Il ragazzo non è solo «vivace», ma può reiterare gravi reati: giusto collocarlo in comunità

I giudici di merito hanno correttamente ravvisato il pericolo di reiterazione della condotta, desumendolo non solo dal pessimo curriculum scolastico del minore indagato, ma anche dall’oggettiva gravità dei fatti commessi, caratterizzati dall’uso reiterato di atti aggressivi e di minaccia.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5686/13, depositata il 5 febbraio. Il caso. La richiesta di riesame dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in comunità emessa nei confronti di un minore viene rigettata. Il ragazzo è accusato di aver compiuto nei confronti di un coetaneo ed ex compagno di scuola una serie di minacce e violenze, quali pestaggi, sottrazione del cellulare e costrizione a bere un liquido contenente sostanze stupefacenti. L’indagato, tramite il suo difensore, propone allora ricorso per cassazione, lamentando anzitutto la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in particolare, sarebbero state sopravvalutate le accuse della vittima, mentre sarebbero state trascurate le dichiarazioni degli insegnanti dell’istituto scolastico frequentato dall’offeso. Inammissibile la rilettura di elementi di fatto. Tale doglianza, a giudizio degli Ermellini, costituisce però una censura di merito improponibile in sede di legittimità, in quanto prospetta essenzialmente una rilettura in fatto degli elementi indiziari già valutati analiticamente dal Tribunale del riesame. La motivazione del provvedimento che dispone una misura coercitiva, infatti, è censurabile solo quando sia priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità, al punto da risultare apparente o assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito o a tal punto carente dei necessari passaggi logici da far risultare incomprensibili le ragioni che giustificano l’applicazione della misura. Nel caso di specie, invece, il provvedimento evidenzia puntualmente tutti gli elementi che consentono di ritenere attendibili le dichiarazioni accusatorie dell’offeso. Solo un ragazzo vivace? Con una seconda censura, il ricorrente lamenta il difetto di motivazione in ordine all’applicazione della misura cautelare in oggetto la vivacità in ambito scolastico sarebbe stata erroneamente interpretata come proclività a delinquere. Secondo la S.C. il motivo è manifestamente infondato, in quanto i giudici di merito hanno correttamente ravvisato il pericolo di reiterazione della condotta criminosa, desumendolo non solo dal pessimo curriculum scolastico, ma anche dall’oggettiva gravità della condotta, caratterizzata dall’uso reiterato di atti aggressivi e di minaccia l’incensuratezza dell’indagato non dimostra, infatti, l’assenza di pericolosità e una misura meno afflittiva non sarebbe idonea, nel caso di specie, a impedire la commissione di fatti analoghi. Per questi motivi la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 16 novembre 2012 5 febbraio 2013, n. 5686 Presidente Esposito Relatore Cammino Osserva Con ordinanza in data 20 aprile 2012 il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ha rigettato la richiesta di riesame proposta nell'interesse del minore N.A. - sottoposto ad indagini in ordine al reato di cui all'articolo bis c.p., c.d. stalking, capo A nonché ai reati di rapina e tentata rapina in relazione ai fatti qualificati nell'ordinanza cautelare come furto e tentata estorsione, violenza privata e lesioni personali, estorsione e percosse ai danni del coetaneo ed ex compagno di scuola B.A. - avverso l'ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in comunità emessa dal giudice per le indagini preliminari in data 10 marzo 2012. La persona offesa B. aveva denunciato, dopo essere fuggito da Siderno ed essere stato ritrovato alla stazione Tiburtina di Roma, che il 2 novembre 2011, nel corso di un viaggio in treno, aveva subito una serie di minacce e violenze, interrotte solo per l'intervento di un controllore, da parte del N. e di un altro ex compagno di scuola, C.A. , e che, nei giorni successivi, due sconosciuti, inviati dal N. , in due diverse occasioni gli avevano intimato di cambiare scuola. Il denunciante aveva aggiunto, e le sue dichiarazioni erano state confermate da N.L. presente al fatto, che in quei giorni il N. e il C. lo avevano picchiato ed avevano tentato di gettarlo dal terzo piano di uno stabile in costruzione per farsi consegnare la somma di 200,00 Euro e si erano poi impossessati del suo cellulare che l' omissis i due, dopo avergli sottratto il telefono cellulare lo avevano costretto a bere un liquido contenente sostanze di natura stupefacente per restituirgli l'apparecchio dopo averne prelevato la scheda SIM e, infine, che il omissis il N. lo aveva atteso all'uscita da scuola e con fare minaccioso si era impossessato del suo telefono cellulare, poi restituito, e della somma di venti Euro che teneva nel portafogli. Avverso la predetta ordinanza l'indagato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione. Con il ricorso si deduce 1 il difetto di motivazione in ordine ai rilievi difensivi e, comunque, la contraddittorietà e illogicità manifesta della motivazione relativamente alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, in quanto sarebbero state trascurate le dichiarazioni rese dalle insegnanti e dal dirigente scolastico dell'istituto scolastico frequentato dalla persona offesa e dagli indagati insegnanti e dirigente scolastico avevano escluso gli atti di bullismo di cui il N. era stato accusato e, inoltre, sarebbero state sopravvalutate le accuse della vittima, appena quattordicenne, e di suo padre denunciato, a sua volta, dal figlio attraverso segnalazioni telefoniche al Telefono azzurro l'episodio del treno, inoltre, non aveva trovato riscontro nelle indagini di polizia giudiziaria poiché il capotreno aveva escluso che nel corso del viaggio si fossero verificate anomalie anche in relazione all'episodio del furto del telefono cellulare e del tentativo di estorsione dei primi giorni del novembre 2011 sarebbero state trascurate le dichiarazioni degli altri giovani presenti, i quali avevano smentito la richiesta di denaro da parte dell'indagato e descritto l'accaduto come un mero litigio seguito ad intemperanze verbali della persona offesa quanto all'ulteriore episodio di violenza privata e lesioni personali non si sarebbe tenuto conto delle dichiarazioni rese da altri giovani nell'ambito delle indagini difensive da cui poteva desumersi che l'indagato al momento del fatto denunciato non si trovasse in Siderno anche l'episodio di estorsione e percosse denunciato dal quattordicenne, sulla cui situazione di disagio familiare non erano stati svolti approfondimenti, era rimasto privo di riscontri. 2 la violazione di legge e il difetto di motivazione sull'adeguatezza della misura cautelare del collocamento in comunità del minore, la cui vivacità in ambito scolastico sarebbe stata erroneamente interpretata come proclività a delinquere . Il ricorso è inammissibile. Con il primo motivo si tende a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti attinenti alla ricostruzione del fatto e all'apprezzamento del materiale indiziario rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito. Infatti il ricorrente formula censure di merito improponibili in sede di legittimità, prospettando sostanzialmente una rilettura in fatto degli elementi indiziari già presi in considerazione e analiticamente valutati nella loro complessiva gravità dal tribunale del riesame, che ha adeguatamente giustificato le conclusioni circa la sussistenza della gravità indiziaria in ordine ai reati ritenuti dal giudice per le indagini preliminari attraverso una puntuale valutazione delle emergenze investigative e una motivazione coerente e lineare, conforme ai principi di diritto che governano le risultanze probatorie ed esente da contraddizioni e manifeste illogicità Cass. Sez. Un. 22 marzo 2000 n. 11, Audino sez. IV 3 maggio 2007 numero , Terranova sez. V 8 ottobre 2008 numero , Pagliaro sez. VI 8 marzo 2012 n. 11194, Lupo . Va ribadito, infatti, che il controllo di legittimità sulla motivazione delle ordinanze di riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è diretto a verificare, da un lato, la congruenza e la coordinazione logica dell'apparato argomentativo che collega gli indizi di colpevolezza al giudizio di probabile colpevolezza dell'indagato e, dall'altro lato, la valenza sintomatica degli indizi senza coinvolgere il giudizio ricostruttivo del fatto e gli apprezzamenti del giudice di merito circa l'attendibilità delle fonti e la rilevanza e la concludenza dei risultati del materiale probatorio, quando la motivazione sia adeguata, coerente ed esente da errori logici e giuridici. Cass. Sez. Un. 30 aprile 1997 n. 6402, 4 Dessimone sez. I 20 marzo 1998 n. 1700, Barbaro . In sede di ricorso proposto ai sensi dell'art. 311 co. 2 c.p.p. la motivazione del provvedimento che dispone una misura coercitiva è, pertanto, censurabile solo quando sia priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità al punto da risultare meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito o talmente priva di coordinazione e carente dei necessari passaggi logici da far risultare incomprensibili le ragioni che hanno giustificato l'applicazione della misura Cass. sez. I 7 dicembre 1999 n. 6972, Alberti . Nell'ordinanza impugnata, invece, dopo un ampio e legittimo richiamo per relationem alla motivazione del provvedimento impugnato vengono puntualmente posti in evidenza - attraverso un'organica e consequenziale ricostruzione degli indizi emersi dal contenuto della denuncia e dall'esito delle indagini di polizia giudiziaria i plurimi e convergenti elementi che consentivano di ritenere attendibili le dichiarazioni accusatorie della persona offesa, confidatosi prima della denuncia con il padre. In particolare il Tribunale per il riesame ha puntualmente precisato, circa l'episodio avvenuto in treno, che la persona offesa aveva riferito dell'intervento di un controllore e non del capotreno, il quale ben poteva essere rimasto all'oscuro del fatto che la persona offesa B. non aveva inteso denunciare nell'immediatezza che dalle informazioni rese dagli insegnanti e dalla documentazione relativa alle sanzioni disciplinari riportate in ambito scolastico risultava che il N. costituiva un elemento di disturbo per le lezioni e per i compagni che la presenza in Locri del N. la mattina dell' OMISSIS non era cronologicamente incompatibile con la versione del B. circa la rapina subita quel giorno nella vicina Siderno che all'episodio avvenuto nello stabile disabitato era presente Na.La. , il quale aveva confermato sul punto la denuncia del B. . Il secondo motivo è manifestamente infondato. Il Tribunale del riesame ha correttamente ravvisato il pericolo concreto di reiterazione della condotta criminosa desumendolo non solo dalla personalità dell'imputato con riferimento alla commissione di molestie ed aggressioni ingiustificate e al pessimo curriculum scolastico, quindi ad un comportamento negativo rispetto al quale nessuna azione frenante aveva avuto il nucleo familiare , ma anche dall'oggettiva gravità della condotta, caratterizzata dall'uso reiterato di atti aggressivi e di minaccia commessi unitamente ad altri soggetti anch'essi giovanissimi. In tal modo il giudice di merito ha operato una valutazione che, in modo globale, ha preso in considerazione entrambi i criteri direttivi specifiche modalità e circostanze del fatto, personalità della persona sottoposta ad indagini desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali indicati dall'art. 274 lett. c c.p.p. Cass. sez. V 17 aprile 2009 numero , Fiori sez. IV 1 aprile 2004 n. 37566, Albanese e, per i minorenni, dalla lettera c dell'art. 23 del D.P.R. numero del 1988. Lo stato di incensuratezza non dimostra, infatti automaticamente l'assenza di pericolosità, potendo questa essere desunta, come espressamente previsto dall'art. 274 lett. c c.p.p., dai comportamenti e dagli atti concreti dell'agente quale specifico elemento significativo per valutare la personalità dell'agente Cass. sez. VI 2 ottobre 1998 numero , Mocci sez. VI 21 novembre 2001 numero , Russo sez. III 13 novembre 2003 n. 48502, Plasencia sez. IV 6 novembre 2003 n. 12150, Barbieri sez. V 5 novembre 2004 numero , Esposito sez. III 18 marzo 2004 n. 19045, Ristia sez. IV 19 gennaio 2005 n. 11179, Mirando sez. IV 3 luglio 2007 numero , Cavallari . Né ha mancato il giudice di merito, sulla base delle articolate argomentazioni sopra indicate, di valutare l'adeguatezza della misura, osservando che una misura meno afflittiva non sarebbe stata idonea ad impedire la commissione di fatti analoghi a quelli che lo avevano visto protagonista anche in relazione a episodi ai quali risultava estraneo il coindagato C. . La dichiarazione di inammissibilità del ricorso proposto dall'imputato minorenne, anche se nel frattempo divenuto maggiorenne, non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende Cass. Sez. Un. 31 maggio 2000 n. 15, Radulovic sez. 126 novembre 2008 n. 48166, Patti . P.Q.M. dichiara inammissibile il ricorso. Manda alla cancelleria per l'annotazione di cui all'art. 52 co. 3 D. Lgs. n. 196/2003, a tutela dell'imputato all'epoca minorenne.