Iva, nessuno sconto per le immobiliari

Negata l'agevolazione quando gli edifici sono oggetto di attività imprenditoriale e non strumento della società

Nessuno sconto Iva per le società di compravendita immobiliare il tributo è dovuto per intero se le immobiliari acquistano degli stabili per darli in locazione e poi per venderli. Con la sentenza 3518/06 - depositata il 17 febbraio scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati - la Cassazione ha, infatti, qualificato questo tipo di operazione non come strumentale all'attività d'impresa. In sostanza, i giudici della quinta sezione civile di piazza Cavour hanno negato l'agevolazione perché il relativo diritto presuppone l'inerenza del bene acquistato all'attività imprenditoriale, inerenza che dev'essere intesa come strumentalità del suddetto bene e deve essere provata dall'interessato . Pertanto, un complesso immobiliare comprato per essere prima locato e, poi, rivenduto è oggetto dell'attività della società immobiliare e non strumento di questa. Il ragionamento, sottolinea la Corte, sarebbe stato diverso se il complesso immobiliare fosse stato destinato a sede della società. In quest'ultimo caso, infatti, la detrazione sarebbe stata assolutamente legittima. Con il verdetto 3518/06 gli ermellini , quindi, hanno confermato in pieno la decisione della Commissione tributaria regionale che aveva escluso il rimborso dell'Iva. Di nessun rilievo sono stati considerati i cinque motivi posti a base del ricorso, fra cui quello secondo il quale gli immobili strumentali per natura si considerano tali anche se dati in locazione e che, in ogni caso, pure per gli immobili non strumentali per natura non può escludersi la strumentalità anche se destinati alla locazione, posto che a norma dell'articolo 51 del Tuir, la locazione di immobili non differisce da ogni altra prestazione di servizi che, se svolta con abitualità e organizzazione dei servizi stessi, o comunque da società commerciali, integra attività produttiva di redditi di impresa, ove qualunque bene impiegato allo scopo è da ritenersi strumentale .

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 21 dicembre 2005-17 febbraio 2006, n. 3518 Presidente Paolini - Relatore Di Iasi Pm Caliendo - conforme - Ricorrente Panfilio Srl - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo La Srl Panfilio ricorreva alla Commissione tributaria di primo grado avverso il diniego di rimborso, comunicatole dall'Ufficio Iva di Como, del credito di imposta riferito all'acquisto di un complesso immobiliare, rilevando che l'acquisto del predetto complesso concretava esercizio di attività imprenditoriale, onde, considerata la strumentalità dell'investimento, il bene andava incluso tra le immobilizzazioni strumentali. La Commissione adita, ritenuta la strumentalità del complesso immobiliare anche perché in esso esistevano unità strumentali per natura autofficina, autoscuola , accoglieva il ricorso. La Ctr della Lombardia, su appello dell'Ufficio Iva di Como, riformava la sentenza impugnata , rilevando innanzitutto che l'appello doveva ritenersi sufficientemente specifico nonostante l'esposizione introduttiva riferita a fattispecie diversa da quella controversa, in quanto, pur senza esplicitamente sottoporre a riesame l'argomento fondante dalla sentenza impugnata cioè il carattere strumentale del complesso immobiliare in discussione lo affrontava e risolveva implicitamente, affermando che la società, svolgendo attività immobiliare avente lo scopo di acquistare e vendere immobili, non poteva considerarsi esercente attività di impresa, e conseguentemente, il bene oggetto della tassazione, essendo un immobile acquistato per essere rivenduto, non poteva costituire bene strumentale nell'accezione tecnica del termine. Oltre che ammissibile, la Ctr adita riteneva fondato l'appello dell'Ufficio rilevando che la strumentalità prevista dal Dpr 633/72 deve essere intesa come correlazione tra il bene di cui si tratta e l'attività del soggetto acquirente, con la conseguenza che la destinazione intrinseca del bene non incide sugli obblighi tributari del suddetto soggetto se si traduce in una mera potenzialità a favore del terzo cui il bene è destinato ad essere rivenduto, ed inoltre che la destinazione meramente provvisoria del bene acquistato alla locazione non può costituire attività di impresa, essendo la rivendita del bene l'effettiva finalità dell'acquisto, secondo le dichiarazioni a chiarimenti resa dalla stessa società acquirente. Avverso questa sentenza la Srl Panpilio propone ricorso per cassazione l'Amministrazione resiste con controricorso. Motivi della decisione Col primo motivo, deducendo violazioni dell'articolo 22 Dpr 636/72, la ricorrente rileva che la Ctr avrebbe dovuto dichiarare l'inammissibilità dell'appello per erronea esposizione dei fatti essendo stati erroneamente indicati il periodo di imposta, l'origine e l'oggetto del contenzioso e per assoluta incomprensibilità delle censure. Col secondo motivo, deducendo nuovamente violazione dell'articolo 22 Dpr 636/72, la società ricorrente rileva che l'Ufficio, deducendo dinanzi alla Ctr che la contribuente era una società senza impresa aveva introdotto in appello un tema nuovo rispetto all'oggetto della lite in primo grado ed inoltre che l'Ufficio con successiva memoria depositata oltre i termini previsti per l'impugnazione aveva ancora ampliato il tema del dibattito adducendo altri motivi a sostegno della reclamata riforma della sentenza impugnata. Col terzo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli articoli 4, 19 e 30 Dpr 633/72 la ricorrente rileva che la Corte di giustizia Cee, con sentenza 26 settembre 1996, ha affermato che la locazione di un bene materiale costituisce sfruttamento del medesimo, da qualificarsi attività economica quando affermata per ricavarne introiti con una certa stabilità, e che il ministero delle Finanze, con la circolare 128/E dell'8 maggio 1997, ha riconosciuto l'infondatezza della tesi secondo la quale le società immobiliari costituiscono per presunzione società senza impresa. Sostiene inoltre la ricorrente che l'articolo 30 Dpr 633/72 si riferisce unicamente ai beni ammortizzabili, prescindendo dalla loro strumentalità e che, in ogni caso, la strumentalità di un bene non dipende dalle caratteristiche intrinseche del medesimo, bensì dalla valutazione della sua destinazine nell'ambito del ciclo produttivo dell'impresa, operata dall'imprenditore o dagli amministratori, valutazione che deve ritenersi vincolante per l'Amministrazione finanziaria ove essa non intenda impugnare il bilancio della società. Rileva ancora la ricorrente che, a norma dell'articolo 40 comma 2 Dpr 917/86 gli immobili strumentali per natura si considerano tali anche se dati in locazione e che, in ogni caso, pure per gli immobili non strumentali per natura non può escludersi la strumentalità anche se destinati alla locazione, posto che, a norma dell'articolo 51 Dpr 917/86, la locazione di immobili non differisce da ogni altra prestazione di servizi che, se svolta con abitualità e organizzazione di servizi, o comunque da società commerciali, integra attività produttiva di redditi di impresa, ove qualunque bene impiegato allo scopo è da ritenersi strumentale. Rileva infine la ricorrente che l'articolo 30 Dpr 633 citato non richiede, per il rimborso, che il richiedente abbia conseguito un volume d'affari e che, in ogni caso, il complesso immobiliare in questione, acquistato il 30 dicembre 1990, solo per mancanza di tempo non poté generare nell'anno 1991 un volume d'affari. Col quarto ed ultimo motivo, deducendo omessa motivazione su di un punto decisivo della controversia, la ricorrente rileva che la Ctr avrebbe omesso di motivare in ordine al cosiddetto concordato di massa , benché la stessa società, nella memoria difensiva presentata nel corso del giudizi di appello, avesse dedotto e documentato di aver aderito alla proposta di accertamento formulata dall'Amministrazione a norma dell'articolo 3 Dl 564/94 per l'anno 1991 con effetti anche per l'Iva. Le esposte censure sono in parte infondate e in parte inammissibili. Con riguardo ai primi due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente in quanto logicamente connessi, è innanzitutto da rilevare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità che il collegio condivide, non ravvisando valide ragioni per discostarsene , nel contenzioso tributario, ai sensi dell'articolo 22 Dpr 636/72, applicabile ratione temporis essendo stato l'appello proposto nel maggio 1995, l'esposizione dei motivi d'appello può anche essere sommaria e non richiede un particolare livello di specificità v. Cassazione 12037/95 e 1147/99 , sempre che sia identificabile come, di fatto, è avvenuto nella specie il nucleo delle censure rivolte ad una pronuncia giurisdizionale in precedenza emessa e, a propria volta, motivata, dovendosi peraltro aggiungere che questo giudice di legittimità ha altresì ritenuto ammissibile l'appello nell'ipotesi assimilata a quella della mancata esposizione dei fatti in cui, pur essendo stata erroneamente indicata l'operazione assoggettata ad imposizione, la decisione impugnata sia stata correttamente individuata e i motivi di gravame siano congruenti v. Cassazione 11100/99 . E inoltre da rilevare che il ricorso al giudice tributario di secondo grado ha, al pari dell'appello, effetto devolutivo, con la conseguenza che il giudice del gravame risulta investito, sia pure nell'ambito del capo di decisione oggetto di censura, del riesame di tutte le questioni da questo capo implicate e, quindi, della rinnovazione del relativo giudizio. Pertanto, qualora l'impugnante lamenti l'erroneità di una determinata statuizione, ben può, a sostegno della reclamata riforma della predetta, addurre nell'atto d'appello ed eventualmente nelle successive memorie nuove questioni di diritto o una diversa prospettazione e lettura giuridica di quanto già risultante agli atti, purché non introduca nel dibattito processuale fatti nuovi non valicati e provati nel corso del giudizio di primo grado, dovendosi nella specie ritenere che l'affermazione secondo la quale la Srl Panfilio fosse una società senza impresa non era un fatto nuovo introdotto per la prima volta nel giudizio d'appello e bisognoso di verifica probatoria, bensì solo la conseguenza sul piano giuridico tratta dalla natura dell'attività immobiliare esercitata dalla società in questione, così come già risultante in atti, e spesa nell'atto d'appello a sostengo della reclamata riforma della statuizione censurata. Con riguardo al terzo motivo di ricorso, è innanzitutto da rilevare che la sentenza impugnata ha affermato che gli immobili in questione erano stati acquistati per essere rivenduti e che la locazione effettuata medio tempore doveva ritenersi una destinazione meramente provvisoria non incidente sulla effettiva finalità dell'acquisto . Tale accertamento in fatto, motivato dal giudice di merito sulla base del materiale istruttorio in atti, con particolare riferimento alle dichiarazioni per chiarimenti rese dal legale rappresentante della società, non è stato censurato in questa sede, con la conseguenza che risultano irrilevanti le considerazioni svolte nel motivo in esame in relazione alla natura dell'attività di locazione di immobili effettuata con abitualità e organizzazione di servizi da società commerciali. E inoltre da rilevare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità che il collegio condivide non ravvisando valide ragioni per discostarsene , il diritto di detrazione in misura pari all'imposta addebitata o assolta per gli acquisti di beni o servizi inerenti all'esercizio dell'impresa presuppone, appunto, l'inerenza del bene comprato all'attività imprenditoriale, inerenza che deve essere intesa come strumentalità del suddetto bene e deve essere provata dall'interessato v. tra le altre, Cassazione 4517/00 . Pertanto, avendo la sentenza impugnata affermato a seguito di accertamento non impugnato in questa sede che il complesso immobiliare in questione era destinato ad essere rivenduto e, costituendo esso oggetto dell'attività della società immobiliare e non strumento della medesima come sarebbe stato nell'ipotesi di immobili destinati, ad esempio, a sede della società , deve ritenersi che correttamente la sentenza impugnata abbia escluso il rimborso dell'Iva relativa all'acquisto del suddetto complesso immobiliare, restando perciò irrilevante, alla luce delle considerazioni sopra espresse, sia quanto risultante del bilancio della società bilancio che, peraltro dal ricorrente è soltanto genericamente menzionato, senza riportarne le parti ritenute rilevanti, come sarebbe stato necessario nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione , sia la fondatezza o meno della tesi secondo la quale le società immobiliari sarebbero società senza impresa. Con riguardo, infine, all'ultimo motivo di ricorso, è da rilevare che, al fine di consentire a questo giudice di valutare la dedotta decisività dell'elemento asseritamene trascurato nella motivazione della sentenza impugnata, parte ricorrente avrebbe dovuto, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, riportare la documentazione asseritamene prodotta nel giudizio di appello e trascurata dai giudici della Ctr relativa al dedotto concordato in massa ai sensi dell'articolo 3 Dl 564/94. Per tutto quanto sopra esposto, il ricorso deve essere rigettato. Alla luce delle alterne vicende del giudizio di merito va disposta la compensazione delle spese. PQM Rigetta il ricorso. Compensa tre le parti le spese del presente giudizio di legittimità.