L’integrazione sociale degli studenti prevale su ogni precetto religioso: sì ai corsi di nuoto misti

La CEDU ha convalidato la multa inflitta ad una coppia musulmana che aveva vietato alle figlie la frequenza di corsi scolastici obbligatori di nuoto misti perchè contrari ai loro precetti religiosi, escludendo la deroga all’art. 9 Cedu. L’integrazione sociale degli alunni, intesa anche come adeguamento agli usi ed ai costumi locali, indipendentemente dalle loro origini, cultura e religione, perseguibile col rispetto del dovere di scolarizzazione, è un diritto fondamentale ed un interesse pubblico prevalente sulle opposte convinzioni religiose e filosofiche dei loro genitori.

L’interferenza nella libertà di religione, poi, era minimizzata da alcune misure il permesso di indossare il burkini, spogliatoi e docce separate per bambini e bambine. È quanto deciso dalla CEDU nel caso Osmano lu e Kocaba c. Svizzera ricomma /12 del 10 gennaio 2017. Il caso. I ricorrenti, musulmani di origine turca residenti in Svizzera, proibirono alle loro figlie 9 e 7 anni all’epoca dei fatti di frequentare i corsi obbligatori di nuoto misti, previsti dai programmi della loro scuola elementare perché contrari ai loro precetti religiosi. Una direttiva interna Nota su come affrontare le questioni religiose nella scuola , pubblicata sul sito internet della scuola, da loro ben conosciuta, prevedeva l’organizzazione di corsi separati per maschi e femmine solo dalla pubertà e perciò tale esonero era inopponibile alle bimbe. Dopo vari inutili tentativi di conciliazione e solleciti, fu elevata loro un’esosa multa per essere venuti meno alle responsabilità genitoriali. Tale decisione veniva impugnata dalla coppia invocando la libertà di religione, ma le Corti interne respinsero tutti i ricorsi. Diritto comparato. Infatti, in linea con quanto riconosciuto dalla prassi di altri paesi del COE giurisprudenza costituzionale della Germania e del Liechtenstein , anche in età puberale l’integrazione sociale degli studenti stranieri rientra tra i compiti centrali della scuola che deve promuovere il dialogo ed il confronto tramite la conoscenza di diversi costumi, opinioni religiose e culturali. Non si possono, quindi, escludere dai programmi scolastici pratiche, tollerate dalla società al di fuori della scuola, solo perché in contrasto con le credenze religiose di alcuni . Inoltre si deve tener conto delle suddette misure atte a mitigare questa ingerenza. Lo sport unisce e non viola le diverse convinzioni altrui. L’articolo Cedu libertà di opinione, di coscienza e di religione tutela non solo gli atti e le pratiche devozionali di un culto, ma anche le credenze generalmente riconosciute come riconducibili allo stesso nella fattispecie c’è una possibile interferenza in questa libertà. Lo Stato però ha un margine discrezionale nel regolare i propri rapporti con le varie religioni e per stabilire il senso da dare alla religione nella società , così come può stabilire quali materie considerare obbligatorie nei programmi scolastici e stilarli secondo le proprie necessità e tradizioni. La scuola, come detto, ha un ruolo centrale per contrastare l’esclusione sociale degli alunni stranieri e/o con culture, origini e religioni differenti, perché da un lato consegue le pari opportunità di tutti gli allievi e dall’altro li aiuta ad adattarsi agli usi ed ai costumi locali per essere meglio accettati dai coetanei. In breve, nel rispetto di questa diversità, come sopra evidenziato, deve essere la minoranza ad adattarsi agli usi ed ai costumi della maggioranza non si può pretendere di piegare le abitudini e le tradizioni locali agli interessi individuali di alcuni che professano diversi credi o sono atei, agnostici etc. Lautsi ed altri c. Italia [GC] del 2011 sulla presenza dei crocifissi nella aule scolastiche Izzetin Dogan ed altri c. Turchia [GC] del 26/4/16 . Infatti l’insegnamento dello sport, come il nuoto, non solo è volto all’attività fisica degli alunni ed a migliorare il loro sviluppo e la loro salute, ma soprattutto, dovendosi svolgere in gruppo, migliora e favorisce la loro socializzazione, il confronto con gli studenti dell’altro sesso e lo spirito di squadra, al di fuori di tutte le eccezioni connesse all’origine dei minori od alle diverse opinioni religiose e filosofiche dei loro genitori . La legge interna, poi, non può essere considerata eccessivamente rigida laddove preveda espressi casi di esonero motivi di salute etc. e le ricordate misure per mitigare detto impatto conflittuale. Questa imposizione, dunque, è un’interferenza lecita, prevista dalla legge e necessaria in una società democratica. Proporzionalità della sanzione inflitta. I ricorrenti hanno avuto mezzi e rimedi interni per impugnare la multa nel rispetto dei loro diritti alla difesa ed al contraddittorio e del principio di certezza del diritto. Le autorità interne non hanno oltrepassato il loro margine di discrezionalità riconosciuto nelle questioni analoghe a questa, basate sulla istruzione obbligatoria, facendo correttamente prevalere l’interesse superiore dei minori al loro onere di perseguire una scolarizzazione completa e totale e, quindi, alla riuscita dell’integrazione sociale sulla volontà dei genitori di esonerarle da questi corsi obbligatori di nuoto per motivazioni religiose. Non vi è stata, in conclusione, alcuna interferenza arbitraria e sproporzionata contraria all’art. 9 Cedu.

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