Legittimo il licenziamento se si esce senza timbrare

La fattispecie disciplinare di cui all’art. 55- quater , comma1, lett. a , d.lgs. n. 165/2001 si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita.

In questo senso la S.C. con la sentenza n. 25750/16 del 14 dicembre. Il caso. La Corte d’appello respingeva il gravame proposto dall’INPS avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva dichiarato la legittimità del licenziamento irrogato ad un dipendente, rilevando che a questi era stato contestato di aver tratto in inganno il datore di lavoro in ordine all’orario di servizio prestato, essendosi allontanato senza autorizzazione negli intervalli tra la timbrature d’ingresso e quella d’uscita, omettendo di registrare le timbrature intermedie e così fornendo un’attestazione non veritiera sulla sua effettiva presenza nel luogo di lavoro. La Corte escludeva la sussumibilità della condotta addebitata nella fattispecie disciplinare di cui all’art. 2, comma 9, lett. a , CCNL, riproduttiva di quella dell’art. 55- quater , comma 1, lett. a , d.lgs. n. 165/2001, per la indimostrata sussistenza di modalità fraudolente, non oggetto di specifica indicazione nella contestazione disciplinare, e perché il dipendente si era solo allontanato dall’ufficio senza richiedere la prescritta autorizzazione. L’INPS ricorre per cassazione. Uscita senza timbratura. L’art. 55- quater d.lgs. n. 165/2001 sanziona con il licenziamento la falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente. Dunque la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta solo se nell’intervallo compreso tra le timbratura in entrata e in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio. La fattispecie disciplinare di fonte legale quindi si ritiene realizzata in tutti i casi in cui la timbratura miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature in entrata e in uscita, ritenendosi idonea ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza sul luogo di lavoro. Se è vero dunque che solo con la Riforma Madia è stato disposto che qualunque modalità fraudolenta per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione costituisce falsa attestazione della presenza in servizio, è altrettanto vero che anche prima la normativa non poteva essere interpretata nel senso di ridurre la condotta sanzionata con il licenziamento ai soli casi di alterazione/manomissione del sistema di rilevazione. Il ricorso è dunque accolto con rinvio alla Corte d’appello che si atterrà ai seguenti principi di diritto Ai sensi dell’art. 55- quater d.lgs. n. 165/2001 la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta e non falsa solo se nell’intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio, mentre è falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui miri a far emergere, in contrasto con il vero, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita La fattispecie disciplinare di cui all’art. 55- quater , comma1, lett. a , d.lgs. n. 165/2001 si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita .

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 11 ottobre 14 dicembre 2016, n. 25750 Presidente Macioce Relatore Torrice Svolgimento del processo 1. La Corte di Appello di Napoli, con la sentenza oggi impugnata, ha respinto l’appello proposto dall’Inps, avverso la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato la legittimità del licenziamento irrogato a M.C. in data 9.11.2010. 2. La Corte territoriale ha rilevato che al M. era stato contestato di avere tratto in inganno il datore di lavoro in ordine all’orario di servizio prestato il giorno 2.8.2010 per essersi allontanato, con inganno, senza alcuna autorizzazione dall’ufficio, a fronte del sistema di rilevazione delle presenze a mezzo badge che attestava l’entrata e l’uscita dal lavoro, rispettivamente, alle ore 9,16 ed alle ore 15,46. 3. Ha escluso la sussumibilità della condotta addebitata nella fattispecie disciplinare prevista dall’art. 2 comma lett. a del CCNL, sostanzialmente riproduttiva di quella prevista dall’art. 55 quater comma lett. a del D. Lgs. 165/2001, sul rilievo della indimostrata sussistenza di modalità fraudolente, non oggetto di specifica indicazione nella contestazione disciplinare e perché il M. si era solo allontanato dall’ufficio senza richiedere la prescritta autorizzazione. 4. Il ricorso dell’Inps domanda la cassazione della sentenza per un unico motivo, illustrato da successiva memoria, al quale resiste, con controricorso, M.C. . Motivi della decisione Sintesi del motivo di ricorso. 5. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 comma n. 3 c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 55 quater del D. L.gs 165/2001, 2119 c.c. e 640 c.p 6. Assume che, ai sensi dell’art. 55 quater del D. Lgs. 165/2001, l’uso fraudolento delle apparecchiature atte a documentare la presenza sul luogo di lavoro e l’utilizzo alterato di queste ultime non si consuma solo nella commissione di condotte volte ad alterare fisicamente il sistema di rilevazione delle presenze ovvero nel far timbrare il cartellino da altri colleghi, ma anche nell’omessa registrazione dell’uscita dal luogo di lavoro e nella attestazione non veritiera sulla effettiva presenza sul luogo di lavoro. Esame del motivo. 7. Il motivo è fondato. 8. L’art. 55 quater comma lett. a del D. Lgs 165/2001 nel testo applicabile ratione temporis alla vicenda dedotta in giudizio, realizzatasi prima delle modifiche introdotte dall’art. 3 comma del D.Lgs 116/2016 sanziona con il licenziamento la falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente e la giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia. 9. La chiara formulazione della disposizione ed anche la sua ratio , questa evincibile dall’obiettivo, enunciato nel comma dell’art. 67 del D.Lgs. n. 150 del 2009, di potenziamento del livello di efficienza degli uffici pubblici e di contrastare i fenomeni di scarsa produttività e di assenteismo , inducono ad affermare che la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta e non falsa solo se nell’intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio, mentre è falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui miri a far emergere, in contrasto con il vero, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita. 10. La fattispecie disciplinare di fonte legale si realizza, dunque, non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita. 11. La condotta che si compendia nell’allontanamento dal luogo di lavoro senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza economicamente apprezzabili è, infatti, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza su luogo di lavoro e costituisce, ad un tempo, condotta penalmente rilevante ai sensi del comma dell’art. 55 quinquies del D. Lgs n. 165 del 2001. 12. Il Collegio reputa che utili elementi a conforto della innanzi esposta ricostruzione della condotta tipizzata dal legislatore nella lett. a del comma dell’art. 55 quater possono desumersi dall’art. 3 comma del D.Lgs. n. 116 del 2016. Tale norma ha introdotto nell’art. 55 quater il comma 1 bis che dispone costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta . 13. È certo innegabile che I intervento additivo, sicuramente non qualificabile come fonte di interpretazione autentica, non ha efficacia retroattiva è, nondimeno, indiscutibile la potestà del legislatore di produrre norme aventi finalità chiarificatrici, idonee, sia pure senza vincolare per il passato, ad orientare l’interprete nella lettura di norme preesistenti, in applicazione del principio di unità ed organicità dell’ordinamento giuridico Cass. SSUU n. 18353/2014 Cass. 22552/2016 . 14. Indipendentemente dall’intervento riformatore, la ricostruzione innanzi effettuata era, comunque, evincibile dal tenore letterale della disposizione cfr. p. 9 di questa sentenza , dal quale non si ricava alcun elemento che consenta di affermare che, invece, nel passato la condotta tipizzata fosse individuabile nei soli casi di alterazione/manomissione del sistema di rilevazione delle presenze Cass. 17637/2016, 17259/2016 . 15. Va precisato che rimane fermo il principio secondo cui la valutazione della proporzionalità è coessenziale all’applicazione dell’art. 54 quater lett. a del D. Lgs. 165/2001, dovendo escludersi la configurabilità in astratto di qualsivoglia automatismo nell’irrogazione di sanzioni disciplinari e permanendo il sindacato giurisdizionale sulla proporzionalità della sanzione rispetto al fatto addebitato Cass. 17259/2016, 17335/2016, 11639/2016, 10842/2016, 1315/2016, 24796/2010, 26329/2008 Cort. Cost. 971/1988, 239/1996, 286/1999 . 16. I principi sopra richiamati sono stati affermati anche con riguardo all’art. 55 quater Cass. 17259/2016, 1351/2016 , sul rilievo che l’art. 2106 c.c. risulta oggetto di espresso richiamo da parte dell’art. 55 c.2 e sul rilievo che alla giusta causa ed al giustificato motivo fa riferimento il comma dell’art. 55- quater . 17. Tanto precisato, va rilevato che non è mai stato contestato che il giorno 2.8.2010 il M. , negli intervalli temporali compresi tra le timbrature in ingresso ore 9,16 e in uscita 15,46 , si era allontanato dal lavoro senza alcuna autorizzazione e senza che risultasse alcuna timbratura intermedia che attestasse il suo allontanamento dal luogo di lavoro. 18. Non possono, pertanto, nutrirsi dubbi sul fatto che, dal punto di vista oggettivo, il comportamento contestato al M. è sussumibile entro la fattispecie astratta prevista dalla disposizione sopra richiamata, nella parte in cui, appunto punisce con il licenziamento la falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente . Attraverso la mancata segnalazione dell’uscita nel sistema di rilevazione della presenza in servizio, da effettuarsi attraverso il sistema di timbratura , risultò, infatti, attestata falsamente, e con l’elusione del sistema di rilevamento, una circostanza non vera e cioè la presenza in servizio del M. . 19. La sentenza impugnata, che non si è attenuta ai principi sopra richiamati, va cassata con rinvio alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, che dovrà attenersi ai seguenti principi di diritto, provvedendo anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità 20. Ai sensi dell’art. 55 quater comma lett. a del D. Lgs. n. 165 del 2001 la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta e non falsa solo se nell’intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio, mentre è falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui miri a far emergere, in contrasto con il vero, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita . 21. La fattispecie disciplinare di cui all’art. 55 quater comma lett. a del D. Lgs. n. 165 del 2001 si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita . P.Q.M. La Corte. accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.