Quando il muro di cinta si salva dalla demolizione per misure e anzianità

Illegittima un'ordinanza di demolizione quando il manufatto può ragionevolmente essere qualificato alla stregua di una pertinenza urbanistica e non necessita di specifica concessione

Un vecchio muretto, con rete sovrastante, posto a delimitare un terreno, quando può essere qualificato alla stregua di una pertinenza urbanistica non può essere oggetto di una tardiva ingiunzione di demolizione basata sul fatto la sua costruzione è avvenuta in mancanza di un titolo edilizio. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza qui leggibile come documento correlato ribaltando la pronuncia resa in precedenza dal Tar Emilia Romagna. I giudici regionali avevano infatti respinto il ricorso proposto dai proprietari di un terreno per ottenere l'annullamento dell'ordinanza con la quale il comune di Rottofreno, in provincia di Parma, ingiungeva la demolizione di un vecchio muro di cinta. Il Tar emiliano aveva qualificato il muro controverso come opera di notevole impatto ambientale , ricalcando di fatto le posizioni del comune resistente che aveva utilizzato gli stessi termini. Tuttavia il muro in questione del quale peraltro era allegata anche una chiara documentazione fotografica era costituito - come ha precisato Palazzo Spada sulla scorta degli atti - da un sottile reticolo metallico posto sopra un basamento alto poche decine di centimetri . Ma oltre la scarsa rilevanza dell'opera, nel caso di specie a rendere ormai non condivisibili le considerazioni invero amplificate dell'ente locale - che nelle more del giudizio d'appello aveva manifestato disponibilità ad una definizione stragiudiziale della controversia - è stata anche la valutazione circa qualificazione del manufatto alla stregua di una pertinenza urbanistica. A nulla rivelando, a tanti anni dalla costruzione, neppure il vincolo espropriativo di parte dell'area interessata mai attuato ed imposto nel 1965 circostanza che, annotano i giudici di piazza Capo di Ferro, il Tar avrebbe dovuto rilevare stimando tale vincolo privo di ogni efficacia interdittiva.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 22 marzo-11 novembre 2005, n. 6348 Presidente Carboni - Estensore Carlotti Ricorrente Guasconi ed altri Fatto e diritto 1. I signori Guasconi e Gatti impugnano la sentenza con la quale il Tar dell'Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, respinse il ricorso dai medesimi proposto avverso l'ordinanza 19/1988, prot. n. 2498, del 23 aprile 1988, recante l'ingiunzione a demolire un muro di recinzione di terreni di loro proprietà. L'ente civico intimato non si è costituito per resistere all'impugnazione. 2. Con decisione interlocutoria 7235/04 la Sezione ha disposto incombenti istruttori. 3. Con una comunicazione priva di ogni valore processuale, pervenuta tramite fax in occasione della dell'udienza pubblica data 22 marzo 2005, il Comune di Rottofreno ha manifestato la propria disponibilità ad una definizione stragiudiziale della controversia. Il Collegio - su conforme istanza del difensore dei ricorrenti - ha trattenuto il ricorso in decisione. 4. Per una migliore intelligenza delle questioni devolute al giudizio della Sezione, occorre ricostruire brevemente i fatti della causa. 4.1. Con l'ordinanza 19/1988, impugnata in prime cure, il Sindaco di Rottofreno ingiunse ai signori Guasconi e Gatti, a norma della legge 47/1985, di demolire un muro di recinzione di terreni di loro proprietà, eretto sul confine tra il lotto ed una strada privata, perché asseritamente costruito in mancanza di un titolo edilizio e comunque in contrasto con lo strumento urbanistico adottato dall'amministrazione, giusta la delibera di Consiglio comunale n. 19 del 25 marzo 1988. 4.2. Gli odierni appellanti si tutelarono tempestivamente contro l'ordinanza sindacale avanti al Tar di Parma. 4.3. Il Tribunale adito respinse l'impugnativa, pronunciando la sentenza specificata in epigrafe, ora appellata. 4.4. Le ragioni della reiezione del primitivo ricorso possono così sintetizzarsi - il muro edificato dai ricorrenti avrebbe comportato l'illegittimo restringimento di una strada privata, da ritenere inedificabile, in quanto sottoposta fin dal 1965 a vincolo espropriativo il regolamento edilizio annesso al programma di fabbricazione, con prescrizione confermata da una successiva delibera di adozione del Prg risalente al 1974, ne aveva infatti previsto l'ampliamento nella misura di ben cinque metri - in ogni caso, per poter legittimamente erigere il muro i ricorrenti avrebbero dovuto richiedere preventivamente ed ottenere una concessione edilizia, trattandosi di opera di notevole impatto ambientale. 5. L'appello dei signori Guasconi e Gatti è affidato a due articolate censure, rispettivamente rubricate I eccesso di potere per travisamento dei fatti illogicità II violazione di legge articolo 7 della legge 94/1982, con riferimento all'articolo 7 della legge 47/1985 articolo 841 Cc eccesso di potere per travisamento dei fatti contraddittorietà illogicità. 6. Il ricorso è fondato e merita integrale accoglimento. 7. Innanzitutto, non è condivisibile la sentenza nella parte in cui qualifica il muro di recinzione come un'opera di notevole impatto ambientale . 7.1. Sul punto il giudizio espresso dal Tribunale non trova conferma negli atti di causa. Ed invero, dalla lettura della relazione tecnica esplicativa del 18 febbraio 1999, redatta dall'Ufficio tecnico comunale in esito ad un sopralluogo disposto dal primo giudice, emerge la modesta entità dell'edificazione un muretto in cls con sovrastante rete metallica plastificata la descrizione offerta dall'Utc nemmeno è smentita dalle fotografie, del pari versate in atti, effigianti la recinzione oggetto del contendere quest'ultima risulta effettivamente costituita da un sottile reticolo metallico posto sopra un basamento, alto poche decine di centimetri. 7.2. A nulla rileva poi che l'opera si snodi per oltre ventinove metri, giacché un muro di cinta, per assolvere efficacemente alla sua funzione di difesa della proprietà, deve potersi sviluppare lungo tutto il perimetro del terreno da presidiare e sicuramente l'estensione dei confini del lotto non incide sulla natura dell'intervento che, nella fattispecie, rimane un semplice muretto e non una realizzazione di notevole impatto ambientale . 8. Correttamente pertanto i ricorrenti opinano che il Tar avrebbe dovuto qualificare l'opera alla stregua di una pertinenza urbanistica, dal momento che una recinzione, qualunque sia la sua tipologia costruttiva e purché sia rispettato il limite massimo di altezza, è posta per definizione a servizio dell'immobile delimitato al riguardo, tra le molte pronunce, si cita CdS, Sezione quinta, 5370/00 . 8.1. Discende dalla precedente statuizione, a mo' di diretto corollario, che il Comune di Rottofreno non avrebbe potuto sanzionare la violazione ipoteticamente consistita nell'erezione del muro in assenza del prescritto titolo edilizio autorizzazione , avvalendosi delle potestà ripristinatorie previste, all'epoca di adozione dell'ordinanza gravata, per le sole opere sottoposte a regime concessorio. 9. La sentenza nemmeno resiste alle censure d'appello rivolte contro l'affermazione della pretesa inedificabilità dei luoghi, in forza di pregressi vincoli ablatori. 9.1. In ordine a tali aspetti, le risultanze processuali non sorreggono gli assunti del primo giudice. 9.2. Occorre, difatti, precisare che l'erezione del muro in questione va collocata temporalmente non oltre l'anno 1971, atteso che nella stessa denuncia da cui trasse origine il procedimento amministrativo conclusosi con l'ordinanza sindacale avversata si faceva risalire a tale periodo l'epoca di realizzazione dell'opera, né sono stati acquisiti altri elementi di prova idonei a rendere verosimile una diversa ricostruzione dei fatti. 9.3. Inoltre il Tar ha puntualizzato - con statuizione non contestata dagli appellanti - che la delibera n. 19/88, posta a base dell'ingiunzione, non era efficace alla data dell'ordinanza impugnata . 9.4. Il primo giudice avrebbe pertanto dovuto stimare privo di ogni residua efficacia interdittiva nel 1989 anno di adozione dell'atto impugnato ed, a maggior ragione, nel 2001 epoca di pubblicazione della sentenza appellata un vincolo espropriativo mai attuato ed imposto nel lontano 1965. Non conduce a diverse conclusioni, peraltro, la considerazione della delibera con cui, nel 1974, il Consiglio comunale di Rottofreno ebbe a confermare la suddetta previsione di piano. Dal certificato di destinazione urbanistica del sito, acquisito dalla Sezione, si evince infatti che nel 1987 l'area era destinata a completamento residenziale e non alla viabilità. 10. In definitiva, la sentenza gravata non resiste alle censure d'appello e va riformata in accoglimento dell'impugnazione. 11. Le spese del doppio giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nel susseguente dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, definitivamente pronunciando, accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado ed annulla il provvedimento 23 aprile 1988 n. 19 prot. 2498 del sindaco di Rottofreno. Condanna il Comune di Rottofreno alla rifusione delle spese dei due gradi di giudizio, che si liquidano complessivamente in quattromila euro, nella misura di duemila euro a favore di ciascuno degli appellanti. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. N . RIC. 2 N . RIcomma -01 RA