Per malattia l'aspettativa non può essere prolungata con le ferie

L'inabilità fisica del dipendente decorre dal giorno successivo a quello in cui termina il periodo previsto dagli accertamenti medici

Dispensa dal servizio, le ferie maturate e non godute non posticipano la data di cessazione del rapporto di lavoro. Del resto, il provvedimento emesso in seguito agli accertamenti sanitari dichiara l'inabilità fisica del dipendente dal giorno successivo a quello in cui termina il periodo massimo di aspettativa per malattia. Lo ha chiarito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 208/06 depositata lo scorso 26 gennaio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Liguria i decreti di dispensa dal servizio per inabilità fisica nei confronti di due lavoratori. I magistrati liguri, infatti, avevano sostenuto che durante l'aspettativa per malattia gli impiegati avevano comunque maturato le ferie. Un diritto al quale per nessuna ragione potevano rinunciare. Per cui la cessazione dal servizio non decorreva dalla data determinata nei provvedimenti. Di diverso avviso il Consiglio di Stato. I giudici di Piazza Capo di Ferro hanno sostenuto che non si può utilizzare il principio secondo il quale il diritto alle ferie è irrinunciabile per affermare che quelle maturate durante la malattia ritardano la data di cessazione del rapporto lavoro, non è pertinente. Inoltre, hanno concluso i consiglieri di Stato, il legislatore nel valutare gli interessi contrapposti - del dipendente alla conservazione del posto di lavoro e dell'amministrazione ad avvalersi delle sue prestazioni - ha predeterminato una data oggettiva di estinzione del rapporto. Un periodo che coincide con il giorno successivo alla scadenza della durata massima dell'aspettativa, ossia diciotto mesi consecutivi o trenta nel quinquennio. L'amministrazione, pertanto, ha determinato le date rispettando quanto previsto dalla legge. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 14 ottobre 2005-26 gennaio 2006, n. 208 Presidente Varrone - Estensore Maruotti Ricorrente ministero dell'Interno Premesso in fatto 1. Con decreti di data 22 gennaio 1991, il ministero dell'Interno ha disposto la dispensa dal servizio - del signor Pierluigi Brozzo, con decorrenza dal 23 settembre 1990 - del signor Antonio Anaclerio, con decorrenza dal 19 dicembre 1990. Con il ricorso n. 632 del 1991 proposto al Tar per la Liguria , i signori Brozzio e Anaclerio hanno impugnato i decreti di dispensa dal servizio, limitatamente alle decorrenze deducendo, rispettivamente, che esse dovevano essere determinate nei giorni 4 gennaio 1991 e 28 marzo 1991 . Il Tar, con la sentenza 378/95, ha accolto il ricorso ed ha compensato tra le parti le spese e gli onorari del giudizio. 2. Col gravame in esame, il ministero dell'Interno ha impugnato la sentenza del Tar ed ha chiesto che, in sua riforma, il ricorso di primo grado sia respinto. Gli appellati non si sono costituiti in giudizio. 3. All'udienza del 14 ottobre 2005 la causa è stata trattenuta in decisione. Considerato in diritto 1. Con la sentenza impugnata, il Tar per la Liguria ha annullato i decreti con cui il ministro dell'Interno, in data 22 gennaio 1991, ha disposto la dispensa dal servizio degli appellati per inabilità fisica, nelle parti riguardanti la relativa decorrenza. Il Tar ha rilevato che - nel corso dei periodi nei quali sono stati in aspettativa per le malattie, gli interessati hanno maturato la spettanza di ferie il cui diritto è irrinunciabile - in relazione alle ferie non godute, le decorrenze della cessazione dei rapporti di lavoro non sono quelle determinate nei decreti di dispensa, che hanno constatato il superamento dei limiti massimi di aspettativa, bensì quelle successive, determinate col conteggio dei giorni di congedo ordinario, maturati fino allo scadere dei termini massimi di aspettativa per infermità. 2. Con l'appello in esame, il ministero dell'Interno ha dedotto che, contrariamente a quanto ha rilevato la sentenza del TAR, i decreti del 22 gennaio 1991 hanno correttamente determinato le date di decorrenza della cessazione dei rapporti di impiego, in applicazione della normativa di settore. 3. Ritiene la Sezione che tale censura sia fondata e vada accolta. Gli appellati sono stati dispensati dal servizio per inabilità fisica, in applicazione degli articoli 129 e 130 del Tu 3/1957, a seguito del superamento dei periodi massimi di aspettativa, di diciotto mesi, e in relazione agli esiti dei successivi accertamenti sanitari. Va pertanto riaffermato il principio per il quale il provvedimento - emesso a seguito degli accertamenti sanitari - ha carattere dichiarativo della inabilità fisica e produce effetti dalla scadenza del termine, cioè ha effetti retroattivi Ad. gen., 112/69 Sezione sesta, 167/76 148/82 Sezione terza, 1613/86 Corte dei conti, Sezione contr. Stato, 1481/84 . Per affermare che le ferie maturate durante la malattia differirebbero la data di cessazione del rapporto di lavoro, non è pertinente il principio per il quale il diritto alle ferie è irrinunciabile. Infatti, gli articoli 129 e 130 - hanno determinato i periodi massimi di aspettativa e individuato la data di cessazione del rapporto, nella consapevolezza che - di per sé - la perduranza del rapporto implica il diritto di fruire delle ferie, non godute a causa della malattia - hanno valutato gli interessi in conflitto del dipendente alla conservazione del rapporto di lavoro e dell'amministrazione ad avvalersi delle sue prestazioni , predeterminando una data 'oggettiva' di estinzione del rapporto coincidente col giorno successivo alla scadenza della durata massima della aspettativa diciotto mesi consecutivi ovvero trenta mesi nel quinquennio, con proroga non superiore a sei mesi, eccezionalmente consentita . Ciò comporta che l'Amministrazione non avrebbe potuto legittimamente determinare le date di cessazione dei rapporti di lavoro, diversamente dalle previsioni di legge. 4. Per le ragioni che precedono, l'appello va accolto e, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta accoglie l'appello n. 1471 del 1997 e, in riforma della sentenza del Tar per la Liguria 378/95, respinge il ricorso di primo grado n. 632 del 1991. Compensa tra le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. Consiglio di Stato - Sezione Sesta Reg.ric.n. 1471 del 1997 2