Fallimento di una società in accomandita semplice, il socio può agire in giudizio nell'inerzia del curatore

di Francesco Antonio Genovese

L'accertamento tributario nella specie, in materia di Iva , se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, dev'essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione dei beni e delle attività acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente. Quest'ultimo, restando esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, conseguenti alla definitività dell'atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo, nell'inerzia degli organi fallimentari, non potendo attribuirsi carattere assoluto alla perdita della capacità processuale conseguente alla dichiarazione di fallimento, la quale può essere eccepita esclusivamente dal curatore, nell'interesse della massa dei creditori. Pertanto, in caso di fallimento di una società in accomandita semplice, il socio accomandatario dichiarato fallito ai sensi dell'articolo 147 della legge fallimentare, in qualità di legale rappresentante della società fallita, è legittimato ad agire in giudizio nell'inerzia del curatore, la cui legittimazione esclusiva a far valere il difetto di capacità processuale dell'attore esclude che lo stesso possa essere rilevato d'ufficio o su eccezione della controparte. Lo ha chiarito la quinta sezione della Cassazione nella sentenza 5671/06, depositata il 15 marzo scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati. Sempre con lo stesso verdetto la sezione tributaria della Suprema corte ha affermato un altro importante principio, riguardante i soggetti che rappresentano l'imprenditore nell svolgimneto della sua attività La nomina di un institore non esclude la responsabilità del titolare dell'impresa per gli atti dallo stesso compiuti, evincendosi dal sistema, ed in particolare dall'articolo 2208 Cc, che l'imprenditore risponde in via presuntiva di tutti gli atti compiuti in suo nome nella sede dell'impresa stessa, per essere a lui riferibili, secondo i principi fondamentali dell'apparenza giuridica e dell'affidamento, le attività svolte da coloro i quali, a qualsiasi titolo, agiscano nella suddetta sede quali suoi incaricati o che, ragionevolmente, possano essere considerati tali .

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 3 febbraio-15 marzo 2006, n. 5671 Presidente Papa - Relatore Genovese Pm Pivetti - parzialmente conforme - Ricorrente Marini - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo 1. I coniugi signori Guido Belli e Anna Marini costituivano la Sas Edil Mabel di Belli Guido e C., con scrittura privata del 28 febbraio 1990, registrata il 13 marzo 1990. A seguito del decesso del signor Belli, le quote venivano trasferite al figlio Fabrizio la denominazione sociale cambiava in Edil Mabel Sas di Marini Anna e C. La socia accomandataria costituiva procuratore della società tale signor Pietro Ferri il quale, per l'anno 1991, non presentava le dichiarazioni ai fini Iva e delle imposte sui redditi. La società, e la socia accomandataria in proprio, venivano dichiarate fallite il 30 maggio 1994, dal Tribunale di Latina. 2. L'Ufficio del II. DD. Di Latina notificava avviso di accertamento nei confronti della società, in persona del curatore del fallimento. Successivamente notificava alcuni avvisi anche alla signora Anna Marini, in proprio, per omesso versamento dell'Ilor, conseguente agli introiti degli utili societari per la quota di sua spettanza. 3. La signora Marini, impugnava gli accertamenti dapprima davanti alla Ctp di Latina, che respingeva il ricorso, e poi davanti alla Ctr del Lazio, che rigettava il gravame, da un lato perché la fallita, in proprio e quale amministratore, non aveva legittimazione ad impugnare, al di fuori dell'ipotesi consentita dall'articolo 34 legge fallimentare, e nel merito perché l'accertamento induttivo sarebbe stato corretto, data la mancanza delle scritture contabili, l'irrilevanza dell'accertamento penale relativo al signor Ferri, suo institore sia per la preposizione di questo sia per gli anni di imposta oggetto dei due accertamenti , la mancanza della prova relativa all'assenza di dipendenti della società. 4. Avverso tale sentenza propone ricorso per Cassazione la signora Anna Marini con ricorso affidato a quattro motivi. Il ministero delle Finanze non svolge difese, in questa fase. Motivi della decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso con il quale lamenta violazione e falsa applicazione dell'articolo 43 legge fallimentare e 24 Costituzione la ricorrente deduce che l'articolo 43 legge fallimentare andrebbe interpretato nel senso che al fallito non è sottratta, in senso assoluto, la capacità processuale, permanendo in materia di accertamenti tributari, in quanto lesivi dei suoi diritti ed interessi. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamenta insufficiente e contraddittoria motivazione la ricorrente deduce che la motivazione avrebbe disatteso le doglianze esposte nel corso del giudizio di appello, e cioè che la società non avrebbe mai operato e, prodotto ricavi e reddito, e che la società e la sua amministratrice sarebbero rimaste vittima dell'operato del suo institore così come accertato nelle sentenze penali contro costui prodotte nel giudizio di appello onde la stessa sarebbe stata prosciolta da ogni accusa a suo carico. La sentenza impugnata avrebbe omesso di considerare le circostanze documentate sia dalle sentenze citate sia da un verbale di constatazione dell'Ufficio Iva di Latina. 1.3. Con il terzo motivo di ricorso con il quale lamenta violazione dell'articolo 112 Cpc la ricorrente deduce che l'institore avrebbe utilizzato la società per finalità fraudolente e su tale presupposto l'appellante avrebbe chiesto l'erroneità della sentenza di primo grado per omesso esame di documenti e l'insussistenza dei presupposti per l'accertamento induttivo ma il giudice di appello avrebbe omesso di pronunciarsi. 1.4. Con il quarto motivo di ricorso con il quale lamenta violazione e falsa applicazione dell'articolo 39 41 Dpr 600/73, in relazione agli articoli 2727, 2728 e 2729 e 2697 Cc e difetto di motivazione la ricorrente deduce l'erroneità della pronuncia di appello che avrebbe confermato la correttezza del ricorso alle presunzioni ex articoli 39 e 41 Dpr 600 senza verificare gli elementi offerti in senso contrario e così trasformandosi in presunzione assoluta. 2. Il ricorso, che è infondato, deve essere respinto, sia pure con una integrazione della motivazione della sentenza impugnata, nei sensi di cui al paragrafo seguente. 2.1. Il primo motivo, infatti, è pienamente fondato, anche se il suo accoglimento, non determina la fondatezza del ricorso, atteso che la sentenza impugnata presenta una duplicità di rationes decidendi come sopra illustrate al paragrafo 3 dello svolgimento del processo onde l'eliminazione di una di esse non comporta la caducazione della statuizione finale. 2.1.2. La contribuente viene considerata estranea alla controversia da Lei promossa perché si assume che l'unico legittimato ad impugnare anche se non ad intervenire nel processo sia solo il curatore del fallimento, che si assume ancora pendente al momento della notificazione dell'atto impositivo. Ma il ragionamento e l'interpretazione della legge fallimentare, così compiuta, non è corretta. Infatti la giurisprudenza di questa Corte ha elaborato un tessuto giurisprudenziale riguardante l'impugnazione degli avvisi notificati dall'Amministrazione finanziaria al fallito, ovvero al fallito ed al curatore della procedura ovvero ancora al solo curatore, che si caratterizza per la posizione dei seguenti principi di diritto a l'accertamento tributario anche in materia di Iva , ove inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare, o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione delle attività e dei beni acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, che conseguono alla definitività dell'atto impositivo Cassazione, sentenze 3667/97, 14987/00, 937/02 b nell'inerzia degli organi fallimentari - ravvisabile, ad es., nell'omesso esercizio, da parte del curatore, del diritto alla tutela giurisdizionale nei confronti dell'atto impositivo - il fallito è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela alla luce dell'interpretazione sistematica del combinato disposto degli articoli 43 della legge fallimentare e dell'articolo 16 del Dpr 636/72, conforme ai principi, costituzionalmente garantiti articolo 24, comma 1 e 2 Costituzione , del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa Cassazione, sentenze 3667/97, 14987/00, 6937/02 c alla dichiarazione di fallimento consegue, per il fallito, una perdita della capacità processuale che ha carattere non assoluto ma relativo e può essere eccepita solo dal curatore nell'interesse della massa dei creditori. Ne deriva che, se, nell'inerzia del curatore, agisce in giudizio per la società fallita il suo rappresentante legale, il difetto di capacità processuale non può essere rilevato né su eccezione della controparte né d'ufficio sentenze 1359/99, 1396/03 e 3400/97, relativo ad un caso in cui, intervenuto il fallimento di società in accomandita semplice nel corso di un procedimento davanti alla Commissione tributaria di secondo grado, la società, in persona del socio accomandatario, pure dichiarato fallito, aveva impugnato la decisione di tale commissione davanti alla Corte d'appello, e la Cassazione - in base al riportato principio - ha ritenuto tale impugnazione ritualmente proposta . La ricorrente, pertanto, aveva il potere di impugnare l'atto, in ragione della legittimazione straordinaria riconosciutagli dalla giurisprudenza di questa Corte e in questo senso la motivazione della sentenza impugnata deve essere corretta, ex articolo 384 del codice di rito civile. 2.2. I restanti motivi di ricorso, che attengono al mancato esame di atti e documenti versati nel corso delle fasi di merito, e pertanto possono essere congiuntamente trattati, contengono censure in parte infondate in parte inammissibili. 2.1.1. È infondata, innanzitutto, la doglianza per la quale le commissioni non avrebbero considerato che tutta l'attività, rilevante ai fini fiscali, sarebbe stata ascrivibile non al corretto ed effettivo operare della società quanto, piuttosto, alle condotte abusive e anche delittuose tenute dal proprio institore, tale signor Ferri. Infatti, è principio giuridico a suo tempo affermato da questa Corte sentenza 6596/86 , e pienamente condiviso da questo Collegio, a cui va data continuità in questa sede, quello secondo cui, dal sistema della legge e, in particolare, dalla norma di cui all'articolo 2208 Cc, si evince che il titolare dell'impresa è, per presunzione, responsabile di tutti gli atti compiuto in suo nome nella sede dell'impresa stessa, essendo a lui riferibili, in base ai fondamentali principi dell'apparenza giuridica e dell'affidamento, le attività svolte da coloro i quali, a qualsiasi titolo, agiscano nella suddetta sede quali suoi incaricati o che, ragionevolmente, possano essere considerati tali. 2.2.2. Inammissibili, più che infondati, sono le restanti critiche, tese a sollecitare un riesame di merito della controversia, per omessa considerazione di documenti, che - invece - risultano considerati e valutati, anche se in senso opposto a quello auspicato dalla ricorrente, con una motivazione certamente sintetica, che - per il resto - si presenta immune da vizi logici e giuridici e impone la conferma della sentenza. 3. Il mancato svolgimento di difese da parte dell'Amministrazione, in questa sede, esonera la Corte dal provvedere sulle spese di questa fase. PQM Rigetta il ricorso.