Il reato di evasione dell’IVA all’importazione è configurabile nel caso di merci importate dalla Repubblica di San Marino nel territorio italiano?

A seguito dell’entrata in vigore dell’Accordo di cooperazione e di unione doganale tra la Comunità Economica Europea e la Repubblica di San Marino, gli scambi doganali con l’Italia sono effettuati in esenzione da tutti i dazi all’importazione ed all’esportazione, pertanto detti rapporti commerciali risultano essere sottratti alla disciplina generale in materia di IVA.

Con la sentenza n. 1172/13, depositata il 9 gennaio, la Corte di Cassazione ha così deciso un caso di omesso pagamento dei diritti di confine dovuti. Il caso. Il Tribunale del riesame di Rimini rigettava l’appello cautelare proposto nell’interesse della società P. avverso il provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del medesimo Tribunale che, a sua volta, aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo emesso su una imbarcazione. In particolare, il natante era stato ritenuto suscettibile di confisca obbligatoria ai sensi dell’art. 301, comma 1, d.P.R. n. 43/1973 in relazione al reato di cui agli artt. 292 e 295, comma 3 dello stesso decreto infatti, secondo la prospettazione accusatoria, l’imbarcazione de qua era stata oggetto di una illecita operazione di leasing, caratterizzata dalla formale cessione del mezzo a cittadini della Repubblica di San Marino, nonostante la assoluta permanenza dello stesso nella disponibilità di cittadini italiani, con conseguente violazione della disciplina in materia di IVA. Avverso tale provvedimento cautelare, la predetta società ricorreva per Cassazione, deducendo due motivi di gravame con il primo, lamentava violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla normativa disciplinante le importazioni tra Italia e Repubblica di San Marino, sostenendo la non applicabilità al caso di specie delle sanzioni penali previste per l’omesso versamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto. Il secondo motivo di doglianza era, invece, afferente la violazione di legge ed il vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta irrilevanza della qualificazione soggettiva del ricorrente, essendo la società predetta sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. Limiti al ricorso per Cassazione cautelare in materia reale. Preliminarmente rispetto alla trattazione della problematica sostanziale, la Terza Sezione Penale della Suprema Corte Regolatrice, assegnataria del ricorso de quo , si occupa della problematica processualistica specificamente afferente i motivi deducibili in sede di legittimità avverso un provvedimento cautelare in materia reale. Infatti, secondo i Supremi Giudici, tale ricorso può essere validamente proposto solo ed esclusivamente con precipuo riferimento alla eventuale violazione di legge, nell’alveo della quale rientrano comunque sia la mancanza assoluta di motivazione che la motivazione apparente, in quanto entrambe correlate alla inosservanza di precise norme processuali. Conseguentemente, sono ab origine inficiate da inammissibilità tutte le ulteriori deduzioni, ivi compresa quella contenuta nel secondo motivo del ricorso oggetto di specifica disamina. I nuovi accordi commerciali escludono la rilevanza penale del mancato versamento dell’IVA. La Corte di legittimità ha ritenuto, invece, meritevole di accoglimento il primo motivo di ricorso, così annullando senza rinvio l’ordinanza impugnata e disponendo la immediata restituzione agli aventi diritto di quanto sottoposto a sequestro. In effetti, il Supremo Consesso ha chiarito come il reato di evasione dell’IVA all’importazione così come erroneamente configurato nella prospettazione accusatoria non è configurabile nel caso di merci importate dalla Repubblica di San Marino nel territorio italiano, poiché dal 28/3/2002 è entrato in vigore l’Accordo di cooperazione ed unione doganale tra la Comunità Economica Europea e la Repubblica sanmarinese, sulla cui scorta gli scambi doganali con l’Italia sono effettuati in esenzione da tutti i dazi all’importazione ed all’esportazione. Ne può essere accolta la tesi del Tribunale del Riesame nella parte in cui ritiene assimilabile il trattamento sanzionatorio dell’IVA all’importazione a quello dei diritti di confine, con conseguente possibile configurazione dell’ipotesi delittuosa di contrabbando di cui all’art. 292, d.P.R. n. 43/1973, in quanto una simile interpretazione è stata di recente rigettata dalla Suprema Corte, sul presupposto dell’evidente contrasto con il dato normativo.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 11 dicembre 2012 9 gennaio 2013, n. 1172 Presidente Mannino Relatore Ramacci Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Rimini, quale giudice del riesame, ha respinto l'appello presentato nell'interesse della POLIS s.p.a. avverso il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale che rigettava l'istanza di revoca del sequestro preventivo emesso in data 18.1.2012 e concernente un'imbarcazione, ritenuta suscettibile di confisca obbligatoria ai sensi dell'art. 301, comma 1 d.P.R. 43U973 in relazione al reato di cui agli artt. 292 e 295, comma 3 d.P.R. 43/1973, oggetto di provvisoria incolpazione per una illecita operazione di leasing comportante la formale cessione del bene a cittadini della Repubblica di San Marino nonostante la permanenza degli stessi nella disponibilità di cittadini italiani, con conseguente violazione della disciplina in materia di IVA. Avverso il provvedimento propone ricorso per cassazione la società predetta tramite il proprio difensore. 2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione di legge ed il vizio di motivazione, rilevando che la disciplina delle importazioni tra Italia e Repubblica di San Marino risulterebbe sottratta alla disciplina generale di cui a titolo V del d.P.R. 633/72, cosicché in detti rapporti, almeno per ciò che concerne gli acquisti di operatori economici nazionali o soggetti ad essi assimilati, non potrebbe farsi riferimento alle sanzioni previste per l'IVA all'importazione di cui all'art. 70 d.P.R. 633/72, bensì a quelle interne di cui all'art. 6, comma 9-bis del d.lgs. 471/1997. Aggiunge che tale regime non potrebbe ritenersi limitato ai soli acquisiti propriamente detti, ma anche ad altre tipologie di contratti, in ragione del riferimento del legislatore, nell'art. 71, comma 2 del d.P.R. 633/72, al termine introduzione in luogo di quello, specifico, di acquisti . Date tali premesse, osserva che in ragione del particolare regime stabilito, l'eventuale mancato assolvimento del tributo non potrebbe farsi rientrare nella fattispecie penalmente sanzionata dall'art. 292 d.P.R. 43/1973, mentre il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che la stabile introduzione ed utilizzo nel territorio nazionale di un bene immatricolato in San Marino, senza versamento dell'IVA, configuri una violazione delle disposizioni dettate dal d.P.R. 633/72 e ciò in ragione di quanto disposto dall'art. 70 d.P.R. 633/72 e del rinvio alle leggi doganali in esso contenuto, operando, in tal modo, un'inammissibile analogia. 3. Con un secondo motivo di ricorso deduce la violazione di legge ed il vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta irrilevanza della qualificazione soggettiva del ricorrente nonostante il rilevo formulato nell'atto di appello circa la condizione attuale della società, sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. Insiste, pertanto, per l'accoglimento del ricorso. In data 5.12.2012 la difesa ha depositato in cancelleria una memoria ad ulteriore sostegno dei motivi di ricorso. Considerato in diritto 4. Il ricorso è in parte fondato. Occorre preliminarmente osservare che la costante giurisprudenza di questa Corte si è ripetutamente espressa nel senso che il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza emessa in sede di riesame di provvedimenti di sequestro probatorio o preventivo può essere proposto esclusivamente per violazione di legge e non anche con riferimento ai motivi di cui all'articolo 606 lettera e cod. proc. pen., pur rientrando, nella violazione di legge, la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali SS.UU. n. 5876, 13 febbraio 2004. Conf. Sez. V n. 35532, 1 ottobre 2010 Sez. VI n. 7472, 20 febbraio 2009 Sez. V n. 8434, 28 febbraio 2007 . Conseguentemente, vanno ritenute inammissibili tutte le deduzioni mosse dalla società ricorrente in punto di vizio di motivazione. 5. Così delimitato l'ambito di cognizione di questa Corte, deve rilevarsi la fondatezza del primo motivo di ricorso, il quale peraltro risulta assorbente rispetto all'ulteriore motivo che, pertanto, il Collegio è esonerato dall'esaminare. Ciò premesso, va ricordato come questa Corte abbia già avuto modo di affermare, come ricordato in ricorso e nel provvedimento impugnato, che il reato di evasione dell'IVA all'importazione, con riferimento agli artt. 70, d.P.R. 633U972 e 292, d.P.R. 43U973 non è configurabile nel caso di merci importate dalla Repubblica di San Marino nel territorio italiano, in quanto, a seguito dell'Accordo di cooperazione e di unione doganale tra la Comunità economica Europea e la Repubblica sammarinese, in vigore dal 28 marzo 2002, gli scambi doganali con l'Italia sono effettuati in esenzione da tutti i dazi all'importazione ed all'esportazione Sez. MI numero , 16 novembre 2011 . Il Tribunale ha tuttavia ritenuto comunque assimilabile ex lege il trattamento sanzionatorio dell'IVA all'importazione a quello dei diritti di confine di cui all'art. 70 d.P.R. 43/1973, con conseguente applicabilità dell'ipotesi di contrabbando di cui all'art. 292 del d.P.R. 43/1973. 6. Una siffatta interpretazione risulta però smentita da una ancor più recente decisione di questa Corte Sez. III numero , 7 settembre 2012, non massimata riguardante un caso analogo a quello oggetto del ricorso e concernente un'imbarcazione nella disponibilità di cittadino italiano e formalmente oggetto di locazione finanziaria con una società sammarinese. In quell'occasione si è osservato, infatti, che l'IVA all'importazione non può farsi rientrare tra i diritti di confine come ritenuto dalla giurisprudenza più risalente nel tempo, che ipotizzava il contrabbando qualificando detta imposta come uno dei diritti di confine, avendo natura di imposta di consumo a favore dello Stato, la cui imposizione e riscossione spetta esclusivamente alla dogana in occasione della relativa operazione di imputazione ed aggiungendo che la sottrazione dell'IVA all'importazione è, quindi, sottrazione ad un diritto doganale di confine, sanzionata esclusivamente dalla legge doganale come reato di contrabbando Sez. III n. 1298, 1.8.1992 . Si è invero rilevato che il principio come sopra affermato deve ritenersi superato perché in evidente contrasto con lo stesso dato normativo, il quale si riferisce alle leggi doganali riguardanti i diritti di confine solo quoad poenam, prevedendo l'art. 70 del d.P.R. 633U972 l'applicabilità, per quanto concerne le controversie e le sanzioni, delle disposizioni delle leggi doganali relative ai diritti di confine. Nella medesima decisione si è ulteriormente ricordato come, in precedenza, si sia costantemente affermato, in relazione alle merci importate dalla Confederazione Elvetica a seguito dell'Accordo 19.12.1992 tra la CEE e la Svizzera, con cui sono stati aboliti i dazi doganali in senso proprio e le tasse ad effetto equivalente, che l'imposta sul valore aggiunto ha natura di tributo interno che, è, comunque, dovuto anche nell'ipotesi di abolizione dei dazi doganali veniva a tale proposito richiamato testualmente il contenuto di Sez. III n. 17432, 9 maggio 2005 . 7. Quanto affermato nella menzionata pronuncia è pienamente condiviso dal Collegio, con la conseguenza che i suddetti principi devono essere nuovamente affermati ed il provvedimento impugnato annullato senza rinvio, con restituzione di quanto in sequestro. P.Q.M. Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata ed ordina la restituzione di quanto in sequestro all'avente diritto.