Cessione del credito, il sì dell'ente debitore serve solo a contratto in corso

La necessità dell'adesione da parte dell'amministrazione pubblica viene meno con la conclusione del rapporto negoziale

Per la cessione del credito vantato nei confronti dell'ente pubblico l'adesione dell'amministrazione è necessaria soltanto fin quando il relativo contratto è in corso. In quel caso il consenso è necessario, pena l'invalidità della cessione. Con la cessazione del rapporto contrattuale, invece, il presupposto dell'adesione viene meno. Lo ricorda la Corte di cassazione con la sentenza 2209/07 disponibile fra i documenti correlati , che risolve una controversia che ha visto il ministero dell'Istruzione contrapposto a una società di factoring cui era stato ceduto un credito relativo a servizi di refezione scolastica. Libera cedibilità. La necessità dell'adesione dell'amministrazione, ricordano gli ermellini , è una deroga al principio della generale cedibilità dei crediti anche senza il consenso del debitore contenuto nell'articolo 1260 del codice civile . La norma, osservano i giudici di legittimità, ha l'obiettivo di far restare il credito nel patrimonio del soggetto che ha un contratto in corso con l'amministrazione in modo da garantirne la regolare esecuzione e di evitare che durante il suo svolgimento possano venirgli meno i mezzi finanziari, compromettendo la regolare prosecuzione del rapporto cfr. Cassazione 981/2002 978994 . Ordini di pagamento. Dopo la conclusione del rapporto contrattuale, invece, per la cessione di somme dovute dallo Stato non c'è necessità che l'amministrazione aderisca con adempimenti formali prestabiliti è sufficiente, concludono i giudici di legittimità, che all'ente sia data notizia della cessione del credito in un modo adeguato che consenta agli uffici di disporre le opportune variazioni negli ordini di pagamento. d.f.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 23 novembre 2006 - 1 febbraio 2007, n. 2209 Presidente De Musis - Relatore Salvago Pm Abbritti - conforme - ricorrente ministero dell'Istruzione e della Ricerca Svolgimento del processo Con decreto dell'8 agosto 1992, il Presidente del Tribunale di Roma intimava al ministero dell'Istruzione il pagamento della somma di lire 248.468.000 in favore della Bolefin Factor, cui la Srl Roma Catering aveva ceduto con contratto dell'8 novembre 1990 il proprio credito nei confronti della scuola elementare 69 circolo didattico di Roma per forniture alla mensa scolastica. Il Tribunale di Roma con sentenza del 10 giugno 1998 rigettava l'opposizione del Ministero, la cui impugnazione è stata respinta dalla Ca di Roma con sentenza 25 marzo 2002 in quanto a il direttore del circolo didattico di cui la scuola faceva parte aveva dichiarato per iscritto di aver preso nota della cessione del credito comunicatagli dalla fornitrice Roma catering e tanto era sufficiente per l'efficacia della cessione consentita dall'articolo 69 Rd 2440/31 b solo se il contratto di fornitura fosse stato in corso avrebbe potuto invocarsi il successivo articolo 70 dello stesso Rd del 1923 che prescrive la necessità dell'adesione alla cessione da parte dell'amministrazione interessata c a nulla rilevava la mancata ricezione di una fattura da parte della scuola, posto che tutta la documentazione attestante la cessione induceva alla conferma del decreto ingiuntivo. Per la cassazione della sentenza il Ministero dell'Istruzione e della ricerca ha proposto ricorso per due motivi cui resiste con controricorso,illustrato da memoria, la s.p.a. Banca antoniana popolare veneta che aveva incorporato la Banca nazionale dell'Agricoltura, in cui era a sua volta confluita la Bolefin. Motivi della decisione Con il ricorso,il Ministero dell'istruzione e della Ricerca,deducendo violazione degli articolo 69 e 70 Rd 2440/23,nonché degli articolo 1260,1262 e 1263 Cc si duole che la sentenza impugnata abbia considerato valida ed efficace la cessione del credito della ditta Roma Catering s.p.a. nei suoi confronti,stipulata da detta società con la Bolefin Factor senza considerare a che la dichiarazione del direttore del 690 Circolo didattico Roma conteneva una mera presa di conoscenza della avvenuta cessione senza costituirne accettazione come richiesto dalla menzionata normativa b che detta accettazione era imposta dall'essere il contratto di fornitura ancora in corso alla data della cessione,come dimostrava il fatto che questa era avvenuta 118.11.1990,mentre il contratto era stato stipulato il 2 luglio dello stesso anno e perché si trattava di un contratto di factoring,il quale presuppone normalmente che il rapporto sia in corso,onde finanziare l'attività dell'impresa, c che costituendo la somministrazione un contratto di durata era legittima la rinuncia da parte della Roma catering di parte del proprio credito,peraltro relativo a prestazioni future d che in ogni caso,una delle fatture il cui importo risultava ceduto non era mai pervenuta all'amministrazione e che tale mancata recezione non era stata mai contestata dalla controparte. Il ricorso è infondato. La Corte di appello non ha ritenuto affatto che il Direttore del Circolo avesse accettato la cessione del credito della s.p.a. Roma Catering notificato in data 15 novembre 1990, bensì che costui ne aveva semplicemente preso atto con uno specifico documento indirizzato alla società suddetta,nel quale aveva dichiarato di aver ricevuto la comunicazione dell'avvenuta cessione in favore della Bolefin Facrtor dei vari crediti per le forniture ricevute ,e confermato -di aver preso nota a tutti gli affetti della cessione- per cui da tale documento ha tratto la prova che la società appellata avesse in tal modo ottemperato all'obbligo di comunicazione all'amministrazione ricorrente della avvenuta cessione, prescritta dall'articolo 69 Rd 2440/23 nel caso concreto considerata dalla sentenza sufficiente per l'efficacia di detto contratto nei confronti del debitore ceduto,dato che in base alla norma non era invece necessaria l'adesione del Ministero. Ed in effetti il menzionato articolo 69 stabilisce che le cessioni di somme dovuta dallo Stato -debbono essere notificate all'amministrazione centrale ovvero all'ente, ufficio o funzionario cui spetta ordinare il pagamento e non postula la necessità che l'amministrazione aderisca alla cessione cor adempimenti formali prestabiliti, essendo sufficiente che le sia data notizia della cessione stessa in forma idonea a consentirle di disporre le opportune variazioni negli ordini di pagamento Cassazione 7919/04 387/97 . L'adesione dell' amministrazione debitrice è invece richiesta dal successivo articolo 70,il cui comma 3 prescrive che -per le somme dovute dallo Stato per somministrazionidevono essere osservate le disposizioni dell'articolo 9, allegato E, della legge 2248/1865 il quale stabiliva che Sul prezzo dei contratti in corso non potrà- convenirsi cessione, se non vi aderisca l'amministrazione interessata . Ma da questa normativa - che deroga al principio della generale cedibilità dei crediti anche senza il consenso del debitore, posto dall'articolo 1260 Cc deriva inequivocabilmente che per tali contratti fra cui rientrano pacificamente quelli di fornitura la necessità della adesione dell'amministrazione interessata,la cui mancanza comporta l'inefficacia. della cessione, significativamente qualificata dalla dottrina provvisoria , sussiste, esclusivamente sino a quando il contratto é in corso , onde cessa allorquando questo presupposto viene meno,con la conclusione del rapporto contrattuale in aderenza,del resto, alla finalità della norma rivolta alla conservazione del credito nel patrimonio del soggetto che ha un contratto in corso con l'amministrazione, al fine di garantirne la regolare esecuzione e di evitare che durante il suo svolgimento possano venirgli meno i mezzi finanziari, compromettendo la regolare prosecuzione del rapporto Cassazione 991/02 9789/94 . E consegue altresì che, allorquando il contratto si conclude non è più invocabile la disciplina speciale posta dal combinato dIsposto degli articolo 70 Rd 2440/1923 e 9 legge 224811865 e torna ad applicarsi quella generale degli articolo 69 dello stesso Rd e 1264 Cc che per l'efficacia della cessione nei confronti del debitore ceduto postula esclusivamente la notificazione a quest'ultimo con le formalità di cui si è detto senza più necessità della sua adesione o del suo consenso. Ora, la Corte territoriale ha accertato che nel caso la fornitura cui si riferiva la cessione ' era stata ormai espletata da tempoall'epoca in cui quest'ultima era stata stipulata ed ha riferito al riguardo che proprio nella menzionata nota del Direttore del circolo costui aveva dato atto che la cessione riguardava forniture già ricevute. Per cui, la fronte di tale accertamento compiuto dal giudice di merito non era sufficiente al Ministero contrapporvi il proprio contrario assunto che la fornitura dovesse considerarsi ancora in corso a tale momento essendo necessario che l'Amministrazione ricorrente riportasse e trascrivesse nel ricorso il contenuto e gli ulteriori elementi relativi al contratto di fornitura,da cui risultava che il rapporto non fosse ancora esaurito alla menzionata data del 15 novembre 1990, in cui si era verificata la cessione del credito della fornitrice Roma Catering I quali divenivano indispensabili per dimostrarne la razionale incompatibilità con l'opposto risultato cui era pervenuto il giudice di appello anche perché la società cessionaria ha riportato il contenuto della ricordata nota del Direttore del Circolo nella parte in cui si dava atto che la cessione si riferiva ai -crediti relativi alle sottoelencate fatture concernenti forniture a noi regolarmente effettuate . Laddove il Ministero ha fatto discendere l'asserita illogicità dell'accertamento al riguardo compiuto dalla sentenza dal dato meramente cronologico che il contratto di fornitura era stato stipulato circa 4 mesi prima della cessione assolutamente inidoneo a dimostrare che quest'ultima. -di cui non è stato indicato neppure l'oggettodovesse avere una durata necessariamente superiore a tale lasso di tempo nonché dalla circostanza che la cessione riguardava un credito di contratto di factoring-. La quale lascia presumere soltanto che la Roma Catering esercitasse un'attività imprenditoriale e che avesse l'esigenza di cedere ad altro imprenditore Bolefin Factor la titolarità dei crediti derivati o derivandi dall'esercizio della sua impresa senza poter provare alcunché in merito alle caratteristiche di ciascuno di essi,ed a maggior ragione dei rapporti obbligatori da cui ciascuno traeva origine. Del pari irrilevante,oltre che priva dei requisiti dell'autosufficienza e della specificità richiesti dall'articolo 366 Cpc, è la dedotta circostanza che una delle fatture il cui importo risultava ceduto non fosse mai pervenuta al Ministero,una volta che detta amministrazione non ha contestato di avere ricevuto la relativa fornitura,né di dovere le somme riportate nel documento alla società fornitrice e non ha contestato neppure l'accertamento della sentenza impugnata che nella ricordata dichiarazione della direzione del circolo didattico si dava atto che la comunicazione ricevuta aveva avuto per oggetto tutti i crediti inerenti alle forniture ricevute. Ed è infine irrilevante anche l'avvenuta rinuncia ad alcuni crediti da parte della Catering Roma,che lo stesso Ministero ha riconosciuto essere avvenuta in epoca successiva alla cessione posto che nella cessione di credito, il debitore ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni opponibili al cedente, sia quelle attinenti alla validità del titolo costitutivo del credito, sia quelle relativo ai fatti modificativi ed estintivi del rapporto anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all'accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fattori per cui se, dopo la cessione, intervengano fatti incidenti sulla entità, esigibilità o estinzione del credito, la loro efficacia deve essere considerata in relazione alla nuova situazione soggettiva ~ stabilitasi in dipendenza del già perfezionato trasferimento del diritto. Con la conseguenza che, perfezionatasi la cessione e comunicata la stessa al debitore ceduto, la successiva rinuncia del creditore cedente al credito o a parte di esso non è opponibile al cessionario in quanto, una volta realizzato il trasferimento del diritto, il cedente perde la disponibilità di esso e non può validamente negoziarlo, recedendo dal contratto mentre il debitore ceduto, a conoscenza della cessione, non può ignorare tale circostanza Cass.575/01 8485/99, 3797/99 . Il rigetto del ricorso comporta la condanna del Ministero,rimasto soccombente al pagamento delle spese processuali che si liquidano come da dispositivo. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ministro ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano in favore della Banca Antonveneta in complessivi euro 5100 di cui euro 5000 per onorario di difesa, Iva ed accessori come per legge.