Senza fatture niente detrazioni Iva, neppure se le hanno rubate

I documenti sono indispensabili e non basta la loro puntuale annotazione nei libri contabili per usufruire delle agevolazioni. Valgono però le copie conformi e, al limite, la prova per testimoni

No alle detrazioni Iva senza le fatture. Neppure se il contribuente non ha potuto produrle perché gli sono state rubate. Infatti, sono indispensabili per godere dell'agevolazione fiscale, non essendo neppure sufficiente che gli acquisiti siano stati doviziosamente annotati nei libri contabili. È quanto affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 21233/06 depositata il 3 ottobre e qui leggibile tra i documenti allegati, ha accolto il ricorso del Fisco. Al più l'impresa contribuente può chiedere al venditore delle copie conformi e, nell'impossibilità di averle, può fornire la prova per testimoni. La decisione presa dai giudici di legittimità si fonda sul più generale principio secondo cui nella disciplina dell'Iva è previsto che l'impresa contribuente, per l'acquisto di beni inerenti la sua attività, conservi le fatture annotandole in un apposito registro. C'è quindi un doppio obbligo da rispettare. Infatti l'ufficio, in presenza di una denuncia annuale che faccia valere le suddette poste a credito, è legittimato ed è tenuto all'accertamento in rettifica, depennando tali poste, ove non trovino rispondenza in quelle fatture ed in quel registro . Per dirla in parole povere chiunque vanta un credito, in questo caso la contribuente chiedeva la detrazione, deve dimostrare il credito con documenti scritti e tenuti con specifiche modalità. Pertanto, hanno messo nero su bianco i giudici di piazza Cavour, ove il contribuente dimostri di essere nell'impossibilità di acquisire presso i fornitori dei beni le copie conformi, si deve fare riferimento alla regola generale fissata dall'articolo 2724 Cc. Secondo tale disposizione la perdita senza colpa del documento non integra ragione di esenzione dall'onere della prova, né sposta il medesimo sulla controparte, ma rileva esclusivamente come situazione autorizzativa della prova per testimoni, in deroga ai limiti per essa previsti . Cioè, la perdita senza colpa della contabilità, richiesta per la detrazione Iva, non introduce una presunzione di veridicità di quanto in proposito denunciato dal contribuente agli organi di polizia. Infatti un'autodichiarazione contenente l'elenco delle fatture, anche se dettagliato, è insufficiente. Può diventare prova qualora sia suffragato da testimonianze sugli acquisti fatti. deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 18 maggio-3 ottobre 2006, n. 21233 Presidente Prestipino - Relatore Chiarini Ricorrente Amministrazione delle finanze - Controricorrente Moffa & Iacampo Commerciale di Luigi Ia Campo & C. Snc Svolgimento del processo Premesso che la Società Moffa Iacampo di Luigi Iacampo e & C. impugnava l'avviso di rettifica - emesso dall'Ufficio Iva di Campobasso per l'anno 1991 - che non aveva ritenuto riconoscibili le detrazioni di imposta sugli acquisti in mancanza delle relative fatture, e che la Ctp accoglieva il ricorso, ritenendo giustificata la mancata esibizione delle scritture contabili a seguito di furto delle stesse la decisione era confermata dalla Ctr di Campobasso, in data 14 luglio 1999, perché l'Ufficio non aveva consentito alla contribuente di produrre successivamente i documenti contabili comprovanti glia acquisti esaminato il ricorso dell'Amministrazione delle finanze per violazione dell'articolo 112 Cpc, 19 e 28 Dpr 633/72 nonché 2697 Cc - omessa motivazione su punto decisivo - articolo 360 n. 3 e 5 Cpc , per nona vere la Ctr esaminato la censura subordinata di non detraibilità dell'Iva per non avere la contribuente neppure in sede processuale esibito le fatture, perse per sua colpa, non sostituibili da un elenco delle stesse, e comunque per non avere i giudici di appello motivato sull'idoneità di tale elenco a supplire alle mancanti fatture di acquisto con conseguente mancato assolvimento del relativo onere probatorio concernente il diritto alla detrazione ritenuto che il ricorso è manifestamente fondato in quanto, come questa Corte ha già affermato Cassazione 10174/95, 13605/03 nella disciplina dell'Iva, di cui al Dpr 633/72, la deducibilità dell'imposta pagata dal contribuente in sede di rivalsa per l'acquisizione di beni o servizi inerenti all'esercizio dell'impresa articolo 19 postula che il contribuente stesso sia in possesso delle relative fatture, le annoti in apposito registro articolo 25 , ed inoltre conservi le une e le altre articolo 39 l'ufficio, in presenza di una denuncia annuale che faccia valere le suddette poste a credito, è legittimato ed è tenuto all'accertamento in rettifica, depennando tali poste, ove non trovino rispondenza in quelle fatture ed in quel registro articolo 54 comma 2 . Detta disciplina, quindi, si conforma al criterio secondo cui la dimostrazione dei fatti costituitivi di un credito deve essere offerta da chi lo faccia valere e, sul piano probatorio, introduce limitazioni ai mezzi di prova, esigendo atti scritti, compilati e tenuti con specifiche modalità. La citata normativa, peraltro, non si occupa dell'ipotesi dell'incolpevole impossibilità di produrre gli indicati scritti nella specie, per furto . Pertanto, ove il contribuente dimostri di essere nell'impossibilità di acquisire presso i fornitori dei beni o dei servizi copia delle fatture, si deve fare riferimento alla regola generale fissata dall'articolo 2724 n. 3 Cc. Secondo tale disposizione la perdita senza colpa del documento, che occorra alla parte per attestare una circostanza a lei favorevole, non integra ragione di esenzione dall'onere della prova, né sposta il medesimo sulla controparte, ma rileva esclusivamente come situazione autorizzativi della prova per testimoni o per presunzioni , in deroga ai limiti per essa previsti. In applicazione della suddetta norma, è da ritenersi che l'incolpevole perdita della contabilità, richiesta per la detrazione di Iva a credito , non introduce una presunzione di veridicità di quanto in proposito denunciato dal contribuente agli organi di polizia, siche un'autodichiarazione del contribuente avente ad oggetto un elenco di dette fatture, ancorché dettagliato, è insufficiente al fine, dovendo tali indizio trovare conferma testimoniale o presuntiva, se non è possibile il riscontro con le fatture emesse tramite la tenuta della regolare contabilità del soggetto emittente delle stesse. Pertanto la sentenza impugnata va cassata e poiché non necessitano ulteriori accertamenti di fatto non avendo la contribuente neppure dedotto di volersi avvalere dei mezzi contemplati dalla precisata norma, la causa può essere decisa nel merito rigettando il ricorso introduttivo del giudizio della contribuente, che va condannato al pagamento delle spese dell'intero giudizio. PQM La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso della contribuente. Condanna la medesima al pagamento delle spese di primo grado euro 700 per onorari, 100 per spese del secondo grado euro 1000 per onorari, 100 per spese ed euro 2100 per il giudizio di Cassazione, di cui euro 100 per spese ed euro 2000 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.