Per una società della Comunità europea il possesso della partita Iva equivale a una stabile organizzazione

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco In tema di rimborso a norma dell'articolo 38 del Dpr 633/72, il solo possesso della partita Iva, equivalendo ad una stabile organizzazione, pregiudica alla società comunitaria la richiesta. Con queste conclusioni la sezione prima della Commissione Tributaria Regionale del Lazio nella Sentenza 120/1/06 depositata in segreteria il 6 giugno 2006 e qui leggibile tra gli allegati, equiparando il solo possesso della partita Iva ad una stabile organizzazione, ha riformato completamente la decisione dei primi giudici che avevano accolto il ricorso. I giudici regionali romani hanno stabilito infatti che, il solo possesso della partita Iva, anche attribuita unilateralmente dall'ufficio, costituisce un comportamento concludente che identifica un soggetto nei cui confronti deve essere applicata la disciplina generale prevista dal Dpr 633/72 e successive modificazioni ed integrazioni. IL FATTO L'Agenzia delle Entrate di Roma 6 notificava alla società il diniego del rimborso dell'Iva relativa all'anno d'imposta 1996 richiesto a norma dell'articolo 38ter del Dpr 633/72. L'Ufficio opponeva alla società richiedente il possesso della partita Iva che, equivalendo ad una stabile organizzazione sul territorio nazionale, precludeva a norma dell'articolo 38ter citato il diritto al rimborso. La società rivolgendosi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, proponeva ricorso contro questo atto la commissione adita ritenendo che il solo possesso del numero di partita Iva non provasse l'esistenza di una stabile organizzazione sul territorio nazionale, riconosceva il diritto della società al rimborso richiesto ed accoglieva il ricorso. L'Agenzia delle Entrate di Roma 6 sostenendo che l'attribuzione della posizione fiscale fosse da equiparare ad una stabile organizzazione e che questa circostanza comportasse la negazione del rimborso, ha appellato la sentenza dei giudici provinciali. LA SENTENZA L'appello presentato dall'ufficio è stato accolto dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio. L'VIII Direttiva Cee da cui scaturisce l'articolo 38ter osserva la commissione, stabilisce che il soggetto che reclami il rimborso dell'Iva non debba aver fissato nel paese in cui richiede la restituzione del tributo né la sede della propria attività, né un centro di attività stabile. In mancanza di una normativa di riferimento proseguono i giudici capitolini, la nozione di stabile organizzazione è quella fornita dall'articolo 5 dello schema Ocse del 1977 che, al punto 2, stabilisce che l'espressione stabile organizzazione comprenda anche solo l'apertura di un ufficio. L'indicazione spontanea della partita Iva nelle fatture emesse, nonché una mancata azione di richiesta di annullamento della posizione Iva attribuita spontaneamente dall'ufficio conclude il collegio, costituiscono un comportamento concludente da cui desumere che la società sia un normale soggetto passivo dell'Iva in cui debba trovare applicazione la disciplina generale prevista dal Dpr 633/72.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione prima - sentenza 26 aprile-6 giugno 2006, n. 120 Presidente Varrone - Relatore Lunerti Ricorrente Philip Morris Gmbh Svolgimento Philip Morris Gmbh ricorre contro il diniego di rimborso dell'Iva richiesto ai sensi dell'articolo 38ter Dpr 633/72, contestando di avere stabile organizzazione in Italia come sostenuto dall'Ufficio. La Ctp di Roma ha accolto il ricorso ritenendo non sufficiente la circostanza dell'attribuzione di partita Iva per provare l'esistenza di stabile organizzazione sul territorio e riconoscendo di conseguenza il diritto al rimborso richiesto. Propone appello l'Ufficio delle entrate di Roma 6 insistendo sulla circostanza della titolarità peraltro ancora attuale di partita Iva da parte della ricorrente, che fa ritenere la presenza di stabile organizzazione in Italia e la conseguente negoziazione dell'imposta assolta sul territorio nazionale. Si costituisce nel giudizio d'appello la società ricorrente sostenendo carenza di motivazione nel diniego, mancanza di prova circa l'esistenza della stabile organizzazione desunta dalla sola attribuzione unilaterale di partita Iva, chiedendo quindi la conferma della sentenza impugnata. In subordine chiede di inviare gli atti alla Commissione di giustizia dell'Ue al fine della verifica della sufficienza dell'attribuzione di partita Iva per stabilire l'esistenza di stabile organizzazione sul territorio nazionale. Motivi La materia del contendere riguarda il diniego di un rimborso, richiesto ai sensi dell'articolo 38ter Dpr 633/72, dell'Iva versata in Italia da soggetto residente in altro paese Ue e non avente stabile organizzazione nel territorio statale. Riguardo al concetto di stabile organizzazione l'VIII Direttiva Cee, da cui scaturisce l'articolo 38ter, stabilisce che il soggetto che chiede il rimborso non deve avere fissato nel paese ove lo richiede né la sede della propria attività economica, né un centro di attività stabile in mancanza di normativa esplicita, la nozione di stabile organizzazione utilizzata in materia e quella fornita dall'articolo 5 dello schema dell'Ocse del 1977 che al punto 2 stabilisce che l'espressine stabile organizzazione comprende l'apertura di un ufficio. Nella specie il diniego è stato motivato appunto dalla circostanza che l'esistenza della stabile organizzazione si ricavi dalla titolarità da parte della Philip Morris di un numero di codice fiscale e partita Iva con relativa domiciliazione che fanno appunto presupporre l'esistenza di un ufficio della società sul territorio nazionale. La ricorrente contesta che il dato anagrafico fiscale derivi da attività unilaterale dell'ufficio Iva di Milano che avrebbe attribuito il numero di partita Iva senza alcuna richiesta di parte. A tal proposito si deve rilevare che nessuna azione di annullamento di tale azione è stato svolto dalla ricorrente, tanto che la partita attribuita risulta ancora attiva, ma oltretutto tale partita Iva risulta utilizzata dalla ricorrente nelle fatture allegate all'istanza di rimborso che è alla base del presente giudizio. L'indicazione spontanea nelle fatture emesse dalla partita Iva, sia pur unilateralmente attribuita, costituisce un comportamento concludente dal quale desumere la volontà del soggetto agente di ritenersi normale soggetto passivo dell'Iva cui trova applicazione la disciplina generale prevista dal Dpr 633/72 e successive modificazioni ed integrazioni. Tale ultima circostanza non risulta smentita dalla produzione di idonea documentazione che consenta di smentire le asserzioni dell'ufficio che sono alla base di diniego di rimborso, che pertanto in accoglimento dell'appello, deve essere confermato. Sussistono giusti motivi per la compensazione integrale delle spese di lite. PQM La Commissione accoglie l'appello dell'ufficio. Spese compensate.