Incompetenza: anche se la dichiarazione arriva tardi ""l'arma"" è sempre il regolamento

Continua il contrasto sui rimedi al verdetto tardivo. Una nuova freccia all'arco di chi esclude l'appellabilità

La seconda sezione civile della Cassazione riporta all'attenzione delle Sezioni unite il nodo giurisprudenziale del mezzo d'impugnazione da adottare contro il verdetto che dichiara tardivamente l'incompetenza del giudice. Con la sentenza 21625/06 - depositata il 6 ottobre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la sezione semplice, infatti, ribadisce il contrasto tra i due orientamenti esistenti sull'argomento, prendendo però posizione in favore di quello che esclude l'appello come mezzo di impugnazione. Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale - espresso tra l'altro nella sentenza delle Sezioni unite 764/99 - la pronuncia che dichiari l'incompetenza, tardivamente rilevata d'ufficio o eccepita dalla parte, non è impugnabile con il regolamento necessario di competenza ex articolo 42 Cpc ma va impugnata con l'appello o, nel caso di declaratoria emessa in appello, con il ricorso per cassazione ex articolo 360 n. 4 Cpc, perché l'error in procedendo non riguarda la competenza, ma la violazione delle norme procedimentali attinenti al rilievo dell'incompetenza. Per l'altro orientamento nel quale si inserisce la sentenza qui pubblicata , invece, tra le questioni di competenza va ricompresa anche quella concernente la corretta applicazione dell'articolo 38 Cpc, non potendosi, per converso, ritenere che l'inosservanza delle modalità e dei tempi di formulazione dell'eccezione e del rilievo dell'incompetenza integri un generico errore sull'applicazione di una norma processuale, da dedurre con l'ordinario rimedio dell'appello.

Cassazione - Sezione seconda civile - sentenza 13 aprile-6 ottobre 2006, n. 21625 Presidente Mileo - Relatore Cuoco Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 3 giugno 2002 la Srl Aldo Biancone conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma la Spa Geteca e, premesso che per far fronte ad un contratto di forniture di armadietti campali scomponibili stipulato con il ministero della Difesa aveva incaricato la convenuta della fornitura del tessuto di coperture dei suddetti armadietti, sosteneva che, a causa di un inadempimento della Geteca agli obblighi assunti, aveva subito una decurtazione del prezzo dovuta dal ministero ed anche un ritardo nell'incasso del corrispettivo chiedeva pertanto la condanna della convenuta al pagamento della somma di euro 471.742,88 a titolo di risarcimento danni oltre rivalutazione monetaria ed interessi. La società Geteca costituendosi in giudizio eccepiva pregiudizialmente l'incompetenza territoriale del giudice adito, contestava nel merito il fondamento della domanda attrice e spiegava domanda riconvenzionale. Con sentenza del 26 gennaio 2004 il Tribunale di Roma dichiarava la propria incompetenza per territorio, essendo in suo luogo competente il Tribunale di Milano, il Tribunale di Rovereto o il Tribunale di Verese. Avverso tale sentenza la società Aldo Biancone ha proposto un ricorso per regolamento di competenza affidato a tre motivi la società Geteca ha depositato una memoria difensiva. Il Pm ha concluso come in atti chiedendo la rimessione del ricorso alle Su di questa Corte con riferimento alla questione prospettata con il primo motivo di ricorso ovvero, in subordine, il rigetto del ricorso medesimo. Con il primo motivo la ricorrente deduce la inammissibilità della eccezione di incompetenza territoriale sollevata davanti al Tribunale di Roma dalla società Geteca per non avere quest'ultima esaminato la possibile competenza del Tribunale adito con specifico riferimento alla domanda di risarcimento danni proposta dall'attrice e quindi al criterio del luogo di esecuzione della obbligazione di pagamento. Preliminarmente il Collegio rileva l'ammissibilità della questione sollevata in conformità dell'orientamento giurisprudenziale secondo il quale con la proposizione del regolamento di competenza la parte istante può direttamente ottenere da questa Corte una pronuncia che rilevi l'erronea soluzione della questione di rito ed affermi la competenza del Giudice adito, e tra le questioni di competenza sì deve ritenere ricompresa anche quella concernente la corretta applicazione dell'articolo 38 Cpc, non potendosi, per converso, ritenere che l'inosservanza delle modalità di formulazione dell'eccezione e rilievo dell'incompetenza dì cui alle norme citate integri un generico errore sull' applicazione di una norma processuale, da dedurre con l'ordinario rimedio dell'appello Cassazione 12753/99 8288/04 in proposito si osserva che il convincimento espresso dalle Su di questa Corte con sentenza 764/99 richiamata dal Pm sia ininfluente nella fattispecie, attenendo al diverso assunto secondo cui la pronuncia che dichiari l'incompetenza, a seguito di eccezione rilevata d'ufficio o dalla parte, in violazione dei limiti stabiliti per la sua rilevabilità, non è impugnabile con il regolamento di competenza d'ufficio a seguito delle limitazioni temporali al rilievo dell'incompetenza per materia o per territorio ma con l'appello. Ciò premesso, nel merito il motivo è infondato posto che, in presenza di domanda avere ad oggetto il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, occorre far riferimento, per la determinazione del foro competente, non già al luogo dove si è verificato l'inadempimento, ma al luogo in cui dove a essere eseguita la prestazione rimasta inadempiuta, della quale il risarcimento è sostitutivo, anche se il convenuto contesti in radice l'esistenza della obbligazione stessa Cassazione 2291/88 . Con il secondo motivo la ricorrente assume che la competenza del Tribunale di Roma sussisteva anche con riferimento al criterio concorrente del luogo di conclusione del Con ratto di cui all'articolo 20 Cpc. A ricorrente rileva che le trattative intercorse tra le parti erano sfociate in una pro osta della Geteca del 30 maggio 2001 con richiesta di conferma d'ordine relativamente alle condizioni pattuite telefonicamente con il signor Rossi della società Aldo Biancone cui era seguito nella stessa giornata da parte di quest'ultima un ordine al fornitore riferimento OF/473 nel quale si riscontravano elementi ulteriori e diversi rispetto alla proposta la ricorrente aggiunge che in calce a tale ordine era riportata l'espressa indi azione Forniture da restituire controfirmate , cosicché doveva ritenersi che il Contratto era suscettibile di essere concluso solo a seguito della trasmissione del documento sottoscritto da parte della Geteca a Roma presso lo stabilimento e la sede legale della società Aldo Biancone, come invece avvenuto con la conferma 2001/42921. Il motivo è infondato. Invero la ricostruzione delle intese contrattuali intercorse tra le parti e caratterizzate dal riferimento a documenti in par e non ritualmente prodotti come la conferma n. 2001/42921 indicata come documento n. 4 allegato all'atto di citazione, ed i fax indicati con la data del 18 e del 19.6.2001 in parte erroneamente descritti, posto che la conferma d'ordine del 30 maggio 2001 inviata dalla Aldo Biancone non riporta l'espressione da restituire controfirmata , come invece dedotto dalla ricorrente. Con il terzo motivo la società Aldo Biancone afferma la sussistenza della competenza del Tribunale di Roma anche in base al criterio concorrente del luogo di esecuzione del Contratto di cui all'articolo 20 Cpc. A tale riguardo la ricorrente afferma che l'obbligazione di consegna della merce era stata eseguita a Roma presso lo stabilimento e la sede legale della società Aldo Biancone dove la Geteca aveva fatto pervenire la stoffa oggetto del contratto invero il Contratto concluso tra le partì non poteva essere qualificato come una vendita, trattandosi invece di un subappalto avente ad oggetto la realizzazione di una quantità di tessuti con specifiche caratteristiche tecniche pertanto l'esecuzione di tale opera era soggetta a verifica all'esito della quale soltanto poteva considerarsi eseguita la prestazione dì consegna da parte della Geteca e dunque ancora a Roma, presso la sede e lo stabilimento della società Aldo Biancone . Il motivo è infondato. Il Tribunale di Roma ha rilevato la propria incompetenza territoriale anche sotto il profilo del forum desinatae solutionis , assumendo che la merce oggetto della fornitura pattuita tra le parti era stata consegnata franco nostro magazzino presso lo stabilimento della Geteca in Castellanza al vettore incaricato dì recapitarla alla Aldo Biancone, cosicché ai sensi dell'articolo 1510 Cc il luogo di pagamento delle merci medesime si identificativa con quello della consegna al vettore. La pretesa configurazione del Contratto stipulato tra le parti come subappalto invece che come vendita non solo si esaurisce in una mera affermazione apodittica priva di apprezzabili elementi oggettivi di riscontro, ma appare anche in contrasto con la stessa narrativa dell'atto di citazione introdotto dalla Aldo Biancone dinanzi al Tribunale di Roma come riportata nella sentenza impugnata, dove si fa riferimento ad un incarico conferito alla Geteca per la fornitura del tessuto di copertura degli armadietti scomponibili che l'attrice si era obbligata a fornire al ministero della Difesa pertanto in tale contesto resta preclusa anche la possibilità di fare applicazione in senso favorevole alla ricorrente dell'orientamento giurisprudenziale che, al fine della differenziazione dell'appalto dalla vendita, si richiama al criterio della prevalenza o meno della prestazione di fare rispetto a quella di dare ed a quello della volontà delle parti. Infine nessuna influenza può essere riconosciuta alla deduzione della ricorrente in ordine ad un preteso stretto collegamento tra il contratto di fornitura stipulato tra il ministero della Difesa e la società Aldo Biancone e quello stipulato tra le parti in causa, trattandosi di prospettazione generica con particolare riferimento alla questione di competenza territoriale. Il ricorso deve quindi essere rigettato e deve pertanto dichiararsi la competenza del Tribunale di Roma. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. PQM La Corte rigetta il ricorso, dichiara la competenza del Tribunale di Roma e condanna la ricorrente al pagamento di euro 100 per spese e di euro 2.000 per onorari di avvocato oltre accessori di legge.