Consulenze esterne: condannato il capo di Gabinetto di via Arenula

Settembrino Nebbioso deve risarcire 36mila euro per l'incarico affidato ad una società di Milano per la redazione della direttiva annula. Ma nella Finanziaria due commi consentono di chiudere tutto con un patteggiamento contabile al 30 per cento

Affidare la redazione della direttiva annuale del ministro della Giustizia a consulenze esterne piuttosto che alla risorse interne può costare molto caro al capo di Gabinetto del Guardasigilli che le ha autorizzate ma non le ha sottoposte all'approvazione del dicastero deve risarcire il danno all'erario. Del resto, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi ad esperti di comprovata competenza solo per soddisfare esigenze cui non sia possibile far fronte con il personale in servizio. A stabilirlo è stata la sezione giurisdizionale per il Lazio con la sentenza 2644/05 depositata lo scorso 14 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . La magistratura contabile ha condannato il capo di Gabinetto di via Arenula, Settembrino Nebbioso e il direttore generale del personale del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia a rifondere all'erario rispettivamente 36 mila e 9 mila euro. Ma andiamo con ordine. Nebbioso nel febbraio 2002 aveva incaricato una società di consulenza, la Lattanzio e associati Srl, con sede a Milano, di fornire alle articolazioni ministeriali interessate alla redazione della direttiva annuale un adeguato supporto metodologico attraverso un mirato corso di formazione e un successivo supporto tecnico di assistenza, al fine di definire gli obiettivi generali, di individuare appositi indicatori per la misurazione dell'attività amministrativa e, in definitiva, di pervenire alla predisposizione di una direttiva conforme alle indicazioni fornite dalla Presidenza del consiglio . Quanto alla responsabilità della Fontecchi, invece - almeno secondo i giudici contabili - non avrebbe dovuto procedere al pagamento della società Lattanzio con i fondi destinati alla formazione, come aveva richiesto il Capo di Gabinetto del Guardasigilli. Inoltre, il contratto non era efficace poiché non era stato approvato, ma non solo. Non era stato assunto nessun impegno di spesa al momento della convenzione. Di conseguenza, sarebbe stato possibile pagare la società consulente solo attraverso un riconoscimento di debito e non tramite l'emissione di un ordine di pagamento contemporaneo all'impegno di spesa. Ma a questo punto per l'esecuzione delle condanne non ci resta che attendere dato che i commi 231 e 232 della Finanziaria 2006 pubblicata sul quotidiano del 24 dicembre scorso con il commento di Massimiliano Toriello prevedono, ma solo per le sentenze di primo grado pronunciate nei giudizi di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti e per fatti commessi antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge, che i condannati possano chiedere, in sede di impugnazione, che il procedimento venga definito mediante il pagamento di una somma non inferiore al 10 per cento e non superiore al 20 per cento del danno quantificato nella sentenza. Tuttavia, Viale Mazzini, nel caso in cui accolga la richiesta, può determinare la somma dovuta in misura non superiore al 30 per cento del danno quantificato nella sentenza di primo grado, stabilendo il termine per il versamento. Il giudizio di appello si intende definito a decorrere dalla data di deposito della ricevuta di versamento presso la segreteria della sezione di appello. Cristina Cappuccini

Corte dei conti - Sezione per il Lazio - sentenza 6/17 giugno-14 novembre 2005, n. 2644 Presidente Bisogno - Relatore Arrigucci Ricorrente Nebbioso Fatto Con atto di citazione depositato in data 9 febbraio 2004 il Procuratore Regionale presso questa Sezione ha convenuto in giudizio il dott. Settembrino Nebbioso, Capo di gabinetto del ministro della Giustizia, e la dott.ssa Carolina Fontecchia, direttore generale del personale del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria dello stesso Ministero, per sentirli condannare in solido al pagamento, in favore dell' erario, della somma complessiva di euro 61.800,00, oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio, da ripartire nella misura dell'80% a carico del dott. Nebbioso e del 20% a carico della dott.ssa Fontecchia. Deduce il Requirente che il danno è scaturito dal conferimento ad una società di consulenza, la Lattanzio e associati s.r.l. con sede in Milano, di un incarico per la redazione della direttiva del Ministro per l'anno 2002. Il dott. Nebbioso, nella sua qualità di capo di gabinetto del ministro della Giustizia, con lettera-contratto in data 5 febbraio 2002 aveva incaricato la predetta società di fornire alle articolazioni ministeriali interessate alla redazione della direttiva annuale un adeguato supporto metodologico attraverso un mirato corso di formazione e un successivo supporto tecnico di assistenza, al fine di definire gli obiettivi generali, di individuare appositi indicatori per la misurazione dell'attività amministrativa e, in definitiva, di pervenire alla predisposizione di una direttiva conforme alle indicazioni fornite dalla Presidenza del consiglio . La decisione di rivolgersi ad un consulente esterno per la redazione del principale atto programmatorio del Ministro è motivata con la necessità in discontinuità con il passato, di produrre una direttiva che presenti elevati profili di qualità e, nel contempo, costituisca la base indispensabile cui legare la predisposizione della direttiva per l'anno 2003 . In proposito rileva il Procuratore regionale che trattasi di motivazione apparente, cioè inidonea a rappresentare le ragioni che hanno indotto ad affidare l'incarico all'esterno e a dimostrare la ricorrenza delle puntuali e cogenti condizioni previste dall'articolo 7, comma 6, del D.Lgs 165/01 per far luogo ad una esternalizzazione, e cioè l' assoluta impossibilità per il Ministero di avvalersi unicamente delle proprie risorse interne per l'elaborazione della direttiva e la provata competenza del consulente nella materia oggetto dell'incarico. Quanto al primo presupposto, il Capo di gabinetto non avrebbe effettuato alcuna indagine in merito alla carenza e/o inaffidabilità delle strutture interne che, invece, secondo la Procura attrice, hanno dato un concreto apporto dimostrando di poter fornire tutti i dati e le indicazioni utili alla predisposizione della direttiva annuale né rileva la mancata costituzione del SECIN il servizio per il controllo interno non essendo deputato a tale incombenza, ma chiamato unicamente a fornire un supporto nella definizione dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e di valutazione dell' attuazione degli obiettivi indicati nella direttiva. In ordine alla provata capacità del consulente, ritiene il Procuratore regionale che non sia stata fornita alcuna prova della specifica competenza in materia della Lattanzio, e contesta anche che tale società avesse ricevuto in un esercizio precedente analogo incarico dal ministero delle Finanze. Inoltre, si fa rilevare che il dott. Nebbioso non ha ottemperato neppure alle più elementari regole contabili non ha trasmesso il contratto al Ministro per la necessaria approvazione, non ha adottato alcun atto di impegno di spesa, non ha indicato il capitolo di bilancio su cui essa doveva gravare, non ha applicato la normativa di cui al D.Lgs 157/95 in tema di fornitura di servizi per la scelta del contraente. L'atto introduttivo del giudizio dà poi conto del fatto che, a prescindere dall'incarico alla Lattanzio, per la predisposizione della direttiva venne creata una struttura tecnica coordinata dal dott. Belsito, direttore generale del bilancio del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, per il reperimento e l'elaborazione dei dati necessari ai sensi dell'articolo 8, comma 2, del D.Lgs286/99. Lo stesso dott. Belsito nell'audizione personale dinanzi al Procuratore regionale, indicando le fasi in cui si era articolato il lavoro, ha sostenuto che la direttiva era stata predisposta dalla sua struttura tecnica in base alle indicazioni fornite dai dipartimenti, e che l'apporto fornito dalla Lattanzio si può riassumere nella preparazione di un modello di scheda per la definizione degli obiettivi, nell'aiuto fornito agli organi ministeriali per l'individuazione dei parametri di accertamento degli obiettivi raggiunti, nonché nell'aiuto dato da un dipendente della società nella fase di redazione del testo. In relazione a ciò il Procuratore regionale ritiene che siano state violate le disposizioni in materia di affidamento di incarichi esterni e che il costo sostenuto per la consulenza resa dalla società Lattanzio sia stato del tutto ingiustificato. Quanto alla dott.ssa Fontecchia, il Procuratore regionale sostiene che la medesima non avrebbe dovuto procedere al pagamento della società Lattanzio con i fondi destinati alla formazione, come aveva chiesto il Nebbioso con nota del 16 luglio 2002, e che a tale richiesta la medesima avrebbe dovuto opporre le seguenti considerazioni a che il contratto non era efficace non essendo stato approvato b che nessun impegno di spesa era stato assunto al momento della convenzione c che, pertanto, se del caso, sarebbe stato possibile pagare la società consulente solo tramite un riconoscimento di debito e non mediante la emissione di un ordine di pagare contemporaneo all'impegno di spesa d che nessuna attività di formazione era stata svolta e che, pertanto, l'imputazione di spesa al capitolo destinato alla formazione e all'aggiornamento del personale non solo dava luogo ad un atto nullo, ma soprattutto costituiva fatto illecito trattandosi di spesa sostanzialmente inutile. La Procura attrice richiama anche il fatto che già il Dipartimento della funzione pubblica aveva stipulato una convenzione con il Formez per un progetto governance con il compito, fra l'altro, di fornire il necessario supporto tecnico ai diversi Ministri per la redazione della direttiva 2002. Di tale convenzione il Nebbioso era sicuramente a conoscenza in quanto aveva partecipato ad apposito incontro svoltosi presso il Dipartimento della funzione pubblica il 14 gennaio 2002 con lo scopo di informare i Ministeri dell'intenzione del Dipartimento di fornire un aiuto per la redazione delle direttive 2002. Dalla documentazione versata in atti risulta che, a tal fine, il Formez aveva deciso di avvalersi della Lattanzio e Associati s.r.l. per assicurare ai Ministeri un servizio di assistenza per la definizione del contenuto delle direttive ministeriali 2002 e che la società, compensata per l'incarico con euro 199.020,000, attivò un desk tecnico di assistenza ai Ministeri per la definizione delle direttive 2002, realizzando un'analisi delle direttive ministeriali e svolgendo un'attività di audit presso i ministeri . Con riguardo al Ministero della giustizia, emerge dagli atti che, in esecuzione della convenzione con il Formez, la società Lattanzio intervistò , per la predisposizione della direttiva 2002, sia il capo di gabinetto che i capi dipartimento . In relazione a ciò il Requirente osserva che poiché la possibilità per i ministeri di ottenere un aiuto per la predisposizione della direttiva 2002 era emersa già nel corso della riunione del 14 gennaio 2002 ove era stato anche indicato il nominativo della Lattanzio , non si spiega il motivo per cui il capo di gabinetto del ministro della Giustizia con inusuale rapidità ha stipulato, in data 5 febbraio 2002, il contratto con la Lattanzio. Inoltre, è singolare per non dire illecito che la Lattanzio, con riguardo all'opera svolta in favore del ministero della Giustizia, sia stata pagata due volte per lo stesso lavoro una volta dal Formez come detto, finanziato dal Dipartimento della funzione pubblica , ed una volta dallo stesso ministero della Giustizia . Conclusivamente, il Procuratore regionale ritiene che sussista la responsabilità dolosa del dott. Nebbioso sia per l'illegittimo e illecito conferimento dell'incarico che per l'attestazione del compimento da parte della Lattanzio dell'attività giustificativa del compenso, nonostante che la medesima non avesse posto in essere tutte le attività previste nel contratto. Sostiene anche la responsabilità dolosa della dott.ssa Fontecchia per aver aderito scientemente alle illegittime e illecite richieste formulate dal dott. Nebbioso di pagare la società Lattanzio imputando indebitamente la spesa al capitolo della formazione, senza procedere ad alcuna verifica in merito sia all'efficacia del contratto che all'attività in concreto svolta dalla società consulente alla luce delle previsioni contrattuali. Si è costituito in giudizio per entrambi i convenuti l'avv. Capunzo che, a difesa del dott. Nebbioso, con memoria scritta ha così controdedotto a la direttiva annuale del Ministro è lo strumento principale attraverso cui questi esercita le funzioni d'indirizzo e definisce gli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello b i tempi di realizzazione sono in genere molto stretti per l'anno 2002 doveva essere adottata entro fine febbraio 2002 c l'ufficio competente ad elaborare e monitorare la direttiva è il Secin che allora non era stato ancora costituito d vi era l'urgenza di definire la direttiva in tempi rapidi e di farne uno strumento adeguato al disegno riformatore del Ministro e l'incarico alla Lattanzio aveva l'obiettivo di dare un segnale di discontinuità rispetto al passato e promuovere un'opera di sensibilizzazione, aggiornamento e formazione del personale e di fornire un adeguato supporto metodologico. Il difensore ha richiamato anche la numerosa documentazione depositata nonché giurisprudenza favorevole per dimostrare che l'incarico è stato conferito in conformità al dettato normativo, e cioè si trattava di svolgere un compito che esulava dalle ordinarie competenze e professionalità del Ministero e dell'ufficio di gabinetto il consulente era di provata esperienza e di elevato livello qualitativo ha svolto attività di formazione che ha coinvolto n. 30 dirigenti e n. 30 funzionari ha consentito l'elaborazione di una direttiva di qualità sicuramente superiore alle precedenti, per cui il compenso attribuito è da ritenersi congruo e giustificato. In conclusione ha chiesto il rigetto della domanda attrice per assenza di antigiuridicità della condotta in subordine l'uso del più ampio potere riduttivo in considerazione delle straordinarie contingenze nelle quali il dott. Nebbioso si è trovato ad operare. Per la dott.ssa Fontecchia il medesimo avv. Capunzo ha depositato una memoria in cui sostiene la legittimità e liceità della spesa e l'esatta imputazione della stessa in quanto la Lattanzio aveva effettivamente svolto attività formativa. Legittimamente poi la predetta ha impegnato i fondi in quanto ha approvato, sia pur implicitamente, il contratto stipulato dal dott. Nebbioso ed ha effettuato i previsti controlli amministrativi e contabili. Pertanto, il difensore ha chiesto anche per essa il rigetto della domanda per assenza di antigiuridicità della condotta in subordine l'uso del più ampio potere riduttivo in considerazione delle straordinarie contingenze nelle quali la dott.ssa Fontecchia si è trovata ad operare. All'udienza odierna il difensore ha confermato le memorie scritte precisando che il danno non è provato e che comunque non c'è stato alcun depauperamento materiale del Ministero che, invece, si è arricchito, a seguito dell'incarico svolto dalla Lattanzio, di nuove professionalità. Al riguardo ha osservato che la direttiva 2002 è stata molto apprezzata a livello istituzionale a riprova dell'ottimo lavoro svolto dalla Lattanzio. Il Procuratore regionale ha preliminarmente comunicato che è pendente per gli stessi fatti procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Roma. Nel merito ha sostenuto che nella fattispecie è stato violato l'articolo 7, comma 6, del D.Lgs 165/01. Infatti non si trattava di far fronte ad una nuova incombenza per la quale il Ministero non aveva potuto dotarsi delle necessarie professionalità, visto che l'emanazione di una direttiva annuale quale principale atto d'indirizzo del Ministro era prevista da anni. Del resto il ministro della Giustizia aveva già approvato negli esercizi precedenti le direttive di competenza, la cui redazione non spetta al Secin, ma agli uffici di diretta collaborazione del Ministro sulla base degli elementi e delle informazioni fornite dai vari dipartimenti. Ha rilevato ancora il Pm che l'organico degli uffici di gabinetto era coperto al 100% con personale scelto, peraltro, in base alle esigenze funzionali del Ministro stesso, per cui appare incongruo sostenere che nella fattispecie vi fosse una carenza di risorse umane interne tali da giustificare il ricorso ad una consulenza. D' altra parte un' eventuale impossibilità di provvedere con il personale in servizio avrebbe dovuto essere previamente formalizzata. Ha ancora sostenuto il Pm che non vi è stata alcuna attività formativa da parte della Lattanzio, peraltro non prevista neppure dal programma di formazione predisposto dal competente dipartimento e che, pertanto, l'imputazione della spesa sul corrispondente capitolo da parte della dott.ssa Fontecchia è da considerarsi atto illegittimo e illecito. Il Procuratore regionale ha, quindi, confermato le domande di condanna dei convenuti formulate nell'atto introduttivo del giudizio. Diritto 1. Il Procuratore regionale contesta ai convenuti il danno ingiusto di euro 61.800,00, pari al costo dell'incarico svolto dalla Lattanzio, in quanto trattasi di spesa ingiustificata, non necessaria e di nessuna utilità per il Ministero, assunta in violazione delle disposizioni normative che pongono limiti puntuali all' affidamento di consulenze esterne. In materia di consulenze esterne è stato ripetutamente affermato dal giudice contabile che la Pa, in conformità del dettato cosituzionale, deve uniformare i propri comportamenti a criteri di legalità, economicità, efficienza ed imparzialità, dei quali è corollario, per ius receptum, il principio per cui essa, nell'assolvimento dei compiti istituzionali, deve avvalersi prioritariamente delle proprie strutture organizzative e del personale che vi è preposto. Il legislatore, come noto, ha disciplinato la materia in via generale con l'articolo 7, comma 6, del D.Lgs 165/01 già D.Lgs 29/1993 e successive modificazioni ed integrazioni che consente alle amministrazioni pubbliche di conferire incarichi ad esperti di provata competenza per soddisfare esigenze cui non sia possibile far fronte con il personale in servizio predeterminando la durata, il luogo, l'oggetto ed il compenso della prestazione. In proposito la giurisprudenza di questa Corte si è più volte pronunciata indicando i parametri entro i quali tali rapporti e le correlative spese sono da ritenersi lecite v., fra le altre, Sezione seconda, 22.4.2002, n. 136/A Sezione terza, 9/2003 Sezione prima, 187/05 259/05 Sezione Lazio, 2137/03 . Il giudice contabile ha ritenuto per lo più antigiuridico e produttivo di danno erariale il conferimento di incarichi per attività alle quali si può far fronte con personale interno dell'ente, o che sono estranee ai suoi fini istituzionali, o che sono troppo onerose in rapporto alle disponibilità di bilancio. Di converso, in casi particolari e contingenti, è stata ammessa la legittimazione della Pa ad affidare il perseguimento di determinate finalità all'opera di estranei dotati di provata capacità professionale e specifica conoscenza tecnica della materia di cui vengono chiamati ad occuparsi, ogni volta che si verifichino a la straordinarietà e l'eccezionalità delle esigenze da soddisfare b la mancanza di strutture e di apparati preordinati al loro soddisfacimento, ovvero, pur in presenza di detta organizzazione, la carenza, in relazione all'eccezionalità delle finalità, del personale addetto, sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo. Tali parametri, se da un lato attestano che nell'ordinamento non sussiste un generale divieto per la Pa di ricorrere ad esternalizzazioni per l'assolvimento di determinati compiti, dall'altro, tuttavia, confermano che la utilizzazione del modulo negoziale non può concretizzarsi se non nel rispetto delle condizioni e dei limiti sopra specificati. L' articolo 7, comma 6, del D.Lgs 165/01 postula, pertanto, una serie di limiti applicativi che consistono in primo luogo nella necessità di una puntuale ed esplicita motivazione circa le ragioni per le quali la provvista di risorse e mezzi debba essere effettuata con ricorso al mercato. Inoltre, la disposizione deve essere coordinata con le altre norme vigenti in materia di organizzazione degli apparati pubblici nella fattispecie in esame rilevano, in particolare, le disposizioni sull' organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro. 2. Va ricordato che il D.Lgs 80/1998, operando un ampio aggiornamento del D.Lgs 29/1993 sulla base dei principi e criteri direttivi di cui all' articolo 11 della legge delega 59/1997, ha introdotto nell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche il fondamentale principio della distinzione fra funzione d'indirizzo e di controllo dei risultati, demandata agli organi di governo, ed attività di gestione propria dei dirigenti che sono responsabili in via esclusiva dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati articolo 3 . La disposizione è ora trasfusa nell'articolo 4 del D.Lgs 165/01. Pertanto, nelle amministrazioni statali è affidata al Ministro la determinazione degli indirizzi e degli obiettivi politico-amministrativi, e demandata all' apparato amministrativo l' attività di gestione e di attuazione di tali obiettivi. L' attività d'indirizzo dell'azione amministrativa si estrinseca in particolare nella emanazione di una direttiva annuale in cui vengono fissati, per ciascuna partizione dell'apparato ministeriale, gli obiettivi che la dirigenza deve realizzare e vengono indicate le risorse a disposizione per tale scopo articolo 14, comma 1, del D.Lgs 165/01 . L' articolo 1, comma 2, del menzionato D.Lgs prevede che per l'esercizio delle funzioni di indirizzo politico-amministrativo il Ministro si avvale di uffici di diretta collaborazione, aventi esclusive competenze di supporto e di raccordo con l'amministrazione, istituiti e disciplinati con regolamento . Il D.Lgs 30 luglio 300/99 che, in attuazione della delega conferita dall' articolo 11 della legge 59/1997, ha riformato l' organizzazione del Governo sia per quanto riguarda l'attività di gestione che la funzione d'indirizzo ha previsto che con regolamenti o decreti ministeriali sia determinata l'organizzazione, la dotazione organica, l' individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale articolo 4 nonché la costituzione e la disciplina degli uffici di diretta collaborazione del ministro, cioè della struttura di supporto alla funzione d'indirizzo. In particolare l'articolo 7 stabilisce che i regolamenti si devono attenere, fra l'altro, al principio e criterio direttivo della attribuzione dei compiti di diretta collaborazione secondo criteri che consentano l'efficace e funzionale svolgimento dei compiti di definizione degli obiettivi, di elaborazione delle politiche pubbliche e di valutazione della relativa attuazione e delle connesse attività di comunicazione, nel rispetto del principio di distinzione fra funzioni di indirizzo e compiti di gestione . Il Dpr 315/01, che ha approvato il regolamento per la costituzione e la disciplina degli uffici di diretta collaborazione del ministro della Giustizia, all' articolo 2, comma 1, stabilisce che il Ministro è l'organo di direzione politica del Ministero ed esercita i compiti e le funzioni attribuitegli dalla Costituzione, dagli articoli 3, comma 1, e 14, comma 1, del D.Lgs 29/1993, e dalle altre leggi, avvalendosi degli uffici di diretta collaborazione. L'articolo 6 dispone che per l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 2, comma 1, il Ministro si avvale dell'Ufficio di gabinetto e l'articolo 4 del predetto regolamento prevede che tali uffici ciascuno nell'ambito di competenza descritto nella disposizioni che seguono, esercitano le funzioni di supporto all'organo di direzione politica e di raccordo fra questo e l'amministrazione, collaborando alla definizione degli obiettivi e all'elaborazione delle politiche pubbliche . Dalla precedente sommaria ricostruzione del quadro normativo emerge chiaramente che l' elaborazione della direttiva annuale con l'indicazione degli obiettivi e delle relative risorse è compito precipuo e non delegabile del Ministro, che si avvale a tal fine, nell' ambito degli uffici di diretta collaborazione, dell'ufficio di gabinetto. Va aggiunto che la provvista del personale, ai sensi dell'articolo 12 del regolamento di cui al Dpr 315/01, entro il contingente di cui al comma 1, viene effettuata senza i vincoli propri del rapporto di pubblico impiego presso il ministero della Giustizia. Infatti il comma 3 del menzionato articolo 12 stabilisce che possono essere assegnati ai predetti uffici dipendenti del Ministero ovvero altri dipendenti pubblici, anche in posizione di aspettativa, fuori ruolo, comando o in altre analoghe posizioni previste dai rispettivi ordinamenti. Entro il medesimo contingente, purché nel limite del cinque per cento dello stesso e nel rispetto del criterio dell'invarianza della spesa di cui all'articolo 14, comma 2, del D.Lgs 29/1993, possono essere altresì assegnati, anche con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, collaboratori assunti con contratto a tempo determinato, esperti e consulenti per particolari professionalità e specializzazioni, di provata competenza . Ciò significa che nello svolgimento delle sue funzioni di indirizzo il Ministro ha ampia autonomia nella scelta del personale di cui avvalersi e da inserire nella propria struttura di staff. Peraltro, al momento dei fatti in esame l'Ufficio di gabinetto era stato appena ricostituito a seguito dell'insediamento del nuovo Ministro. 3. Venendo alla fattispecie di illecito contestata dal Requirente al dott. Nebbioso e alla dott.ssa Fontecchia, occorre valutare alla luce dei precitati criteri la sussistenza dei presupposti dell'antigiuridicità del fatto e della colpevolezza. In ordine al primo aspetto, le motivazioni poste dal Nebbioso a sostegno della scelta di avvalersi di una società privata per la redazione della direttiva 2002 non appaiono fondate su solidi presupposti. Non risulta ragionevole il richiamo a motivi di urgenza considerato che la redazione di una direttiva annuale è prevista sin dall'emanazione del D.Lgs 80/1998, che ha modificato e aggiornato il D.Lgs 29/1993, e che negli anni precedenti al 2002 era stata regolarmente emanata dai ministri allora in carica. Il legislatore ha previsto anche il periodo entro il quale deve essere adottata, per cui è d' obbligo ritenere che l'attività istruttoria e di elaborazione della direttiva può e deve essere programmata e organizzata con sufficiente anticipo. Nella fattispecie in esame non si è trattato, quindi, di far fronte ad un' esigenza sopravvenuta o eccezionale, richiedente professionalità o capacità non prevedibili, ma di svolgere una ordinaria e continuativa funzione tipicamente demandata al Ministro, per l'esercizio della quale, per espressa disposizione normativa, egli si avvale dell'ufficio di gabinetto. D'altra parte la direttiva annuale, nel disegno organizzativo dell'attività di Governo che emerge chiaramente dal quadro normativo sopra richiamato, non rappresenta una fra le molteplici incombenze del Ministro, ma costituisce il principale atto programmatorio e di definizione dell'indirizzo politico-amministrativo. Essa dà corpo e sostanza al progetto e agli impegni politici del Governo, traducendo i medesimi in obiettivi amministrativi concreti che connotano l' azione del Ministro nel corso dell'esercizio e che si traducono nell'individuazione di un dirigente responsabile del risultato e nell'assegnazione di strumenti e risorse per la sua realizzazione. Di conseguenza, essa rappresenta anche una delle precipue incombenze istituzionali dell'Ufficio di gabinetto. Alla luce di tali considerazioni non appare ammissibile la tesi del dott. Nebbioso secondo cui l'ufficio, peraltro appena costituito con personale scelto dal Ministro in funzione del compiti che doveva assolvere, non fosse in grado di elaborare la direttiva annuale, a meno di non voler ammettere che si tratta di una scatola vuota priva delle capacità professionali necessarie per svolgere essenziali compiti istituzionali. Per tali ragioni neppure convincente appare la tesi secondo cui il ricorso alla consulenza privata era giustificato dalla volontà, a seguito dell'insediamento di un nuovo governo di dare un segnale di discontinuità rispetto al passato. Infatti l'ampia libertà di scelta riconosciuta al Ministro nella provvista del personale degli uffici di diretta collaborazione, comprensiva anche del ricorso al mercato privato, poteva consentire con facilità l'inserimento del personale professionalmente più idoneo per gli obiettivi che egli intendeva perseguire. D'altra parte, neppure è fondata la tesi difensiva della mancata costituzione del Secin infatti il servizio di controllo strategico, previsto e disciplinato dalla legge 286/99, ha lo scopo di fornire un supporto all' organo d'indirizzo per l' esame e la verifica dei risultati dell'azione amministrativa, ma non interviene nella fase di definizione degli obiettivi, che è interamente demandata al Ministro e al Gabinetto quale ufficio di supporto. L'attività svolta dalla Lattanzio non può neppure qualificarsi come attività di formazione, non avendone fin dall'inizio le finalità e le caratteristiche. Il fatto che l'incarico si sia svolto con lo strumento degli incontri con il personale dirigente, anche ammettendosi un qualche effetto formativo dall' attività svolta, non è di per sé sufficiente a qualificarlo come corso di formazione. Il pagamento delle prestazioni con imputazione al capitolo della formazione appare piuttosto un modo surrettizio per giustificare il ricorso ad una consulenza esterna priva di copertura di spesa e non altrimenti consentita alla luce delle disposizioni vigenti in materia. In base a tali considerazioni l'incarico alla società Lattanzio deve ritenersi conferito in difetto delle condizioni previste dall'articolo 7, comma 6, del D.Lgs 165/01 e deve essere considerato illecito in quanto ha prodotto un danno ingiusto all'erario, che ha dovuto sopportare una spesa sostanzialmente inutile. Va ancora considerato l'ulteriore aspetto della duplicazione di spesa derivante dal fatto che la Lattanzio era già stata incaricata dal Formez di fornire assistenza tecnica ai ministeri per la redazione della direttiva 2002 e che di tale incarico il dott. Nebbioso, secondo quanto emerge dagli atti, era perfettamente a conoscenza. Pertanto, anche sotto tale profilo il rapporto negoziale instaurato con la società Lattanzio deve essere ritenuto illecito e produttivo di danno erariale. 4. In ordine all'imputabilità del fatto, il Collegio ritiene che dell'instaurazione di un rapporto negoziale produttivo di danno ingiusto per l'erario deve ritenersi in buona parte responsabile il dott. Nebbioso essendo stato il principale artefice di tale iniziativa ma deve essere riconosciuta anche la responsabilità della dott.ssa Fontecchia avendo la stessa avallato tale rapporto fornendo una surrettizia copertura di spesa con i fondi destinati alla formazione. Sotto l'aspetto soggettivo il comportamento illecito dei convenuti non può configurare, alla luce degli elementi probatori in atti, il dolo contestato dal Requirente, non risultando provata la cosciente volontà di porre in essere una spesa inutile e di produrre danno all'erario tuttavia, va ritenuta la sussistenza della colpa grave di entrambi i convenuti in giudizio. Infatti la condotta dei medesimi non è risultata conforme al dettato normativo, essendosi discostati con evidente e inescusabile leggerezza dal modello organizzativo previsto dal sistema e che entrambi, per la posizione rivestita, avrebbero dovuto ben conoscere. Il comportamento dei convenuti, contrassegnato dalla mancanza di una idonea e preventiva valutazione circa la sussistenza dei presupposti necessari per il legittimo conferimento dell'incarico e per il conseguente pagamento della prestazione, deve ritenersi ingiustificabile e approssimativo, considerato anche che non si rinvengono nella fattispecie situazioni e circostanze particolari atte a dar luogo ad errore scusabile. Ai soli fini della concreta determinazione dell'addebito, che va effettuata tenendo conto del principio per cui ciascuno risponde del danno per la parte che vi ha preso, va ritenuta equa l' imputazione, proposta dal Requirente, al dott. Nebbioso nella misura dell'80% e alla dott.ssa Fontecchia nella misura del 20% del danno complessivamente cagionato all'amministrazione. Ritenuto di far uso del potere riduttivo nei confronti di entrambi e nella stessa misura, tenuto conto delle difficoltà comunque incontrate dai medesimi e connesse all'esercizio di una funzione relativamente nuova e complessa, la Sezione condanna il dott. Nebbioso al pagamento di euro 36.000 comprensivi di rivalutazione monetaria e la dott.ssa Fontecchia al pagamento di euro 9.000, anch'essi comprensivi di rivalutazione monetaria. Sulle somme da corrispondere saranno calcolati gli interessi legali dalla data della sentenza al soddisfo. Le spese di giudizio seguono la soccombenza. PQM La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale regionale per il Lazio, definitivamente pronunciando sul giudizio in epigrafe, condanna il dott. Settembrino Nebbioso al pagamento, in favore dell'erario, della somma di euro 36.000,00 trentaseimila/00 comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre agli interessi legali dalla data della presente sentenza al soddisfo la dott.ssa Carolina Fontecchia al pagamento, in favore dell'erario, della somma di euro 9.000,00 novemila/00 comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre agli interessi legali dalla data della presente sentenza al soddisfo. Le spese di giudizio che, fino all'originale della presente sentenza si liquidano in euro seguono la soccombenza.