Pubblicità ingannevole, irrilevante che abbia un pubblico ""chiuso""

Il fatto che l'oggetto di un messaggio scorretto non sia destinato al libero mercato non immunizza dalle sanzioni e dai divieti nelle facoltà dall'Antitrust

Non rileva ai fini del giudizio che qualifica una pubblicità come ingannevole la circostanza che l'oggetto del messaggio non sia destinato ad una vendita sul libero mercato, accessibile a tutti, ma sia invece riservato ad una determinata e chiusa categoria di utenti. Lo ha chiarito con la sentenza qui leggibile come documento correlato la prima sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio che ha respinto il ricorso della società BBD Distribuzione Spa volto all'annullamento del provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che giudicava ingannevole un messaggio pubblicitario relativo ad un rilevatore di banconote false denominato Detector Plus sulla vicenda vedere anche nella sezione Arretrati nella edizione del 13 luglio 2004 . La società aveva impugnato il provvedimento dell'Antitrust che tra i compiti annovera anche quello di accertare e perseguire i casi di pubblicità ingannevole ai sensi del D.Lgs n. 74/1992 sostenendo di non rientrare nella qualifica di operatore pubblicitario, nonché rilevando che la diffusione del messaggio era già cessata prima dell'avvio dell'istruttoria e che il prodotto non era in ogni caso destinato al pubblico ma soltanto ai gestori della rete Eni. I giudici hanno ritenuto infondato il ricorso. In primo luogo la qualificazione di operatore pubblicitario era congrua, tant'è che il messaggio era stato concepito e diffuso nel suo interesse indipendentemente dal fatto che l'oggetto fosse prodotto da terzi irrilevante poi la tempistica, dato che la segnalazione allora pervenuta all'Authority dimostrava come il pieghevole pubblicitario fosse ancora in circolazione irrilevante, ancora, la circostanza della destinazione non pubblica del prodotto, dato che la previsione in materia di pubblicità ingannevole non fa distinzioni di questo genere, essendo peraltro evidente che anche quella riservata a pubblici settoriali, ugualmente come pubblicità ingannevole o no deve essere qualificata. m.c.

Tar Lazio - sentenza 24 maggio - 25 luglio 2006, n. 6377 Presidente De Lise - estensore Martino Ricorrente BBD Distribuzione Spa - controricorrente Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato 1. Con richiesta di intervento pervenuta in data 9 gennaio 2004, integrata in data 30 gennaio 2004, un concorrente segnalava la presunta ingannevolezza, ai sensi del d.lgs. n. 74/92, del messaggio pubblicitario, diffuso dalla società BBD Distribuzione s.p.a. tramite un pieghevole pubblicitario relativo al rilevatore di banconote false denominato Detector Plus inserito nel catalogo 2003 di BBD, avente il seguente tenore Detector Plus è stato testato e approvato dalla Bundesbank . Nella richiesta di intervento si evidenziava che, contrariamente a quanto lo stesso lascia intendere, il prodotto Detector Plus non sarebbe stato testato dalla Deutsche Bundesbank, con riferimento alle banconote denominate nella principali valute internazionali, né sarebbe stato approvato dalla stessa. In data 12.2.2004 l'Autorità comunicava al segnalante e alla società BBD, in qualità di operatore pubblicitario, l'avvio del procedimento, precisando che l'eventuale ingannevolezza del messaggio pubblicitario oggetto della richiesta di intervento sarebbe stata valutata ai sensi degli artt, 1, 2, 3, del cit. d.lgs. n. 74/92, con particolare riferimento alle caratteristiche del prodotto pubblicizzato. A seguito delle risultanze istruttorie, l'Autorità, con delibera n. 13385 del 8 luglio o2004, riteneva il messaggio ingannevole ai sensi degli artt. 1, 2, 3, lett. a del d.lgs. n. 74/92 e ne vietava l'ulteriore diffusione. La società BBD ha impugnato il provvedimento deducendo - di non rientrare nella qualifica di operatore pubblicitario di cui all'art. 2, lett. c del d.lgs. n. 74/92 - che il messaggio è già stato ritenuto ingannevole dall'Autorità con decisione del 15 maggio 2003, n. 12016 e che comunque la sua diffusione era cessata già prima dell'avvio dell'istruttoria. Inoltre, il prodotto non è destinato alla vendita al pubblico ma soltanto ai gestori della rete ENI. Si è costituita per resistere, depositando documenti e memorie, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il ricorso è stato trattenuto per la decisione alla pubblica udienza del 24 maggio 2006. 2. Il ricorso è infondato e deve essere respinto. 2.a In primo luogo è innegabile che, mediante l'inserimento del pieghevole relativo al rilevatore di banconote Detector plus all'interno del catalogo dei propri prodotti, BBD abbia effettuato un'attività promozionale anche nel proprio interesse. E' la società stessa infatti a ricordare l'esistenza di una convenzione di acquisto venuta a scadenza il 31.12.2003 con la società Mediatel Trading Europe s.r.l., produttrice del rilevatore, del quale evidentemente operava la distribuzione in Italia presso i gestori della rete Eni. BBD è pertanto un operatore pubblicitario in quanto soggetto nel cui interesse il messaggio è stato concepito e diffuso cfr. art. 2, lett. c del d.lgs. n. 74/92 - ora art. 20 lett. d del d.lgs. n. 206/2005 Codice del consumo - nonché TAR Lazio, sez. I, sentenza 2 maggio 2006 n. 3044 . A nulla poi giova alla ricorrente il fatto cha analogo messaggio, diffuso dalla stessa Mediatel Trading Europe s.r.l. sia stato già sanzionato dall'Autorità, con decisione n. 12016 del 15 maggio 2003, posto che l'inibitoria contenuta in tale provvedimento aveva quale destinataria esclusivamente detta società. Neppure rileva la circostanza che, nel catalogo 2004, il pieghevole non sia stato più inserito e che la diffusione del messaggio fosse definitivamente cessata già all'epoca dell'avvio dell'istruttoria. La segnalazione pervenuta all'Autorità comprova infatti che, almeno all'inizio del 2004, una copia del pieghevole circolava ancora tra i gestori. E' poi giurisprudenza consolidata della Sezione quella secondo cui la statuizione interdittiva conserva la sua validità per eventuali future riedizioni del messaggio così TAR Lazio, sez. I, 7 settembre 1999, n. 19719 nonché al fine di contrastare l'eventuale persistere degli effetti ingannevoli della pubblicità. Infine, quanto al rilievo secondo cui il prodotto non era destinato alla vendita al pubblico ma solo al pubblico dei gestori, basti richiamare quanto chiaramente disposto dall'art. 2, lett. b del d.lgs. n. 74/92 ora art. 20 lett. b del d.lgs. n. 206/2005 , secondo cui si intende per pubblicità ingannevole , qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge [ ] . In definitiva, per tutto quanto argomentato, il ricorso deve essere respinto. Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese. PQM Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. I^, definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in premessa, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2