzio e non la pretesa avanzata dal privato nella sua istanza. Al contrario, il decreto 35/05 ha sancito la facoltà per il Giudice amministrativo di decidere sulla fondatezza dell'istanza del privato e, nel caso di esito positivo di una tal valutazione, di ordinare all'A. l'emanazione del provvedimento di accoglimento. Da un esame di siffatta disciplina, le garanzie poste a tutela del privato risultano migliorate, in quanto secondo il precedente regime incombeva sull'Amministrazione, a seguito di sentenza accertante l'illegittimità del silenzio, soltanto l'obbligo di emanare un provvedimento conclusivo, potendo ben consistere questo in un atto di rifiuto. Il Tar Napoli si è pronunciato in ordine ad un ricorso avanzato da un privato per l'annullamento del silenzio rifiuto sulla domanda di concessione in sanatoria proposta dal ricorrente alla Pa. In data 18 novembre 2005, infatti, il privato inoltrava al Sindaco del Comune di Barano d'Ischia l'istanza di accertamento di conformità urbanistica ex articolo 36 Dpr 380/01 in riferimento ad opere edili eseguite nella zona interessata. Decorso inutilmente il termine di 60 giorni previsto, si era prodotto il silenzio rifiuto del Sindaco. Il ricorrente si rivolgeva al Tar ai fini di ottenere l'annullamento del silenzio rifiuto, ritenuto illegittimo poiché, secondo lo stesso, incombeva sull'Amministrazione l'onere di dare riscontro all'istanza formulata in aggiunta, l'attore chiedeva il risarcimento dei danni subiti a causa del mancato riconoscimento di conformità urbanistica delle opere realizzate. Il Tar adito ha ritenuto il ricorso proposto infondato e, pertanto, lo ha respinto. La norma interessata concerne gli accertamenti di conformità e così recita 1. In caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, o in difformità da esso, ovvero in assenza di denuncia di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 22, comma 3, o in difformità da essa, fino alla scadenza dei termini di cui agli articoli 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all'irrogazione delle sanzioni amministrative, il responsabile dell'abuso, o l'attuale proprietario dell'immobile, possono ottenere il permesso in sanatoria se l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda 3. Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata . Dapprima il Collegio ha sottolineato come l'accertamento di conformità previsto dall'articolo 36 Dpr 380/01 Tu delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia sia finalizzato a sanare le opere eseguite senza concessione, ma in ogni caso conformemente alla disciplina urbanistica applicabile nella zona interessata al contrario, i Giudici hanno ribadito che tale disposizione non trova applicazione in ordine ad opere eseguite senza titolo ed, inoltre, su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità, poiché sottoposte al regime di cui all'articolo 27 Dpr 380/01 che esclude la sanabilità a posteriori della situazione abusiva. Si rileva che l'accertamento di conformità previsto dall'articolo 13 della legge 47/1985 è diretto a sanare le opere solo formalmente abusive, in quanto eseguite senza concessione o autorizzazione, ma conformi nella sostanza alla disciplina urbanistica applicabile per l'area su cui sorgono vigente sia al momento della loro realizzazione che al momento della presentazione dell'istanza di sanatoria cd. Doppia conformità . Non è invece applicabile nei riguardi delle opere che siano state eseguite non solo senza titolo, ma anche su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità, per le quali scatta il diverso regime di cui all'articolo 4 della medesima legge 47/1985 ora, articolo 27 del Dpr 380/01, che ne ha ampliato la previsione a tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche , che esclude qualsiasi sanabilità a posteriori dell'opera abusiva. Il provvedimento di accertamento di conformità assume pertanto una connotazione eminentemente oggettiva e vincolata, priva di apprezzamenti discrezionali . Tar Campania Napoli Sezione sesta, 1419/06 Massima redazionale, 2006. L'attività dell'Amministrazione, alla luce di ciò, risulta essere priva di apprezzamenti discrezionali, essendo l'organo competente tenuto a rilasciare il provvedimento richiesto a condizione che ricorrano i presupposti contemplati dalla normativa riferibile alla specifica fattispecie, senza alcuno spazio di valutazione autonoma. Orbene, la questione posta all'attenzione dei Giudici consisteva nell'esatta qualificazione del silenzio come silenzio rifiuto, ed in tal caso gli stessi avrebbero dovuto accertare l'inadempimento all'obbligo di provvedere, oppure di silenzio rigetto, legato alla infondatezza della pretesa del ricorrente. La posizione assunta dal ricorrente in quell'occasione contrastava con l'orientamento che ha espresso, al contrario, il Tar adito. Infatti, per l'attore il silenzio sull'istanza di accertamento di conformità caratterizzava un'ipotesi di silenzio rifiuto, dato che, grazie alle introduzioni rinvenibili nella legge 241/90, l'attività della Pa deve necessariamente culminare con l'adozione di un provvedimento espresso ed accompagnato da un'adeguata motivazione. Tale posizione trova conferma, peraltro, in alcune recenti pronunce Tar Lazio 3469/04 Tar Campania 7327/02 La qualificazione legale tipica del comportamento omissivo dell'Amministrazione comunale - che rende conseguentemente superflua la sua ulteriore formalizzazione mediante il procedimento di cui all'articolo 25 del Dpr 3/1957 - costituisce, infatti, il presupposto per l'immediata tutela avanti al giudice amministrativo, onde ottenere la declaratoria dell'obbligo di pronunciarsi espressamente in ordine alla conformità o meno alla vigente regolamentazione urbanistico-edilizia delle opere realizzate in difetto o difformità rispetto del prescritto titolo abilitativo Il Collegio ritiene infatti di aderire all'orientamento consolidato secondo cui l'Amministrazione, a prescindere dal valore che la legge assegna al comportamento silente in sede di istanza di accertamento di conformità, segnatamente di diniego della stessa, ha pur sempre l'obbligo di provvedere in quanto lo jus aedificandi spettante al privato, quale facoltà inerente al diritto dominicale, non può subire compressioni per effetto di atti taciti, in quanto tali sprovvisti di una qualsivoglia motivazione che consenta al suo destinatario di individuare le norme dello strumento urbanistico o del regolamento edilizio che impediscono l'accoglimento dell'istanza a tali fini prodotta Tar Sicilia, Sezione seconda, 358/93 . Il riconosciuto obbligo della amministrazione comunale di pronunciarsi esplicitamente ed in modo adeguatamente motivato sull'istanza stessa rende quindi illegittimo il silenzio-rigetto, che si è formato sull'istanza di accertamento di conformità ex articolo13 legge 47/1985 avanzata dal ricorrente Al contrario, la sezione adita riteneva la fattispecie rientrante sotto la tipologia del silenzio significativo rigetto , ossia di un tacito atto di accertamento di reiezione dell'istanza di accertamento della conformità urbanistica presentata dal soggetto privato. Il silenzio serbato dall'amministrazione sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica di cui all'articolo 13, legge 47/1985, articolo 36, Dpr 380/01 , ha natura di atto tacito di reiezione dell'istanza e quindi di silenzio-significativo e non di silenzio-rifiuto , di guisa che esso non può essere impugnato con il rito teso alla declaratoria del silenzio-rifiuto Tar Campania, Napoli, 5484/05 3092/05. Tar Sicilia Palermo Sezione terza, 1120/06 Massima redazionale, 2006 CdS 401/06 e in dottrina Crosetti-Sandulli, Tu dell'edilizia Giuffrè 2004 Casetta Manuale di diritto amministrativo Milano 2005 Sandulli, giudizio sulle leggi Milano 1967 Scoca, il silenzio della Pa Milano 1971 Secondo i Giudici, infatti, basandosi sull'argomento letterale della norma, contenente la locuzione la richiesta si intende respinta , si deve attribuire all'inerzia dell'Amministrazione il valore di un vero e proprio atto amministrativo. Alle medesime conclusioni si deve pervenire se si disaminano altre fattispecie, quali l'articolo 6 Dpr 1199/71 relativo alla semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi, e l'articolo 25 comma 4 legge 241/90 sull'accesso ai documenti amministrativi ciò dimostrerebbe, secondo il Tar, la perfetta compatibilità della figura del silenzio rigetto con la normativa introdotta dalla legge 241/90, anche se questa all'articolo 2 sancisce l'obbligo gravante sulla Pa di concludere il procedimento con un provvedimento espresso. Nel caso di specie, pertanto, si ricadrebbe nell'ipotesi di deroga alla disciplina della legge 241/90. Inoltre, a sostegno delle proprie argomentazioni, i Giudici rilevavano che il silenzio rifiuto presuppone l'inadempimento da parte della Pa di una potestà discrezionale. Peraltro, come già esposto, l'accertamento di conformità urbanistica si caratterizza per la sua natura vincolante, per essere cioè un'attività rispondente a criteri puramente oggettivi, in quanto riferita ad un assetto di interessi già stabilito dal piano urbanistico, non potendosi concretizzare quindi alcuna ipotesi di inadempimento in capo all'Amministrazione adita. In conclusione, secondo il Tar, decorso il termine previsto, il silenzio sull'istanza deve essere considerato un diniego, suscettibile di impugnazione da parte dell'interessato entro 60 giorni, alla stessa stregua di un comune provvedimento, senza che però possano ravvisarsi in esso i vizi formali propri degli atti, quali difetti di procedura, e tanto meno mancanza di motivazione Tar Campania Napoli Sezione sesta, 1393/06 Massima redazionale, 2006 il silenzio dell'Amministrazione, a fronte di un'istanza di sanatoria costituisce un'ipotesi di silenzio significativo, al quale vengono pertanto ricollegati gli effetti di un provvedimento di rigetto dell'istanza, così determinando una situazione del tutto simile a quella che si verificherebbe in caso di provvedimento espresso ne consegue che tale provvedimento, in quanto tacito, è già di per sé privo di motivazione, tant'è che l'articolo 13 legge 47/1985 attribuisce al silenzio serbato dalla Pa il valore di diniego vero e proprio, impugnabile non per difetto di motivazione, ma per il contenuto precettivo dell'atto CdS, 706/03 . Ed inoltre, da un esame della norma interessata, si può ricavare che l'obbligo di motivazione sussista soltanto ove l'Amministrazione accolga la richiesta di accertamento di conformità infatti, la disposizione così recita sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata ciò in quanto l'Amministrazione è tenuta ad esplicare le ragioni che le permettano di legittimare a posteriori la realizzazione di un'opera senza titolo al fine di tutelare gli interessi dei proprietari confinanti. Ritenuto, pertanto, illegittimo il diniego opposto dal Comune di Barano d'Ischia, il Collegio respinge il ricorso. Per quanto concerne l'estensione della disciplina prevista dal vecchio articolo 13 legge 47/1985 alle zone sottoposte a vincolo paesaggistico, sussiste una accesa querelle il progetto edilizio, infatti, prima di essere approvato deve superare sia l'esame del rispetto delle norme urbanistiche, sia la verifica della sua compatibilità con le condizioni ambientali e paesaggistiche. Da un lato, pertanto, i Comuni si sono dimostrati favorevoli, fin dall'origine, a tale applicazione anche nelle aree soggette a vincolo, a condizione che l'Amministrazione rilasciasse un nulla osta a posteriori, sorretti oltretutto dalla magistratura amministrativa e dalla dottrina Guizzi, in Riv. Giur. Ed. 2000 . A tale riguardo l'Adunanza generale del CdS, con parere 2340/01, sosteneva che l'abusiva esecuzione di un'opera non impedisce alla Amministrazione di emettere provvedimento di autorizzazione postuma ed inoltre, anche il ministero per i Beni e le attività culturali, con circolare del 22 gennaio 2003, ha impartito istruzioni alle regioni e Sovrintendenze in ordine all'applicabilità della norma alle zone vincolate, fornendo cautele e suggerimenti nel rilascio del nulla osta. Dall'altro lato, peraltro, la magistratura penale si è arroccata su posizioni più rigide, escludendo quasi in maniera radicale tale applicabilità, ed anche la Corte costituzionale, con ordinanza del 2001, ha dichiarato l'illegittimità dell'estensione in zone vincolate. Concludendo, possiamo rilevare come il silenzio significativo costituisca l'esercizio, con peculiari modalità, di un potere amministrativo che libera l'Amministrazione stessa dal dovere di provvedere esplicitamente. Se da un lato, pertanto, si deve riconoscere la legittimità di una procedura di tal genere, che in ogni caso consente all'Amministrazione di intervenire in autotutela, adottando un provvedimento di secondo grado che ripristini l'effetto leso dal provvedimento di diniego implicito, dall'altro lato è doveroso prestare adeguata protezione all'interesse del soggetto privato richiedente. Un logico contemperamento di tali interessi può rivenirsi nella previsione di una comunicazione al privato dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza in tal modo, è assicurata al privato la possibilità di conoscere anticipatamente le ragioni del rigetto dell'istanza, anche nel caso in cui tale diniego sia ricollegabile alla mera inerzia dell'Amministrazione. 4

Tar Campania - Sezione sesta - sentenza 9 ottobre 2006, n. 8708 Presidente Pagano - Estensore Abbruzzese Ricorrente Amadei Fatto Con atto notificato il 17 febbraio 2006 e depositato il 2.3 successivo, il ricorrente indicato in epigrafe rappresentava quanto segue - di aver inoltrato in data 18 novembre 2005 prot.gen.Com.numero al Sindaco del Comune di Barano d'Ischia un'istanza di accertamento di conformità urbanistica ex articolo 36 Dpr 380/01, relativa ad opere edili eseguite in Barano d'Ischia, alla via Duca degli Abruzzi - che su tale domanda, però sebbene sussistessero le condizioni di legge per il suo accoglimento , si era formato, per l'inutile decorso del termine di 60 giorni indicato dall'articolo 36 precitato, il silenzio rifiuto del Sindaco. Tanto premesso, chiedeva l'annullamento del suddetto silenzio rifiuto, di cui deduceva l'illegittimità per i seguenti motivi Violazione dell'articolo 36 Dpr 38/2001, legge 47/1985. Eccesso di potere per difetto di motivazione. Violazione articoli 2 e 3 legge 241/90 è illegittimo il silenzio serbato dal Comune sull'istanza di sanatoria, incombendo sull'Amministrazione l'obbligo di dare riscontro all'istanza prodotta dall'interessato il ricorso spiegava altresì domanda di risarcimento del danno. Il Comune intimato non si costituiva in giudizio. Alla pubblica udienza del 9 ottobre 2006 il ricorso veniva introitato in decisione. Diritto I. Il ricorso è infondato è deve essere respinto. I.1 Com'è noto, l'accertamento di conformità già previsto dall'articolo 13 della legge 47/1985 ed ora dall'articolo 36 del Dpr 380/01 è diretto a sanare le opere solo formalmente abusive, in quanto eseguite senza concessione o autorizzazione, ma conformi nella sostanza alla disciplina urbanistica applicabile per l'area su cui sorgono vigente sia al momento della loro realizzazione che al momento della presentazione dell'istanza di sanatoria cd. Doppia conformità . Non è invece applicabile nei riguardi delle opere che siano state eseguite non solo senza titolo, ma anche su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità, per le quali scatta il diverso regime di cui all'articolo 4 della medesima legge 47/1985 ora, articolo 27 del Dpr 380/01, che ne ha ampliato la previsione a tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche , che esclude qualsiasi sanabilità a posteriori dell'opera abusiva. Il provvedimento di accertamento di conformità assume pertanto una connotazione eminentemente oggettiva e vincolata, priva di apprezzamenti discrezionali. L'autorità procedente deve infatti valutare l'assentibilità dell'opera eseguita senza titolo, sulla base della normativa urbanistica ed edilizia vigente in relazione ad entrambi i momenti considerati dalla norma. Peraltro, una volta positivamente riscontrata, in concreto, la ricorrenza dei presupposti di fatto e di diritto cui tale normativa subordina la realizzazione dell'opera, essa è tenuta rilasciare il provvedimento permissivo richiesto. Il principale problema interpretativo posto dalla disposizione in esame è costituito dalla configurazione della natura giuridica del silenzio serbato dall'Amministrazione sulla relativa istanza del privato, se si tratti cioè di mero silenzio-inadempimento o silenzio rifiuto , cui consegue l'obbligo dell'Amministrazione di provvedere, ovvero di silenzio provvedimentale avente contenuto tipizzato, cd. silenzio-rigetto . È evidente, infatti, che dall'adesione all'una o all'altra impostazione discendono diverse conseguenze sul piano giuridico, dovendo, nel primo caso, l'oggetto del relativo giudizio intendersi limitato all'accertamento dell'inadempimento dell'obbligo di provvedere sull'istanza del privato ed al conseguente ordine di provvedere, secondo lo schema attualmente disegnato dall'articolo 2 della legge 205/00 e chiarito da Ap 1/2002 , mentre, nel secondo, sarebbe costituito direttamente dalla verifica della fondatezza della pretesa sostanziale del ricorrente. I.2 Secondo l'orientamento cui aderisce il ricorrente, che trova peraltro anche conforto in parte della giurisprudenza cfr. Tar Lazio, sez. seconda bis, 3469/04 , il silenzio sull'istanza di accertamento di conformità ex articolo 36 del Dpr 380/sarebbe oramai sicuramente configurabile come mero silenzio-inadempimento o rifiuto , non essendo più ipotizzabile, nel nuovo sistema introdotto dagli articoli 2 e 3 della legge 241/90, un'attività procedimentale della Pa non culminante nell'adozione di un provvedimento espresso, fornito della dovuta motivazione cfr. Tar Sicilia, Ct, Sez. prima, 2/2003 Tar Campania, Napoli, sez. quarta, 7327/02 . I.3 E' tuttavia opinione della Sezione, già più volte affermata all'esito di consimili giudizi, che il silenzio sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica abbia natura di atto tacito di accertamento di reiezione dell'istanza e quindi di silenzio-significativo e non di silenzio-rifiuto . A sostegno dei tale orientamento milita in primo luogo l'argomento letterale. L'articolo 13 legge 47/1985, invero, riprodotto nell'articolo 36 del Dpr 380/01, nel prevedere già che la richiesta si intende respinta ed ora che la richiesta di intende rifiutata , attribuisce all'inerzia dell'Amministrazione la quale di per sè non è un atto, bensì un mero fatto il valore legale tipico proprio di un atto amministrativo. Sotto tale profilo, la norma in esame appare strutturata in maniera analoga ad altra fattispecie indubitabilmente di silenzio significativo quella di cui all'articolo 6 del Dpr 1199/71 - recante semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi - il quale prevede infatti che, decorso il termine di 90 giorni , il ricorso si intende respinto . Ancora, appare conforme ad altra fattispecie sicuramente avente natura di silenzio significativo quella di cui all'articolo 25 comma 4 della legge 241/90 che, nel disciplinare il procedimento di accesso ai documenti amministrativi, testualmente prevede che decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta . La completa analogia intercorrente, nella disciplina normativa, tra il silenzio sull'istanza di accertamento di conformità ed il silenzio sull'istanza di accesso le quali, decorso il prescritto termine, si intendono entrambe respinte , consente di evidenziare un secondo argomento a sostegno dell'opinione della Sezione quella della compatibilità, sul piano logico-sistematico, della figura del silenzio-significativo pur nel nuovo regime procedimentale introdotto dalla legge 241/90. Il fatto che tale legge, dopo aver sancito, all'articolo 2, l'obbligo della Pa di concludere il procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso, abbia poi stabilito articoli 25, comma 4 che il silenzio sull'istanza di accesso equivale a diniego della stessa significa, evidentemente contrariamente a quanto sostenuto dalla tesi qui avversata , che i principi posti dalla medesima legge 241/90 non hanno valore assoluto e cogente, ma programmatico e derogabile sulla qual cosa, peraltro, sussiste unanimità di vedute sia in dottrina che in giurisprudenza . Di ciò sono comunque riprova altre disposizioni della stessa legge. Ad esempio, quella di cui all'articolo 3 che, dopo aver posto al comma 1 il generale obbligo motivazionale per ogni provvedimento amministrativo, immediatamente ne prevede una deroga al comma 2 , per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale e per gli atti impliciti. Ovvero, quella di cui all'articolo 7 che, già prima di stabilire la doverosità della comunicazione di avvio del procedimento, ne prevede l'esenzione quando sussistano particolari esigenze di celerità e ciò, a tacere dell'elaborazione giurisprudenziale che ha ampliato notevolmente l'ambito di applicabilità della deroga, estendendolo anche alle ipotesi di procedimento avviato ad istanza di parte ed in genere a tutte le altre ipotesi nelle quali la partecipazione del destinatario del provvedimento finale sia inidonea ad incidere sul contenuto dello stesso . Ancora, quella di cui all'articolo 20 che, contrariamente a quanto previsto proprio dall'articolo 2, ha istituito, nelle ipotesi ivi indicate, la figura del silenzio-assenso peraltro, sicuramente avente natura provvedimentale, come si evince chiaramente dalla previsione contenuta nel comma 1, ultima parte, della stessa disposizione in esame, secondo cui l'atto di assenso illegittimamente formatosi può essere annullato dall'amministrazione competente . Il silenzio significativo nelle due manifestazioni del silenziorigetto e del silenzio-assenso è pertanto pienamente compatibile col nuovo sistema normativo delineato dalla legge sul procedimento amministrativo. I.4 Sul piano ontologico, occorre inoltre considerare che il silenzio-inadempimento postula il mancato esercizio di una potestà amministrativa di natura discrezionale. Il silenzio sull'istanza di accertamento di conformità urbanistica non potrebbe quindi mai essere considerato come semplice silenzio inadempimento, trattandosi - come più sopra si è fatto cenno - di accertamento riguardante, nella configurazione normativa dell'istituto, una valutazione eminentemente doverosa e vincolata, essenzialmente priva di contenuti discrezionali, avente sostanzialmente ad oggetto la realizzazione di un assetto di interessi già prefigurato dalla disciplina urbanistica applicabile. I.5 Sul piano logico, come è stato già notato, non appare infine comunque ragionevole imporre all'Amministrazione un obbligo di pronuncia espressa in relazione ad un'istanza del privato che, violando la legge, ha omesso di chiedere preventivamente il permesso di costruire ed ha in via di fatto realizzato la sua pretesa edificatoria sottraendosi al previo controllo di conformità alla pianificazione urbanistica in tali sensi, Tar Campania, Napoli, sezione prima, 7952/03 . I.6 In conclusione, è innegabile che ricorra nella specie, in applicazione di tutti i canoni ermeneutici, un'ipotesi di silenzio significativo, con l'attribuzione, per legge, al comportamento omissivo dell'Amministrazione di un preciso significato la reiezione della richiesta di conformità avanzata dal privato. Pertanto, una volta decorso il termine di 60 giorni, si forma il silenzio-diniego, che può essere impugnato dall'interessato in sede giurisdizionale nel prescritto termine decadenziale di sessanta giorni, alla stessa stregua di un comune provvedimento, senza che però possano ravvisarsi in esso i vizi formali propri degli atti, quali i difetti di procedura, e tanto meno la mancanza di motivazione. In questi precisi termini, d'altra, parte, si è pronunciato il Supremo Consesso della Giustizia amministrativa, affermando che il silenzio dell'Amministrazione a fronte di un'istanza di sanatoria costituisce una ipotesi di silenzio significativo, al quale vengono pertanto collegati gli effetti di un provvedimento di rigetto dell'istanza, così determinandosi una situazione del tutto simile a quella che si verificherebbe in caso di provvedimento espresso ne consegue che tale provvedimento, in quanto tacito, è già di per sé privo di motivazione - tant'è che l'articolo 13 della legge 47/1985 attribuisce al silenzio serbato dalla Pa il valore di diniego vero e proprio - ed è impugnabile non per difetto di motivazione, bensì per il contenuto precettivo dell'atto CdS, sez. quinta, 706/03 cfr., altresì, C.G.A.R.S. 142/01 . I.7 Per completezza espositiva, occorre ribadire che la configurazione dell'istituto in esame quale silenzio-diniego non è venuta meno per effetto del sopravvenuto intervento normativo di cui al Dpr 380/01 Tu delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia . L'articolo 36 del cennato Tu ha mantenuto, infatti, la stessa configurazione prevista dall'abrogato articolo 13, comma 2, legge 47/1985, dal momento che ha stabilito, al comma 3 , che sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata . È evidente, sul piano letterale-formale, che continua a sussistere pur nella nuova formulazione della norma una fattispecie di silenzio-diniego. Il rifiuto si riferisce infatti come nel precedente regime alla richiesta di attività provvedimentale permesso in sanatoria e non al silenzio. L'inutile decorso del prescritto termine comporta inesorabilmente la reiezione dell'istanza del privato. Per converso, l'obbligo di adeguata motivazione non può che riguardare, nella chiara formulazione della norma, l'ipotesi in cui l'Amministrazione ritenga di accogliere la richiesta di accertamento di conformità. L'imposizione di siffatto obbligo, in tale ipotesi, appare altresì coerente con la ragione dell'istituto trattandosi di sanare ex post un abuso edilizio, l'Amministrazione non può sottrarsi - nell'interesse dell'intera collettività sociale e degli eventuali proprietari confinanti - all'onere di specifica e puntuale esposizione delle ragioni, in fatto e in diritto, che consentono di legittimare l'opera realizzata sine titulo. I.8 In definitiva, dopo la scadenza dei 60 giorni prevista dall'articolo 13, comma 2 legge 47/1985 oggi articolo 36, comma 3, Dpr cit. , l'Amministrazione non perde per ciò solo la potestà potere-dovere di decidere sull'istanza di sanatoria, con la conseguente legittimità del tardivo provvedimento - sia esso di rigetto o di accoglimento -, da non ritenersi inutiliter dato. Il privato, dal canto suo, non vede diminuito il proprio diritto di difesa per il fatto di non potere dedurre il vizio di difetto di motivazione dell'impugnato silenzio-diniego, ben potendo allegare che l'istanza di sanatoria sia meritevole di accoglimento, per la sussistenza della prescritta doppia conformità delle opere abusive realizzate, adducendo - s'intende - un valido principio di prova. II. Consegue da tutto quanto si è fin qui esposto che il ricorso in esame, affidato al presunto difetto di motivazione del silenzio-diniego, è infondato e va pertanto respinto risultando alla stregua degli atti del tutto legittimo il diniego implicito opposto dal Comune di Barano d'Ischia. II.1 Va peraltro aggiunto che, neppure nella presente sede giurisdizionale, il ricorrente deduce elementi atti a verificare la contestata conformità urbanistica ex post, non fornendo alcuna puntuale descrizione della consistenza dell'opera abusiva realizzata né alcuna puntuale indicazione delle disposizioni urbanistiche ed edilizie da cui potrebbe evincersi la protestata conformità al contrario, dallo stesso tenore dell'istanza proposta al Comune prot. numero in atti sembrerebbe al contrario doversi ricavare una non corrispondenza tra le opere realizzate e quelle autorizzabili alla stregua del vigente P.T.P. dell'isola d'Ischia, che è, com'è noto, strumento urbanistico con valenza anche di pianificazione paesaggistica. La mancata allegazione di elementi atti a comprovare la erroneità sostanziale del provvedimento di rigetto implicito osta, per altro verso, al richiesto annullamento, anche in considerazione del disposto di cui all'articolo 21octies legge 241/90 come novellata. II.3 Ne discende che del tutto corretto è, anche nella sostanza, il provvedimento implicito di reiezione dell'istanza di accertamento in conformità, non essendo l'opera conforme agli strumenti urbanistici e paesistici vigenti o comunque non risultando tale alla stregua degli atti. III. Il ricorso va, in definitiva, respinto. IV. Nulla sulle spese, stante la mancata costituzione dell'Amministrazione intimata. PQM Il Tar per la Campania - Sezione sesta, definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo respinge. Nulla sulle spese. Contributo unificato come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 5