Non basta l'ordine del comandante per pagare gli straordinari al finanziere

Anche se il militare delle Fiamme Gialle non avrebbe potuto sottrarsi al comando, se il lavoro non è autorizzato gli spettano solo i giorni di riposo compensativo

Lavoro straordinario, anche se il militare ha ricevuto un ordine di servizio non ha diritto ad alcun compenso, ma solo ai riposi. Lo ha chiarito la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6654/05 depositata lo scorso 28 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso proposto da un finanziere per ottenere il riconoscimento del diritto a percepire i compensi per il lavoro straordinario prestato nel periodo 1998-2001. Del resto, anche il Tar Lazio aveva respinto il ricorso dell'interessato sostenendo che mancava una formale autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario. Ma non solo. La mera disponibilità del dipendente presso il posto di lavoro non era assimilabile al lavoro straordinario. Pertanto, non era computabile ai fini della determinazione delle ore retribuibili come prestazione straordinaria. Dello stesso avviso Piazza Capo di Ferro. In effetti, se è vero che il particolare status dei militari non consente loro di contestare l'organizzazione degli uffici e dei servizi cui sono addetti, non si può ammettere che gli ordini di servizio costituiscano automaticamente un'autorizzazione allo svolgimento delle mansioni eccedenti l'orario di lavoro. Tuttavia, hanno precisato i consiglieri di stato, i dipendenti militari hanno diritto ai corrispondenti riposi compensativi, a tutela della dignità della persona e alla reintegrazione della sua sfera psico-fisica, lesa dalle prestazioni lavorative rese in più rispetto alla normale attività lavorativa. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 19 aprile-28 novembre 2005, n. 6654 Presidente Salvatore - Estensore Saltelli Ricorrente Galdi Fatto Con la sentenza 4319/03 il Tar per il Lazio, Sezione seconda, nella resistenza dell'intimata amministrazione statale, ha respinto il ricorso proposto dal signor Roberto Galdi, finanziere appartenente al Comando della Guardia della Finanza - Gruppo Aeroporti di Fiumicino 2 Nucleo Operativo , teso ad ottenere il riconoscimento del diritto a percepire i compensi per lavoro straordinario effettivamente prestato per il periodo 1998 - 2001. Ad avviso dei primi giudici, infatti, per un verso, mancava la formale autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario, mentre, per altro verso, la mera disponibilità del lavoratore presso il posto di lavoro non era assimilabile al lavoro straordinario e non era, pertanto, computabile ai fini della determinazione delle ore retribuibili come lavoro straordinario. Avverso tale statuizione ha ritualmente e tempestivamente proposto appello l'interessato, lamentandone l'assoluta erroneità, frutto - a suo avviso - di una omessa ovvero superficiale e approssimativa valutazione del materiale probatorio versato in atti, da cui risultava, invece, in modo inconfutabile non solo che le ore di lavoro di lavoro, eccedenti l'orario di obbligo, di cui si chiedeva la retribuzione, erano state effettivamente prestate, per quanto essere erano state debitamente autorizzate ed espletate in esecuzione di formali ordini di servizio in relazione agli specifici compiti di servizio in ogni caso, secondo l'appellante, la sentenza impugnata era affetta anche da carenza di istruttoria, atteso che i primi giudici, nella inspiegabile fretta di decidere, avevano ingiustificatamente omesso di valutare le istanze istruttorie puntualmente dedotte nel ricorso di primo grado, al cui esito, a suo avviso, sarebbe indubbiamente risultata la fondatezza della domanda. L'Amministrazione, costituitasi in giudizio, ha eccepito, innanzitutto, la prescrizione del credito asseritamene vantato per il quinquennio precedente la notifica della domanda giudiziale in mancanza della prova di una più risalente interruzione della prescrizione e, nel merito, ha dedotto l'infondatezza dell'avverso gravame, di cui ha chiesto, perciò, il rigetto. Entrambe le parti hanno illustrato accuratamente le proprie tesi difensive. Diritto I. La sentenza si sottrae alle censure proposte, pur con le osservazioni e precisazioni che qui di seguito si formulano. I.1. In via generale deve ricordarsi che, come correttamente rilevato dai primi giudici, nell'ambito del rapporto di pubblico impiego, la circostanza che il dipendente abbia effettuato prestazioni eccedenti l'orario d'obbligo, non è da sola sufficiente a radicare il suo diritto alla relativa retribuzione e l'obbligo dell'amministrazione di corrisponderla , atteso che, altrimenti, si determinerebbe quoad effectum l'equiparazione del lavoro straordinario autorizzato rispetto a quello per il quale non è intervenuto alcun provvedimento autorizzativo, compensando attività lavorative svolte in via di fatto non rispondenti ad alcuna concreta necessità CdS, Sezione quinta, 1532/04 . La retribuibilità del lavoro straordinario è, infatti, in via di principio condizionata all'esistenza di una formale autorizzazione allo svolgimento di prestazioni di lavoro eccedenti l'ordinario orario di lavoro detta autorizzazione svolge una pluralità di funzioni, tutte riferibili alla concreta attuazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento cui, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, deve essere improntata l'azione della pubblica amministrazione Sotto un primo profilo, l'autorizzazione in parola che di regola deve essere preventiva, ma che tuttavia può assumere eccezionalmente anche la forma del provvedimento in sanatoria, ex post implica la verifica in concreto della sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l'orario normale di lavoro ex pluribus, CdS, Sezione quarta, 8522/03 Sezione quinta, 472/04, 3503/01 1352/01 Sezione sesta, 1531/02 inoltre, essa rappresenta lo strumento, più adeguato, per evitare, per un verso, che attraverso incontrollate erogazioni di somme per prestazioni di lavoro straordinario si possano superare i limiti di spesa fissati dalle previsioni di bilancio con grave nocumento dell'equilibrio finanziario dei conti pubblici e, per altro verso, che i pubblici dipendenti siano assoggettati a prestazioni lavorative che, eccedendo quelle ordinarie individuate come punto di equilibrio fra le esigenze dell'amministrazione e il rispetto delle condizioni psico - fisiche del dipendente , possano creare a quest'ultimo nocumento alla sua salute e alla sua dignità di persona. Sotto altro concorrente profilo, poi e con particolare riferimento al principio del buon andamento , la formale preventiva autorizzazione al lavoro straordinario deve costituire per l'amministrazione anche lo strumento per l'opportuna ed adeguata valutazione delle concrete esigenze dei propri uffici quanto al loro concreto funzionamento, alla loro effettiva capacità di perseguire i compiti ed espletare le funzioni attribuite dalla legge, nonché alla organizzazione delle risorse umane ed alla loro adeguatezza , onde evitare che il sistematico ed indiscriminato ricorso alle prestazioni straordinario costituisca elemento di programmazione dell'ordinario lavoro di ufficio. La preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative straordinario costituisce assunzione di responsabilità, gestionale e contabile, per il dirigente che la emette e ciò sia nel caso che per tale svolgimento sia preventivamente stabilita l'erogazione del relativo compenso, sia nel caso che lo stesso dia luogo, per il lavoratore, ad un credito in termini di riposo compensativo, in entrambi i casi l'autorizzazione de qua incidendo sul buon andamento del servizio e sulla economica ed efficiente gestione del personale, facente capo al dirigente. Benché la giurisprudenza abbia affermato che il principio della indispensabilità dell'autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario possa subire eccezione quando l'attività eccedente l'ordinario orario di lavoro sia svolta per obbligo d'ufficio al riguardo si parla di autorizzazione implicita , tuttavia, per l'imprescindibile rispetto dei principi costituzionali sopra ricordati, deve pur sempre trattarsi di esigenze indifferibili ed urgenti CdS, Sezione quinta, 329/95 . Il contemperamento degli pluralità degli interessi pubblici e privati in gioco in tale materia rispetto delle previsioni di bilancio, continuità ed effettività del funzionamento degli uffici pubblici, tutela dell'integrità psico - fisica e della dignità del prestatore di lavoro cui risponde la funzione dell'autorizzazione allo svolgimento di lavoro straordinario, deve far valutare positivamente, ad avviso della Sezione, quelle misure tanto più quanto le stesse sono condivise e/o concordate con le organizzazioni sindacali rappresentative degli interessi dei lavoratori , in alcuni casi già concretamente adottate dalla pubblica amministrazione che, in presenza di accertate, indilazionabili e quotidiane esigenze di servizio, anche per rispettare i ristretti limiti finanziari entro cui è consentito liquidare le prestazioni di lavoro straordinario, prevedono la possibilità di compensare le predette prestazioni lavorative straordinarie con riposi compensativi , in modo da salvaguardare altresì l'integrità psico - fisica del lavoratore. I.2. Tali principi, ad avviso della Sezione, devono trovare applicazione anche per il rapporto di pubblico impiego dei militari. Se è vero, infatti, che il particolare status di questi ultimi, non solo non consente loro in via generale di contestare l'organizzazione degli uffici e dei servizi cui sono addetti e le concrete modalità di svolgimento delle loro prestazione, per quanto li obbliga alla effettiva e completa prestazione lavorativa loro ordinata, non può ammettersi che gli ordini di servizio, vale a dire quei peculiari provvedimenti dell'amministrazione militari, attraverso i quali viene, anche quotidianamente, organizzato il lavoro d'ufficio, fissando le puntuali modalità di esecuzione, costituiscano, automaticamente ed implicitamente, autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative eccedenti l'ordinario orario di lavoro. Diversamente opinando, del resto, verrebbero, da un lato, ad essere frustate le finalità di garanzia del buon andamento dell'Amministrazione come sopra delineate, che interessano necessariamente anche l'amministrazione militare cui indubbiamente risponde il provvedimento di autorizzazione e, dall'altro, in palese violazione del principio di legalità e di imparzialità, finirebbero per essere di fatto attribuite potestà autorizzatorie alla effettuazione di lavoro straordinario con i conseguenti riflessi sulla spesa e sulla gestione del personale a soggetti, che, in base alla ripartizione di competenze propria della scala gerarchica, tale specifica competenza non hanno e non possono avere . La ricerca del delicato punto di equilibrio tra la pluralità degli interessi pubblici e privati in gioco così come accennati impone, ad avviso della Sezione, della Sezione la fissazione in materia di alcuni principi fondamentali inderogabili, laddove manchi la formale autorizzazione preventiva allo svolgimento del lavoro straordinario nell'intesa che tale situazione di mancanza del formale titolo autorizzativo deve considerarsi come eccezione e non come regola generale a le prestazioni eccedenti l'ordinario orario di servizio devono essere sempre trovare fondamento in esigenze indifferibili ed urgenti, cui non può farsi fronte, almeno nell'immediatezza, con una nuova o diversa organizzazione del servizio e delle singole modalità lavorativa ciò a pena di responsabilità amministrativa, contabile e/o gestionale dell'ufficiale o sottufficiale che ne consente l'espletamento b i militari, cui è ordinato lo svolgimento di prestazioni lavorative eccedenti l'ordinario orario di lavoro, hanno diritto sempre al corrispettivo della loro attività che, previa preventiva informazione, consiste generalmente nel pagamento della relativa retribuzione, nei limiti del monte - ore per il quale vi è la relativa copertura finanziaria, ovvero nella maturazione di riposi compensativi corrispondenti alle ore di lavoro effettivamente prestati, eccedenti il limite del monte - ore retribuibile, da fruirsi compatibilmente con le esigenze di servizio, cioè contemperando ragionevolmente ed equamente le esigenze anche psico - fisiche del dipendente e quelle dell'organizzazione del lavoro e degli uffici, non potendo essere considerate legittime quelle eventuali disposizioni di natura provvedimentale o regolamentare che sottopongano l'effettivo godimento dei predetti riposi compensativi ad apposite formali richieste da prodursi in tempi e secondo procedure fissate unilateralmente dall'amministrazione militare, il cui mancato rispetto produce la perdita del beneficio stesso. I.3. Alla luce di quanto si qui esposto, l'appello non può trovare accoglimento. Precisato, invero, che dalla lacunosa e, per certi versi, reticente prospettazione dell'appellante emerge che la controversia riguarda in effetti il mancato pagamento nonché le asserite erronee modalità di calcolo delle ore di lavoro straordinario prestate eccedenti il limite massimo pro - capite liquidabile secondo il monte ore previsto rispetto al quale era assicurata la relativa copertura finanziaria , non risulta fornita prova dell'effettiva autorizzazione preventiva a svolgere le prestazioni straordinarie della cui liquidazione si discute. Il modello Registro 81/A, cui ripetutamente si fa riferimento nel gravame, infatti, non è infatti utilizzabile a tal fine, rappresentando un mero quadro riassuntivo delle prestazioni lavorative rese complessivamente e mensilmente da ogni singolo dipendente, senza fornire alcun elemento circa il provvedimento autorizzatorio alla svolgimento di prestazioni eccedenti l'orario d'obbligo, le cui finalità sono state delineate in precedenza. Né vi è traccia, in atti, di una autorizzazione in sanatoria, a tanto non potendo supplire la depositata dichiarazione di un ufficiale secondo cui le prestazioni svolte dall'appellante e risultanti dal modello Registro 81/A sono state rese in esecuzione di appositi ordini di servizio, atteso che, come si è già avuto modo di osservare, la particolare natura dell'ordinamento militare, cui appartiene l'appellante, fa ragionevolmente ritenere che qualsiasi attività espletata sia sempre direttamente ricollegabile ad un ordine di servizio, senza che perciò quest'ultimo possa automaticamente ed implicitamente valere come provvedimento autorizzativo allo svolgimento di lavoro oltre l'orario d'obbligo. Del resto, proprio per la peculiarità dello status di militare e per l'esigenza di assicurare l'effettivo svolgimento di funzioni e compiti che non ammettono in alcun modo una interruzione, l'Amministrazione resistente, come risulta in parte dalla stessa documentazione prodotta dall'appellante, ha effettivamente provveduto a disciplinare anche l'ipotesi di prestazioni orarie aggiuntive e del riposo compensativo articolo 44 del Dm 30 novembre 1991 concernente Nuovo regolamento di Servizio Interno della Guardia di Finanza , prevedendo, in particolare, che per le prestazioni di lavoro straordinario non retribuibili in quanto eccedenti il monte - ore finanziato il dipendente ha diritto a corrispondenti ore di riposo compensativo, di cui può fruire, previa apposita richiesta da formulare all'ufficio di appartenenza, secondo le esigenze di servizio. In tal modo, risulta sufficientemente nonché correttamente ed adeguatamente tutelata, in uno con il principio di buon andamento dell'Amministrazione, anche la posizione del dipendente che ha effettivamente svolto prestazioni lavorative eccedenti l'orario d'obbligo, sotto il profilo della sua integrità psico - fisica e della dignità della sua persona. Le modalità operative così stabilite dall'Amministrazione, se valgono a correttamente disciplinare i casi di prestazioni di lavoro straordinario debitamente autorizzate preventivamente, non possono certo ritenersi idonee a coprire anche l'ipotesi del lavoro straordinario prestato in assenza di preventiva autorizzazione, svolto cioè per effetto di ordini di servizio provenienti da soggetti della scala gerarchica a tale autorizzazione non abilitati, ordini cui, per il suo particolare status, il militare non può non adempiere. In tal caso, invero, ferma la responsabilità amministrativa e disciplinare dei soggetti che tali prestazioni abbiano consentito od ordinato fuori dell'ordinario schema autorizzatorio e ferma altresì la non retribuibilità delle stesse in virtù della loro non riconducibilità ad un preventivo impegno di spesa per tale specifico titolo, devono comunque ritenersi spettare al dipendente interessato i corrispondenti riposi compensativi, a tutela della predetta dignità della persona ed a fini di reintegrazione della sua sfera psico-fisica, lesa dalle prestazioni lavorative in più rese. Le considerazioni che precedono rendono del tutto prive di fondamento ed inconsistenti le censure inerenti la presunta omessa valutazione, da parte dei giudici di primo grado, del materiale probatorio versato in atti, così che è del tutto ininfluente, ai fini di causa, la questione relativa all'asserito errore di calcolo sulla determinazione del monte - ore di lavoro straordinario effettivamente retribuibile. Per completezza deve aggiungersi che sono del tutte vaghe e generiche le deduzioni svolte dall'appellante circa la asserita, ma indimostrata, erroneità del calcolo delle ore di lavoro eccedenti l'orario effettivamente svolte. I.4. L'infondatezza dell'appello esime la Sezione dall'esaminare l'eccezione di prescrizione del credito vantato sollevata dall'Amministrazione appellante nella memoria difensiva . II. In conclusione l'appello deve essere respinto, pur con la precisazione che non può disconoscersi il diritto dell'interessato al godimento dei riposi compensativi per il lavoro straordinario effettivamente svolto e correttamente contabilizzato. Sussistono, tuttavia, ad avviso della Sezione, giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del presente grado di giudizio, in considerazione della peculiarità della controversia. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quarta , definitivamente pronunciando sull'appello proposto dal signor Roberto Galdi avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Sezione seconda, 4319/03, lo respinge. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 5 - N.R.G. 3729/2004 rl