Il diritto di difesa ""comprende"" le copie del procedimento per l'affido del minore

Se il tribunale respinge la domanda dell'avvocato l'atto è abnorme e si può fare reclamo

Il diritto dell'interessato, tramite il suo difensore, a prendere visione del fascicolo relativo ad un procedimento di affido minorile non può essere compresso dall'esigenza di segretezza invocata dal Tribunale per i Minorenni. Il provvedimento di diniego va considerato atto abnorme , immediatamente reclamabile nelle forme dell'articolo 739 Cpc, in quanto non esiste norma alcuna che preveda questo potere di segretazione. Reclamante F.M.- Avv. Michele Andreano Avv. Fabio Freddi . di Gianni Marasca * Il Tribunale di Ancona, con provvedimento del 2001, affidava la minore P. al servizio sociale, sospendendo contestualmente in via temporanea ed urgente la potestà del sig. F.M. Successivamente il Sig. F.M., si rivolgeva ad un difensore per riottenere l'affidamento della figlia minore. Immediatamente si provvedeva a richiedere copia integrale del fascicolo inerente al procedimento di affido minorile. Il Tribunale per i Minorenni di Ancona, con provvedimento del 6 maggio 2005, rigettava l'istanza affermando che si era in presenza di atti riservati. Il sig. F.M., proponeva immediatamente reclamo ex articolo 739 Cpc, adducendo l'illegittimità di tale provvedimento di rigetto in quanto contrastante col diritto di difesa ed i principi del giusto processo . La Corte di appello di Ancona, Sezione Minori, con provvedimento del 6 luglio 2005, accoglieva il reclamo proposto e revoca per l'effetto il decreto del Tribunale di Ancona del 6 maggio 2005, in quanto si sarebbe in presenza di un atto abnorme , poiché nessuna norma civilistica consente, a differenza della disciplina processualpenalistica, la segretazione degli atti da parte del giudice minorile. La portata assolutamente innovativa di questa decisione riguarda innanzitutto la fase processuale in cui viene ammesso un tale sindacato. Si consente, cioè, di impugnare autonomamente ed immediatamente il decreto negatorio del Tribunale per i Minorenni, senza necessità, come accade normalmente, di dover addurre siffatta circostanza tra i motivi di gravame del provvedimento finale innanzi alla Corte di appello. Si instaura, cioè, con il reclamo di cui all'articolo 739 Cpc una fase incidentale, autonoma, rispetto al procedimento di affido minorile, che va a valutare singolarmente la legittimità di un passaggio dell'iter procedimentale di quest'ultimo. Per quanto attiene il merito della questione, giova ricordare come l'articolo 76 disp. att. Cpc preveda che le parti ed i loro difensori muniti di procura abbiano il potere di esaminare gli atti e i documenti inseriti nel fascicolo d'ufficio ed in quelli delle altre parti ed ottenere copia degli stessi. La giurisprudenza e la dottrina prevalenti si vedano per tutti, Corte appello Torino, 11 gennaio 2001, in Dir. Famiglia 2001, 1473, con nota Di Chiara ritengono che il giudice minorile, pur nell'ambito della flessibilità di forme che caratterizza il rito camerale, non abbia il potere di disporre limiti, per le parti o per talune di esse, alla conoscibilità di atti processuali contenuti nel fascicolo ex articolo 76 disp. att. Cpc. Pertanto, sono da ritenersi illegittimi, nell'ambito del procedimento camerale minorile, i provvedimenti di segretazione di particolari atti, in ossequio al principio del giusto processo e del diritto di difesa contenuti negli articoli 111 e 24 Costituzione. Ma, finora, questi princìpi erano sempre stati enunciati in sede di appello del provvedimento di affido, e mai incidentalmente su un reclamo avverso il decreto negatorio. Precedente orientamento giurisprudenziale della stessa Corte di appello che si riporta per memoria storica , essendo lo stesso ormai definitivamente superato , invece, riteneva che, nel caso in cui la procedura ex articolo 330 ss. Cc sia stata definita con un provvedimento limitativo della potestà parentale, con il quale sia stato stabilito l'allontanamento del minore dai genitori con inserimento in comunità, non ha il genitore il diritto di prender visione del fascicolo e di estrarre copia degli atti e delle relazioni ivi contenuti, ed in particolare delle relazioni tra le autorità tutorie, che non sono atti del processo e che pertanto il genitore stesso non ha diritto di conoscere, specie quando sussiste il pericolo che di detti atti e di dette relazioni possa dal genitore richiedente farsi un uno pregiudizievole a scapito del minore così, Corte appello Torino, 4 maggio 1987, in Dir. Famiglia 1988, 232 . E comunque, anche secondo questo orientamento, se anche si volessero ravvisare limiti alla conoscibilità per la parte degli atti processuali, ciò sarebbe legittimo solo in presenza di due requisiti stringenti e ben precisi, sicuramente non ravvisabili nel caso de quo, laddove regna una assoluta genericità ed indeterminatezza del motivo di diniego 1 possibile pregiudizio al minore, e dunque principio costituzionalmente ed internazionalmente garantito, preminente rispetto al diritto di difesa e del giusto processo. 2 possibilità di limitare il naturale diritto a visionare ed estrarre copia di cui all'articolo 76 disp. att. Cpc ad atti, quali le relazioni fra autorità tutorie, che non sono atti del processo in senso stretto. Al riguardo è chiarificatrice una pronuncia della Suprema Corte si veda, Cassazione civile, Sezione prima, 4643/94 , secondo cui i poteri delle parti nei fascicoli, di cui all'articolo 76 disp. att. Cpc. appartengono al novero delle facoltà essenziali mediante le quali si esercita il diritto di difesa nel processo e che, ove ne fosse preclusa la conoscibilità alle parti o ai loro difensori, poiché le fonti di prova della decisione giurisdizionale sono contenute nei fascicoli medesimi, risulterebbero immediatamente lese le garanzie del contraddittorio e dell'assistenza tecnico-professionale, che del diritto di difesa rappresentano le fondamentali espressioni cfr., in questo senso, Corte costituzionale 46/1957 e 149/83 . Dal combinato disposto degli articoli 165, 166, 168 comma 2, 169 Cpc, 72, 73, 74, 76, 77 disp. att. Cpc emergono, da un lato, il principio secondo il quale tutte le fonti di prova che conducono alla decisione giurisdizionale debbono essere contenute nei fascicoli articolo 115 comma 1 Cpc , ma anche della loro potenzialmente illimitata conoscibilità in capo alle parti ed ai loro difensori. Limitazioni al diritto di difesa, dunque, che secondo la Suprema corte potrebbero essere consentite solo in presenza di interessi costituzionalmente protetti meritevoli di tutela preminente. In questo senso, la sentenza della Corte costituzionale 235/88 ammette la limitabilità dei diritti inviolabili attraverso la disciplina di leggi generali, che non incidano sul loro contenuto di valore fino a vanificarlo e che siano preordinate alla realizzazione di altri interessi costituzionali altrettanto fondamentali e generali. Ma nel caso in analisi manca qualsivoglia previsione normativa relativa ad una limitazione della conoscibilità degli atti processuali. Così come giustamente osservato nell'ordinanza della Corte di appello, non esiste nessuna norma che imponga o che consenta al giudice minorile di segretare gli atti, non potendosi applicare ad una procedura non penale norme processuali che disciplinano il processo penale . Pertanto, posto che non aveva il Tribunale per i Minorenni potere di segretazione resta da analizzare se il mezzo di impugnazione del reclamo ex articolo 739 Cpc fosse quello correttamente esperibile avverso un provvedimento negatorio della facoltà di estrarre copia degli atti processuali. Al riguardo il termine abnorme utilizzato dalla Corte di appello nell'ordinanza che accoglie il reclamo può ingenerare confusione. I provvedimenti abnormi in senso stretto sono quei provvedimenti inesistenti, del tutto estranei al corpus normativo in materia, impugnabili per Cassazione ex articolo 111 comma 2 Costituzione, soltanto laddove non altrimenti impugnabili, lesivi di situazioni giuridiche sostanziali e caratterizzati dai requisiti della decisorietà e definitività, che pertanto sarebbero destinati a passare in giudicato se l'ordinamento non prevedesse questo mezzo di impugnazione straordinario per una ricostruzione dei provvedimenti ricorribili per Cassazione ex articolo 111 comma 2 Costituzione, si veda Novissimo Digesto Italiano, Vol. XIV, 429 in giurisprudenza, Cassazione civile, Sezione prima, 17885/04 Nel caso in esame osta alla classificazione come abnorme in senso stretto del provvedimento del tribunale per i Minorenni, anzitutto la mancanza di carattere decisorio dello stesso , nel senso richiesto dall'articolo 111 Costituzione, trattandosi al contrario di una determinazione che incide su situazioni di carattere processuale, correlate all'esercizio del diritto di difesa in questo senso, si veda Cassazione civile, Sezione prima, 15487/04 . Inoltre, il provvedimento deve essere non altrimenti impugnabile , cosa che nel caso de quo non è la presenza di forme di impugnazione ordinaria contraddice la natura abnorme del provvedimento la quale postula che la mancanza di impugnazione determini il passaggio in giudicato del provvedimento stesso così, Cassazione civile, Sezione prima, 4868/97 . Il provvedimento del tribunale per i Minorenni, dunque, è un provvedimento illegittimo, fondato su un'erronea interpretazione dalle norme processuali in tema di affido minorile, ma non abnorme in senso tecno-giuridico, poiché contro di esso è esperibile correttamente il rimedio del reclamo di cui all'articolo 739 Cpc innanzi alla Corte di appello. Infatti il provvedimento de quo è definibile come un decreto emesso all'esito di un procedimento camerale inaudita altera parte. Per la verità, a parere di chi scrive, un'istanza di accesso e di copia degli atti processuali proposta dalla parte legittimata non dovrebbe neppure render necessaria l'instaurazione di un procedimento camerale, in quanto trattasi di estrinsecazione di un diritto proprio ed incondizionato della parte processuale. In ogni caso, la decisione in commento va salutata favorevolmente in quanto garantisce l'esercizio del diritto di difesa e quindi il principio del contraddittorio in una fase autonoma e preparatoria al procedimento di primo grado di affido minorile. * Avvocato, presidente della Camera Penale di Ancona

Corte di appello di Ancona - Sezione minori - ordinanza 6 luglio-6 agosto 2005 Presidente ed estensore Gaggiotti Reclamante F. M. - Avv.ti Michele Andreano e Fabio Freddi La Corte, sciogliendo la riserva di cui al verbale che precede rilevato che va riconosciuto ad un genitore il diritto soggettivo di conoscere tutti gli atti del procedimento minorile avente ad oggetto la situazione della figlia rilevato che il Presidente del Tribunale minorile negava al reclamante tale diritto con la dicitura che trattasi di atti riservati ritenuto che tale provvedimento va qualificato come abnorme , in quanto non esiste nessuna norma che imponga o che consenta al giudice minorile di segretare gli atti, non potendosi analogicamente applicare ad una procedura non penale norme processuali che disciplinano il processo penale. PQM Accoglie il reclamo proposto da F. M. con ricorso 16 maggio 2005 avverso il decreto del Presidente del Tribunale per i minorenni - sede - del 6 maggio 2005, con il quale il F. non veniva autorizzato ad estrarre la copia integrale del fascicolo della minore F. P., e, per l'effetto lo revoca.