Il nuovo organo di autogoverno ai box di partenza

A settembre il banco di prova per i neo-consiglieri. Dall'attuazione della riforma della giustizia all'agitazione del popolo delle toghe

Cosa è stato fatto nei quattro anni passati ma soprattutto che cosa dovrà essere affrontato nei futuri anni di consiliatura a Palazzo dei Marescialli. Lunedì 31 luglio al Quirinale si è svolta la cerimonia di presentazione del nuovo Consiglio superiore della magistratura per quanto riguarda i nuovi eletti vedi tra gli arretrati del 5 e del 15 luglio occasione che ha permesso al vicepresidente uscente, Virginio Rognoni, di fare un bilancio dei quattro anni trascorsi a piazza Indipendenza. Quattro anni di scontri spesso duri tra l'organo di autogoverno della magistratura e l'allora maggioranza di Centrodestra. Un rapporto dialettico spesso sopra le righe soprattutto con l'ex Guardasigilli leghista Roberto Castelli ma che ha visto coinvolto anche l'ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Quattro anni ben riassunti dalla relazione consegnata al Parlamento vedi tra gli arretrati del 27 luglio che ha evidenziato come lo scontro si sia consumato prevalentemente sulla riforma dell'ordinamento giudiziario voluta fortemente da Castelli. Ora gli scenari sono mutati sul Colle è salito Giorgio Napolitano, il ministro della Giustizia è Clemente Mastella, il nuovo Consiglio è presieduto da Nicola Mancino. Rapporti interpersonali a parte, che saranno sicuramente ottimi, resta però il problema che le tre figure istituzionali dovranno gestire l'attuazione della contestatissima riforma della giustizia. Il Consiglio uscente ha già iniziato la difficile fase di attuazione della nuova materia disciplinare, entrata in vigore il 18 giugno scorso come previsto dal D.Lgs 109/06 con la delibera approvata il 19 luglio vedi tra gli arretrati del 20 luglio Palazzo dei Marescialli ha deciso di affrontare e valutare caso per caso le pratiche della prima commissione, mentre il 27 luglio sono stati archiviati otto procedimenti a carico di magistrati tra i quali Paolo Mancuso che adesso passeranno al vaglio del Procuratore generale della Cassazione che dovrà valutare se procedere o meno. Per i prossimi fascicoli sarà il nuovo Consiglio a decidere e di sicuro non saranno scelte facili. I decreti delegati della riforma 150/05 sono tutti a regime, compreso quello riguardante l'accesso e la progressione in carriera D.Lgs 160/06 che costringerà i magistrati entro la fine di ottobre ad attuare una scelta tra la funzione requirente e quella inquirente. Una separazione delle funzioni che non ha accontentato gli avvocati penalisti, che hanno già messo in atto uno sciopero di otto giorni a luglio dal 14 al 21, ma che scontenta decisamente i magistrati che all'inizio della nuova legislatura si sarebbero aspettati un decreto legge di sospensione degli effetti della riforma Castelli. Al decreto legge lo scorso giugno si è opposto proprio il Quirinale con il neo Capo dello Stato Napoletano che lunedì 31 luglio al nuovo Consiglio ha parlato di eccessiva durata dei processi e di formazione dei magistratura ma soprattutto di superamento del clima di contrapposizione il discorso è leggibile tra i documenti correlati . Il nuovo Consiglio superiore della magistratura avrà tutto il mese di agosto a disposizione per studiare le strategie future ai nuovi consiglieri Virginio Rognoni ha detto di superare le logiche correntizie, che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono condizioni irrinunciabili ma vanno a braccetto con l'efficienza del servizio giudiziario. Nei programmi elettorali, del resto, anche le correnti avevano anticipato l'intenzione di superare la logica correntizia sull'argomento vedi tra gli arretrati del 31 maggio, 8 giugno, 24 giugno e 4 luglio con i contributi di Antonio Patrono di Magistratura indipendente, Fabio Roia di Unicost, Ciro Riviezzo di Movimenti riuniti ed Elisabetta Cesqui di Magistratura democratica . Resta adesso da vedere se con il nuovo sistema elettorale e con la riduzione dei componenti, voluto nel 2002 dalla maggioranza di Centrodestra, e ancora in vigore il nuovo Consiglio riuscirà a districarsi nella selva dei procedimenti disciplinari da decidere caso per caso e a nominare i capi degli uffici direttivi, operazione risultata piuttosto ostica ai consiglieri uscenti, tanto da incassare un richiamo ufficiale dell'ex presidente Ciampi. Sempre seguendo le disposizioni contenute nella riforma della Giustizia, come ad esempio lo sbarramento dei sessantasei anni per il conferimento degli incarichi direttivi la norma voluta da Castelli per sbarrare la strada a Giancarlo Caselli alla Procura nazionale antimafia, presieduta adesso da Pietro Grasso . Di mezzo adesso ci sarà un mese di vacanze, poi a settembre arriverà il banco di prova e la difficile gestione di un popolo, quello delle toghe, già deluso dalla mancata sospensione senza parlare della paventata cancellazione della riforma Castelli. Un settembre caldo e con molti nuvoloni. p.a. Sulla riforma della giustizia vedi tra gli arretrati del 13 giugno, 19, 21, 26 e 28 luglio

Consiglio superiore della magistratura Seduta di insediamento del Consiglio nella nuova composizione Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano 31 luglio 2006 Signor Presidente del Senato, Signor Presidente della Camera, Signor Presidente del Consiglio, Signor Ministro della Giustizia, Signor Presidente della Corte Costituzionale, Alti rappresentanti delle Istituzioni che presiedono all'Amministrazione della Giustizia, Signore e Signori, innanzitutto, il mio cordiale benvenuto ai nuovi componenti laici e togati del Consiglio Superiore della Magistratura, qui presenti alla cerimonia di commiato dei Consiglieri uscenti ai quali è dedicata questa riunione. Un saluto particolarmente caloroso al Vicepresidente, Onorevole Professor Virginio Rognoni, al quale mi legano antichi rapporti di amicizia, maturati nel corso di una lunga milizia politica che, sia pure da diverse angolazioni, ci ha visto partecipi di comuni percorsi istituzionali e parlamentari. Soltanto per poco tempo ho condiviso con l'amico Rognoni la responsabilità della Presidenza del Consiglio Superiore, ma posso riconoscermi pienamente nelle parole del mio predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, che, nel porgergli il saluto in occasione della sua ultima partecipazione al Plenum, gli ha rivolto espressioni di vivo apprezzamento e gratitudine per l'autorevolezza e l'equilibrio con i quali ha presieduto il Consiglio anche nei momenti più delicati qualità che io stesso ho avuto modo di osservare in più occasioni, nel seguire i problemi della giustizia di volta in volta sottoposti all'esame dell'Organo di autogoverno della Magistratura. Oggi lo ringrazio per le cortesi espressioni che ha voluto usare nei miei confronti e per l'attenta ed esauriente disamina dei temi più rilevanti che sono stati affrontati nel corso della consiliatura che qui si conclude. Tra questi mi preme riprendere quello del contributo della magistratura italiana alla costruzione dello spazio giuridico europeo. Nel corso della consiliatura, tali problemi, tra i quali specificamente quelli della formazione europea dei magistrati italiani, del ravvicinamento delle normative nazionali e della realizzazione di una sempre più forte cooperazione giudiziaria, hanno cessato di essere semplice affermazione di principio. Un esito di questa accresciuta consapevolezza si è avuto, anche sul piano delle strutture, con l'istituzione, promossa e fortemente caldeggiata dal Consiglio Superiore, della Rete europea dei Consigli di giustizia. Significativo, a tale riguardo, è stato l'incontro che si è svolto il 26 luglio scorso con il Vicepresidente della Commissione Europea, Onorevole Franco Frattini e che si è concluso con una risoluzione, approvata all'unanimità, che ha riconosciuto, tra l'altro, la assoluta necessità per il nostro Paese di individuare strumenti idonei per evitare che i ritardi nelle decisioni costituiscano un elemento problematico per la presenza dell'Italia e della sua giurisdizione all'interno del panorama europeo e internazionale. La eccessiva durata dei processi non è soltanto un grave problema di collocazione internazionale dell'Italia ma è, prima di tutto, una gravissima anomalia del nostro ordinamento interno, per l'analisi della quale faccio pieno riferimento a quanto testè affermato dal Vice Presidente Rognoni e ai continui moniti che al Governo, Parlamento e Consiglio Superiore sono stati sempre rivolti dal mio predecessore, Senatore Carlo Azeglio Ciampi. Circa lo specifico tema della formazione - anch'esso ora richiamato dal vice Presidente Rognoni - non posso non ricordare che il Consiglio vi ha dedicato la sua relazione al Parlamento del 2004, nella quale sono stati esaminati e approfonditi tutti i momenti qualificanti di questo processo fondamentale, dal tirocinio all'aggiornamento, dalla dirigenza degli uffici alle specifiche professionalità richieste nell'esercizio delle diverse funzioni. Non occorrono molte parole per rilevare il carattere essenziale della formazione degli uditori giudiziari, dell'aggiornamento continuo di tutti i magistrati, basato su scelte didattiche ragionate e attentamente programmate lo stesso si può dire per la dirigenza degli uffici, problema per molti aspetti ancora aperto per la sua particolare complessità. Problema, quest'ultimo, che implica una maggiore consapevolezza, da parte dei magistrati preposti a funzioni direttive, dell'importanza del governo di una molteplicità di operatori da coordinare, senza mai perdere di vista i postulati costituzionali di autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario e di soggezione dei giudici alla sola legge. Tra le decisioni significative del Consiglio, mi piace ricordare la modifica regolamentare per l'istituzione di un apposito Comitato per la piena realizzazione delle pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro dei magistrati. Per quanto riguarda, in particolare, le specifiche professionalità, merita invece una speciale menzione la recentissima delibera consiliare - del 27 luglio scorso - che ha affrontato gli argomenti di grande attualità della pena e delle sue alternative. Appare sempre più chiara la necessità di un ripensamento dell'intero sistema sanzionatorio e della gestione delle pene, che non coinvolge soltanto aspetti organizzativi e normativi ma anche il modus operandi della magistratura. Il contributo propositivo del Consiglio Superiore e quello operativo della magistratura sono fattori indispensabili per una corretta impostazione del problema carcerario. Peraltro, la stessa approvazione, nei giorni scorsi, di un provvedimento di clemenza e di urgenza volto a lenire una condizione intollerabile di sovraffollamento e di degrado nelle carceri sollecita ancor più governo e Parlamento a procedere decisamente, con misure efficaci, sulla via tanto della riduzione della durata dei processi quanto dell'ulteriore ricorso a pene alternative alla sanzione detentiva. Vanno finalmente affrontate, in modo organico, le cause remote e attuali della sofferenza del presente modello penale. Come ha ricordato il Vice Presidente Rognoni, l'attività propositiva del Consiglio Superiore che oggi prende commiato è stata intensa nell'intero quadriennio. La relazione al Parlamento del 2006 dà conto dei numerosi pareri formulati sulle diverse tematiche della riforma dell'ordinamento giudiziario. Più volte tali pareri, così come altri su disegni di legge che avevano ricadute sull'amministrazione della giustizia, hanno suscitato, al momento della loro espressione, polemiche e tensioni. E non c'è dubbio che esse recassero il segno di un clima di aspra contrapposizione politico-istituzionale. Ebbene, si deve e si può auspicare il superamento di tale clima - ed è quel che ho fatto fin dall'inizio del mio mandato - come condizione non solo di una più feconda dialettica politica e parlamentare, ma anche di un più sereno rapporto tra le istituzioni, tra le quali l'ordine giudiziario riveste un ruolo fondamentale. Un segnale altamente positivo ha offerto, a questo riguardo, il Parlamento, provvedendo in tempi rapidi e con deliberazioni largamente condivise alla elezione dei componenti laici del Consiglio Superiore, nella prima seduta a tale scopo convocata. Non ho mancato di esprimere per tale impegno e risultato il mio apprezzamento ai Presidenti delle Camere. Considero questa puntualità istituzionale un passo importante in direzione dell'allentamento delle tensioni e della conflittualità, che si può realizzare anzitutto nella rigorosa osservanza della ripartizione delle funzioni tra i vari organi costituzionali e a rilevanza costituzionale. E' una direzione lungo la quale è possibile ristabilire rispetto reciproco e costruttiva collaborazione nei rapporti istituzionali, in particolare nei rapporti tra politica e giustizia. Nel momento attuale, si richiede anche una realistica e rispettosa comprensione delle difficoltà del Parlamento, quali risultano da un delicato equilibrio post-elettorale. Sono persuaso che il Parlamento saprà comunque farsi carico di inderogabili esigenze di intervento legislativo nelle materie di giustizia, a cominciare da quelle già in corso di esame. In tale quadro si colloca l'esercizio della insostituibile funzione affidata al Consiglio Superiore che è quella di concorrere a una più efficace amministrazione della giustizia facendosi garante dell'autonomia e dell'indipendenza, così come della dignità, della magistratura. Nel porgervi un saluto cordiale insieme con il mio fervido augurio per la ripresa delle vostre impegnative attività, negli uffici giudiziari, nelle università e nella professione forense, esprimo gratitudine per il modo con cui, tra non poche difficoltà, avete svolto questa funzione nel corso del vostro mandato quadriennale.