Allarme dell'Anm: la Consulta come il Parlamento con la riforma costituzionale

Si accentua il rischio che la Corte diventi espressione della maggioranza politica e le norme comprimono anche l'autonomia del Csm. Tra dieci giorni scadono i tre giudici costituzionali di nomina del Capo dello Stato voci e ipotesi sulla successione

Si accentua seriamente il rischio che la Corte costituzionale diventi l'espressione della maggioranza politica contingente . L'Associazione nazionale magistrati lancia l'allarme politicizzazione della Consulta e allo stesso tempo quello della compressione dell'autonomia del Csm . Con un comunicato stampa ieri il sindacato delle toghe ha messo nero su bianco i punti critici della riforma costituzionale approvata in terza lettura la scorsa settimana dalla Camera dei Deputati vedi tra gli arretrati del 21 ottobre 2005 . L'Anm ha ritenuto doveroso - inizia lo scritto - svolgere osservazioni ed esprimere valutazioni sulle modifiche costituzionali che hanno diretta incidenza sull'assetto della giurisdizione ordinaria e costituzionale . A partire dalle modifiche riguardanti la composizione e le funzioni della Corte costituzionale il nuovo articolo 135 - dice l'Anm - aumenta da cinque a sette il numero dei nominati dal Parlamento di cui tre eletti dalla Camera e quattro dal Senato, mentre vengono ridotti a quattro sia quelli eletti dal Presidente della Repubblica che quelli eletti dalle supreme magistrature. Contestualmente vengono anche ampliate le competenze della stessa Corte, aprendo la strada al contenzioso delle autonomie locali . Da un lato quindi si politicizza la Consulta, dall'altro aprendo la strada al contenzioso delle autonomie locali Province, Comuni e città metropolitane , si immettono nel circuito della giustizia costituzionale oltre ottomila nuovi soggetti che verrebbero ad incrementare il cospicuo contenzioso di cui la Corte già oggi è chiamata ad occuparsi con riguardo alle sole Regioni . Sul fronte dell'organo di autogoverno, la riformulazione dell'articolo 87 della Costituzione, stabilisce che il vicepresidente del Csm non sia più eletto dal Consiglio ma nominato dal Presidente della Repubblica, con conseguente abrogazione dell'attuale articolo 104. Una modifica, questa che secondo il sindacato che porterebbe alla riduzione dell'autonomia del Consiglio superiore giacchè questo viene privato del potere, normalmente proprio degli organi collegiali, di eleggere nel suo seno il soggetto che quotidianamente presiede i suoi lavori, cioè il vicepresidente . Senza contare che la figura stessa del vicepresidente verrebbe svilita perché allontanata dall'assemblea plenaria con il rischio di ridursi a mero delegato, privo di un autonomo ruolo di mediazione e di autorevole moderazione della dialettica tra le componenti del Csm . Fine mandato per tre giudici costituzionali. Oggi a Palazzo della Consulta il giudice Annibale Marini leggerà il saluto di congedo del presidente Piero Alberto Capotosti e dei vicepresidenti Fernanda Contri e Guido Neppi Modona, nominati il 4 novembre 1996 dall'allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. I giudici scadranno il 6 novembre prossimo e l'attuale Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi dovrà quindi nominare i successori. Molte le ipotesi che circolano sui futuri giudici costituzionali non è scontato, ad esempio, che Ciampi voglia nominare tre giudici di area Centrosinistra come gli uscenti. Se fosse vero, ad esempio, che uno dei tre potrebbe essere l'attuale presidente del Consiglio di Stato, Alberto de Roberto, area Centrodestra, si potrebbe forse aprire la strada verso la Consulta a l'esponente diessino Luciano Violante. Se così fosse, con Luciano Violante alla Corte costituzionale, sarebbe avvalorata l'ipotesi di una eventuale candidatura parlamentare per Gian Carlo Caselli, attuale procuratore a Torino e grande escluso per il concorso alla Procura nazionale Antimafia. Sempre che, ancora una volta il Parlamento non voglia tagliare la strada al magistrato Caselli. Ad aprile di quest'anno, in contemporanea con l'approvazione da parte del Csm della delibera riguardante le modifiche alla circolare sul rientro in ruolo dei magistrati candidati alle elezioni circolare ispirata dal caso di Felice Casson a Venezia, vedi tra gli arretrati del 14 e 15 aprile 2005 , la Camera dei Deputati approvò in prima lettura il disegno di legge 4779 sull'incompatibilità e ineleggibilità dei magistrati specificando che il magistrato doveva essere in aspettativa ameno sei mesi prima delle elezioni e non candidarsi nello stesso distretto di provenienza. Il provvedimento attualmente è all'esame della commissione Affari costituzionali del Senato, che ha stabilito per giovedì prossimo, 27 ottobre il termine per la presentazione degli emendamenti. Se il Parlamento dovesse accelerare l'esame del provvedimento e approvarlo nella stessa stesura della Camera, per Gian Carlo Caselli sarebbe impossibile anche la candidatura parlamentare, visti i sei mesi di aspettativa necessari prima del voto. Ma si tratterebbe in questo caso, non solo di fantapolitica, ma di vera e propria persecuzione. p.a.