Omessa comunicazione all’imputata del trasferimento di udienza: nessuna nullità insanabile

Lo spostamento dell’ubicazione degli uffici del Giudice di pace e l’omessa comunicazione all’imputata non invalida il giudizio, che è sanato dall’avviso affisso sulla porta di ingresso dei vecchi locali e la partecipazione all’udienza dell’avvocato.

La fattispecie. Una donna, condannata nel merito per i reati di ingiurie e minacce artt. 594 e 612 c.p. , presenta ricorso per cassazione lamentando di non aver ricevuto avviso alcuno in merito allo spostamento dell’ubicazione degli uffici del Giudice di pace, a nulla valendo l’affissione sulla porta di ingresso dei vecchi locali dell’avviso di avvenuto trasloco ed il nuovo indirizzo. Nullità assoluta? Infatti a parere della ricorrente il Giudice di pace avrebbe dovuto disporre il rinvio ad una nuova udienza con notifica del relativo avviso all’imputata art. 179, comma 1, c.p.p. , ovvero una nullità attinente all’intervento dell’imputata in giudizio art. 180 c.p.p. . L’avvocato ha partecipato alle udienze senza sollevare eccezioni in merito. Tuttavia, secondo la Corte di Cassazione, la nullità di ordine generale, relativa all’intervento dell’imputato cosiddetta a regime intermedio andava dedotta già all’udienza avanti al Giudice di pace e, in ogni caso - aggiunge la Cassazione - risulta sanata ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett b , c.p.p., in quanto, l’avvocato della ricorrente aveva partecipato al giudizio sino alla sua conclusione, senza eccepire la mancata conoscenza da parte dell’imputata della nuova sede dove si sarebbero celebrate le udienze, omettendo, quindi, di chiedere un rinvio della trattazione del processo per consentire la partecipazione dell’interessata. Inoltre, quest’ultima era stata messa in condizione di conoscere la nuova ubicazione degli uffici con l’affissione sulla porta di ingresso dei vecchi locali della comunicazione di avvenuto trasloco. Nullità a regime intermedio e non assoluta ed insanabile. In conclusione, con la sentenza n. 14691/2013 depositata il 28 marzo scorso, gli Ermellini hanno affermato che in tema di rinvio in prosecuzione del processo ad altra udienza, l’omesso formale avviso all’imputato, già presente, della celebrazione della successiva udienza in altro edificio diverso da quello in cui sino a quel momento di era celebrato il processo con la partecipazione dello stesso imputato, non è equiparabile all’omessa citazione e non integra la nullità assoluta ed insanabile art. 179, comma 1, c.p.p. , ma, eventualmente, solo la nullità a regime intermedio art. 178, comma 1, lett. c , c.p.p. , sanata dalla partecipazione del difensore di fiducia all’udienza, senza sollevare la relativa eccezione. Processo valido quindi e ricorrente condannata a pagare anche le spese del giudizio di legittimità.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 dicembre 2012 28 marzo 2013, n. 14691 Presidente Grassi Relatore Guardiano Ritenuto in fatto Con sentenza pronunciata il 29.4.2011 il tribunale di Caltanissetta, in composizione monocratica, in qualità di giudice di appello, in parziale riforma della sentenza con cui il giudice di pace di Caltanissetta, in data 10.7.2009, aveva condannato P.A. , imputata dei reati di cui agli artt. 81, cpv., 594 e 612, c.p., commessi in danno di M.R. , alla pena ritenuta di giustizia ed al risarcimento dei danni derivanti da reato in favore della costituita parte civile, da liquidarsi in separato giudizio, rideterminava la pena inflitta all'imputata nella misura di Euro 400,00 di multa. Avverso tale sentenza, di cui chiede l'annullamento, ed una serie di ordinanze adottate nel giudizio di primo grado e di secondo grado, ha proposto ricorso l'imputata, a mezzo del suo difensore, articolando plurimi motivi di ricorso. Con il primo la ricorrente eccepisce l'inosservanza di norme processuali previste a pena di nullità, nonché la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, in quanto la P. che ha partecipato alle udienze iniziali del processo celebrato innanzi al giudice di pace, a partire dall'udienza del 13.3.2009 non è stata messa in condizione di prendervi parte, per l'avvenuto spostamento della ubicazione degli uffici del giudice di pace di Caltanissetta da viale della Regione a via Malta , di cui l'imputata non ha ricevuto alcun avviso, a nulla valendo le considerazioni addotte dal tribunale per respingere la relativa eccezione, fondate sulla circostanza che la ricorrente era stata comunque messa in condizione di conoscere la nuova ubicazione degli uffici sulla porta di ingresso dei vecchi locali, infatti, era stato affisso un avviso con il quale si comunicava l'avvenuto trasloco ed il nuovo indirizzo e che il difensore non aveva richiesto il differimento della trattazione per consentire la partecipazione della P. presso i nuovi uffici. Infatti, evidenzia il ricorrente, l'assunto del giudice di secondo grado si pone in contrasto con il disposto dell'art. 420 ter, co. 3, c.p.p., essendo il giudice di pace al corrente di un impedimento assoluto a comparire dell'imputata, per cui avrebbe dovuto disporre il rinvio ad una nuova udienza con notifica del relativo avviso alla P. , per cui, non essendosi provveduto al riguardo, si è verificata una nullità assoluta per omessa citazione dell'imputata ex art. 179, co. 1, c.p.p. ovvero una nullità attinente all'intervento dell'imputata in giudizio ex art. 180, c.p.p., in relazione all'ipotesi di cui all'art. 178, lett. c , c.p.p., che ha travolto la validità di tutti gli atti compiuti dal 13 marzo 2009 in poi, ivi compresa la sentenza di primo grado. Identici vizi vengono eccepiti in relazione al mancato accoglimento da parte del giudice di secondo grado dell'eccezione volta a far valere l'inammissibilità dell'atto di costituzione di parte civile per palese genericità della indicazione della causa petendi , che non contiene alcuna descrizione delle condotte addebitate alla P. necessaria anche perché, oltre a quest'ultima, vi erano anche altri imputati , essendosi limitato il procuratore della parte civile a menzionare gli articoli di legge richiamati nel capo d'imputazione, senza indicare le condotte criminose contestate e descritte nel capo d'imputazione, in violazione dell'art. 78, co. 1, c.p.p. e la conseguente nullità delle ordinanze in tema di ammissione della costituzione di parte civile e delle prove da quest'ultima richieste, nonché delle statuizioni civili contenute nella sentenza di primo grado. Con il terzo motivo la ricorrente eccepisce i vizi di cui all'art. 606, co. 1, lett. b , in relazione agli artt. 612 e 42, co. 1, c.p., ed e , c.p.p., per non avere il giudice di secondo grado, nella laconica parte della motivazione dedicata al reato di cui all'art. 612, c.p., spiegato perché nell'espressione tu ce l'hai conservata con me sia ravvisabile, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, una minaccia. Identico vizio viene poi eccepito con il quarto motivo di ricorso, in ordine al reato di ingiuria, in quanto, ad avviso della ricorrente, erroneamente il tribunale non ha applicato la causa di non punibilità prevista dall'art. 599, co. 1, c.p., pur emergendo dalle dichiarazioni rese dall'imputata e dalla persona offesa in dibattimento la reciprocità delle offese. La ricorrente, infine, lamenta la mancanza di motivazione in ordine ad una serie di questioni prospettate nell'atto di appello, riguardanti la assenza in concreto di qualsivoglia danno materiale o morale subito dalla parte civile, che ha dichiarato di non aver patito alcun timore dalle frasi che le sono state rivolte dall'imputata l'esistenza di giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di primo grado, ai sensi degli artt. 92, co. 2, c.p.c. e 541, co. 1, c.p.p., la riduzione della liquidazione disposta in primo grado in favore del procuratore della costituita parte civile, dovendosi avere riguardo alle attività effettivamente svolta da quest'ultimo, tenendo conto anche dell'ammissione della persona offesa al patrocinio a spese dello Stato. Considerato in diritto Il ricorso presentato nell'interesse della P.A. non può essere accolto. Infondato appare il primo motivo di ricorso. Quella che viene dedotta, infatti, è una nullità di ordine generale, disciplinata dall'art. 178 comma 1 lett. c , c.p.p., relativa all'intervento dell'imputato, cosiddetta a regime intermedio cfr. Cass., sez. II, 06/09/1994, Di Franco Cass., sez. VI, 7.7.1998, n. 9900 , che, pertanto, andava dedotta giusto il disposto dell'art. 182, co. 2, c.p.p., già all'udienza del 13.3.2009 innanzi al giudice di pace ed, in ogni caso, risulta sanata ai sensi dell'art. 183, co. 1, lett. b , c.p.p., in quanto, come correttamente rilevato dal giudice di secondo grado, nelle udienze che si sono svolte innanzi al giudice di pace il 13.3.2009 ed il 10.7.2009, il difensore di fiducia dell'imputata, avv. Di Giovanni, partecipava al giudizio sino alla sua conclusione, senza eccepire la mancata conoscenza da parte dell'imputata della nuova sede dove si sarebbero celebrate l'udienza, omettendo, quindi, di chiedere un rinvio della trattazione del processo per consentire la partecipazione della P. , che, comunque, in virtù dell'affissione sulla porta di ingresso dei vecchi locali dell'avviso con cui si comunicava l'avvenuto trasloco ed il nuovo indirizzo degli uffici del giudice di pace,era stata anche messa in condizione di conoscere la nuova ubicazione dei suddetti uffici. Concludendo sul punto, può dunque affermarsi che in tema di rinvio in prosecuzione del processo ad altra udienza, l'omesso formale avviso all'imputato, già presente, della celebrazione della successiva udienza in altro edificio diverso da quello in cui sino a quel momento si era celebrato il processo con la partecipazione dello stesso imputato, non è equiparabile all'omessa citazione e non integra la nullità assoluta ed insanabile di cui all'art. 179, co. 1, c.p.p., ma, eventualmente, solo la nullità di cui all'art. 178, co. 1, lett. c , c.p.p., definibile come nullità a regime intermedio, che va eccepita nei termini previsti dall'art. 182, co. 2, c.p.p. ed è sanata, ai sensi dell'art. 183, co. 1, lett. b dalla partecipazione del difensore di fiducia che ha assistito l'imputato nelle udienze precedenti, alla udienza immediatamente successiva che si svolge nei nuovi edifici, senza sollevare la relativa eccezione. Peraltro, come pure è stato affermato cfr. Cass., sez. II, 20/02/2001, n. 18130, Zito il trasferimento del luogo dell'udienza in altri locali costituisce un evento eccezionale e di tale notorietà che può essere portato a conoscenza dell'imputato e del suo difensore con modalità diverse da un avviso formale ed anche con avvisi pubblici, la cui idoneità a tale scopo andrà verificata dal giudice, con valutazione di merito che, ove sorretta da adeguata motivazione, è insindacabile in sede di legittimità. Del pari è infondato il secondo motivo di ricorso. Ed invero, secondo un orientamento da tempo affermato in sede di legittimità, condiviso da questo Collegio, in tema di costituzione di parte civile, l'art. 78, comma 1, lett. d , c.p.p., sebbene indubbiamente richieda a pena di inammissibilità l'indicazione della causa petendi , non prevede tuttavia che l'atto di costituzione ne contenga un'esposizione analitica, del tipo cioè di quella prescritta per la domanda proposta in sede civile. Infatti, l'esperimento dell'azione civile nel processo penale si avvale della sua connessione necessaria con la fattispecie concreta descritta nell'imputazione, sicché la pretesa risarcitoria, al di fuori dei casi in cui sia legata anche a fattori eccedenti i limiti della contestazione penale, non deve essere giustificata con enunciazioni ulteriori rispetto a quella del legame eziologico che la collega al fatto-reato. In questa prospettiva, per giustificare l'esercizio dell'azione civile nel processo penale è sufficiente il mero richiamo al capo di imputazione descrittivo del fatto o al titolo del reato ivi indicato, quando il rapporto tra il fatto lamentato e la pretesa risarcitoria azionata, è immediato cfr. Cass., sez. V, 09/07/2007, n. 36079, C Cass., sez. I, 12/01/2001, n. 9534, De Vivo , come nel caso in esame, in cui la pretesa risarcitoria è immediatamente collegata ai fatti lamentati dalla M.R. , vale a dire all'espressione faccia di minghia cerca di abbassare la voce tu ce l'hai conservata da me rivoltale dall'imputata, descritti nel capo d'imputazione e riconducibili al paradigma normativo di cui agli artt. 594 e 612, c.p Ne consegue che correttamente il tribunale ha disatteso, sul punto, la doglianza difensiva formulata nei motivi di appello, ritenendo soddisfatto il requisito di cui all'art. 78, comma 1, lett. d , c.p.p., attraverso il richiamo operato dalla parte civile nell'atto di costituzione alle condotte criminose contestate e descritte nell'imputazione. Inammissibili, perché concretizzanti una censura che sconfina nel merito, non consentita in sede di legittimità, sono il terzo ed il quarto motivo di ricorso, in relazione ai quali va, peraltro, osservato che il tribunale ha rilevato, con motivazione puntuale ed esente da vizi, da un lato come non sia stata acquisita alcuna prova della circostanza che la persona offesa abbia pronunciato frasi sconvenienti ai danni della imputata, dall'altro che la frase tu ce l'hai conservata con me assume un chiaro significato intimidatorio, esprimendo una evidente intenzione di vendetta cfr. pp. 5-6 dell'impugnata sentenza . Con riferimento, infine, alle diverse questioni relative alle statuizioni civili fatte valere con il quinto motivo di ricorso, va rilevato innanzitutto l'infondatezza della prima di tali questioni. Come è noto, infatti, il giudice penale, nel pronunciare, come nel caso in esame, condanna generica al risarcimento dei danni, non è tenuto a dovere espletare alcuna indagine in ordine alla concreta esistenza di un danno risarcibile, postulando la decisione soltanto l'accertamento della potenziale capacità lesiva del fatto dannoso e della esistenza - desumibile anche presuntivamente, con criterio di semplice probabilità - di un nesso di causalità tra questo e il pregiudizio lamentato, restando infatti impregiudicato l'accertamento riservato al giudice della liquidazione dell'esistenza e dell'entità del danno, senza che ciò comporti alcuna violazione del giudizio formatosi sull’ an cfr., ex plurimis, Cass., sez. IV, 03/04/2012, n. 20231, P. . Inammissibile per genericità è, invece, la doglianza relativa alla liquidazione delle spese in favore della costituita parte civile, posto che, nel relativo motivo di appello non si contesta nessuna violazione delle tariffe professionali da parte del primo giudice nel procedere alla suddetta liquidazione, mentre del tutto infondata è la pretesa di addivenire ad una compensazione delle spese del giudizio di primo grado, posto che non vi è stata soccombenza reciproca. Di conseguenza l'omessa statuizione su tali punti da parte del tribunale, che ha confermato la sentenza del giudice di pace, si giustifica proprio in ragione della evidente inammissibilità e della infondatezza delle questioni raccolte all'interno del quinto motivo di ricorso. Sulla base delle svolte considerazioni il ricorso proposto nell'interesse di P.A. va, dunque, rigettato, con conseguente condanna della ricorrente, ai sensi dell'art. 616, c.p.p., al pagamento delle spese del procedimento. P.Q.M. rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.