Inappellabilità, il vademecum della Pecorella

Ecco come devono essere scritti i ricorsi da inoltrare al Palazzaccio. Le istruzioni per l'uso redatte da Nello Rossi, il nuovo segretario dell'Anm

La Cassazione pubblica la prima sentenza-vademecum su come devono essere scritti i ricorsi, inoltrati al Palazzaccio, che hanno ad oggetto il tema caldo tanto contestato dai giudici del travisamento della prova . È la Sesta sezione penale - la stessa che il prossimo 19 aprile deciderà se convalidare o meno la condanna all'ex ministro della Difesa Cesare Previti per il procedimento Imi-Sir - a stabilire, con la sentenza 10951 depositata il 29 marzo leggibile tra i documenti correlati , le regole di ingaggio sull'applicazione della legge 46/2006, entrata in vigore lo scorso nove marzo. Tutto in salita, neanche dirlo, il percorso tracciato per gli avvocati, chiamati a dare una sorta di prova diabolica . Gli ermellini avvertono subito - affrontando il ricorso inammissibile di un indagato per narcotraffico contro la custodia cautelare - che la nuova normativa pone a carico del ricorrente un peculiare onere di inequivoca individuazione e di specifica rappresentazione degli atti processuali che intende far valere, onere da assolvere nelle forme di volta in volta più adeguate alla natura degli atti stessi integrale esposizione e riproduzione nel testo del ricorso, allegazione in copia, precisa identificazione della collocazione dell'atto nel fascicolo del giudice ecc. . Chi intende avvalersi della Pecorella - avverte la Sesta penale - non può limitarsi a porre in risalto l'esistenza di atti che siano semplicemente contrastanti , in base alla ricostruzione della vicenda processuale operata dai giudici di merito. Gli atti del processo - sui quali intende far leva la difesa di un condannato per dimostrare il vizio di motivazione - devono essere tali da disarticolare , con la loro forza esplicativa o dimostrativa , il ragionamento svolto dal giudicante e rendere manifestamente incongrua o contraddittoria la motivazione . In proposito la Cassazione chiarisce preventivamente che non verranno presi in considerazione ricorsi che si limitino ad addurre l'esistenza di atti del processo non esplicitamente presi in considerazione nella motivazione o di atti processuali che non sarebbero stati correttamente o adeguatamente interpretati dal giudicante . Ecco le quattro regole da rispettare identificare l'atto processuale cui si fa riferimento individuare l'elemento fattuale o il dato probatorio che da tale atto emerge e che risulta incompatibile con la ricostruzione adottata dalla sentenza dare la prova della verità dell'elemento fattuale o del dato probatorio invocato nonché della effettiva esistenza dell'atto processuale su cui tale prova si fonda indicare le ragioni per cui l'atto inficia e compromette in modo decisivo la tenuta logica della motivazione introducendo motivi di radicale incompatibilità all'interno dell'impianto argomentativo . Insomma la difesa dovrà dimostrare che è stato compiuto un errore madornale, non che una perizia non è stata presa in considerazione. Sulla sponda opposta - prosegue la Sesta sezione - al giudice di legittimità spetterà verificare che la motivazione della sentenza impugnata sia effettiva e non meramente apparente, cioè realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata non sia manifestamente illogica, in quanto risulti sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell'applicazione delle regole della logica non sia internamente contraddittoria, ovvero sia esente da insormontabili incongruenze o da inconciliabilità logiche non risulti logicamente incompatibile con altri atti del processo indicati in termini specifici ed esaustivi in termini tali da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico . In altre parole, gli ermellini continueranno a fare quello che hanno sempre fatto valutare la logicità delle sentenze senza pretendere che siano perfette da tutti i punti di vista. Per quanto riguarda i ricorsi de libertate, la Sesta osserva che nella fase transitoria di applicazione della Pecorella non potranno usufruire del rinvio di trenta giorni concessi per la redazione dei motivi nuovi - perché le decisioni devono essere emesse in tempi brevi - ma potranno essere valutati come se si trattasse di sentenze impugnate con riferimento a tutti gli atti del procedimento . Dunque si amplia - anche per i provvedimenti restrittivi della liberà personale - l'orizzonte di indagine del giudice di Piazza Cavour.

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 15-29 marzo 2006, n. 10951 Presidente Criscuolo - Relatore Rossi Pg Cesqui - Ricorrente Casula Fatto 1. Fabio Casula ricorre per cassazione avverso l'ordinanza in data 22 giugno 2005 del Tribunale di Firenze che ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti per il reato di cui all'articolo 74 del Dpr 309/90. 2. Con l'unico motivo di ricorso si denunzia la mancanza o la manifesta illogicità della motivazione sul rilievo che l'ordinanza impugnata - pur qualificando il ricorrente come pedina essenziale dell'organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti - non ha indicato i motivi per cui i fatti esposti si colleghino al Casula. Inoltre la difesa sottolinea che a non vi è rispondenza tra la esposizione delle risultanze delle indagini contenuta nell'ordinanza impugnata nella quale si sostiene che il coindagato Quirino, arrestato a Livorno ha ammesso che il carico di droga di cui era latore gli era stato consegnato per il recapito ad Olbia dove era diretto al Casula e la nota di polizia giudiziaria del 6 maggio 2005 nella quale mancherebbe il riferimento al Casula b non vi è rispondenza tra la esposizione dei contenuti delle intercettazioni da Parte del Tribunale del riesame e la suddetta nota di polizia giudiziaria. Diritto 1. Preliminarmente il collegio osserva che il termine per la presentazione di motivi nuovi previsto dall'articolo 10, comma 5, della legge 46/2006 non si applica ai procedimenti de libertate ex articolo 311 Cpp e non determina perciò il rinvio a nuovo ruolo da disporre in assenza della parte privata difensore in quanto a il quinto comma del citato articolo 10 della legge 46/2006 non richiama l'articolo 311, comma 4, Cpp, norma speciale che regola il procedimento incidentale dinanzi alla Corte di cassazione prevedendo termini diversi da quelli contemplati dall'articolo 585, comma 4, Cpp b il comma 5 dell'articolo 311 Cpp prevede che la Corte di cassazione decida i procedimenti de libertate entro trenta giorni dalla ricezione degli atti. Ne consegue che non può trovare applicazione, nel presente procedimento, la norma transitoria dettata dall'articolo 10, comma 5, della legge 46/2006 per regolare la fase di passaggio alla nuova disciplina dei casi di ricorso per cassazione prevista dal novellato articolo 606 del codice di rito. 2. Il collegio ritiene che, nel presente procedimento, debba trovare applicazione l'art'. 606, comma 1, lettera e , Cpp nella sua nuova formulazione perché la legge 46/2006 - che ha novellato la norma del codice di rito - è entrata in vigore il 9 marzo 2006 ed essa deve essere applicata ai procedimenti in corso in conformità a quanto previsto dall'articolo 10, comma 1, dell' articolo 10 della stessa legge. Ne deriva che laddove - come nel caso in esame - il ricorso richiami atti del processo ritenuti idonei a dimostrare la carenza o la manifesta illogicità della motivazione, il collegio deve esaminare il motivo di ricorso alla luce del testo novellato dall'articolo 606, comma 1 lettera e del codice di procedura. Inoltre il fatto che il legislatore, nell'ampliare la sfera del controllo della Corte di cassazione, abbia fatto riferimento al vizio della motivazione risultante da atti del processo non esclude che la norma sia applicabile, nella sua nuova formulazione, anche alla motivazione dei provvedimenti adottati nella fase del procedimento , avverso i quali sia proponibile il ricorso per cassazione. Se è vero che il codice di procedura penale distingue tra procedimento e processo , una interpretazione che restringesse l'applicazione del nuovo articolo 606 comma 1 lettera e Cpp ai soli provvedimenti emessi nell'ambito del processo ritenendoli gli unici per i quali il vizio motivazionale può risultare da atti del processo in senso stretto sarebbe in palese contrasto con gli articoli 3 e 13 della Carta costituzionale. Una tale interpretazione aprirebbe infatti la strada ad una rilevante diversità di trattamento tra coloro che ricorrono per cassazione avverso provvedimenti in materia dì libertà personale adottati nel corso del procedimento e coloro che propongono ricorrono avverso le pronunce o le stesse decisioni in materia di libertà emesse nel corso del processo. Si tratterebbe, con tutta evidenza, di una ingiustificata disparità di trattamento, soprattutto se si considera che nei procedimenti de libertate è in causa il bene primario della libertà personale. Disparità di trattamento che è possibile e necessario evitare attraverso una lettura costituzionalmente orientata della nuova normativa che interpreti in senso lato il riferimento contenuto nella lettera e del nuovo articolo 606 del codice di rito, agli atti del processo, considerandolo estensibile, nei procedimenti de libertade, agli atti del procedimento. 3. Il testo dell'articolo 606, comma 1, lettera e del Cpp - novellato dall'articolo 8 della legge 46/2006 - stabilisce che il ricorso per cassazione può essere proposto per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente motivi di gravame . Se si confronta il nuovo testo dell'articolo 606, comma 1, lettera e con quello anteriore alla novella si rileva che le innovazioni introdotte riguardano a la statuizione relativa alla contraddittorietà della motivazione, che si aggiunge alle ipotesi di mancanza o di manifesta illogicità della motivazione stessa contemplate nel vecchio testo della norma b la previsione che il vizio della motivazione possa risultare oltre che dal testo del provvedimento impugnato da altri atti del processo c l'indicazione che si deve trattare di atti specificamente indicati nei motivi di gravame . 4. Alla luce della nuova formulazione della norma, il sindacato del giudice di legittimità sul discorso giustificativo del provvedimento impugnato deve mirare a verificare che la motivazione della pronuncia a sia effettiva e non meramente apparente, cioè realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata b non sia manifestamente illogicica , in quanto risulti sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell'applicazione delle regole della logica c non sia internamente contraddittoria , ovvero sia esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse parti o da inconciliabilità logiche tra le affermazioni in essa contenute d non risulti logicamente incompatibile con altri atti del processo indicati in termini specifici ed esaustivi dal ricorrente nei motivi del suo ricorso per cassazione in termini tali da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico. 5. Non è sufficiente, dunque, che gli atti del processo invocati dal ricorrente siano semplicemente contrastanti con particolari accertamenti e valutazioni del giudicante o con la sua ricostruzione complessiva e finale dei fatti e delle responsabilità né che siano astrattamente idonei a fornire una ricostruzione più persuasiva di quella fatta propria dal giudicante. Ogni giudizio implica infatti l'analisi di una più o meno ampia mole di elementi di segno non univoco e l'individuazione, nel loro ambito, di quei dati che - per essere obiettivamente più significativi, coerenti tra di loro e convergenti verso un'unica spiegazione - sono in grado di superare obiezioni e dati di segno contrario, di fondare il convincimento del giudice e di consentirne la rappresentazione, in termini chiari e comprensibili, ad un pubblico composto da lettori razionali del provvedimento. Occorre invece che gli atti del processo su cui fa leva il ricorrente per sostenere l'esistenza di un vizio della motivazione siano autonomamente dotati di una forza esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione disarticoli l'intero ragionamento svolto dal giudicante e determini al suo interno radicali incompatibilità così da vanificare o da rendere manifestamente incongrua o contraddittoria la motivazione. In definitiva il ricorrente - per dimostrare la sussistenza del vizio logico-giuridico di cui all'articolo 606 lettera e Cpp - non può limitarsi ad addurre l'esistenza di atti del processo non esplicitamente presi in considerazione nella motivazione o di atti processuali che non sarebbero stati correttamente o adeguatamente interpretati dal giudicante ma deve invece a identificare l'atto processuale cui fa riferimento b individuare l'elemento fattuale o il dato probatorio che da tale atto emerge e che risulta incompatibile con la ricostruzione adottata dalla sentenza impugnata c dare la prova della verità dell'elemento fattuale o del dato probatorio invocato nonché della effettiva esistenza dell'atto processuale su cui tale prova si fonda d indicare le ragioni per cui l'atto inficia e compromette, in modo decisivo, la tenuta logica e l'interna coerenza della motivazione, introducendo profili di radicale incompatibilità all'interno dell'impianto argomentativo del provvedimento impugnato. 6. Sotto altro e concorrente profilo occorre tenere presente che il nuovo testo dell'articolo 606, comma 1, lettera e Cpp - nel far riferimento ad atti del processo che devono essere dal ricorrente specificamente indicati - detta una previsione aggiuntiva ed ulteriore rispetto a quella contenuta nell'articolo 581 lettera c Cpp secondo cui i motivi di impugnazione devono contenere l''indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta . Con il risultato di porre a carico del ricorrente - accanto all'onere di formulare motivi di impugnazione specifici e conformi alla previsione dell'articolo 581 Cpp - anche un peculiare onere di inequivoca individuazione e di specifica rappresentazione degli atti processuali che intende far valere, onere da assolvere nelle forme di volta in volta più adeguate alla natura degli atti stessi integrale esposizione e riproduzione, nel testo del ricorso, allegazione in copia, precisa identificazione della collocazione dell'atto nel fascicolo del giudice et similia . Dal canto suo il giudice di legittimità è chiamato a svolgere un controllo sulla persistenza o meno di una motivazione effettiva, non manifestamente illogica e internamente coerente, a seguito delle deduzioni del ricorrente concernenti atti del processo . Controllo che, per sua natura, è destinato a tradursi - anche a fronte di una pluralità di deduzioni connesse a diversi atti del processo e di una correlata pluralità di motivi di ricorso - in una valutazione, di carattere necessariamente unitario e globale, sulla reale esistenza della motivazione e sulla permanenza della resistenza logica del ragionamento del giudice. Un diverso modo di procedere - ed in particolare un'analisi orientata ad esaminare in modo separato ed atomistico i singoli atti nonché i motivi di ricorso su di essi imperniati ed a fornire risposte circoscritte ai diversi atti ed ai motivi ad essi relativi - si risolverebbe in una impropria riedizione del giudizio di merito e non assolverebbe alla funzione essenziale del sindacato sulla motivazione. Al giudice di legittimità resta infatti preclusa - in sede di controllo sulla motivazione - la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti preferiti a quelli adottati dal giudice del merito perché ritenuti maggiormente e plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa . Queste operazioni trasformerebbero infatti la Corte nell'ennesimo giudice del fatto e le impedirebbero di svolgere la peculiare funzione assegnatale dal legislatore di organo deputato a controllare che la motivazione dei provvedimenti adottati dai giudici di merito a cui le parti non prestino autonomamente acquiescenza rispetti sempre uno standard di intrinseca razionalità e di capacità di rappresentare e spiegare l'iter logico seguito dal giudice per giungere alla decisione. 7. Esaminata in quest'ottica la motivazione della pronuncia impugnata si sottrae alle censure che le sono state mosse perché il provvedimento impugnato, - con motivazione esente da evidenti incongruenze e da interne contraddizioni - ha rappresentato le ragioni che hanno indotto il giudice a ravvisare, a carico del ricorrente, i gravi indizi di colpevolezza per i fatti a lui contestati mentre quest'ultimo non ha indicato in maniera specifica vizi di legittimità o profili dì illogicità della motivazione della decisione impugnata ma ha mirato solo a prospettare una ricostruzione alternativa dei fatti indicata come preferibile rispetto a quella adottata dai giudici del merito. In particolare il giudice ha rappresentato in termini lineari e coerenti il ruolo del ricorrente nella vicenda criminosa di importazione di droga, illustrando - sulla scorta di numerose intercettazioni e delle investigazioni della Polizia - la sua posizione di pedina essenziale dell'associazione finalizzata al traffico nonché i rapporti tra Fabio e Massimo Casula e la coppia di trafficanti composta da Mario Autiero e Raimondo Renghini nel quadro di un solido e stabile accordo criminoso per il trattamento di consistenti quantitativi di cocaina. Né la motivazione del Provvedimento risulta inficiata dalla asserita mancanza di rispondenza tra la esposizione delle risultanze delle indagini contenuta nell'ordinanza impugnata e la nota di polizia giudiziaria del 6 maggio 2005. Secondo il ricorrente, infatti, la nota di polizia giudiziaria espone che vi è stata la confessione di un soggetto, il Quirino, coinvolto nel traffico di droga che, arrestato a Livorno, ha ammesso le proprie responsabilità ed ha affermato di aver avuto incarico di consegnare la droga ad Olbia per il compenso di 1500 euro, senza menzionare il Casula come destinatario della sostanza stupefacente come fa il provvedimento impugnato. Ma il ricorrente non considera che il Tribunale ha desunto tale ultima circostanza dall'analisi dei complessivi sviluppi investigativi successivi all'arresto del Quirino, sviluppi analiticamente esposti nell'ordinanza di custodia cautelare e ripresi, sia pure in termini sintetici e riassuntivi nell'ordinanza impugnata. Per quanto attiene poi alla postulata differenza tra l'esposizione, nell'ordinanza, dei contenuti delle intercettazioni e la suddetta nota di polizia, il collegio osserva in primo luogo che il ricorrente non si è dato carico di indicare con la necessaria specificità dove sia rintracciabile il passo della nota di polizia giudiziaria da lui citato e per quali ragioni la rilevata differenza abbia l'effetto di vanificare o rendere contraddittoria la motivazione e, in secondo luogo, che l'ordinanza custodiale e quella del Tribunale del riesame si fondano su di una pluralità di conversazioni intercettate, tra cui quelle intervenute tra i fratelli Casula, che non sono minimamente menzionate nel motivo di ricorso. Si è perciò di fronte a censure per un verso generiche e per altro verso frammentarie, del tutto inidonee a dimostrare che, nel suo complesso, la motivazione è inesistente o affetta da gravi vizi logici o strutturata in modo da accogliere in sé prospettazioni disarmoniche ed inconciliabili tra di loro. 3. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali e della somma - ritenuta equa - di euro 1000 in favore della Cassa delle ammende. Va dato mandato alla cancelleria per gli adempimenti ex articolo 94-1ter disp. att. Cpp. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000 in favore della cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti ex articolo 94-1ter disp. att. Cpp.