Sanzioni amministrative senza limiti temporali

Componendo un contrasto giurisprudenziale, le Sezioni unite hanno affermato che il termine di trenta giorni per la conclusione del procedimento non è applicabile all'irrogazione delle multe , anche quelle stradali

Sanzioni amministrative senza ostacoli temporali. Alle misure sanzionatorie non va applicata la scadenza prevista dalla legge generale sul procedimento amministrativo 241/90 , per le stesse resta valida la disciplina introdotta con la legge 689/81. Lo hanno chiarito le Sezioni unite civili della Cassazione che, intervenendo a composizione di un contrasto giurisprudenziale, hanno affermando che non è applicabile ai procedimenti di irrogazione di sanzioni amministrative, anche in materia di circolazione stradale, il termine di trenta giorni per la conclusione del procedimento previsto dall'articolo 2 della legge 241/90. Pertanto, l'emissione del provvedimento sanzionatorio oltre i trenta giorni non ne determina automaticamente l'invalidità. Con la sentenza 9591/06 - depositata il 27 aprile scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - il massimo Consesso di piazza Cavour ha, infatti, aderito a quell'orientamento maggioritario di legittimità che ha ritenuto inconciliabile la norma sul limite temporale con la disciplina delle sanzioni amministrative contenuta nella legge 689/81. Pur tenendo presente l'universalità della legge del 1990 - che per la prima volta ha disciplinato in modo uniforme i procedimenti amministrativi - a fare da bussola alla Suprema corte, per la soluzione del contrasto, è stato il principio di specialità. Per quest'ultimo, che prescinde dalla successione cronologica delle norme, quelle posteriori non comportano la caducazione delle precedenti, che disciplinano diversamente la stessa materia in un campo particolare. E appunto in questo rapporto - dice la Cassazione - si pongono la legge 241/90 e la legge 689/81, riguardanti l'una i procedimenti amministrativi in genere, l'altra in ispecie quelli finalizzati all'irrogazione delle sanzioni amministrative, caratterizzati da questa loro funzione del tutto peculiare, che richiede una distinta disciplina . Resta ovviamente ferma la necessità che la richiesta di sanzione venga fatta valere entro il termine di prescrizione di cinque anni dalla violazione. Come pure, concludono gli ermellini , per le violazioni in materia di circolazione stradale la validità dell'ordinanza ingiunzione è subordinata al rispetto dei termini perentori stabiliti per la sua emissione dalla legge 214/03.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 16 marzo-27 aprile 2006, n. 9591 Presidente Carbone - Relatore Luccicante Svolgimento del processo Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Ascoli Piceno in funzione di giudice del lavoro - adito da Alessandro Giacomozzi e dalla Sas Chalet La Siesta di Giacomozzi Alessandro & C., in opposizione all'ordinanza ingiunzione del 28 dicembre 1999, con cui la locale Direzione provinciale del lavoro aveva irrogato loro una sanzione pecuniaria, per la violazione di norme in materia di tutela del lavoro dipendente - ha accolto il ricorso, rilevando che il provvedimento era stato emesso, in violazione dell'articolo 2 - comma 3 della legge 241/90, a distanza di oltre trenta giorni dalla presentazione alla autorità amministrativa di scritti difensivi relativi alle infrazioni contestate difese del 20/01/1999, audizione del 29/6/1999 . La Direzione provinciale del lavoro di Ascoli Piceno ha proposto ricorso per cassazione, in base a un motivo, poi illustrato anche con memoria. Alessandro Giacomozzi e la Sas Chalet La Siesta di Giacomozzi Alessandro & C. non hanno svolto attività difensive nel giudizio di legittimità. Motivi della decisione Con il motivo addotto a sostegno del ricorso la Direzione provinciale del lavoro di Ascoli Piceno lamenta che erroneamente il giudice a quo ha ritenuto che il termine stabilito dall'articolo 2 - comma 3 legge 241/90, per la conclusione dei procedimenti amministrativi, si applichi anche all'emissione delle ordinanze ingiunzioni irrogative di sanzioni amministrative, e che comunque il suo mancato rispetto comporti l'invalidità del provvedimento. In materia, nella giurisprudenza di legittimità, si è verificato un contrasto, per la cui composizione la causa è stata assegnata alle sezioni unite. In grande prevalenza questa Corte si è orientata nel senso propugnato dalla ricorrente, sulla scorta soprattutto di dati di natura testuale, rivelatori dell'inconciliabilità della norma di cui si tratta con la disciplina delle sanzioni amministrative, contenuta nella legge 689/81 v., tra le più recenti, Cassazione 6014/03, 9357/03, 9680/03, 10920/03, 17779/03, 19617/03, 874/04, 21961/02, 6337, 6762/04, 6769/04, 21406/04, 24053/04, 17386/05. Con alcune altre pronunce è stata però adottata la soluzione opposta, in considerazione del carattere generale della legge 241/90, che si riferisce indistintamente a tutti i procedimenti amministrativi v. Cassazione 5936/99, 4042/01, 11390/01, 11434/03, 4616/04. Ritiene il collegio che debba essere seguito l'indirizzo giurisprudenziale maggioritario. Non impedisce di pervenire a questa conclusione la universalità della legge citata, che per la prima volta ha regolamentato in maniera uniforme i procedimenti amministrativi. Per il principio di specialità, che prescinde dalla successione cronologica delle norme, quelle posteriori non comportano la caducazione delle precedenti, che disciplinano diversamente la stessa materia in un campo particolare. E appunto in questo rapporto si pongono la legge 241/90 e la legge 689/81, riguardanti l'una i procedimenti amministrativi in genere, l'altra in ispecie quelli finalizzati all'irrogazione delle sanzioni amministrative, caratterizzati da questa loro funzione del tutto peculiare, che richiede una distinta disciplina. D'altra parte, le disposizioni della legge 689/81 costituiscono un sistema organico e compiuto, nel quale non occorrono inserimenti dall'esterno necessità che infatti è stata costantemente esclusa, con riferimento ad altre norme della legge generale sul procedimento amministrativo, come quelle relative alla partecipazione dell'interessato v., tra le altre, Cassazione 18114/03 e al diritto di accesso ai documenti v., per tutte. Cassazione 27681/05 . Tin tale innesto non è comunque praticabile, in particolare, relativamente all'articolo 2 - comma 3 legge 241/90, che stabilisce il termine entro il quale il procedimento amministrativo deve essere concluso, ove non ne sia fissato uno diverso per legge o regolamento. Sia quello di novanta giorni, ora previsto dalla norma come modificata da ultimo dall'articolo 36bis Dl 35/2005, convertito con legge 80/2005, sia quello di trenta giorni, indicato nel testo originario, applicabile nella specie ratione temporis, sono incompatibili con le disposizioni della legge 689/81, che delineano un procedimento di carattere sostanzialmente contenzioso, scandito in fasi i cui tempi sono regolati, nell'interesse dell'incolpato, in modo da non consentire il rispetto di termini tanto brevi da parte dell'amministrazione la contestazione, se non è stata effettuata immediatamente, può avvenire fino a novanta giorni dall'accertamento per i residenti in Italia e fino a trecentosessanta per i residenti all'estero articolo 14 se ne viene fatta richiesta entro ulteriori quindici giorni, deve poi provvedersi alla revisione delle analisi eventualmente compiute articolo 15 nei successivi sessanta giorni è ammesso il pagamento in misura ridotta articolo 16 se questo non avviene, viene trasmesso il rapporto all'autorità competente articolo 17 ad essa gli interessati possono far pervenire scritti difensivi e documenti, nonché prospettare argomenti, dei quali si deve tenere conto nel provvedere articolo 18 . Né l'ostacolo può essere superato, come si é opinato con la sentenza impugnata, applicando il termine in questione alle singole fasi in cui il procedimento è articolato, o comunque a quella conclusiva. In tal modo verrebbe operata 21961/02 un'arbitraria manipolazione della norma, la quale considera unitariamente il procedimento amministrativo e dispone che il termine per la sua conclusione decorre non dall'esaurimento di ognuno dei vari segmenti che eventualmente lo compongono, bensì dall'inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte . Peraltro. nell'ambito in cui la disposizione è operante, l'inosservanza del termine da essa stabilito, secondo la prevalente giurisprudenza amministrativa v. CdS, Sezione quinta, 621/99, 4844/00, Sezione sesta, 2533/03, Sezione quarta, 3741/04 contra CdS, Sezione sesta, 1869/97 , non è causa di invalidità del provvedimento che sia stato emesso tardivamente, poiché anche dopo la scadenza non viene meno il potere e dovere del 1 amministrazione di attivarsi comunque, per il soddisfacimento degli interessi pubblici affidati alla sua cura. Resta naturalmente salva la necessità che la pretesa sanzionatoria venga fatta valere entro il termine di prescrizione di cinque anni dalla commissione della violazione, stabilito dall'articolo 28 legge 689/81 termine che non ha tuttavia natura procedimentale, ma sostanziale, poiché il suo inutile decorso comporta l'estinzione del diritto alla riscossione. Rimane altresì fermo che invece, per le violazioni di norme sulla circolazione stradale, la validità dell'ordinanza ingiunzione è subordinata al rispetto dei termini stabiliti per la sua emissione dall'articolo 204 - comma 1 D.Lgs 285/92 termini che il successivo comma 1bis, introdotto dall'articolo 4 Dl 151/03, convertito con legge 214/03, definisce espressamente come perentori , disponendo altresì che il ricorso al prefetto, in mancanza della tempestiva adozione del provvedimento sanzionatorio, deve intendersi accolto. In questo senso si è costantemente pronunciata questa Corte v., tra le più recenti, Cassazione 5813/05 anche con riferimento al testo originario della norma, in considerazione della natura a sua volta speciale che la caratterizza, rispetto a quelle dettate dalla legge 689/81 per il generale ambito delle sanzioni amministrative. Il ricorso deve essere pertanto accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata. La causa, poiché gli attori avevano fatto valere anche altre ragioni di opposizione, che il Tribunale di Ascoli Piceno ha considerato assorbite, non può essere decisa nel merito in questa sede, sicché va rinviata ad altro giudice, che si designa nel Tribunale di Macerata, cui viene anche rimessa la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità. Il giudice di rinvio, nel riesaminare la questione decisa dal Tribunale di Ascoli Piceno, si uniformer al seguente principio di diritto Il termine stabilito dall'articolo 2 - comma 3 legge 241/90, non è applicabile nei procedimenti di irrogazione di sanzioni amministrative . PQM La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata rinvia la causa al Tribunale di Macerata, cui rimette anche la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.