La motonave portoghese approda (di diritto) nei registri italiani

Se la legge nazionale consente l'iscrizione di imbarcazioni costruite da oltre vent'anni, il ministro dei Trasporti non può negare il beneficio a quelle di altri Stati membri

Anche la motonave comunitaria costruita da più di vent'anni può essere iscritta nel registro internazionale. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 3321/06 depositata lo scorso 31 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha bocciato il ricorso del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che si era visto annullare il provvedimento con cui aveva respinto l'istanza presentata da una motonave passeggeri iscritta nel registro portoghese di Madeira per ottenere l'assegnazione del nome e dell'iscrizione nel registro internazionale. Del resto, secondo il Ministero l'articolo 9 comma 4 della legge 522/99 non consente l'iscrizione nelle matricole e nei registri nazionali di navi provenienti da registri stranieri e costruite da più di venti anni, come nel caso della motonave portoghese. I giudici di piazza Capo di Ferro nel respingere le argomentazioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno ricordato che i principi del Trattato istitutivo sulla libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali implicano che una motonave iscritta in un registro di uno Stato membro può senz'altro entrare a far parte dell'albo di un altro Paese europeo, purché abbia i requisiti richiesti dalla nazioni per le motonavi. Altrimenti, vi sarebbe un'indebita discriminazione se lo Stato membro, pur ammettendo l'iscrizione nel registro di una motonave nazionale non consentisse quella di una motonave solo perché proveniente dal registro di un altro Paese europeo. Per cui se la legge italiana consente la perdurante iscrizione di motonavi nazionali costruite da oltre vent'anni permette anche quella di motonavi comunitarie che si trovano nelle stesse condizioni. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 14 marzo-31 maggio 2006, n. 3321 Presidente Giovannini - Relatore Maruotti Ricorrente ministero delle Infrastrutture Premesso in fatto 1. Col provvedimento n. N1-2057 del 25 giugno 2004, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha respinto l'istanza proposta dalla Spa Moby, volta ad ottenere l'assegnazione del nome e l'iscrizione della motonave passeggeri 'Moby Drea' nel Registro internazionale previsto dall'articolo 1 del Dl 457/97, convertito nella legge 30/1998. Col ricorso n. 8827 del 2004 proposto al TAR per il Lazio , la società ha impugnato il diniego e ne ha chiesto l'annullamento. Il Tar, con la sentenza 3446/05, ha accolto il ricorso ed ha annullato l'atto impugnato. 2. Col gravame in esame, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha impugnato la sentenza del Tar ed ha chiesto che, in sua riforma, il ricorso di primo grado sia respinto. La società ha proposto un appello incidentale, per l'accoglimento delle censure assorbite dal Tar. Le parti hanno depositato memorie, con cui hanno illustrato le questioni controverse ed hanno insistito nelle già formulate conclusioni. 3. All'udienza del 14 marzo 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Considerato in diritto 1. Nel presente giudizio, è controversa la legittimità del provvedimento n. N12057 del 25 giugno 2004, con cui il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha respinto l'istanza della società appellata, volta ad ottenere l'assegnazione del nome e della iscrizione della motonave passeggeri Moby Drea nel Registro internazionale previsto dall'articolo 1 del Dl 457/97, convertito nella legge 30/1998 , al fine di effettuare servizi di cabotaggio. La motonave è stata varata nel 1975 ed è stata sottoposta ad interventi di ristrutturazione, effettuati nei cantieri di Genova, posti a base della certificazione di ringiovanimento convenzionale pari a 16 anni rilasciata in data 21 maggio 2004 dal Registro italiano navale Il Ministero, nel respingere l'istanza, ha rilevato che - l'articolo 9, comma 4, della legge 522/99 per il quale non è consentita l'iscrizione nelle matricole e nei registri nazionali di navi adibite al trasporto passeggeri provenienti da registri stranieri, costruite da oltre venti anni non consente l'iscrizione nelle matricole e nei registri nazionali di navi provenienti da registri stranieri e costruite da più di venti anni, nel cui novero rientra la motonave Moby Drea - non rileva in contrario il fatto che la medesima motonave sia iscritta nel registro portoghese di Madeira, per la mancata applicabilità del regolamento comunitario n. 789 del 2004, sul trasferimento delle navi da carico e passeggeri tra i registri nazionali degli Stati della Unione Europea. Con la sentenza impugnata, il Tr per il Lazio - ha respinto il motivo di primo grado secondo cui il divieto previsto dall'articolo 9, comma 4, della legge 522/99 non riguarderebbe le motonavi costruite da più di venti anni pur dopo il conseguimento del certificato di ringiovanimento - ha accolto le altre censure secondo cui il divieto si applica solo per le navi provenienti da registri stranieri e non per quelle iscritte nei registri di Stati membri della Unione Europea , dovendosi applicare il regolamento comunitario n. 789 del 2004, sulla semplificazione del trasferimento delle navi passeggeri tra registri all'interno dell'Unione Europea. 2. Con l'unico articolato motivo d'appello, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha chiesto che, in riforma della sentenza gravata, il ricorso di primo grado sia respinto, poiché - l'articolo 9, comma 4, della legge 522/99 persegue un obiettivo di natura politico-amministrativa costituito dal non invecchiamento della flotta mercantile italiana, ancorato al parametro dell'età di costruzione della nave , che verrebbe compromesso tanto dall'ingresso di navi comunitarie che extracomunitarie, se costruite da oltre venti anni - il divieto previsto dal medesimo articolo 9, comma 4, - in assenza di un registro comunitario delle navi - potrebbe essere facilmente superato attraverso la preventiva iscrizione in un registro di un Paese comunitario - il principio di equiparazione applicato dal Tar rileverebbe solo quando si tratti di non discriminare le navi all'interno dell'Unione, ma non consentirebbe di frustrare gli obiettivi nazionali volti al miglioramento della sicurezza del naviglio esistente sul territorio nazionale, con lo svecchiamento della flotta - non potrebbe essere iscritta nel registro internazionale una nave pacificamente vetusta, essendo del tutto ininfluente l'attestazione del ringiovanimento di 16 anni, certificato dal Rina - sarebbe irrilevante nella specie il regolamento comunitario n. 789 del 2004, sulla eliminazione degli ostacoli tecnici al trasferimento delle navi iscritte nei registri degli Stati membri, perché l'articolo 9, comma 4, della legge 522/89 riguarda un ostacolo di natura palesemente politico-amministrativa e di sicurezza della navigazione, il quale non implica alcuna valutazione dei parametri tecnici e di sicurezza in possesso delle navi interessate sicché la libera circolazione è condizionata unicamente dall'età delle navi aldilà di ogni e qualsiasi verifica tecnica circa la scurezza delle stesse . 3. Così riassunte le censure del Ministero appellante, esse risultano infondate e vanno respinte. 3.1. Ad avviso della Sezione, l'articolo 9, comma 4, della legge 522/99 per il quale non è consentita l'iscrizione nelle matricole e nei registri nazionali di navi adibite al trasporto passeggeri provenienti da registri stranieri, costruite da oltre venti anni va interpretato alla luce dei principi comunitari e delle disposizioni - con essi coerenti - contenute nell'articolo 143, comma 1, del codice della navigazione. I principi del Trattato istitutivo sulla libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali implicano che una motonave iscritta in un registro di uno Stato membro a quo può senz'altro essere iscritta nel registro di un altro Stato membro ad quem, purché abbia i requisiti in primis, quelli sulla sicurezza richiesti dallo Stato ad quem per le motonavi nazionali. Vi sarebbe una indebita discriminazione se lo Stato membro, pur ammettendo l'iscrizione nel registro di una motonave nazionale aventi determinati requisiti, non consentisse l'iscrizione di una motonave aventi i medesimi requisiti, solo perché proveniente dal registro di un altro Stato membro nella specie, dal registro portoghese . Ciò comporta che la legge italiana - poiché consente la perdurante iscrizione di motonavi nazionali costruite da oltre venti anni - consente anche l'iscrizione nel Registro internazionale previsto dall'articolo 1 del Dl 457/97, convertito nella legge 30/1998 di motonavi costruite da oltre venti anni e che siano provenienti da altri Stati membri. La conformità al diritto comunitario dell'articolo 9, comma 4, della legge 522/99, così interpretato, emerge anche dall'osservazione che il medesimo articolo 9 non ha inciso sull'ambito di applicazione dell'articolo 143, comma 1, lettera a , del codice della navigazione sui requisiti di nazionalità dei proprietari di navi italiane , per il quale rispondono ai requisiti di nazionalità per l'iscrizione nelle matricole o nei registri di cui all'articolo 146 le navi che appartengono per una quota superiore a dodici carati a persone fisiche giuridiche o enti italiani o di altri Paesi dell'Unione europea . Il principio di equiparazione tra le motonavi italiane e quelle degli altri Stati membri implica, dunque, che - l'articolo 9, comma 4, della legge 522/99 pone un divieto applicabile solo per le motonavi iscritte in Registri di Stati non appartenenti all'Unione Europea - il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti può negare l'iscrizione al Registro internazionale solo in presenza di ragioni che consentirebbero di adottare la medesima misura nei confronti di una motonave italiana. Ad avviso della Sezione, non rilevano invece in contrario le deduzioni contenute nell'atto di appello, poiché - la ricostruita ratio dell'articolo 9, comma 4 mirante allo 'svecchiamento' della flotta non può consentire una interpretazione discriminatoria del trattamento delle motonavi iscritte in Registri degli Stati dell'Unione Europea e può soltanto suffragare una interpretazione tale da non consentire l'iscrizione alle navi 'non comunitarie', pure a seguito del conseguimento del certificato di ringiovanimento - le dedotte esigenze di sicurezza - fondamentali in materia - sono salvaguardate non solo dalle normative interne degli Stati membri di recepimento delle direttive comunitarie che consentono di accertare il rispetto delle norme di sicurezza per le navi passeggeri adibite a viaggi nazionali v. le direttive n. 57 del 1994, n. 314 del 1998, n. 18 del 1998, n. 45 del 2000 n. 25 del 2003 , ma anche dal potere delle autorità nazionali di verificare se in concreto siano costantemente rispettate - al momento dell'iscrizione e successivamente - le regole applicabili per le motonavi italiane. 3.2. Le considerazioni che precedono comportano anche l'infondatezza delle censure proposte dal Ministero avverso la statuizione con cui il Tar ha accolto il motivo di violazione del regolamento comunitario n. 789 del 2004. Il Ministero avrebbe dovuto esaminare l'originaria istanza della società tenendo conto del medesimo regolamento, ispirata al principio della libera circolazione - nella logica del mercato comune marittimo - e alla finalità di affrancare gli armatori comunitari dalle spese e dagli ostacoli al trasferimento tra registri all'interno della Comunità. Poiché il regolamento non contiene alcuna eccezione con riferimento alla data di costruzione o di iscrizione in un registro prima del trasferimento, risulta infondata la pretesa del Ministero di aggiungere un requisito ulteriore, rispetto a quelli stabiliti in sede comunitaria. 4. Per le ragioni che precedono, l'appello risulta infondato e va respinto. Ciò comporta l'improcedibilità, per carenza di interesse, dell'appello incidentale, secondo cui - ai fini dell'iscrizione - la motonave Moby Drea non può essere considerata una nave costruita da oltre venti anni, in ragione del certificato di ringiovanimento rilasciato in data 21 maggio 2004. La condanna al pagamento delle spese e degli onorari del secondo grado del giudizio può seguire la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Sesta respinge l'appello n. 8120 del 2005. Condanna il Ministero appellante al pagamento di euro 3.000 tremila in favore della società appellata, per spese ed onorari del secondo grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione Sesta Reg.ric.n. 8120 del 2005 3