Bonus fiscale: se la perdita di bilancio non tocca la solidità finanziaria l'erario può dire addio al credito d'imposta

L'incentivo automatico previsto dalla Finanziaria 2001 non deve essere restituito quando le difficoltà economiche hanno trovato il paracadute nella copertura dei soci

Agevolazioni per le imprese se la perdita di bilancio non incide sulla solidità finanziaria dell'azienda - grazie alla copertura assicurata dai soci - l'erario non può ottenere la restituzione del credito d'imposta, concesso ex articolo 8 della legge 388/00, motivata in base alle difficoltà della beneficiaria. È quanto emerge dalla sentenza 96/2005 emessa dalla commissione tributaria provinciale di Salerno qui integralmente leggibile fra i documenti correlati . Incentivi automatici. La questione risolta dai giudici campani riguarda gli incentivi automatici introdotti dalla Finanziaria 2001 per favorire gli investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, concentrate nel Centrosud, con un bonus fiscale da utilizzare in compensazione con il modello F24. Nei confronti della società, un esercizio commerciale di Cava de' Tirreni, l'ufficio chiede la restituzione delle agevolazioni per essere l'impresa in difficoltà finanziarie , sottolineando la perdita registrata dalla società al 31 dicembre 2002, che ammontava a oltre 28.900 euro a fronte di un patrimonio di circa 47.000 euro . Patrimonio netto. L'azienda campana impugna l'atto impositivo, osservando che la perdita non ha intaccato il patrimonio netto ma è dovuta a ingenti costi fissi e contemporanee riduzioni di ricavi da ricondurre alla parziale utilizzazione dei locali a causa dei lavori di ristrutturazione in corso. E, inoltre, sostiene che l'erario è incorso in un errore nell'interpretazione dei dati di bilancio, contabilizzando i fondi versati dai soci fra le passività e non fra le poste del patrimonio netto. Nel risolvere la controversia i giudici citano la circolare 41/2001 emanata a suo tempo dalle Entrate per garantire un'applicazione uniforme del beneficio fiscale Un'impresa è in difficoltà - chiarisce l'Agenzia - qualora essa non sia in grado, con le proprie risorse finanziarie oppure ottenendo fondi necessari dai proprietari/azionisti o dai creditori, di contenere le perdite che potrebbero condurla quasi certamente, senza un intervento dei poteri pubblici, al collasso a breve o a medio periodo . Perdite coperte. Ma questo, secondo i giudici, non è il caso dell'azienda salernitana il bilancio al 31 dicembre 2003, rileva la sentenza, mostra che la perdita d'esercizio 2002 è ampiamente coperta da un finanziamento di oltre 66.200 euro da parte dei soci. E gli esercizi 2003 e 2004 si chiudono con un reddito positivo di circa 27.000 euro che va quasi ad azzerare la perdita del 2002 . Né risultano, dal certificato camerale, dichiarazioni di fallimento, liquidazione amministrativa coatta, ammissione in concordato o amministrazione controllata. Equilibri positivi. La commissione tributaria, insomma, accoglie il ricorso che chiedeva l'annullamento dell'atto impositivo, riconoscendo che la perdita 2002 non ha inciso sulla solidità finanziaria della società. Quest'ultima, notano i giudici, dopo l'annata nera ha raggiunto un equilibrio positivo sia sotto l'aspetto economico, con una perdita ridotta a circa il 3 per cento dell'importo originario, sia dal punto di vista finanziario, con la riduzione del rapporto fra passivo e attivo dal 67 per cento del 2003 al 65 per cento dell'anno successivo. Dario Ferrara

Commissione tributaria provinciale di Salerno - Sezione quarta - sentenza 22 marzo-3 maggio 2005, n. 96 Presidente Campione - relatore Tipaldi Ricorrente Mini market Felicia Snc Esaminato il p.v.comma dicembre 2003 l'Ufficio contesta alla Mini Market Felicia snc l'indebito utilizzo in compensazione per gli anni dal 2001 al 2003 del credito d'imposta ex articolo 8 legge 388/00 per l'importo di euro 27.759,00 , chiedendo la restituzione di tale importo oltre sanzioni e interessi, risultando la società in difficoltà finanziarie. All'uopo rappresenta che gli investimenti sono stati effettuati negli anni 2001 e 2002 dai bilanci al 31/12/2001 e al 31/12/2002 si rileva che il patrimonio netto da euro 43.223,53 è passato a euro 47.029,60 al lordo della perdita 2002 di euro 28.906,28. Con tempestivo ricorso la società chiede l'annullamento dell'atto impositivo, osservando che la perdita 2002, originata dalla presenza di ingenti costi fissi e contemporanee riduzioni dei ricavi, dovute alla parziale utilizzazione dei locali per la ristrutturazione in corso degli stessi, non ha intaccato il patrimonio netto. Né risulta violata la direttiva CEE per l'avvenuto versamento da parte del socio - amministratore D'Amico Fabio di un finanziamento di euro 53.681,01. Resiste l'Ufficio ribadendo che il credito d'imposta non spetta, risultando l'impresa in difficoltà finanziarie, come specificato al capo 2 della circ. numero /2001. Aggiunge che vi è stato anche un'errata determinazione dell'agevolazione, essendo stati considerati altresì opere inquadrabili nell'articolo 74 del Tuir. Rappresenta infine che la società ha utilizzato in compensazione con l'F24 del 13 novembre 2000 l'importo di euro1.287,70 nonostante il vigente periodo di sospensione ex Dl 253/02 in lire 289/02. Con successive memorie depositate il 28 febbraio 2005 la società contesta in via preliminare che l'Ufficio, nel costituirsi in giudizio, ha giustificato il proprio operato con motivi nuovi, pur in assenza di ulteriori elementi sorti dopo l'atto impositivo. Ribadisce, poi, che la società non è in difficoltà finanziarie, allegando all'uopo copiosa documentazione, tra cui certificato positivo della CCIAA di Salerno con annotazioni ricevute dalla Cancelleria Fallimentare, bilanci, estratti conto bancari, ecc Puntualizza che l'Ufficio è incorso in errore per una inesatta interpretazione dei dati di Bilancio, essendo stati contabilizzati i fondi versati dai soci non tra le poste del patrimonio netto ma tra le passività. A sostegno del suo buon diritto evidenzia che, come rilevasi dall'allegato certificato camerale, non risultano negli ultimi cinque anni procedure concorsual a carico della società. Controdeduce l'Ufficio con memorie depositate il 22 marzo 2005 eccependo che non ha rappresentato nuove motivazioni non contenute nell'atto di recupero , essendo la carenza di presupposti soggettivi per la presenza di difficoltà finanziarie esaustiva e assorbente delle altre condizioni che pure determinano la non spettanza del credito. Motivi 1. Preliminarmente la Commissione prende in esame l'inammissibilità di motivi nuovi, eccepita dalla ricorrente con le memorie depositate il 28 febbraio 2005, avendo l'Ufficio, nel costituirsi in giudizio, esposto nuove argomentazioni a sostegno dell'atto di recupero del beneficio fiscale accordato e parzialmente utilizzato dalla società alla data della contestazione. Ai sensi dell'articolo 23 comma 3 del D.Lgs 546/92 la parte resistente Ufficio espone le sue difese prendendo posizioni sui motivi dedotti dal ricorrente e indica le prove di cui intende avvalersi . In buona sostanza il legislatore fiscale, come indicato anche nella relazione allo schema del D.Lgs.546/92, ha previsto, in armonia con il novellato articolo 163 Cpc, che nel costituirsi l'Ufficio prende posizione sui motivi del ricorso, indicando, tra l'altro, le prove di cui intende avvalersi. Non poteva essere diversamente, considerato che l'ente impositore ha già indicato nell'atto impositivo, come era suo obbligo, le motivazioni a sostegno della pretesa erariale. La sua eventuale resistenza in giudizio è finalizzata a contrastare le argomentazioni proposte dal ricorrente e a provare la fondatezza della propria richiesta, senza poter addurre motivi nuovi Cassazione, Sezione tributaria, 8569/01 . Con tale sentenza è stato statuito che non è consentito introdurre nel processo nuovi temi di indagine che alterino l'oggetto sostanziale dell'azione e della controversia . Và, infatti, tenuto in debito conto che l'avviso di accertamento non è un atto processuale, ma un atto amministrativo con il quale l'A.F. esercita il suo potere impositivo Cassazione 5924/01 . Trattandosi di atto di natura sostanziale deve indicare, tra l'altro, i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che giustifichino la pretesa erariale in esso contenuta. La prevista necessaria motivazione, oltre a costituire un requisito di legittimità dell'atto impositivo, concorre a delimitare la materia del contendere nej6entuale successivo giudizio, di tal che in tale sede l'Ente impositore non può addurre ragioni diverse da quelle già indicate nell'atto impugnato Cassazione, Sezione prima civile, 6065/98 Sezione tributaria, 15234/01 . In base ai suddetti principi fissati dalla Suprema Corte, essendo la materia del contendere definita dalla motivazione dell'atto impugnato, il giudice non può prendere in esame argomentazioni nuove diverse dai motivi indicati dal contribuente nel ricorso Cassazione 15262/00 e da quelle già indicate nell'atto impositivo, al fine di non sconfinare dal thema decidendum Cassazione, Sezione tributaria, 15391/01 . Come osservato anche da autorevole dottrina Fantozzi Diritto Tributario, Torino 1991 Lupi Diritto Tributario I, Milano 1999 la delimitazione del thema decidendum è conseguenza sia della domanda del contribuente che del contenuto dell'atto impositivo contestato. 2. Nel caso in esame l'Ufficio giustifica il recupero del credito d'imposta assunto dalla società per essere impresa in difficoltà finanziarie a causa della perdita registrata al 31 dicembre 2002 in euro 28.966,28 a fronte di un patrimonio di euro 47.029,60 superando il 50%. In base a tale contestazione la Mini Market snc imposta il ricorso, evidenziando che l'inesattezza delle conclusioni cui erano pervenuti i verificatori e fatte proprie dall'Ufficio, è conseguenza dì un'errata interpretazione dei dati di bilancio. Nel costituirsi, l'Ufficio contesta altresì l'errata determinazione del credito d'imposta esposto nel CVS trasmesso telematicamente in data 2 febbraio 2003, nonché un indebito utilizzo dello stesso essendo stata effettuata una compensazione di euro 1.287,70 nel periodo di sospensione di cui all'articolo 1, comma 1, lett. b Dl 253/02 e articolo 62, comma 1, lett.a legge 289/02. Tenuto conto di quanto esposto al punto 1 la Commissione ritiene di non poter prendere in esame le contestazioni di cui alla costituzione in giudizio, di cui la ricorrente ha eccepito l'inammissibilità per la totale novità delle stesse, rispetto al thema decidendum rilevabile dall'atto impositivo impugnato e sul quale la ricorrente ha impostato il gravame. 3. Come precisato nella circolare 18/04/2001, numero emanata dall'Agenzia delle Entrate per una applicazione uniforme del beneficio fiscale, richiamata anche dall'Ufficio una impresa è in difficoltà qualora essa non sia in grado, con le proprie risorse finanziarie o ottenendo fondi necessari dai proprietari/azionisti o dai creditori, di contenere le perdite che potrebbero condurla quasi certamente, senza un intervento esterno dei poteri pubblici, al collasso a breve o a medio termine risposta 1.2, lett.6 . Dall'esame della documentazione agli atti, non contestata dall'Ufficio, si rileva che come da Bilancio al 31/12/2003 la perdita d'esercizio 2002 è ampiamente coperta dal finanziamento soci di euro 66.282,00 già nei successivi esercizi 2003 e 2004 la società chiude i bilanci con un reddito positivo di euro 27.082,00 che va quasi ad azzerare la perdita 2002 di euro 27.759,00 dal certificato camerale datato 10 febbraio 2005 si rileva la nota non risulta pervenuta negli ultimi cinque anni quindi compreso il periodo dal 2001 al 2004 a questo ufficio dichiarazioni di fallimento, liquidazione amministrativa coatta, ammissione in concordato o amministrazione controllata . Tanto sta a significare che la perdita 2002 non ha inciso sulla solidità finanziaria della società la quale ha operato ordinariamente tenendo fede ai propri impegni con le proprie risorse e conseguendo, dopo il suddetto anno, un equilibrio positivo sia sotto l'aspetto economico, per aver ridotto la perdita a circa il 3% dell'originario importo, che l'aspetto finanziario, essendosi ridotto il rapporto passivo/attivo dal 67% dal 2003 288.156,00/425.384,00 al 65% del 2004 249.209,00/380.083,00 . Sussistono sufficienti motivi per compensare le spese, considerata la novità della vertenza. PQM La Commissione accoglie il ricorso. Compensa le spese.