Il verbale della polizia tributaria in appello per la prima volta

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Il processo verbale di constatazione della PT può essere prodotto per la prima volta in appello dall'ufficio .Tale importante principio è stato statuito dalla recente sentenza 89/2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione 22. È evidente , pertanto , l'interesse dell'operatore tributario a conoscere l'attuale orientamento giurisprudenziale in tema di nuovi documenti in appello, ai fini di un'efficace strategia processuale . Nel caso di documenti nuovi prodotti dalla parti nel giudizio di appello, le Commissioni tributarie non possono rifiutarne l'esame adducendo la motivazione che i documenti non sono stati prodotti in primo grado Cassazione sentenza 20086/05, depositata il 17 ottobre 2005 .La produzione di nuovi documenti in appello può riguardare, quindi, documenti che, pur non essendo stati menzionati e invocati in primo grado, non sono stati prodotti in tale sede. La facoltà di produrre nuovi documenti in appello è consentita indipendentemente dalla impossibilità dell'interessato di produrli in prima istanza per una causa a lui non imputabile quest'ultimo requisito è previsto dall'articolo 345, comma 3, del Cpc ma non dall'articolo 58 del D.Lgs 546/92. La facoltà per le parti di depositare in appello ulteriori documenti è possibile indipendentemente dall'impossibilità dell'interessato di produrli per una causa a lui non imputabile Cassazione, 20086/05 Corte di cassazione sentenza 2027/03 ad esempio, l'autorizzazione concessa al sindaco di stare in giudizio, rilasciata anteriormente alla costituzione in giudizio, può essere prodotta per la prima volta in grado di appello, essendo consentita la produzione di nuovi documenti in virtù di quanto previsto dall'articolo 58, comma 2 Cassazione, 7602/02 . In buona sostanza ,ai fini della salvezza della facoltà delle parti di produrre nuovi documenti in appello, la Commissione tributaria regionale non può rifiutarne l'esame sostenendo che i documenti non sono stati prodotti ritualmente in primo grado Cassazione 7329/03 , e, inoltre, l'articolo 58, comma 2, fa salva la medesima facoltà indipendentemente dall'impossibilità dell'interessato di produrre i documenti in primo grado per causa a lui non imputabile Cassazione 2027/03 , requisito - quest'ultimo - previsto dall'ultimo comma dell'articolo 345 del Cpc ma non dal citato articolo 58, con la conseguenza che rappresenta un'erronea applicazione della norma in esame l'affermazione secondo cui la produzione di nuovi documenti in appello risulta illegittima allorché non sia dimostrata l'impossibilità incolpevole di versarla agli atti del giudizio in primo grado Cassazione 7602/02 . In definitiva ,esiste una palese discrasia tra il processo civile e quello tributario laddove il secondo comma dell'articolo 58 del D.Lgs 546/92 fa salva espressamente la possibilità delle parti di produrre nuovi documenti in secondo grado nel processo tributario, rispetto al processo civile è ampliata in modo notevole la possibilità di allegare documenti nuovi, in quanto non sussiste la limitazione prevista dall'articolo 345 Cpc. È ammessa l'allegazione di documenti nuovi, oltre che nell'atto introduttivo del giudizio di secondo grado, anche a mezzo memorie illustrative in quanto, in tal caso, la controparte ha la possibilità di esaminare i nuovi documenti e di esercitare correttamente il proprio diritto di difesa. Le parti processuali possono produrre nuovi documenti nel giudizio di appello, ma nel rispetto del termine perentorio di cui all'articolo 32 del D.Lgs 546/92, depositando gli stessi fino a venti giorni liberi prima dell'udienza. Quanto precede è contenuto nella sentenza 2787/06, della Corte di cassazione, con la quale è stato affermato che l'articolo 58 del citato decreto 546/92, fa salva la facoltà delle parti di produrre ulteriori documenti nel giudizio di secondo grado, pur essendo tale attività processuale esercitabile nei termini prescritti dalla legge, che si collocano, appunto, nella previsione dell'articolo 32 citato .La predetta pronuncia , sconfessa pertanto , sia la tesi secondo cui il deposito del documento in udienza non viola il principio del contraddittorio essendo salva , in tal caso, la possibilità per la controparte di chiedere il differimento della discussione ai sensi dell'articolo 34, comma 3, del D.Lgs 546/92 sia la tesi secondo cui il documento tardivamente proposto concorre a formare il convincimento del giudice se la controparte ne accetta espressamente la produzione . La facoltà di produzione di nuovi documenti non può essere esercitata all'udienza di trattazione, perché in questo modo si lederebbe il diritto alla difesa della controparte, la quale si troverebbe, per la prima volta, a dover conoscere di tali nuovi elementi a dover prendere posizione su di essi tardivamente. La produzione in appello di nuovi documenti legittima il contribuente ad integrare i motivi del ricorso introduttivo cd. motivi aggiunti nel rispetto delle modalità e dei termini previsti dall'articolo 24 del Dl 546/ 92 è configurabile, in sostanza, la possibilità di integrare i motivi in appello a seguito della produzione di nuovi documenti. Peraltro, i motivi aggiunti in appello non possono mutare l'oggetto della controversia ossia modificare il petitum dedotto nel ricorso di primo grado. I motivi aggiunti nel processo d'appello rispondono alla necessità di tutelare il diritto alla difesa e la parità processuale delle parti essi, che devono essere dedotti da acquisizione documentale avvenuta in appello, non possono mutare l'oggetto della controversia es. è inammissibile un motivo aggiunto che censuri un atto emanato dopo la sentenza appellata . Il principio del divieto dello ius novorum impedisce la presentazione in appello di motivi di ricorso, che non abbiano formato oggetto del ricorso di primo grado, ma non preclude la produzione di nuovi documenti, a sostegno di domande ed eccezioni proposte nella precedente fase di giudizio ai sensi dell'articolo 58 comma 2 del Dl 546/92. Si può affermare che i nuovi documenti sono quelli prodotti tardivamente in primo grado, sia su iniziativa di parte sia su ordine del giudice. Naturalmente, i nuovi documenti che assurgono a supporto delle domande e delle eccezioni, precluse dall'articolo 57 del Dl 546/92 cd. divieto dello ius novorum , non possono essere acquisiti in appello ossia sono sottratti alla cognizione della C.T. Regionale. *Dirigente Agenzia Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ventiduesima - sentenza 22 settembre-13 ottobre 2006, n. 89 Presidente Caliento - Relatore Gallucci Ricorrente La Casa Gruppo Immobiliare Srl Svolgimento del processo La Società La Casa Gruppo Immobiliare Srl impugnava l'avviso di rettifica n. 801126/00, notificato in data 20 dicembre 2000 relativo alla dichiarazione Iva del 1995, per un ammontare complessivo di lire 16.966.376 pari ad euro 8.763,00 , oltre interessi per lire 777.000 e sul credito no riconosciuto per lire 3.221.000, con relative sanzioni. Eccepiva che nessuna rilevazione era stata effettuata dall'Ufficio che rilevasse comportamenti evasivi, atteso che nell'anno d'imposta oggetto della rettifica, nel rispetto della normativa vigente, procedeva alla regolare fatturazione delle operazioni attive, relative all'attività di intermediazione immobiliare svolta. Chiedeva dichiararsi la nullità totale dell'avviso di rettifica per inesistenza degli elementi a sostegno del comportamento evasivo accertato, con sospensione dell'esecuzione dell'atto. Con vittoria di spese, diritti ed onorari. L'Agenzia delle entrate - Ufficio delle entrate Roma 4 - Collatina, si costituiva in giudizio contestando le motivazioni della società e chiedendo il rigetto del ricorso. La Sezione 39 della Ctp di Roma, con sentenza 515/39/02, depositata il 3 gennaio 2003, accoglieva il ricorso presentato dalla Società in epigrafe, compensando le spese di giudizio. I primi giudici osservavano preliminarmente la mancata allegazione del verbale di constatazione dell'avviso di rettifica che, anche se non eccepito dalla ricorrente, non ha permesso al Collegio di esaminare la controversia così come esposta dalle parti nel merito le motivazioni dell'Ufficio risultavano generiche, contraddittorie ed insufficienti a dimostrare l'asserita evasione fiscale considerato che nessun rilievo è stato mosso sull'effettivo incasso delle fatture emesse dalla ricorrente. L'Agenzia delle entrate - Ufficio Entrate Roma 4 - Collatina, impugna la sentenza e deposita il processo verbale di constatazione, eccependo che dalla mancata allegazione da parte dell'Ufficio dell'atto relativo all'accertamento debba farsi discendere come automatica conseguenza l'annullamento dell'atto impositivo e, quindi, l'accoglimento del ricorso, inoltre eccepisce l'illegittima applicazione degli articoli 22 e 23 del Dpr 633/72, in quanto 1 non è stata rinvenuta documentazione cartacea extracontabile d'alcun tipo, neppure riguardante le trattative precontrattuali 2 dai controlli incrociati con gli importi dichiarati, ai fini dell'imposta di registro risulterebbero provvigioni fatturate al 60% del valore dichiarato della transazione 3 le fatture emesse sono generiche in violazione dell'articolo 23 decreti Iva, e la società non poteva avvalersi della disposizione di cui all'articolo 22, ma attenersi ad una fatturazione analitica di tutti i componenti oggetto della transazione. L'Ufficio, chiede di riformare la pronuncia impugnata, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio. Motivi della decisione Il Collegio, esaminati gli atti di causa, preliminarmente rileva che il contribuente non si è costituito nel presente giudizio, pertanto, osserva che l'Ufficio ha prodotto documentazione da cui emerge chiara e sufficiente la validità dell'avviso di accertamento, utilizzabile in questo grado di giudizio, ai sensi dell'articolo 58 Dpr 546/92. Il citato articolo, infatti, autorizza le parti processuali al deposito in appello di documentazione no prodotta nel corso del precedente giudizio, solo qualora la parte dimostri di non avere potuto proporre il mezzo istruttorio in primo grado, per causa ad essa non imputabile, tale requisito di cui all'articolo 345 Cpc, non si rileva in alcun modo nella formulazione di cui all'articolo 58 Cpc, come riconosciuto dai giudici di legittimità cfr. Cassazione civile, Sezione tributaria, 6528/04 2027/03 . Il Collegio, inoltre, deve rilevare che la società non è stata in grado di provare quanto verbalmente sostenuto, in quanto, non è stata rinvenuta documentazione cartacea extracontabile di alcun tipo, né relativa a trattative precontrattuali, inoltre da controlli incrociati, con gli importi dichiarati, ai fini dell'imposta di registro risulterebbero provvigioni fatturate al 60% del valore dichiarato della transazione, infine, le fatture emesse sono assolutamente generiche in violazione dell'articolo 23 decreto Iva. Il contribuente non si è costituito nel presente grado di giudizio, pertanto, gli elementi dedotti debbono considerarsi come aventi efficacia probatoria. La circostanza che l'appellante, soltanto nel presente grado, ha prodotto la documentazione necessaria giustifica la totale compensazione delle spese. PQM Accoglie l'appello. Spese compensate.