Scarsa collaborazione e carriera criminale rilevano in ordine alla concessione delle attenuanti

La limitatezza del contributo apportato dall’imputato non consente la massima riduzione prevista dall’attenuante speciale in materia è inoltre esclusa la concessione delle attenuanti generiche in presenza di una carriera costellata dalla sistematica ricaduta nel crimine.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8056/13, depositata il 20 febbraio. Il caso. Tre imputati vengono condannati per aver commesso più reati in materia di sostanze stupefacenti in particolare, il primo viene riconosciuto colpevole di cessione e coltivazione di marijuana gli altri due di trasporto e cessione di eroina. Tutti propongono ricorso per cassazione, adducendo diversi motivi attinenti essenzialmente alla concessione delle circostanze attenuanti e al trattamento sanzionatorio. Collaborazione sì, ma limitata. Quanto al ricorso del primo imputato, la S.C. afferma che la pur riconosciuta collaborazione prestata durante il giudizio non vale a fondare la massima riduzione di pena possibile l’attenuante speciale dell’art. 73, comma 7, D.P.R. n. 309/1990 implica infatti una valutazione discrezionale in ordine alla misura della riduzione applicabile nel caso di specie, la Corte territoriale ha motivato in modo convincente la limitatezza del contributo apportato dall’imputato, tale da non consentire il massimo della riduzione invocata. Riguardo alla presunta errata valutazione della recidiva, i giudici di legittimità rilevano che la Corte di merito ha tenuto conto dei plurimi precedenti specifici, giungendo alla conclusione di una più accentuata colpevolezza e maggiore pericolosità del reo proprio basandosi sulla non occasionalità della condotta. La carriera criminale dell’imputata impedisce di riconoscere le attenuanti generiche. Anche la seconda imputata contesta la negazione delle circostanze attenuanti in questo caso la Cassazione precisa che i giudici di secondo grado hanno motivato la mancata concessione delle attenuanti generiche in modo certamente sintetico, ma non illogico basti pensare alla testuale affermazione di una carriera costellata dalla sistematica ricaduta nel crimine, con l’unica eccezione dei periodi in cui la donna si trovava in stato di detenzione. Una tale personalità è indubbiamente immeritevole della concessione delle attenuanti in questione. La ricorrente lamenta poi la conferma della recidiva e l’omessa motivazione in ordine alla richiesta dell’attenuante della collaborazione sul punto, gli Ermellini ribadiscono sostanzialmente le considerazioni già esposte quanto alla accentuata colpevolezza e pericolosità del reo in merito alla collaborazione, l’apporto della donna è stato giudicato non ineccepibile, in quanto caratterizzato da reticenze e zone d’ombra. Solo una partecipazione passiva all’acquisto? Il ricorso del terzo imputato, invece, merita alcune considerazioni autonome anzitutto il ricorrente eccepisce il concetto di partecipazione passiva all’acquisto dello stupefacente, ma i giudici di legittimità richiamano la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato commesso da altro soggetto la prima si concretizza in un mero comportamento passivo, mentre il secondo consiste in un’attività positiva in termini di contributo partecipativo, sia nella forma morale che materiale. Nel caso di specie, la Corte territoriale ha ben motivato, in base ai dati emersi nel processo, le modalità dell’assistenza prestata dal reo, che aveva accompagnato la coimputata nel viaggio per acquistare la droga, assicurando la necessaria sicurezza alla donna. Minima partecipazione? No apporto decisivo. Dal momento che tale apporto è risultato decisivo per il buon esito dell’operazione, non può essere riconosciuta neppure l’attenuante della minima partecipazione stessa conclusione per un’altra circostanza attenuante invocata dall’imputato, cioè quella relativa alla lieve entità del fatto essa, infatti, può essere applicata solo in casi di trascurabile offensività, avuto riguardo anche alle modalità e circostanze nelle quali la condotta è posta in essere. Nel caso in esame, al contrario, le cessioni di droga compiute dall’imputato vanno inserite in un più ampio contesto di spaccio, che postula il possesso di ingenti quantitativi di droga. Da rivedere l’aumento di pena. E’ invece fondata la censura relativa alla determinazione della pena finale la Corte territoriale, infatti, ritenendo sussistente la continuazione tra il trasporto e gli episodi di cessione dell’eroina, ha operato un contraddittorio e illogico aumento di pena, sproporzionato sia in assoluto, sia se confrontato con la similare posizione dell’imputata. Per questi motivi la Cassazione annulla la sentenza impugnata limitatamente a quest’ultimo punto, rigettando nel resto il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 20 settembre 2012 20 febbraio 2013, n. 8056 Presidente Squassoni Relatore Grillo Ritenuto in fatto 1.1 Con sentenza del 6 giugno 2011 la Corte di Appello di Trieste, in parziale riforma della sentenza del GUP del Tribunale di Udine del 20 luglio 2010, appellata da T.L. , B.G. e C.R. imputati, il primo T. , di alcuni episodi di cessione e coltivazione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana gli altri due B. e C. , di trasporto di droga eroina e di alcuni episodi di cessione di sostanza stupefacente del tipo eroina, riduceva per il solo C.R. la pena originariamente infintagli dal GUP, ad anni cinque, mesi sei e giorni venti di reclusione ed Euro 30.000,00 di multa, confermando, nel resto, la sentenza predetta. 1.2 Investita del gravame proposto da tutti gli imputati, la Corte giuliana - quanto all'appellante T.L. che aveva interposto appello limitatamente alla eccessiva entità della pena ed alla applicazione della recidiva - confermava il giudizio espresso dal primo giudice, rilevando che i fatti a lui contestati e per i quali nessun dubbio in ordine alla loro sussistenza ricorreva non erano espressione di una occasionale ricaduta nel crimine, ma precisa manifestazione di una ennesima ricaduta sintomatica di una più accentuata pericolosità sociale rilevava, ancora, la correttezza del giudizio in ordine al diniego delle circostanze attenuanti generiche che, ove riconosciute, avrebbero potuto comportare, al più, un giudizio di equivalenza rispetto alla recidiva ed infine, quanto alla entità della pena, la giudicava congrua ed adeguata alla gravità dei fatti ed alla personalità dell'imputato. Con riguardo alla posizione degli altri due appellanti B. e C. , confermava il giudizio di colpevolezza della B. e del C. in ordine all'episodio di trasporto di eroina capo Z ed in ordine ai vari episodi di cessione di cui al capo Z bis contestati ivi compresi quelli riguardanti BE.Lu. . stante le numerose intercettazioni telefoniche comprovanti i contatti tra i due imputati e il tossicodipendente ma anche sulla scorta di altri elementi logici compiutamente analizzati escludeva la concedibilità della circostanza attenuante di cui all'art. 73/5 D.P.R. 309/90 ed ancora, dell'attenuante di cui all'art. 114 cod. pen. invocata dal C. sempre con riferimento all'episodio del trasporto contestato al capo z bis ed, in ultimo, delle invocate circostanze attenuanti generiche in relazione alla negativa personalità dei due prevenuti ed alla oggettiva gravità dei fatti. Confermava, poi, la sussistenza della recidiva per le medesime ragioni afferenti al T. ed, ancora, il trattamento sanzionatorio riservato alla B. in quanto pienamente adeguato ai fatti ed alla sua negativa personalità, modificando lievemente in melius il trattamento punitivo a carico del C. per ragioni di equità. 1.3 Per l'annullamento della detta sentenza ricorrono - a mezzo del loro difensore di fiducia - i tre imputati. La difesa del T. , in particolare, deduce a illogicità manifesta per avere la Corte territoriale omesso, pur in presenza della ritenuta attenuante di cui all'art. 73/7 attenuante, peraltro, riconosciuta a tutti e tre gli imputati , la riduzione della pena b inosservanza della legge penale per avere la Corte ritenuto sussistente la recidiva qualificata pur difettandone i presupposti per la sua applicazione. La difesa della B. deduce al carenza e/o manifesta illogicità della motivazione in punto di conferma del giudizio di colpevolezza relativamente ai vari episodi di cessione di eroina in favore di BE.Lu. 2b analogo vizio con riferimento al diniego delle circostante attenuanti generiche, nonostante le considerazioni difensive sviluppate dalla difesa 2c analogo vizio con riferimento alla conferma della recidiva 2d analogo vizio con riguardo al mancato giudizio di prevalenza della concessa circostanza attenuante della collaborazione sulla recidiva 2e analogo vizio in punto di mancata riduzione della pena a fronte di un contegno processuale positivo e dell'inserimento della donna in un programma di recupero. La difesa del C. deduce 3a illogicità manifesta e/o carenza di motivazione in punto di mancata assoluzione dalla imputazione di cui al capo z il trasporto di gr. 318 di eroina in relazione ad una situazione di mera connivenza non punibile rispetto alla B. 3b analogo vizio, con riguardo ai vari episodi di cessione di eroina in favore di BE.Lu. , versandosi in tema di chiacchiere aventi per oggetto la c.d. droga parlata , anche in relazione alla inattendibilità delle dichiarazioni accusatorie del BE. , in quanto costretto ad accusare terzi per evitare di essere coinvolto penalmente in prima persona 3c manifesta illogicità in punto di mancata concessione della circostanza attenuante di cui all'art. 114 cod. pen. 3d illogicità manifesta per avere comunque la Corte irragionevolmente negato la circostanza attenuante di cui al comma 5 dell'art. 73 L. Stupefacenti relativamente ai vari episodi di cessione in favore del BE. 3e illogicità della sentenza in punto di mancata riduzione della pena a fonte della collaborazione prestata e riconosciuta 3f illogicità manifesta per avere la Corte territoriale omesso di concedere in termini di prevalenza rispetto alla recidiva, la attenuante di cui all'art. 73/7 della L. Stupefacenti. Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato soltanto con riguardo alla posizione di C.R. , nei termini qui appresso illustrati. 2. Ritiene la Corte di dover affrontare le varie censure articolate dai ricorrenti nell'ordine in cui risultano proposti i vari ricorsi ed enunciati i relativi motivi a sostegno. 2.1 Iniziando ad esaminare i motivi addotti dal ricorrente T. si tratta - a giudizio di questo Supremo Collegio - di motivi destituiti di fondamento. Va premesso che le contestazioni che lo riguardano capi s s bis e s ter afferiscono, rispettivamente a ripetute cessioni di stupefacente del tipo marijuana a M.S. , MA.Cr. e ME.Em. per quantitativi non particolarmente significativi dell'ordine di 50-100 grammi alla volta per un corrispettivo di Euro 5,00 per grammo alla coltivazione e detenzione illecita di marijuana per un quantitativo di circa 5 Kg. ed alla cessione di identica sostanza a tale BU.Mi. . Al T. è stata anche contestata la recidiva reiterata e specifica. Nessuna censura è stata prospettata con riferimento alla affermazione di colpevolezza, mentre le censure attengono unicamente al trattamento sanzionatorio. 2.2 Premesso che è principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte quello secondo il quale la struttura motivazionale della sentenza di appello, laddove le pronunce di primo e di secondo grado risultino concordanti nell'analisi e nella valutazione degli elementi di prova poste a base delle rispettive decisioni, si salda con quella precedente di primo grado Cass. Sez. 1^ 26.6.2000 n. 8886 , va rilevato che nel caso in esame le censure rivolte alla Corte in ordine alla ritenuta manifesta illogicità della decisione in punto di determinazione della pena e calcolo della attenuante della collaborazione sono prive di fondamento. 2.3 La sentenza impugnata richiama infatti il passaggio motivazionale della sentenza di primo grado relativo al computo della attenuante speciale ed alla rilevanza della collaborazione certamente prestata del T. nell'economia della vicenda, ritenuta dal GUP significativa ma non tale da consentire la massima riduzione possibile come è noto la circostanza attenuante speciale di cui al comma 7^ dell'art. 73 implica una valutazione discrezionale in ordine alla misura della riduzione applicabile, che impone al giudice una motivazione adeguata e scevra da aporie logiche ne deriva che la statuizione in ordine alla dosimetria delle pena ed alla entità della eventuale riduzione, se sorretta da argomentazioni congrue ed esenti da vizi logico-giuridici eclatanti oltre che idonea a dar conto della ragioni del decisum è insindacabile in sede di legittimità da ultimo Cass. Sez. 6^ 17.7.2012 n. 35544, Paccone . 2.4 Nel caso in esame a tale compito non si è sottratta la Corte territoriale che ha, anzi, per un verso, espresso un giudizio di limitatezza della collaborazione tale da non consentire il massimo della riduzione invocata, spiegandone in modo convincente le ragioni e, per altro verso, richiamato la motivazione del GUP che, a sua volta, aveva posto in comparazione la collaborazione del T. rispetto a quella degli altri due imputati, giudicata a sua volta assai più rilevante rispetto alla prima vds. pag. 6 della sentenza impugnata e 10 della sentenza del GUP . Per completezza va, poi, precisato che la questione riguardante la dosimetria della attenuante speciale non assume alcuna rilevanza pratica posto il giudizio di equivalenza rispetto alla recidiva v. infra . 3. Con riferimento alla seconda censura mossa dal ricorrente afferente alla errata valutazione della recidiva, questa Corte osserva quanto segue. 3.1 Ferma restando la facoltatività della recidiva come delineata al comma 4^ dell'art. 99 cod. pen. in termini tra le tante, Cass. Sez. 2^ 12.1.2012 N. 4969, Doku, Rv. 251809 Cass. SEZ. 4^ 23.4.2009 n. 21423, P.G. in proc. Pinna Cass. Sez. 3A 25.9.2008 n. 45065, P.G. in proc. Pellegrino, Rv. 241779 , è consentito senz'altro al giudice di escludere gli effetti della recidiva laddove il nuovo episodio delittuoso non appaia concretamente significativo sotto il profilo di una più accentuata colpevolezza e di una maggiore pericolosità del reo così come è innegabile che, laddove venga espresso un giudizio negativo in termini di ricaduta nel reato e di maggior pericolosità connessa al nuovo reato commesso, secondo criteri logici e nel rispetto della norma, nessuna censura può essere mossa in sede di legittimità vds. Cass. Sez. 2^ n. 4969/12 cit. . 3.2 Ne deriva la correttezza del giudizio di bilanciamento in termini di equivalenza derivante proprio dalla ritenuta sussistenza della recidiva qualificata, non mancando di rilevare che, così come formulata, la relativa censura di omessa o illogica motivazione è manifestamente infondata. 3.3 Con riguardo alla recidiva, la Corte territoriale ha tenuto conto dei plurimi, ancorché risalenti, precedenti specifici per i quali l'imputato aveva riportato condanna esprimendo poi, rispetto ai reati oggetto del presente processo, un motivato giudizio di più accentuata colpevolezza e di maggiore pericolosità del reo, facendo leva proprio sulla non occasionalità della condotta. 4. Passando all'esame del ricorso della B. , anche in questo caso va fatta una premessa riguardante i contenuti delle contestazioni la ricorrente era, infatti, chiamata a rispondere unitamente al C. suo convivente di due distinte imputazioni quella di cui al capo z trasporto di gr. 318 di eroina e quella di cui al capo z bis ripetute cessioni di eroina con frequenza di una - due volte la settimana a diversi tossicodipendenti per quantitativi non rilevanti 5-10 grammi per volta a tali BU.Mi. e N.G. e 1 grammo per volta a BE.Lu. . 4.1. Muovendo dalla comune premessa della stretta correlazione tra la sentenza impugnata e quella del GUP dalla prima richiamata per relationem, va ancora una volta ricordato che la Corte territoriale ha basato il proprio convincimento sulla colpevolezza della B. che contesta, comunque, soltanto gli episodi di cessione a BE.Lu. , evidenziando il proprio disinteresse a negarne l'effettiva commissione stante la ritenuta scarsissima incidenza nell'economia della vicenda, in relazione al ben più grave reato di cui al capo z sia sulle dichiarazioni del BE. nella specie sentito come persona informata sui fatti sia, ancor più sulle intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolto il BE. in ripetuti acquisti di droga dalla B. . 4.3 La deduzione difensiva secondo la quale mancherebbero riscontri alle propalazioni accusatorie del BE. è dunque infondata così come lo è l'asserzione - peraltro apodittica - circa l'interesse del BE. ad accusare altri nel caso di specie la B. per evitare di essere coinvolto come possibile indagato, in quanto sia la Corte territoriale - in relazione agli specifici contenuti delle intercettazioni che vedevano il BE. coinvolto unicamente come acquirente per uso personale vds. pag. 8 della sentenza di appello - sia il GUP - in relazione alla assenza di elementi Indizianti a carico del BE. quale possibile illecito detentore di stupefacente vds. pag. 7 della sentenza di primo grado - hanno categoricamente escluso a priori qualsiasi rischio di coinvolgimento del BE. . 4.4 Per quanto riguarda la censura relativa al diniego delle circostanze attenuanti generiche vale, anche in questo caso, quanto osservato a proposito del ricorrente T. con motivazione sintetica, ma non per quanto assente e men che meno illogica, il giudice distrettuale ha evidenziato due aspetti ostativi alla concessione delle invocate attenuanti, individuati nel curriculum criminale di spessore vds. pag. 6 della sentenza laddove si afferma testualmente di una carriera costellata dalla sistematica ricaduta nel crimine, oscillando dai reati di natura patrimoniale [furti, ricettazione, rapine, truffe] ai reati in materia di stupefacenti lungo un arco temporale che non soffre di interruzioni se non in relazione ai periodi di tempo trascorsi in stato di detenzione e nella gravità oggettiva del fatto oltre che su ricordati precedenti penali eterogenei gravi e specifici , come emerge a pag. 8 della sentenza suddetta. Non si tratta, quindi, di una motivazione di stile ma di una serie di considerazioni incisive che evidenziano una personalità assolutamente negativa immeritevole di attenuanti generiche che vanno - come noto - riconosciute soltanto in presenza di elementi positivi nella specie del tutto assenti. 4.5 Va al riguardo segnalato - come ripetutamente affermato da questa Corte - che la concessione delle circostanze siffatte non esige l'esame da parte del giudice di tutti i parametri di cui all'art. 133 cod. pen. bastando che venga specificato a quale di essi si sia inteso fare riferimento Cass. Sez. 1^ 7.7.2010 n. 33506, P.G. in proc. Biancofiore, Rv. 247959 . Inoltre la sussistenza delle circostanze suddette forma oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa dal giudice con motivazione basata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione, purché correttamente argomentate senza che assuma rilevanza il fatto che in tale operazione valutativa il giudice non abbia effettuato specifici apprezzamenti sui pretesi fattori attenuanti indicati nell'interesse dell'imputato nel caso in esame lo stato di invalidità al 46% la prestazione di attività lavorativa ed il contegno assunto post delictum osservante delle prescrizioni del GUP [Cass. Sez. 6^ 24.9.208 n. 42688, cardi ed altri, Rv. 242419]. 4.6 Con riguardo alle censure rivolte in punto di conferma della recidiva valgono le considerazioni espresse con riferimento alla posizione del T. , non mancando di sottolineare come il giudizio della Corte appaia ancor più netto nel valutare la ricaduta nel crimine e l'accentuazione della pericolosità conseguente al nuovo reato coniugata con la oggettiva gravità della condotta riferita alla imputazione sub z tutt'altro che tautologica , la motivazione della Corte è coerente con una serie di dati processuali ritenuti inequivocabili sintomi di una non occasionalità della condotta e di una maggiore capacità criminale si usa l'espressione attestata dedizione al reato valida anche per il C. - vds. pag. 8 della sentenza impugnata . 4.7 In ordine, poi, alla censura di omessa motivazione in ordine alla richiesta non accolta di riconoscimento della attenuante della collaborazione comma 7^ dell'art. 73 D.P.R. 309/90 in termini di prevalenza rispetto alla recidiva, non possono che valere le considerazioni svolte con riguardo alla posizione del T. in termini di manifesta infondatezza della doglianza. Il confermato giudizio di equivalenza derivante proprio dalla affermata sussistenza della recidiva qualificata è immune da vizi logici e giuridici ed anzi, a differenza del T. , la Corte territoriale ha dovuto tenere conto dei precedenti specifici assai più numerosi ed oltretutto ancora più recenti rispetto a quelli caratterizzanti la posizione del ricorrente T. esprimendo poi, rispetto ai reati oggetto del presente processo, quel motivato giudizio di più accentuata colpevolezza e di maggiore pericolosità del reo di cui si è precedentemente fatto cenno. 4.8 È infondata, infine, la censura mossa con riguardo alla asserita manifesta illogicità della motivazione di punto di determinazione della pena, ritenuta dalla difesa eccessiva a fronte della prestata collaborazione. Anche in questo caso occorre far riferimento ai richiami della sentenza impugnata alle statuizioni e relative motivazioni del GUP non solo e non tanto in merito alla entità complessiva della pena, quanto alla valutazione della entità della collaborazione. Vero è che il GUP - come accennato affrontando la posizione del ricorrente T. - in una ideale scala di valori ha collocato la collaborazione della B. così come quella del C. su un gradino più alto rispetto a quella prestata dal T. , tanto da definire assai più rilevante vds. pag. 10 della sentenza di primo grado la collaborazione della B. sia per la articolazione delle attività di ausilio agli inquirenti, sia per il tipo di risultati vds. pag. 10 cit. . 4.9 Ma lo stesso GUP ha definito l'apporto della ricorrente come del C. non ineccepibile , escludendo che la sua collaborazione si fosse tradotta in un contributo pieno, esente da reticenze e zone d'ombra vds. pag. 10 cit. menzionando quale esempio della non integralità del contributo offerto proprio le reticenze sulle cessioni al BE.Lu. ed, ancora, i silenzi sui nominativi di altri acquirenti oltre quelli già conosciuti dalla P.G. della BU. e del N. . La Corte territoriale - chiamata a pronunciarsi sulla identica questione oggi prospettata con il 5^ motivo di ricorso - ha confermato tale giudizio di non totale pienezza della collaborazione, sicché ogni ulteriore censura in punto di insufficienza della motivazione o sua illogicità manifesta non può avere ingresso in questa sede. Ma assorbente appare il punto della decisione riguardante i criteri seguiti dalla Corte nel modulare il trattamento sanzionatorio criteri - ancora una volta - collegati ai parametri enunciati dall'art. 133 cod. pen., con l'ulteriore sottolineatura di un giudizio ancora più negativo rispetto a quello espresso per il C. , connesso alla maggior pericolosità sociale della B. ed alle modalità di commissione dei fatti, tanto da ridurre - seppur di poco - la pena originariamente inflitta a quest'ultimo onde meglio adeguarla ai fatti. Conclusivamente il ricorso della B. deve essere rigettato. 5. Per quanto, infine, riguarda i motivi addotti a sostegno del ricorrente C.R. , attesa la comunanza di posizione rispetto alla B. , possono svolgersi considerazioni analoghe con riferimento ai motivi 2^ cessioni in favore di BE.Lu. 4^ diniego delle circostanze attenuanti generiche 6^ sottovalutazione - in termini di risultati concreti in punto di pena - dell'apporto collaborativo e 7^ mancato giudizio di prevalenza della attenuante della collaborazione rispetto alla ritenuta recidiva qualificata, salve le precisazioni con riguardo alla ulteriore attenuante invocata - ma non concessa - di cui al comma 5^ dell'art. 73 . 5.1 Vanno, invece, svolte alcune considerazioni autonome in ordine a alla ritenuta manifesta illogicità della decisione in punto di conferma del giudizio di colpevolezza per quanto riguarda l'imputazione sub z trasporto di gr. 318 di eroina b al diniego dell'attenuante comune di cui all'art. 114 cod. pen. c al diniego - limitatamente agli episodi di cessione in favore di BE.Lu. - della circostanza attenuante di cui al comma 5 dell'art. 73 d alla manifesta illogicità della decisione in punto di determinazione del trattamento sanzionatorio complessivo pur in presenza di una riduzione di pena, definita però tanto magnanima quanto beffarda vds. pag. 15 del ricorso in relazione all'errore di calcolo compito dal GUP e non rilevato dalla Corte territoriale. 5.2 Il trasporto di eroina di cui al capo z della imputazione la tesi del ricorrente fa leva sul concetto di partecipazione passiva o mera connivenza del C. all'operazione di acquisto dello stupefacente condotta in via esclusiva dalla B. . A giudizio del ricorrente la Corte avrebbe valutato in modo illogico tale presenza attribuendo invece al C. un ruolo attivo in termini di ausilio prestato sotto forma di assistenza e supporto alla sua compagna. La tesi non è fondata. In linea generale, con riguardo all'apporto del concorrente nel caso di reato di detenzione o trasporto di sostanze stupefacenti, questa Corte ha sempre distinto in modo netto la connivenza non punibile dal concorso nel reato commesso da altro soggetto, individuando la prima nel mero comportamento passivo, privo, cioè, di qualsivoglia efficacia causale, ed il secondo, in una attività positiva in termini di contributo partecipativo all'altrui condotta illecita sia nella forma morale che materiale, chiarendo, quanto, alle modalità attraverso le quali detto contributo può manifestarsi, che vi rientrano forme svariate agevolataci della detenzione od occultamento o controllo della droga, tali da assicurare all'altro concorrente, anche in via implicita, una collaborazione sulla quale quest'ultimo può contare in termini tra le tante, Cass. Sez. 4^ 22.1.2010 n. 4948, Porcheddu ed altro, Rv. 246649 Sez. 4^ 10.4.2006 n. 21441, Piscopo, Rv. 234569 Cass. Sez. 3A 10.12.2008 n. 9842, Gentiluomini, Rv. 242996 . 5.3 È vero che la mera presenza di altro soggetto alla condotta illecita posta in essere da altro, così come la sola preventiva consapevolezza della illiceità della condotta altrui, non sono elementi sufficienti a configurare l'ipotesi del concorso vds. oltre a Cass. Sez. 3A 9842/08 cit. anche Cass. Sez. 1^ 11.10.2000 n. 12089, Moffa ed altri, Rv. 217347 ma laddove a tali dati o anche uno solo di essi si aggiungano comportamenti non equivoci quali il supporto logistico o il porre l'altro soggetto nelle condizioni di operare con maggiore sicurezza, preservandolo da rischi anche di incolumità individuale, è da escludere che possa parlarsi di mera connivenza non punibile la cooperazione del soggetto c.d. inerte si traduce, infatti, in un vero e proprio rafforzamento del proposito dell'autore materiale del reato anche sotto forma di mera agevolazione della sua opera, nel senso che, senza di essa, il reato sarebbe stato comunque commesso anche se con maggiori difficoltà o rischi di non riuscita, di guisa che l'aiuto prestato si traduce in una forma concreta di rafforzamento dell'altrui condotta criminosa v. in termini generali, per il concetto di rafforzamento e agevolazione Cass. Sez. 4^ 22.5.2007 n. 24895, P.M. in proc. Di Chiara, Rv. 236853 . 5.4 Alla luce dei principi sopra enunciati si osserva che il giudice distrettuale ha correttamente applicato tali regole interpretative in quanto - riprendendo quanto già osservato sul punto dal GUP vds. pag. 6 della sentenza in merito alle ammissioni del C. alla sua consapevolezza sulle finalità del viaggio della B. a Padova per acquistare lo stupefacente da spacciare ed alla sua assistenza all'operazione di acquisto - ha analizzato in modo ancor più dettagliato il ruolo dell'odierno ricorrente. 5.5 Lungi dal limitarsi a parlare in termini generali - così come sostenuto dalla difesa - di assistenza , aiuto e supporto , la Corte territoriale ha spiegato in termini concreti, e traendo spunto dai numerosi dati presenti nel processo, le modalità dell'assistenza o aiuto o supporto che dir si voglia ricordando 1 che il C. , prestandosi ad accompagnare la propria convivente nel suo viaggio a Padova per acquistare la droga, aveva assicurato, con la sua presenza sia a bordo, sia al momento dell'acquisto, la necessaria sicurezza alla donna, preservandola dai rischi insiti in un'operazione in sé altamente pericolosa 2 che lo stesso C. aveva un preciso interesse proprio all'operazione, in termini di ritorno economico considerato che una parte della somma per l'acquisto dell'eroina l'aveva messa lo stesso C. vds. pag. 7 della sentenza impugnata 3 che egli era a conoscenza oltre che dell'operazione programmata dalla B. dei rapporti intercorrenti tra la propria convivente ed il suo fornitore operante a Padova, rapporti tutt'altro che episodici, ma durevoli nel tempo. 5.6 Il diniego della circostanza attenuante della minima partecipazione correttamente la Corte ha escluso che l'aiuto prestato dal C. fosse di minima importanza evidenziando, in modo esente da vizi logici di sorta, non solo il ruolo generale di supporto ma altri dati che rendevano il suo apporto causale addirittura decisivo per il buon esito dell'operazione illecita perché possa concretizzarsi l'attenuante de qua è necessario che il contributo offerto si sia tradotto nell'assunzione di un ruolo di rilevanza assolutamente marginale, cioè di efficacia causale così limitata rispetto all'evento da risultare accessorio nel generale quadro del percorso criminoso di realizzazione del reato Cass. Sez. 6^ 24.11.2011 n. 24571, Piccolo ed altro, Rv. 253091 . 5.7 Il diniego della circostanza attenuante della lieve entità del fatto ripetutamente e da tempo, questa Corte ha affermato che l'attenuante in esame trova applicazione solo in casi di trascurabile offensività, avuto riguardo sia all'oggetto materiale del reato, sia alle caratteristiche quanti-qualitative della sostanza, sia alla condotta, con specifico riguardo ai mezzi, modalità e circostanze nelle quale essa è stata posta in essere, dovendosi pertanto escludere l'attenuante di cui sopra in presenza del vaglio negativo anche di uno solo dei dati di riferimento legale indicati nel comma 5 dell'art. 73 che rende superflua qualsiasi altra considerazione ai fini del complessivo giudizio di concedibilità Cass. Sez. Un. 24.6.2010 n. 35737, P.G. in proc. e. Rico, Rv. 247911 Cass. Sez. 6^ 14.4.2008 n. 27052, Rinaldo, Rv. 240981 Cass. Sez. 6^ 15.6.1998 n. 8857, Canepi, Rv. 212005 . 5.8 Ai detti principi si è uniformata la Corte territoriale in quanto ha tenuto conto sia dello stabile e sistematico inserimento del C. nel mondo degli spacciatori e detentore di stupefacente, sia della più grave imputazione di cui al capo z che fa da sfondo alla vicenda della cessione al BE. Luigino di quattro dosi di eroina per complessivi 5 grammi, in altrettante distinte occasioni. Correttamente, infatti, la condotta del C. è stata valutata nel suo complesso, di guisa che quelle cessioni non sono state considerate il frutto di occasionali contatti con un singolo tossicodipendente, ma inquadrate in uno dei tanti episodi di spaccio che avevano quale comune denominatore e sfondo il possesso di un quantitativo di eroina ben più consistente e dunque una disponibilità a ciclo continuo di droga da consegnare a chi ne avesse avuto bisogno al momento si tratta, secondo il corretto giudizio della Corte territoriale, di circostanze negative sintomatiche di una decisa professionalità nell'attività di detenzione finalizzata allo spaccio. 5.9 La determinazione della pena finale la censura è fondata per le ragioni di seguito specificate. Nel riformare la pena originaria in termini, per vero, pressoché irrisori e senza alcuna specifica ragione se non un riferimento genericissimo all'equità vds. pag. 9 della sentenza impugnata , la Corte ha operato, in modo tanto contraddittorio, quanto illogico, un aumento di pena per la ritenuta continuazione tra il reato sub z ed i singoli episodi di cessione di cui al capo z bis , sproporzionato per eccesso in assoluto, ma anche rispetto alla similare - se non più grave - posizione della concorrente B. . 5.10 A prescindere dal rilievo che la Corte distrettuale non ha specificato né la pena-base, né i singoli aumenti per la continuazione, in ciò richiamando per linee generali la sentenza del GUP che invece aveva calcolato sia la pena-base, in termini pressoché coincidenti con il minimo edittale, sia i singoli aumenti per i quattro episodi di cessione ritenuti avvinti dalla continuazione pervenendo solo al risultato finale di una riduzione, rispetto alla pena inflitta dal GUP, di un mese e dieci giorni, lasciando invariata la multa, in ogni caso il risultato finale è evidente frutto di un calcolo incongruo rispetto alle ragioni di equità enunciate dalla Corte di merito. Peraltro appare evidente la sproporzione dei singoli aumenti per la continuazione rispetto alla pena-base che, non essendo stata indicata dalla Corte deve ritenersi essere identica a quella calcolata dal GUP. La sproporzione tra gli aumenti di pena e la pena-base acquista poi maggior rilevanza se rapportata la gravità del reato-base rispetto ad episodi che, seppur immeritevoli per la ragioni anzidette della attenuante di cui al comma 5 dell'art. 73, sono comunque assai meno significativi e tali da non giustificare un aumento di pena, per ciascuno di essi, pari a quasi sette mesi. 5.11 Ma vi è di più rispetto agli aumenti di pena applicati per la ricorrente B. , la cui posizione - con riferimento al reato sub z bis - è certamente più grave non foss'altro perché oltre alle cessioni al BE. , sono stati compresi altri episodi di cessione al N. ed alla BU. per quantitativi oltretutto ancora più consistenti rispetto al BE. , gli aumenti applicati al C. risultano disomogenei in modo irragionevole. Ne consegue l'annullamento in parte qua della sentenza con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Trieste che dovrà ri quantificare la pena tenendo conto delle superiori osservazioni svolte da questa Corte. Nel resto il ricorso del C. va rigettato. 6. Al rigetto dei ricorsi del T. e della B. segue la condanna di ciascuno di essi al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Trieste, altra Sezione, nei confronti di C.R. , limitatamente alla quantificazione della pena, con rigetto, nel resto, del ricorso. Rigetta i ricorsi di T.L. e B.G. che condanna al pagamento delle spese processuali.