Progressione nelle funzioni: tempi maturi per riaprire il discorso sulla riforma

di Renato Granata

di Renato Granata* Con la vittoria della coalizione di centrosinistra e la formazione del governo Prodi, si è aperta per la magistratura associata la strada per riprendere, in sede legislativa, il discorso - che su quel piano sembrava ormai chiuso - sulla riforma dell'ordinamento giudiziario varata nella passata legislatura dalla maggioranza di centrodestra malgrado la forte opposizione della Associazione nazionale magistrati, condivisa da settori non marginali della dottrina e dallo stesso Consiglio superiore della magistratura. Le critiche alla riforma Castelli e la moratoria Subito, infatti, si è levata la voce della Anm per chiedere la sollecita riforma della riforma Castelli e, nella immediatezza, il blocco della sua entrata in vigore, con un intervento legislativo urgente da emanare prima che divenissero operativi i decreti legislativi attuativi della legge delega. Fortemente sollecitato in tal senso, il ministro di Giustizia del nuovo Governo si dichiarava pronto a presentare entro pochi giorni il decreto legge di sospensione per bloccare la riforma , salvo poi a ripiegare, su fermo suggerimento di autorevolissima fonte istituzionale, sullo strumento più soft del disegno di legge, che veniva approvato dal Consiglio dei ministri il 9 giugno sul'argomento vedi tra gli arretrati di DirittoeGiustizia.it del 25 e 27 maggio e del 10 e 13 giugno 2006 . Strumento, questo, giudicato dai magistrati, in ragione dei tempi richiesti per la sua approvazione, del tutto inadeguato - malgrado l'auspicio, formulato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, della adozione di una corsia preferenziale in entrambe le Camere al fine di conseguire la rapida approvazione del provvedimento e la dichiarata disponibilità del ministro guardasigilli di rappresentare al presidente del Consiglio allo stesso fine l'ipotesi, di fronte ad eventuali manovre ostruzionistiche della opposizione, di porre la fiducia sul disegno di legge DirittoeGiustizia.it del 20 giugno 2006 - a raggiungere lo scopo di impedire che i decreti legislativi attuativi della riforma Castelli divenissero efficaci alle scadenze per ciascuno di essi previste 18 giugno, per la riorganizzazione e gerarchizzazione delle Procure 19 giugno, per la regolamentazione degli illeciti disciplinari 28 luglio, per la progressione in carriera e per la separazione delle funzioni giudicanti e requirenti . In effetti, né il Senato - dove il disegno di legge è all'esame - ha avuto modo di interloquire sul provvedimento prima della sospensione estiva, né il Governo - che l'Anm aveva invitato, nel caso del verificarsi di tale paventata evenienza, a fare ricorso al decreto legge, prospettando altrimenti la ipotesi di un nuovo sciopero, dopo i quattro già effettuati durante l'iter parlamentare della riforma Castelli - ha ritenuto di adottare il provvedimento d'urgenza richiesto. Sicché è evidente - sospesa l'attività parlamentare per le ferie estive e fissata, a conclusione dell'ultimo Consiglio dei ministeri del 7 agosto, la successiva convocazione per il 31 dello stesso mese - che l'approdo in Aula del provvedimento in questione non potrà aversi che alla ripresa autunnale, quando Governo e Camere si troveranno alle prese, a tacer d'altro, con la legge finanziaria. Con la conseguenza che lo stop legislativo alla riforma Castelli e la sua modifica nel merito scivoleranno ancora più avanti, finendo per intervenire quando quella riforma sarà divenuta operativa già da mesi, con quali effetti patologici sul funzionamento dell'apparato giustizia è facile immaginare. A prescindere da ciò, tuttavia, la riforma Castelli dell'ordinamento giudiziario - permanendo l'attuale maggioranza - ha certamente il destino segnato, essendo la sua sostituzione con nuove e diverse regole, o comunque la sua radicale modifica, uno dei punti fondamentali del programma governativo. Tornerà così in discussione il nuovo assetto generale dell'ordinamento giudiziario e , in particolare, la regolamentazione della c.d. carriera dei magistrati ordinari, cioè della loro progressione nelle funzioni tema, questo, sul quale ho già avuto occasione di manifestare la mia sommessa, ma convinta, opinione Granata, Magistrati una progressione nelle funzioni legata ad un rinnovato scrutinio per titoli , Guida al diritto 2003, fascicolo 16, p.111 e seguenti Granata, Progressione dei magistrati nelle funzioni l'ultima chance con l'esercizio della delega , ivi 2004, fascicolo 46, p.118 Granata, Per la progressione dei magistrati nelle funzioni campionamento casuale degli atti depositati , ivi 2005, fascicolo 12, p.110 ss. in merito al sistema se non migliore , almeno meno peggiore che converrebbe adottare al riguardo. Tali riflessioni, con la riapertura del problema in sede legislativa, tornano ad essere attuali. E pur rappresentandomi la probabilità che la loro riproposizione possa risolversi in un abbaiare alla luna , non me ne astengo, per il debito di riconoscenza verso l'Istituzione magistratuale che nutro in ragioni delle gratificazioni di cui mi ha beneficiato durante lo svolgimento, ed alla conclusione, del quarantennio della mia militanza in essa. A suo tempo, del resto, un autorevole - e particolarmente esperto della materia - esponente della attuale maggioranza, al quale mi ero preso la libertà di inviare il primo degli scritti prima citati, ebbe l'amabilità di inviarmi un cortese riscontro, definendo la proposta da me abbozzata l'uovo di Colombo . Confesso il mio peccato di presunzione di giudicare ancora quella proposta la più adeguata al risultato che si vuole perseguire in tema di progressione dei magistrati nelle funzioni. Credo si possa convenire il linea di principio sulla opportunità - o meglio, secondo elementare buon senso ancor prima che secondo razionalità, sulla necessità - funzionale che il soggetto, chiamato a controllare l'operato di altro soggetto al fine di verificarne la conformità alle regole tecniche che ne devono governare lo svolgimento e l'esito, sia in grado di garantire, per prove date e valutate, una sicura conoscenza di quelle regole e, ancor prima, una sicura deontologia professionale riguardo ai tempi ed ai modi di esplicazione della attività di cui si tratta. È dunque necessario - applicando il principio alla specie che ne occupa - che il giudice di secondo grado rispetto al giudice di primo grado, e il giudice di legittimità rispetto al giudice di secondo grado e più in generale rispetto al giudice di merito, abbiano dato prova di possedere un livello di preparazione e di professionalità, che il giudice la cui decisione è oggetto del controllo non abbia ancora dato. Ciò per una elementare ragione di funzionalità, la quale vuole la certezza - almeno in via di principio sulla base di sicuri e verificati elementi probanti - che l'esaminatore sia in grado di compiere un adeguato controllo dell'operato di cui è stato autore l'esaminando . Ferma, dunque, la premessa che sia opportuno, e anzi necessario, adottare un efficiente sistema selettivo, si pone il problema di individuare quale sia l'obiettivo puntuale al cui conseguimento il modello da adottare deve tendere. Obiettivo, che non può che essere quello di realizzare il migliore funzionamento complessivo dell'apparato giudiziario, così da consentire al processo, attraverso la sua articolazione per gradi successivi, di avvicinare quanto più possibile il suo risultato finale alla soluzione che la legge vorrebbe fosse raggiunta. Il che richiede, appunto, che quanto più il processo progredisce verso la conclusione, tanto maggiore sia la garanzia di preparazione e di impegno professionale offerta dai magistrati di grado in grado chiamati a pronunziarsi. Nel contempo, però, la individuazione di tali magistrati deve avvenire attraverso un sistema selettivo efficiente, ma che non produca ricadute negative sul funzionamento dell'apparato giudiziario nel suo complesso, e che - anzi - ne favorisca, al contrario, la migliore attuazione. Il vecchio sistema Orbene, nessuno dei sistemi sperimentati nella vigenza dell'ordinamento giudiziario del 1942 ha risposto adeguatamente allo scopo, ciascuno presentando notevoli inconvenienti. Il modello selettivo scrutinio per titoli , basato cioè sull'esame di provvedimenti resi dal magistrato, si articolava in due forme. Lo scrutinio per merito distinto , riservato ogni anno ad un numero di posti corrispondente ad un quota percentuale delle vacanze previste nella categoria magistrati di appello magistrati di cassazione ad quem, aveva per oggetto assolutamente prevalente un determinato numero di lavori giudiziari, in parte scelti dal candidato fra quelli da lui redatti durante i periodi di tempo volta per volta stabiliti dal ministero in parte scelti, invece, liberamente fuori da ogni vincolo temporale. Si deve riconoscere che se, da un lato, rimanevano fuori dalla graduatoria dei vincitori magistrati di valore non inferiore a quelli di non pochi degli inclusi, dall'altro, però, neppure vi è memoria di eclatanti nomine di cavalli a senatori. Sotto l'aspetto del risultato, quindi, il sistema di selezione dava esiti mediamente positivi. Aspetti fortemente negativi esso però presentava, nel suo funzionamento concreto, quanto alle ricadute sullo svolgimento dell'attività quotidiana dei magistrati interessati e, di riflesso, sulla organizzazione degli uffici si verificava una distribuzione, nella sostanza, dei posti disponibili fra le diversi corti di appello in rapporto alla consistenza numerica dei magistrati del distretto assumevano un ruolo non irrilevante i rapporti informativi che accompagnavano le domande dei partecipanti, quasi sempre illustrati con segnalazioni ad aures da qui la corsa degli interessati verso gli uffici interni più vicini al capo per acquisire presso di lui le maggiori benemerenze possibili, ed essere nel contempo chiamati a occuparsi delle materie ritenute più idonee alla precostituzione di titoli particolarmente pregiati l'aggancio dei titoli obbligatori a determinati trimestri era nella prassi ancorato a una pluralità di date di riferimento per le sentenze, ad esempio data della udienza conclusiva data della decisione data della pubblicazione di guisa che ogni titolo risultava utile per ampi archi temporali e quindi forte era la tentazione per il magistrato aspirante candidato di dedicare ogni mese massima cura e attenzione ad alcuni soltanto dei provvedimenti redatti, a scapito oggettivamente degli altri, appunto giocando sulla pluralità di date utili per far rientrare gli elaborati preferiti nei periodi che, in occasione dello scrutinio annuale, si sarebbe trovato a dover osservare analogamente, quanto ai titoli non agganciati a vincoli temporali, la piena libertà di scelta poteva indurre, e in realtà comunemente induceva, l'interessato a curare in stile presso che monografico taluno dei provvedimenti a lui affidati, con spendita di un particolare impegno inevitabilmente sottratto allo studio e alla redazione degli altri. Sostanzialmente non diversi erano gli inconvenienti collegati allo scrutinio per merito semplice , al quale i magistrati erano chiamati secondo l'ordine di ruolo per la quota di vacanze non destinate all'altro tipo di scrutinio. Ricadute negative si avevano anche nel sistema del concorso per esame articolato in tre prove scritte ed in una prova orale per l'appello, e ancora in tre prove scritte per la cassazione che è stato in vigore per qualche tempo, a cavallo degli anni '60 - '70, a fianco dello scrutinio per titoli. Esso comportava, è vero, la garanzia di trasparenza e di imparzialità offerta dalla anonimità delle prove scritte, ovviamente assente nella selezione per scrutinio. Ma comportava pure l'eccezionale dispendio di tempo e di energie fisiche e psichiche richiesto dagli approfonditi studi a tutto campo di giurisprudenza e di dottrina indispensabili per maturare una preparazione adeguata alla difficoltà della prova da affrontare tempo ed energie che non potevano non essere sottratte alla attività giudiziaria quotidiana per la forza oggettiva delle cose, pur quando fossero massime la correttezza e l'onestà professionale dei magistrati coinvolti nell'avventura concorsuale. Senza dire, poi, che l'incardinamento in uno o in altro ufficio giudiziario poteva comportare uno squilibrio di partenza fra i futuri concorrenti in ragione del maggiore o minore carico di lavoro affluente all'ufficio di appartenenza. A conclusioni non diverse deve pervenirsi riguardo al sistema binario di concorso esame con prove scritte ed orali oltre che per titoli e di concorso per soli titoli previsto dalla riforma Castelli, per l'uno e per l'altro tipo di strumento selettivo riproponendosi con assoluta pertinenza le conclusioni prima svolte, rispettivamente, nei paragrafi n. 5 e n. 6. Critiche non meno giustificate merita il sistema vigente prima della riforma Castelli e che, per quanto è dato intendere, si vorrebbe sostanzialmente ripristinare con la nuova riforma. Secondo quel modello - frutto delle cosiddette leggi Breganze 570/66 e Breganzone 831/73 , fortemente volute dalla magistratura associata - il Csm, al maturare di una certa anzianità di servizio, è chiamato a valutare la idoneità del magistrato ad assumere le funzioni di consigliere di appello e, dopo altri anni, di consigliere di Cassazione. La valutazione, malgrado i lodevoli sforzi del Csm di affinare e potenziare i criteri e gli elementi di giudizio, è compiuta fondamentalmente sulla base di rapporti ad personam redatti dai consigli giudiziari dei rispettivi distretti di appartenenza. Il magistrato così riconosciuto idoneo è successivamente chiamato, su sua domanda, ad assumere - all'esito di una nuova valutazione, questa volta comparativa, in confronto con gli altri aspiranti già dichiarati, pur essi, idonei - le effettive funzioni al verificarsi delle vacanze negli uffici ad esse corrispondenti. Il riscontro statistico della inadeguatezza selettiva di tale sistema - generalmente riconosciuta anche da autorevoli voci estranee alla parte politica che ha varato la riforma Castelli richiamata in Granata, Progressione dei magistrati , citata, p.120 - è dato dalla constatazione che per contare il numero dei magistrati dichiarati non idonei nella vigenza di tale sistema bastano, credo, le dita delle due mani, così da fare apparire non impertinente la definizione di enologica - perché miglior a col tempo - argutamente data da taluno alla progressione nelle funzioni regolata in tal guisa dichiarazione di Alfredo Biondi del 22 ottobre 2004 . E anche nel contesto dell'attuale dibattito sulla auspicata controriforma , una tra le voci più autorevoli della magistratura associata come Elena Paciotti ha giudicato quel tipo di valutazione della professionalità del magistrato il vero anello debole dell'ordinamento a quel momento ancora vigente che non ha funzionato . Constatata la inadeguatezza dei modelli come sopra sperimentati, il sistema selettivo da adottare deve muovere, a mio avviso, dal convincimento diffuso, e largamente condiviso, anche in sedi istituzionali, da autorevoli opinionisti di diversa appartenenza ideologica, che i magistrati debbano essere valutati in funzione della qualità e della quantità del lavoro svolto. Così si ritiene che il magistrato si valuti meglio per ciò che ha fatto durante la sua carriera Antonio Patrono, Mi che occorre un migliore controllo della produttività e della qualità dei magistrati Tommaso Padoa Schioppa che ciò che si richiede è la capacità di amministrare la giustizia nei casi concreti Edmondo Bruti Liberati, Md che per le valutazioni di professionalità e la progressione in carriera è necessaria la introduzione di sistemi di verifica della laboriosità e della qualità del lavoro svolto Ardituro, in Guida al Diritto n. 39, del 9 ottobre 2004, pag. 21 . Ed ancora, nell'invocare strumenti efficaci ed attendibili per la valutazione della capacità professionale di un magistrato , si esprime preferenza per la valutazione diretta della sua concreta attività professionale , perché, la cultura della professione è quella che si manifesta, si forma e si approfondisce misurandosi quotidianamente nel lavoro , nella consapevolezza della esigenza di assicurare più efficaci controlli della professionalità , sottolineandosi che da tempo vi è consenso sul fatto che la professionalità dei magistrati debba essere controllata valutando ciò che essi fanno in concreto ed ampliando gli elementi di conoscenza sul loro lavoro Associazione nazionale magistrati - sezione della Cassazione, in Foro Italiano , 2004, V, colonne 45 e 46 . Nello stesso crogiuolo di proposte che accompagnano l'attuale dibattito sulla auspicata controriforma, in autorevoli settori della intellighenzia di sinistra si fa strada l'idea di valutazioni periodiche, da parte del Csm, della professionalità del singolo magistrato mediante la specificazione, da un lato, degli elementi di giudizio competenza, efficienza, produttività rispetto al carico dell'ufficio, tempestività della risposta, rapporto tra i mezzi impiegati e i risultati conseguiti dall'altro, mediante la rivisitazione delle fonti di informazione al fine di valorizzare obiettivi elementi fattuali di conoscenza dati, fatti e comportamenti in grado di radiografare, appunto, la professionalità del magistrato proposta di Astrid, consegnata al ministro di Giustizia a giugno 2006 . Il sistema selettivo ottimale Alla luce di queste affermazioni di principio, che pienamente condivido, il sistema selettivo ottimale sarebbe quello di chiamare l'esaminatore a prendere visione diretta di tutti i provvedimenti redatti dal singolo magistrato durante tutti gli anni della sua precorsa attività professionale. Con tutta evidenza, però, un tal sistema non è realizzabile in concreto, data la proibitiva quantità di provvedimenti che l'esaminatore dovrebbe leggere e valutare. È però possibile varare un sistema che raggiunga ugualmente il risultato di indurre il magistrato - che si proponga di sottoporsi a tempo debito alla verifica mirata a consentirgli la progressione nelle funzioni e di anticipare di qualche anno quel livello di progressione economica che altrimenti conseguirebbe automaticamente dopo un maggiore numero di anni di servizio - a curare in ogni momento della sua attività tutti i provvedimenti affidati di giorno in giorno alla sua redazione, dedicando a ciascuno di essi eguale intensità di studio e di attenta stesura. A tale scopo, sarebbe sufficiente moltiplicare, al tempo stesso abbreviandoli, i periodi relativamente ai quali - in base a una sola data di riferimento - l'ufficio di appartenenza trasmetterebbe al soggetto esaminatore tutti , ripeto tutti , i provvedimenti redatti durante quei periodi dal magistrato che chiede di essere valutato. In sostanza, si tratterebbe di uno scrutinio per titoli, esclusivamente giudiziari, riveduto e corretto, che non lascerebbe al magistrato interessato alcun margine di utilità nella predisposizione con particolare cura di alcuni soltanto dei suoi lavori giudiziari, trascurando o comunque dedicando minore attenzione a tutti gli altri. Così, esemplificando a fini di maggiore chiarezza, si potrebbe stabilire che annualmente il Csm fissi un elevato numero di periodi - diciamo cinquanta per il passaggio alle funzioni di secondo grado e trenta per il passaggio alle funzioni di legittimità - ciascuno della durata di cinque giorni, da sorteggiare entro l'arco di tutti gli anni richiesti per maturare l'anzianità necessaria a legittimare il magistrato a chiedere di essere valutato ai fini della assegnazione delle funzioni, rispettivamente, di secondo grado e di legittimità. Ovviamente un sistema così strutturato richiederebbe un notevole impegno da parte della commissione esaminatrice sarebbe quindi opportuno che i suoi componenti fossero scelti dal Csm fra i magistrati e - ove lo si ritenga opportuno - fra i docenti universitari collocati a riposo, dagli uni e dagli altri dei quali sarebbe lecito attendersi il livello di partecipazione necessaria per condurre celermente a temine il compito alla commissione affidato. In particolare quanto alla componente magistratuale, sarebbe anche opportuno, a mio avviso, che la nomina cadesse su magistrati di cassazione, in quanto dotati di esperienza giurisdizionale sia di merito che di legittimità e verificati , una volta andato a regime il nuovo sistema, attraverso il duplice vaglio per l'appello e per la cassazione. Non mi sembra condivisibile il timore che, nella prospettiva della futura verifica, gli aspiranti candidati potrebbero essere indotti ad appiattirsi acriticamente sugli orientamenti della Cassazione invero - a parte la incidenza della ipotizzata partecipazione della componente accademica - penso che con il collocamento a riposo verrebbe meno, ove mai vi fosse, un assai male inteso senso di appartenenza e l'ex magistrato conseguirebbe comunque una piena indipendenza psicologica. E neppure sarebbe configurabile il dubbio, che pure è stato avanzato, circa la il legittimità costituzionale dell'affidamento della valutazione alla ipotizzata commissione di scrutinio, posto che la nomina di questa sarebbe affidata al Csm, del quale sarebbe quindi organica emanazione prevista dalla legge sull'ordinamento giudiziario, in conformità al disposto dell'articolo 105 Cost. Al riguardo, merita di essere sottolineata la circostanza che la inclusione dei provvedimenti estesi dal magistrato oggetto della valutazione per la progressione nelle funzioni è stata adottata anche dal Consiglio Superiore nel quadro del sistema precedente alla riforma Castelli, con un ruolo - però - affatto inadeguato, perché del tutto secondario e marginale. Quel sistema si è sviluppato attraverso le due tappe fondamentali delle leggi Breganze e Breganzone , secondo le quali la competenza a provvedere nella materia è affidata al Csm sulla base del motivato parere reso dal Consiglio giudiziario del distretto di appartenenza del magistrato con riferimento, fondamentalmente, al suo livello professionale e al lavoro svolto. L'ordito di legislazione primaria descrive però il contenuto dei parametri guida della valutazione soltanto in linea generale, a trama molto larga, ed il Csm - a partire dalla circolare P.1275 del 22 maggio 1985, seguita dalle circolari n. 17003 del 24 settembre 1999, P. 16103 del 30 luglio 2003 modificativa della P. 1275/1985 e da ultimo, per quanto consta, dalla circolare P. 2084 del 1 febbraio 2005 - si è costantemente e, lodevolmente, sforzato di intrecciare su quell'ordito di base un tessuto di normazione secondaria più dettagliato, circostanziando, da un lato, gli elementi valutativi di cui il Consiglio giudiziario deve tenere conto nel formulare il parere di competenza, fra cui il rapporto trasmesso per l'occasione al Consiglio giudiziario dal dirigente dell'ufficio di appartenenza, e, dall'altro, le fonti e le modalità di conoscenza degli elementi stessi. Nel quadro di tale normativa secondaria è compresa anche la acquisizione a campione dei provvedimenti redatti dal magistrato. La campionatura , in un primo tempo frutto di una prassi seguita da singoli Consigli giudiziari, e riconosciuta come legittima facoltà circolare n. 17003/1999, Relazione, capitolo I, paragrafo 1.3 e capitolo II, paragrafo 6.1 , successivamente diviene elemento obbligato, con altri, del parere dovuto dal Consiglio giudiziario circolare P.1275/1985, testo originario, capo III, paragrafo 1, lettera b, numero , comma 2 capo V, lettera c, n. 6 , parere al quale il Consiglio giudiziario allega i provvedimenti valutati circolare citata, capo III, paragrafo 1, lettera b. n. 11 . Ma con la circolare P. 16103/2003, il citato n. 11 del capo III, paragrafo 1, lettera b, è abrogato, con la conseguenza che viene meno l'allegazione al parere del Consiglio giudiziario dei provvedimenti valutati a sua volta l'intero capo III, paragrafo 1, lettera b, viene sostituito, disponendosi che nel rapporto di cui al capo VI che costituisce la fonte di informazione fondamentale del parere reso dal Consiglio giudiziario il capo dell'ufficio illustra dettagliatamente le caratteristiche complessive dei provvedimenti emessi dal magistrato interessato . E nella edizione 2005 della circolare P. 1275/1985 Aggiornamento alle delibere del 23 luglio 2003 e del 26 gennaio 2005, e cioè alla circolari P. 16103/2003 e P. 2084/2005 ricompare - in carattere corsivo - il n. 11 come sopra abrogato, recante un secondo comma in cui si legge i provvedimenti valutati vengono conservati presso il Consiglio giudiziario . Sopravviene da ultimo, come si è detto, la circolare P. 2084/2005, che - senza statuire alcunché sulla sorte dei provvedimenti valutati - integra e dettaglia il procedimento di campionatura e procede ad una raffinatissima classificazione sia dei tipi e dei sottotipi delle diverse funzioni magistratuali, sia dei provvedimenti da prelevare e delle relative percentuali di prelevamento in ragione del peso ponderale da attribuire a ciascuno di essi cosiddetta dosimetria relazione, paragrafo 5 . L'impegno del Consiglio Superiore volto a rifinire e precisare minuziosamente le linee del sistema - ripeto - è da sottolineare e da apprezzare. Ma, a mio avviso, il difetto è proprio connaturato al tipo di sistema come configurato. Sistema che - ispirandosi alla idea madre di una utopica uguaglianza di tutti i magistrati in quanto tali - disconosce e rifiuta il dato esistenziale della sussistenza di una scala di valori individuali, lungo la quale tutti gli operatori umani , di qualunque settore, inevitabilmente e incontestabilmente si collocano quanto a intelligenza, preparazione tecnico-professionale, senso del dovere, impegno, autoresponsabilità e via dicendo. E così questo sistema rinuncia alla anzi rifiuta la individuazione dei magistrati più meritevoli rispetto a quelli che lo sono meno, in tal guisa producendo, per un verso, un appiattimento dei valori individuali, nel senso che, pur in presenza di una scala di professionalità di diversi livelli, la velocità dei percorsi individuali, è pressoché uniforme, e risolvendosi, per altro verso, in una sorta di tapis roulant, dal quale si è sbalzati fuori soltanto per vicende eccezionali, anzi eccezionalissime. Il criterio di fondo, infatti, è quello circolare n. 17003, relazione, capitolo III, paragrafo 6.2 della selezione in negativo , consistente nella verifica di un unico livello di sufficienza, cioè di una verifica ancorata al gradino della mera idoneità che non consente di tenere distinti gli scrutinati che rispetto a esso raggiungono appena la sufficienza, dagli scrutinati che invece la superano più o meno largamente, raggiungendo a loro volta livelli più alti ancora differenziati. Come è spiegato con tutta nettezza circolare P. 2084/2005, relazione, paragrafo 1 la finalità delle valutazioni professionali non è né deve essere quella di stilare graduatorie di merito fra i magistrati . Vi è, dunque, nel sistema il rifiuto assoluto di attuare una qualsiasi parvenza di selezione scalare formalizzata in graduatorie di merito rifiuto che però toglie al magistrato salvo casi dovuti ad un individuale sentimento di dignità personale e a un autoctono senso di responsabilità della propria funzione istituzionale qualunque stimolo esterno a dare il meglio di sé e lo spinge ad adagiarsi sul comodo livello di impegno minimo sufficiente per raggiungere l'aurea mediocritas della mera idoneità. E, invece, il giudizio selettivo deve esprimersi non nella dichiarazione della mera idoneità, ma deve confluire in una graduatoria articolata secondo punteggi differenziati. Quanto in particolare alla Cassazione, tale conclusione è imposta, per un verso, dalla distinzione costituzionalmente obbligata sentenze 86 e 87 del 1982 della Corte costituzionale dei giudici - almeno - nelle due categorie articolo 104, quarto comma, della Costituzione dei magistrati di merito e dei magistrati di legittimità e, per altro verso, dall'altrettanto costituzionalmente obbligato collegamento fra conferimento della nomina e attribuzione delle funzioni sentenze citate . Sicchè, non potendosi avere un numero di magistrati di Corte di cassazione superiore a quello previsto dal ruolo della categoria, le relative nomine con contestuale conferimento delle funzioni dovrebbero essere contenute nel numero delle vacanze disponibili, con la conseguenza che, nella eventualità di una valutazione positiva di idoneità conseguita da un numero di aspiranti superiore alle vacanze, soltanto la formazione di una graduatoria degli idonei consentirebbe di individuare coloro, fra questi, che possono conseguire le funzioni di giudice di Cassazione. Più in generale e quindi oltre che per i magistrati di Cassazione anche per i magistrati di appello, riguardo ai quali non sussiste la doverosità costituzionale di una categorizzazione distinta da quella dei magistrati di tribunale sentenze 86 e 87 citate , la medesima conclusione è suggerita da concorrenti, e non secondarie, ragioni di opportunità. Invero, pur se - stante la previsione normativa legge 570/66, ricordata anche dalla sentenza 87 citata di un unico ruolo organico comprensivo degli uni e degli altri - non sussiste, per la progressione dalle funzioni di tribunale a quelle di appello, il vincolo delle vacanze disponibili, negli uffici destinati ai magistrati investiti delle seconde, tuttavia la prospettiva di ottenere - attraverso la graduatoria formata all'esito della selezione per la progressione alle funzioni sia di appello che di cassazione - una collocazione nell'ordine di ruolo comparativamente migliore di quella occupata nelle precedenti funzioni costituirebbe, per ogni magistrato un ulteriore incentivo a meritarsi quella progressione e quindi a svolgere, come mezzo al fine, in modo ottimale il proprio lavoro, curando una produzione quotidiana quantitativamente e qualitativamente adeguata a favorire l'esito positivo di quella prova selettiva che egli avesse in animo di affrontare nel futuro, posto che - ripeto - questa, per come strutturata, avrebbe potenzialmente a oggetto l'intera attività istituzionale da lui svolta in ogni momento dei precedenti anni di servizio. Migliore collocazione in ruolo che, a sua volta, propizierebbe in misura non irrilevante il soddisfacimento della legittima aspirazione a un cursus honorum professionale non avaro delle gratificazioni più ambite. Peraltro, anche a voler ragionare secondo l'ottica del sistema, se ne coglie la inadeguatezza rispetto all'obiettivo dichiarato di pervenire alla scelta delle persone più idonee allo svolgimento delle diverse funzioni giudiziarie circolare n. 17003/1999, relazione, capitolo II, premessa circolare P. 16103/2003, relazione, paragrafo 1 , di esse favorendo la progressione alla qualifica superiore circolare n. 17003/1999, relazione, capitolo I, paragrafo 3 . Invero, l'unico elemento di valutazione autenticamente oggettivo, idoneo a rilevare sia la quantità che la qualità del lavoro svolto dal singolo durante il suo corso professionale è rappresentato dai provvedimenti redatti dallo scrutinando, e quindi dovrebbe essere, se non il solo, almeno quello di gran lunga prevalente in sede di giudizio valutativo. E invece a tutt'altro criterio si ispira il sistema, come sottolinea il Csm, secondo il quale circolare P. 16103/2003, relazione, paragrafo 7 , lo scopo della acquisizione non è quello di imporre la lettura dei provvedimenti ai fini di una loro valutazione preliminare, strumentale al giudizio di idoneità alla progressione in carriera, ma quello di acquisire un elemento di riscontro ulteriore assieme a tutti gli altri dati indicati nella griglia di valutazione sottoposta agli organi di valutazione circolare P. 16103/2003, relazione, paragrafo 7 , e, in termini ancora più perentori, la premessa doverosa, dalla quale occorre muovere, è che l'esame dei provvedimenti acquisiti rappresenta, nel chiaro contesto dei punti 9 e 1, lettera b , capo III, della circolare P. 1275/1985, solo uno dei numerosi indici di rilevanza del parametro legale della preparazione e capacità del magistrato, elencati nella circolare medesima circolare P. 2084/2005, relazione, paragrafo1 . Onde è chiaro che l'elemento valutativo costituito dai provvedimenti giudiziari redatti anziché spiccare, come dovrebbe, scolora invece di molto, anzi moltissimo, fra gli altri elementi, che sono tutti oggetto di informazioni affatto soggettive fornite, prima, dal dirigente dell'ufficio nel rapporto , sul quale - con l'aggiunta, fra l'altro, delle eventuali notizie riferite dai componenti del Consiglio giudiziario e della scheda di autovalutazione circolare P. 1275/1985, lettera a , numero , e lettera b , n. 3 - si basa poi il parere del Consiglio giudiziario e, infine, il giudizio di valutazione del Consiglio Superiore. Per di più con l'aggravante che i provvedimenti acquisiti a campione dal dirigente dell'ufficio circolare P. 1275/1985, capo III, lettera b , numero , come sostituito dalla circolare P. 16103/2003 non sono più trasmessi al Csm in allegato al parere del Consiglio giudiziario, ma, come si è prima riferito, vengono invece conservati presso il Consiglio giudiziario circolare P. 1275/1985, capo III, paragrafo 1, lettera b, numero , resuscitato, come già ricordato, nella edizione 2005 , sicchè il Consiglio Superiore, di norma, ne ha una conoscenza di seconda mano , cioè nei termini in cui, come si è visto, il dirigente dell'ufficio nel rapporto di cui al capo VI illustra dettagliatamente le caratteristiche complessive dei provvedimenti giudiziari emessi dal magistrato interessato . E se è vero che il Consiglio Superiore ha facoltà di acquisire agli atti della procedura di valutazione anche quei provvedimenti, sarebbe interessante conoscere il numero delle volte in cui tale facoltà è stata esercitata, come interessante sarebbe pure conoscere la percentuale precisa delle non idoneità dichiarate dal Consiglio Superiore nella vigenza del criterio selettivo di anzianità senza demerito vale a dire di anzianità senza gravi colpe definizioni correnti, ricordate da Schlesinger, in Corriere giuridico , 2005, n. 2, pag. 158 . Conclusioni Una piena conoscenza della quantità e, soprattutto, della qualità del lavoro svolto dal magistrato dovrebbe ricomprendere tutti i provvedimenti da lui depositati durante l'intero arco temporale di legittimazione per il passaggio alle funzioni superiori. Non essendo ciò possibile per la legge dei grandi numeri, il modello più adeguato per avvicinarsi a tale risultato mi sembra quello che si attuerebbe, in sintesi, mediante il sorteggio, di volta in volta, del più gran numero possibile di periodi brevissimi di pochi giorni ciascuno, per ognuno dei quali sarebbero portati in valutazione tutti i provvedimenti depositati nel corso di esso, in tal guisa evitando che il magistrato possa, più o meno coscientemente, fare affidamento su periodi a priori non soggetti a controllo e per l'effetto incorrere in quel calo di tensione paventato dallo stesso Consiglio Superiore, quando nella circolare 2084/2005, relazione, paragrafo 6, si preoccupa di individuare l'arco di anni - pur sempre, però, limitato - nel quale sorteggiare i periodi di campionatura secondo modalità che non consentano di escludere a priori determinati anni dal novero di quelli, ai quali la campionatura stessa possa, appunto, riferirsi. *Presidente emerito della Corte costituzionale