""Facoltà di parola"" in camera di consiglio anche all'avvocato non costituito

La trattazione del ricorso con procedimento camerale non impedisce l'audizione a patto che il legale abbia la procura speciale

La trattazione del ricorso con il procedimento camerale disciplinato dall'articolo 375 Cpc non osta all'audizione in camera di consiglio dell'avvocato della parte non costituita, purché munito di procura speciale. Per la Cassazione, infatti, non sussistono valide ragioni - in base ad un'interpretazione conforme ai principi costituzionali di eguaglianza e di tutela del diritto di difesa - per differenziare, in relazione alla natura del rito, l'ipotesi in esame da quella prevista dall'articolo 370, primo comma, ultimo periodo, Cpc Controricorso , che consente all'avvocato della parte non costituita di partecipare alla discussione orale in pubblica udienza. È quanto emerge della sentenza 22144/06 della quinta sezione civile di piazza Cavour, depositata il 16 ottobre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 12 giugno-16 ottobre 2006, n. 22144 Presidente Cristarella Orestano - Relatore Virgilio Ritenuto in fatto Che l'Ufficio del registro di Montevarchi notificò a Giuseppina Lombardi avviso di accertamento di valore a titolo di imposta di successione dovuta a seguito del decesso del coniuge che la Lombardi impugnò detto avviso, nonché i successivi atti avviso di liquidazione, ingiunzione di pagamento , dinanzi alla Ct di primo grado di Arezzo, la quale rigettò i ricorsi che, nel corso del giudizio di appello, la contribuente presentò domanda di definizione della controversia ai sensi della legge 413/91 ed impugnò, quindi, il diniego opposto dall'Ufficio, che quest'ultimo ricorso venne accolto dalla Ct di primo grado e la sentenza venne confermata in appello che, nelle more, la Lombardi impugnò anche la cartella esattoriale nel frattempo notificatale e la Ct adita accolse il ricorso che l'Ufficio propose appello, sostenendo l'insussistenza dei presupposti per la definizione della controversia, stante la definitività dell'avviso di accertamento per mancata impugnazione dello stesso nel termine di legge che l'appello fu respinto, con sentenza depositata il 24 febbraio 2000, dalla Ctr della Toscana, la quale, premesso che non può una delle parti in causa dichiarare unilateralmente la definitività dell'accertamento, ma questo deve risultare da una decisione definitiva del giudice adito , osservò che non c'è dubbio che dalla narrativa sopra riportata risulta che al momento della proposizione della domanda di condono da parte della Lombardi pendeva un procedimento per il quale non era stata pronunciata in via definitiva l'improcedibilità del ricorso e perciò la controversia pendeva che avverso tale sentenza il ministero delle Finanze propone ricorso per cassazione che, nel corso dell'adunanza in camera di consiglio, è comparso il difensore della Lombardi, non costituitasi a norma dell'articolo 370 Cpc, il quale ha depositato comparsa di costituzione e risposta ed è stato sentito con riserva. Considerato in diritto Che va, preliminarmente, dichiarata l'inammissibilità della predetta comparsa di costituzione e risposta depositata in data odierna dal difensore della Lombardi che, sempre in via preliminare, al detto difensore della parte, non costituita, deve essere nondimeno riconosciuto - così sciogliendo in senso positivo la relativa riserva - il diritto ad essere sentito in camera di consiglio, ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 375 Cpc che, infatti, tale norma - secondo la quale, per quanto qui interessa, le conclusioni del Pm, almeno venti giorni prima dell'adunanza della Corte in camera di consiglio, sono notificate agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie entro il termine di cui all'articolo 378 e di essere sentiti, se compaiono - deve essere intesa nel senso che il procedimento camerale disciplinato dall'articolo 375 Cpc non osta all'audizione, in camera di consiglio, dell'avvocato della parte non costituita munito di procura speciale non ravvisandosi valide ragioni, in base ad un'interpretazione conforme ai principi costituzionali di eguaglianza e di tutela del diritto di difesa, per differenziare, in relazione alla natura del rito, l'ipotesi in esame da quella prevista dall'articolo 370 comma 1, ultimo periodo, del codice medesimo, il quale consente all'avvocato della parte non costituita di partecipare alla discussine orale in pubblica udienza che, passando all'esame del ricorso, con l'unico motivo formulato il Ministero ricorrente - denunciando violazione e falsa applicazione dell'articolo 53 della legge 413/91, dell'articolo 3quater della legge 75/1993, degli articoli 16 e 17 Dpr 636/72, nonché erronea motivazione circa un punto decisivo della controversia - lamenta che il giudice a quo ha erroneamente riconosciuto l'applicabilità della definizione agevolata dalla controversia ai sensi della legge 413/91, nonostante che, a seguito della mancata tempestiva impugnazione dell'avviso di accertamento, quest'ultimo sia divenuto definitivo, con la conseguenza che la controversia successivamente instaurata avverso la cartella di pagamento non può ritenersi suscettibile di condono che il ricorso è manifestamente infondato che, infatti, secondo il consolidato principio della giurisprudenza di questa Corte, dal quale il Collegio non ha motivo per discostarsi, in tema di condono fiscale, il requisito della pendenza della lite - previsto per la sua definizione agevolata - deve intendersi in senso formale ed è, quindi, soddisfatto dalla presentazione di un atto potenzialmente idoneo a devolvere alla competente Ct il sindacato sul provvedimento impositivo, a prescindere dall'eventualità che tale atto sia affetto da vizi di inammissibilità ostativi all'esame nel merito di conseguenza, perché l'accertamento sia considerato definitivo, ove lo stesso sia stato impugnato, occorre l'esaurimento della lite ex plurimis con riferimento alla disciplina di cui alla legge 413/91, Cassazione 3545/00, 23173/05, 11804/06 con riguardo ad altre normative di condono, Cassazione 1037/96, 2905 e 11222/02, 5035/03, 26305/05 che il ricorso, in conclusione, deve essere rigettato che sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità. PQM La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.