Tributi: se l'ente locale fa ""orecchie da mercante"" sul rimborso il giudice ordinario è fuori gioco

Le sezioni unite sciolgono il nodo della giurisdizione è la commissione tributaria che deve decidere sulle istanze rimaste senza esito anche se c'è già una prima sentenza di condanna

Sul rimborso da definire decisione in Commissione. Spetta cioè ai giudici tributari, non a quelli ordinari, decidere sulle controversie riguardanti procedimenti di rimborso dei tributi locali, quando l'Ente impositore, per lo più il Comune, non è stato condannato definitivamente al pagamento di quanto dovuto. Ciò anche se è intervenuta una prima sentenza di condanna dell'Ente locale da parte della Commissione tributaria provinciale. È quanto emerge dall'ordinanza 14331/05 - depositata l'8 luglio scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con la quale le Sezioni unite civili della Cassazione hanno devoluto alle Commissioni tributarie una causa concernente un'istanza di rimborso rimasta senza esito definitivo. A tale proposito il Supremi collegio di Piazza Cavour ha affermato che in mancanza di una decisione definitiva che contenga una condanna dell'Ente impositore al pagamento di somme dovute della quale può chiedersi l'esecuzione in via civile o l'ottemperanza , deve sempre esperirsi il procedimento di rimborso, contro il cui rifiuto può soltanto esperirsi la tutela dinanzi alle Commissioni tributarie. Lo stesso contribuente - ha aggiunto la Cassazione - del resto ha riconosciuto di aver inutilmente presentato istanza di rimborso di quanto pagato . Le Sezioni unite, dunque, uniformandosi a quanto sostenuto dal procuratore generale nelle sue conclusioni, hanno affermato la giurisdizione dei giudici tributari le controversie in materia di rimborso - conclude la Corte - di tributi sono devolute allo stesso giudice cui è conferita giurisdizione sul rapporto tributario controverso .

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 12 maggio-8 luglio 2005, n. 14331 Presidente Ianniruberto - relatore Altieri Pm Martone - conforme - ricorrente Del Mondo Svolgimento del processo Ferdinando Del Mondo chiedeva, con ricorso al giudice di pace di Afragola, emissione di decreto ingiuntivo nei confronti del Comune di Afragola, esponendo di aver impugnato dinanzi alla commissione tributaria provinciale di Napoli l'avviso di accertamento ICIAP del detto Comune per il 1992 di avere, a seguito di notifica della cartella, pagato l'imposta , con sanzioni ed interessi, per un importo totale di lire 1.152.680 che la commissione adita aveva accolto il ricorso per cui, essendo il pagamento avvenuto senza causa, egli aveva diritto al rimborso di quanto versato che la istanza di rimborso era rimasta senza esito. Il GdP emetteva decreto ingiuntivo per euro 596,21, oltre a interessi legali e spese. Il Comune proponeva opposizione, deducendo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, essendo la controversia attribuita alla giurisdizione delle commissioni tributarie. Il Del Mondo proponeva, quindi, ricorso per regolamento di giurisdizione, sostenendo che, nella specie, non si controverteva circa l'esistenza del potere impositivo o sulla correttezza del suo esercizio, avendo il Comune espressamente riconosciuto il diritto al rimborso. Inoltre, l'adeguamento dell'ente impositore alla pronuncia del giudice tributario non era atto compreso tra quelli autonomamente impugnabili descritto nell'articolo 19 del D.Lgs 546/92. Pertanto, secondo il principio affermato dalle Su nella sentenza 10725/02, si tratterebbe di ipotesi di indebito oggettivo ex articolo 2033 Cc. Il Comune intimato non ha svolto in questa sede attività processuale. Nelle sue conclusioni il Pg osserva che, non essendovi riconoscimento del debito da parte dell'ente impositore, la giurisdizione appartiene alle commissioni tributarie. Motivi della decisione La giurisdizione sulla controversia, come sostenuto dal Comune e dal Procuratore Generale, non è attribuita al giudice ordinario, ma a quello tributario. Nella specie, infatti, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, l'ente impositore non ha affatto riconosciuto, con volontà espressa dall'organo competente, il diritto del contribuente al rimborso del tributo versato, né il ricorrente indica in quale atto e in quale forma il riconoscimento del debito sarebbe avvenuto. La difesa del Comune, infatti, si era limitata - in conformità alla determinazione dirigenziale di resistere alla lite - a dedurre nell'opposizione che il giudice adito doveva ritenersi sfornito di giurisdizione, essendo questa attribuita alle commissioni tributarie. Si deve premettere, anzitutto, che il diritto al rimborso di un tributo non dovuto - compreso tra quelli elencati nell'articolo 2 del D.Lgs 546/92, nel testo all'epoca vigente - non può svolgersi secondo il modello dell'indebito di diritto comune, dovendo osservarsi le regole del riparto di giurisdizione e la speciale disciplina processuale prevista dalle singole leggi d'imposta e dalla legge sul contenzioso tributario articoli 19, lett.g, e 21, secondo comma, del D.Lgs 546/92 . In base a tale disciplina le controversie in materia di rimborso di tributi sono devolute allo stesso giudice cui è conferita giurisdizione sul rapporto tributario controverso. La deroga a tale giurisdizione, che è conferita ratione materiae ed ha carattere esclusivo, è stata affermata dalle Su con la sentenza 10725/02, richiamata dal ricorrente, soltanto nel caso in cui l'ente impositore ha riconosciuto formalmente la non debenza del tributo versato e il diritto del contribuente al rimborso, al che la controversia non riguarda più la risoluzione dì una questione tributaria, ma un mero indebito oggettivo di diritto comune, regolato dal codice civile e devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario. Per le ragioni già spiegato tale principio non è applicabile nel caso di specie, pur essendo intervenuta una decisione del giudice tributario di primo grado, della quale, fra l'altro, non risulta la definitività. Né può invocarsi una tutela del giudice ordinario avverso il rifiuto non si sa se espresso o tacito dell'ente impositore ad ottemperare alla sentenza del giudice tributario, sostenendosi che avverso tale atto - non compreso nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nell'articolo 19 del D.Lgs 546/92 - non sarebbe apprestata alcuna tutela nel processo tributario. E' vero che, secondo gli articoli 69 e 70 del D.Lgs 546/92, la tutela esecutiva o mediante giudizio di ottemperanza è ammessa soltanto per le sentenze del giudice tributario passate in giudicato. Ma la limitazione di tale tutela alle sentenze passate in giudicato non significa che debba esistere una tutela residuale del giudice ordinario anche in relazione all'esecuzione o ottemperanza per le sentenze non definitive. Più in generale, è stato affermato da una consolidata giurisprudenza della Corte si richiama, fra le altre, la sentenza 2272/04 che la mancata previsione di una tutela contro atti non elencati nell'articolo 19 o di tipo diverso quella impugnatoria quale la tutela di mero accertamento non comporta il riconoscimento di una tutela residuale in sede giurisdizionale ordinaria. Pertanto, in mancanza di una decisione definitiva che contenga una condanna dell'ente impositore al pagamento di somme dovute della quale può chiedersi l'esecuzione in via civile o l'ottemperanza , deve sempre esperirsi il procedimento dì rimborso, contro il cui rifiuto può soltanto esperirsi la tutela dinanzi alle commissioni tributarie. Lo stesso contribuente ha, del resto, riconosciuto di aver inutilmente presentato istanza di rimborso di quanto pagato. Conclusivamente, deve essere dichiarata la giurisdizione delle commissioni tributarie. Non avendo l'ente intimato svolto in questa sede attività processuale, nessuna statuizione deve essere adottata sulle spese. PQM La Corte di Cassazione a Su dichiara la giurisdizione delle commissioni tributarie.