Pubblico impiego: il rimborso spese per trasporto materiali costituisce parte integrante del trattamento economico

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* Il compenso spettante al pubblico dipendente per le spese sostenute per il trasporto di materiale e strumenti occorrenti per disimpegnare il proprio servizio di istituto non costituisce un rimborso in senso proprio ma un'indennità facente parte del trattamento di missione e, quindi, del trattamento economico in generale la cui disciplina è esaustivamente affidata nel vigente ordinamento agli accordi collettivi di settore. È quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la decisione 4701/06 depositata lo scorso 31 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . La legge che dispone in materia è la 836 del 1973 sul Trattamento economico di missione e di trasferimento dei dipendenti statali che all'articolo 16 testualmente recita La liquidazione delle spese relative al trasporto di materiale e strumenti occorrenti al personale per disimpegnare il proprio servizio di istituto è disposta in base ad una tariffa da stabilire con decreti delle singole amministrazioni di concerto con quella del Tesoro, avuto riguardo alle caratteristiche del percorso nonché a quella del materiale e degli strumenti . È sulla vigenza della predetta disposizione che nasce il contenzioso tra la Usl 15 della Regione Marche ed un gruppo di dipendenti della stessa Usl che si rivolgono al Tribunale amministrativo regionale di quella Regione avverso la delibera con cui la predetta Unità sanitaria aveva sospeso l'erogazione a loro favore dell'indennità di cui all'articolo 16 sopra richiamato. Con la sentenza appellata, il Tar Marche ha dichiarato il diritto degli interessati a percepire detta indennità ritenendo tuttora vigente la relativa disposizione. Avverso detta sentenza ha proposto appello la presidenza del Consiglio dei ministri, che tramite il Dipartimento della Funzione Pubblica aveva emanato al riguardo apposite note del 1990 e del 1993, sostenendo l'intervenuta abrogazione del menzionato articolo 16 della legge 836 del 1973 per effetto dell'articolo 11 della legge 93/1983 Legge quadro sul pubblico impiego che così dispone è fatto divieto alle pubbliche amministrazioni ed agli enti pubblici cui l'accordo si riferisce di concedere trattamenti integrativi non previsti dall'accordo stesso e comunque comportanti oneri aggiuntivi L'articolo 11 è stato abrogato dall'articolo 74, D.Lgs 29/1993 e dall'articolo 72, D.Lgs 165/01, a decorrere dalla data ivi indicata - ndr . Preliminarmente il Collegio romano sottolinea che la questione di cui trattasi è stata già decisa in senso negativo per gli appellati con due decisioni della stessa sezione, e precisamente la 3976/03 e la 7756/04, e che non ritiene sussistere nella specie ragioni per discostarsi dal precedente orientamento. Nella sentenza del 2004, in merito ad una richiesta di rimborso avanzata dai dipendenti di un'Unità sanitaria locale, tutti addetti al servizio di prevenzione degli infortuni, per aver svolto servizio esterno che aveva comportato la necessità di portar con sé voluminose e pesanti apparecchiature di controllo e che tale trasporto era stato effettuato con i loro mezzi perché l'ente non metteva a disposizione veicoli, la sezione aveva stabilito che la disposizione contenuta nel predetto articolo 16 prevede semplicemente un rimborso di spese nell'ambito delle missioni disposte dall'amministrazione, mentre una indennità di trasporto, intesa come maggiorazione dello stipendio, non è prevista né per gli statali né per i dipendenti delle unità sanitarie locali. Per l'attuale Collegio il compenso di cui trattasi costituisce un'indennità facente parte del trattamento di missione, e la relativa tariffa non corrisponde ad altro che ad una valutazione media dei costi sostenuti e del disagio sopportato dal dipendente per l'effettuazione del trasporto delle attrezzature, con un procedimento logico analogo a quello effettuato per il riconoscimento dell'indennità di missione nel quale si tiene conto del disagio per l'effettuazione dell'attività lavorativa fuori sede e delle spese che ciò comporta. Il compenso - sostengono ancora i giudici romani - si presenta così come ulteriore, ma della stessa natura rispetto all'indennità di missione. Nessun dubbio può sussistere, avendo riguardo alla funzione di corrispettivo che il compenso assume rispetto alla prestazione di una determinata attività lavorativa, che la tariffa di cui trattasi vada inquadrata tra gli istituti che fanno parte del trattamento economico complessivo del dipendente e, quindi, della sua retribuzione. Retribuzione - sottolinea il Collegio - che è definita , secondo il principio di onnicomprensività fissato nei ripetuti accordi di settore, in modo tassativo con l'esclusione di compensi specifici non contemplati dagli accordi medesimi. A sostegno di quanto fin ora affermato, per lo specifico caso portato alla loro attenzione i giudici di Palazzo Spada sottolineano altresì che il contratto integrativo relativo al comparto sanità per il biennio 2000-2001 ha previsto, con l'art. 44, comma 10, che le Aziende sanitarie locali stabiliscano le condizioni per il rimborso delle spese relative al trasporto del materiale e degli strumenti occorrenti al personale per l'espletamento dell'incarico affidato , e tale previsione costituisce - per il Collegio - un'ulteriore conferma della tesi, accolta in sentenza, secondo cui dopo il trasferimento alla contrattazione collettiva della disciplina del trattamento economico del personale sanitario non vi è alcuno spazio per la corresponsione del compenso in base alla disposizione dell'art. 16 della legge n. 836/1973. È su queste argomentazioni, quindi, che il Consiglio di Stato accoglie l'appello e per l'effetto, in riforma della sentenza del Tar, respinge il ricorso originario. *Avvocato

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 21 marzo-31 luglio 2006, n. 4701 Presidente Iannotta - Estensore Cerreto Ricorrente Presidenza del Consiglio dei Ministri Fatto e diritto 1. Con l'appellata sentenza, il Tar Marche, a fronte della delibera USL n. 15 di Macerata n. 10006 del 20 ottobre 11993 di sospensione dell'erogazione a favore del personale dell'indennità di cui all'articolo 16 legge 836/73 rimborso spese per il trasporto di materiali e strumenti occorrenti al personale per disimpegnare il proprio servizio di istituto ha dichiarato il diritto degli interessati a percepire detta indennità ritenendo tuttora vigente la relativa disposizione. 2. Avverso detta sentenza ha proposto appello la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che tramite il Dipartimento della Funzione Pubblica aveva emanato al riguardo apposite note del 1990 e del 1993, sostenendo l'intervenuta abrogazione del menzionato articolo 16 legge 836/73 per effetto dell'articolo 11 legge 93/1983 che pone il divieto per le pubbliche amministrazioni e per gli enti pubblici, cui l'accordo si riferisce, di concedere trattamenti integrativi non previsti dall'accordo stesso. Si sono costituiti in giudizio i ricorrenti originari che hanno chiesto la conferma della sentenza del Tar ed il rigetto dell'appello. La regione Marche, intervenuta in giudizio, ha chiesto l'accoglimento dell'appello. Alla pubblica udienza del 21 marzo 2006, il ricorso è stato trattenuto in decisione. 3. L'appello è fondato. La questione posta all'attenzione del Collegio è stata già decisa in senso negativo per gli appellati con le decisioni di questa Sezione 3976/03 e 7756/04 e non sussistono nella specie ragioni per discostarsi da tale orientamento. Appare decisiva l'argomentazione secondo cui il compenso di cui trattasi non costituisce un rimborso spese in senso proprio ma una indennità facente parte del trattamento di missione e, quindi , del trattamento economico in generale la cui disciplina è esaustivamente affidata nel vigente ordinamento agli accordi collettivi di settore. Infatti, la tariffa in parola non corrisponde ad altro che ad una valutazione media dei costi sostenuti e del disagio sopportato dal dipendente per l'effettuazione del trasporto delle attrezzature con un procedimento logico analogo a quello effettuato per il riconoscimento dell'indennità di missione nel quale si tiene conto del disagio per l'effettuazione dell'attività lavorativa fuori sede e delle spese che ciò comporta. Il compenso si presenta così come ulteriore, ma della stessa natura rispetto all'indennità di missione. Nessun dubbio può sussistere, avendo riguardo alla funzione di corrispettivo che il compenso assume rispetto alla prestazione di una determinata attività lavorativa, che la tariffa di cui trattasi vada inquadrata tra gli istituti che fanno parte del trattamento economico complessivo del dipendente e, quindi, della sua retribuzione. Retribuzione che è definita, secondo il principio di onnicomprensività fissato nei ripetuti accordi di settore, in modo tassativo con l'esclusione di compensi specifici non contemplati dagli accordi medesimi. È utile, infine, precisare che il contratto integrativo di quello relativo, al comparto sanità per il biennio 2000-2001 ha previsto, con l'articolo 44, comma 10, che le aziende sanitarie locali stabiliscano le condizioni per il rimborso delle spese relative al trasporto del materiale e degli strumenti occorrenti al personale per l'espeltamento dell'incarico affidato e tale previsione costituisce un'ulteriore conferma della tesi, qui accolta, secondo cui dopo il trasferimento alla contrattazione collettiva della disciplina del trattamento economico del personale sanitario non vi è alcuno spazio per la corresponsione del compenso in base alla disposizione dell'articolo 16 della legge 836/73. 7. Per quanto considerato, l'appello va accolto. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l'appello indicato in epigrafe e per l'effetto, in riforma della sentenza del Tar, respinge il ricorso originario. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N . RIC. 2 N . RIcomma /1997 FDG