Violenza sessuale: se la minore di 16 anni è consenziente e sceglie anche il tipo di rapporto è più difficile negare le attenuanti

Annullata con rinvio una sentenza della Corte d'appello di Cagliari che ha condannato un uomo che ha abusato della figlia della convivente. Cosa dice la Cassazione e le sciocchezze che trovate oggi sulla stampa di informazione ripetute dai commentatori

Chi compie atti sessuali con un minorenne che ha però più di 14 anni e meno di 16, commette reato - naturalmente - ma se il in questo caso la minorenne è consenziente si deve applicare l'attenuante prevista dal codice penale. Questa, in sintesi, la banale sentenza della Corte di cassazione sezione terza, n. 6329, depositata il 17 febbraio e qui leggibile nei correlati che invece grazie all'ignoranza, alla superficialità, all'incapacità della stampa italiana di leggere gli atti giudiziari anche quando a scrivere sono presunti cronisti di giudiziaria, rischia di diventare un nuovo caso nazionale. E magari l'ingegnere-Guardasigilli manderà pure gli ispettori in Cassazione, come è solito fare dopo aver letto qualunque giornale. Preferibilmente La Padania. La sentenza, che Diritto e Giustizia ha deciso di pubblicare non perché contenga particolari e interessanti principi di diritto, ma per consentire ai lettori - i nostri 25 lettori - di comprendere la portata delle clamorose sciocchezze scritte e raccontate altrove, riguarda una vicenda in ogni caso riprovevole. Come la stessa Cassazione non manca di sottolineare. Un uomo, chiede alla figlia della sua convivente di avere un rapporto sessuale. La ragazza, 14 anni compiuti - e non tredicenne, o quasi quattordicenne come scrivono alcune agenzie di stampa - accetta ma decide per un rapporto orale e ne spiega anche il motivo l'uomo è tossicodipendente e lei teme che con altri tipi di rapporti possa contrarre patologie. Dopo qualche tempo denuncia l'accaduto. L'articolo 609 quater, nel rinviare alla pena prevista da un precedente articolo il 609bis del codice penale distingue gli atti sessuali con minori che non hanno compiuto i 14 anni, da quelli con minori di anni 16 quando il colpevole sia persona cui il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo relazione di convivenza . Esattamente il caso di cui si occupa il processo. E poi aggiunge che nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi . Bene l'imputato, condannato come è ovvio e giusto che fosse, ha fatto ricorso lamentandosi perché la corte d'appello non gli ha riconosciuto quell'attenuante prevista nei casi di minore gravità . La Cassazione ha dunque esaminato i fatti sulla base dei processi di primo e secondo grado. Da questi fatti è emerso che, per dichiarazione della stessa ragazza parte lesa, oltre che di testimoni diversi, la ragazza aveva avuto rapporti sessuali con diversi uomini dall'età di 13 anni. E allora, dice la Cassazione, la motivazione della sentenza di condanna che non ha riconosciuto le attenuanti non va bene perché non tiene conto di questi fatti. Se una ragazza, per quanto minorenne ma, attenzione, con più di 14 anni decide di avere rapporti sessuali, e decide, nel caso specifico oggetto del processo, di avere un rapporto determinato orale al posto di un altro, vuol dire che per quanto certamente il reato si configuri nei confronti di questo signore se così possiamo chiamarlo tuttavia POTREBBERO essere riconosciute, perché lo prevede la legge, le attenuanti. E qui c'è il secondo frutto dell'ignoranza strillata della pseudo-informazione la Cassazione non ha neppure detto che DEVONO essere riconosciute le attenuanti ma solo che la motivazione della condanna così com'è non va bene per negarle, quelle attenuanti. E infatti annulla con rinvio la sentenza affinché la corte d'appello valuti se il diniego dell'attenuante possa essere deciso con il supporto di una motivazione diversa . In pratica date pure il massimo delle aggravanti a questo ignobile imputato, ma motivatele meglio. E' solo in questo contesto di motivazioni che la Cassazione aggiunge che se la vittima ha già avuto rapporti sessuali, è lecito ritenere che già al momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità dal punto di vista sessuale fosse più sviluppata di quanto ci si può aspettare da una ragazza della sua età Questa è la sentenza, nè più, nè meno. Non è vero, come hanno strillato i giulivi giullari dell'informazione da bar sport, che la Cassazione ha detto che la violenza sessuale è meno grave se la ragazza ha già avuto rapporti con altri uomini . Ha detto invece, tra le righe fate attenzione, per evitare di dover dare le attenuanti in casi in cui c'è il consenso della vittima che per giunta ha una personalità sessuale già sviluppata, studiate meglio la motivazione. Ora, sarebbe il caso, una volta per tutte, di mettersi d'accordo quando i giudici applicano la legge c'è qualcuno che protesta, quando la interpretano per renderla più aderente ai fatti così come vengono raccontati e dimostrati nei processi, c'è sempre qualcuno che protesta. Ciò che è più grave è che spesso a protestare sono sempre gli stessi, o sempre le stesse categorie, in tutti e due i casi. Questo non va bene. Non è logico. E' anzi chiaramente frutto di malafede o, nel migliore dei casi, di ignoranza crassa crassa, lo diciamo a beneficio della maggioranza di giornalisti e commentatori che si dilettano a parlare e scrivere di giustizia come se stessero commentando la partita di calcetto al dopolavoro, non è un errore di stampa per grassa . Alla prossima. robor

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 20 gennaio-17 febbraio 2006, n. 6329 Presidente Papadia - estensore Mancini Ricorrente T. Svolgimento del processo Con sentenza del 25 novembre 2003 la Corte d'appello di Cagliari decidendo sulla impugnazione proposta da T. M. avverso la sentenza in data 30 novembre 2001 del tribunale della stessa città - che lo aveva condannato alla pena di anni tre e mesi quattro di reclusione per il delitto di violenza sessuale ed a quella di mesi due di reclusione per i reati di percosse e minacce - dichiarava di non doversi procedere per intervenuta remissione della querela in ordine al reato di percosse e rideterminava la pena per i reati sub b e c nella misura di gg 15 di reclusione, confermando nel resto con condanna dell'appellante anche alle spese di costituzione e rappresentanza della costituita parte civile. Con il primo motivo di appello l'imputato aveva negato il pregresso rapporto di convivenza con la ragazza, XXX, vittima della violenza. La Corte di merito replicava che le risultanze testimoniali dimostravano il contrario ed altrettanto risultava in definitiva dalle stesse dichiarazioni dell'imputato che aveva parlato di una volontà calunniosa della parte lesa originata dai suoi rimproveri per lo scarso impegno scolastico. Con altro motivo erano state evidenziate le inesattezze in cui era caduta la ragazza. La Corte osservava che erano inesattezze di carattere marginale e che doveva escludersi il dolo di calunnia nel suo racconto anche perché non aveva avuto difficoltà a riferire dei suoi incontri precedenti con uomini giovani e meno giovani. Con un'ulteriore motivo aveva sottolineato che la parte lesa aveva falsamente negato di avere parlato dei suoi rapporti con l'imputato ed altresì che la denuncia era chiaramente finalizzata a liberarsi dello stesso. La replica era che i testimoni avevano confermato il racconto della parte lesa e che per sbarazzarsi del Tendas sarebbe stato sufficiente denunciare i maltrattamenti ai quali sottoponeva la famiglia. La gravità del fatto escludeva infine ad avviso della Corte che il fatto stesso potesse configurarsi come fatto di minore gravità. L'imputato propone personalmente ricorso per cassazione denunziando con un unico motivo mancanza ed illogicità manifesta della motivazione laddove la sentenza impugnata ha negato la minore gravità di cui all'articolo 609 quater comma 3. Rappresenta infatti che si è trattato di un unico rapporto, pacificamente acconsentito dalla ragazza che si era rifiutata ad un rapporto completo ma aveva optato senza difficoltà per un coito orale e che infine fin dall'età di 13 anni la stessa aveva avuto rapporti con giovani ed adulti. Motivi della decisione L'unico motivo di ricorso merita di essere accolto. La diminuente della minore gravità del fatto di cui all'articolo 609 quater comma 3 Cp è stata negata dalla Corte territoriale con riferimento alle modalità innaturali del rapporto , ritenute tali da compromettere l'armonioso sviluppo della sfera sessuale della vittima . L'affermazione si pone in contrasto con quanto poco prima rilevato dalla stessa Corte allorché ha proceduto alla ricostruzione dell'unico episodio - quello riprodotto nel capo di imputazione - di abuso sessuale posto in essere dall'imputato ai danni della minore si era trattato di un rapporto pienamente assentito dalla stessa che ne aveva scelto le modalità. L'imputato infatti intendeva avere un rapporto completo ma la ragazza, consapevole che l'uomo aveva avuto problemi di tossicodipendenza, aveva optato per un, a suo avviso, meno rischioso rapporto orale. Ora è bensì vero che ciò non elimina la riprovevolezza della condotta dell'imputato che in realtà si è avvalso dello stato di soggezione in cui la giovane vittima si trovava nei suoi confronti per essere inserita nello stesso nucleo familiare da lui costituito con la di lei madre convivente. Ma tale relazione interpersonale fa parte dell'elemento oggettivo della fattispecie delittuosa tipica di cui si tratta punita con la reclusione da 5 a 10 anni di reclusione senza la quale quest'ultima non si sarebbe integrata in quanto pacificamente all'epoca del fatto la ragazza aveva compiuto 14 anni e come si è visto la stessa aveva prestato il proprio consenso al rapporto sessuale. In questo contesto non sembra possa convenirsi con l'impugnata sentenza laddove afferma la gravità dell'episodio deducendola dalle modalità innaturali del rapporto in realtà, che in realtà furono scelte con avvedutezza della minore in quanto a suo dire idonee ad evitare i rischi che un diverso rapporto poteva comportare per la sua salute a causa della pregressa condizione di tossicodipendente dell'imputato. Ancora meno condivisibile è l'altra affermazione della stessa sentenza, relativa alle negative conseguenze indotte da questo rapporto sullo sviluppo sessuale della minore. L'affermazione è infatti del tutto apodittica in quanto trascura di considerare quanto nella stessa sentenza poco prima si è rilevato, e cioè che la ragazza già a partire dall'età di 13 anni aveva avuto numerosi rapporti sessuali con uomini di ogni età di guisa che è lecito ritenere che già al momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità dal punto di vista sessuale fosse molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età. Alla stregua delle considerazioni che precedono e tenendone il debito conto, la Corte territoriale ala quale gli atti devono essere restituiti dovrà valutare se il diniego della attenuante in parola possa essere deciso con il supporto di una motivazione diversa da quella testè censurata. PQM La Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata limitatamente al diniego della attenuante di cui all'articolo 609 quater comma 3 Cp e rinvia ad altra sezione della Corte d'appello di Cagliari.