Sentenze di assoluzione inappellabili per legge

Via libera definitivo al provvedimento che vieta al Pm il ricorso in appello, praticabile solo la via della Cassazione. Marvulli così si affossa la Suprema corte, Spangher Csm ecco perchè sono favorevole

A nulla sono valsi gli appelli dei magistrati italiani e tantomeno quelli dei giudici europei. La legge che modifica il Codice di procedura civile in materia di appellabilità è diventata legge. Ieri l'Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera al Ddl 3600 che qualche giorno fa è stato contestato da firme eminenti di addetti ai lavori vedi tra gli arretrati del 10 gennaio 2006 , con i soli voti della maggioranza di Centrodestra, tra le proteste dell'opposizione che ha parlato di ennesima legge ad personam. Il provvedimento prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del Pm e molti nel centro sinistra hanno visto il legame tra la legge approvata ieri e le vicende processuali del premier Silvio Berlusconi la legge infatti potrebbe tagliare il processo d'appello Sme, dal momento che la norma transitoria prevede l'applicazione ai procedimenti in corso e commuta l'appello presentato prima dell'entrata in vigore della stessa in ricorso per Cassazione legge e ricostruzione sono disponibili tra i documenti correlati . Sbigottito alla notizia dell'approvazione delle legge si è detto il presidente della Corte di cassazione Nicola Marvulli che ritiene una simile iniziativa legislativa devastante per la funzione assegnata alla Suprema corte. Il primo presidente si augura a questo punto che venga posta particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento . Secondo Marvulli la norma va anche contro a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio 2005, ossia con quanto stabilito dalla riforma del processo civile in Cassazione perché nel civile ci si comporterà in un modo nel penale in un altro. Per l'Unione delle camere penali italiane, invece, la legge contiene un principio sacrosanto, oltre a prevedere la possibilità di ricorrere per Cassazione anche quando l'illogicità o la contraddittorietà della sentenza non risulti dal testo della stessa, ma emerga da elementi oggettivamente acquisiti nel processo e di cui non si sia inspiegabilmente tenuto conto. Non convince invece i penalisti la previsione dell'obbligo del Pm di chiedere l'archiviazione quando la Cassazione abbia dichiarato in sede cautelare l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sempre che non siano stati acquisiti elementi nuovi a carico dell'indagato. Questo, dice l'Ucpi sia perché si tratta di previsione facilmente neutralizzabile, sia perché essa può provocare un dannoso irrigidimento nella giurisprudenza di legittimità al proposito . I penalisti poi considerano una strumentalizzazione politica la levata di scudi sia di settori dell'opposizione che della magistratura e denuncerà qualsiasi resistenza interpretativa che stravolgesse la ratio legis . Dura la critica mossa dall'Associazione nazionale magistrati che tramite il vicesegretario Nello Rossi, ritiene la legge la coda velenosa di una legislatura nella quale la maggioranza di governo ha fatto praticamente terra bruciata della giustizia penale. Favorevole al provvedimento si è detto Giorgio Spangher, laico di Forza Italia al Consiglio superiore della magistratura e ordinario di procedura penale. In tempi non ancora sospetti - ha detto il componente del Csm - scrissi sul Corriere giuridico nel 2002, un pezzo sul sistema delle impugnazioni e la ragionevole durata del processo dove parlavo addirittura della necessità di togliere al Pm la possibilità di appellarsi contro una sentenza di condanna . Il problema delle impugnazioni, ha spiegato ancora Spangher, è nato con il processo Andreotti, quando avvocati difensori come Franco Coppi, Padovani e Stella, fecero emergere il problema del ricorso del Pm contro una sentenza di proscioglimento. In questi casi, ha detto Spangher, l'avvocato difensore non ha la possibilità di difendersi contro l'appello perché non ha armi da presentare al processo d'appello se non quella di contraddire la sentenza di assoluzione. La nostra legge poi - ha continuato il professore - in caso di sentenze definitiva di assoluzione e di condanna prevede già l'accoglienza di quella di assoluzione perché più favorevole all'imputato quindi con questa legge non si è fatto altro che razionalizzare quello che già si fa. Se un giudice mi ha prosciolto, perché dovrei andare davanti ad un altro giudice? Forse quelli in appello sono più bravi? Allora facciamo iniziare tutti i processi dall'appello. Se invece, il Pm ritiene che il processo non sia stato regolare ha sempre la possibilità di ricorrere in Cassazione, la sede più idonea per stabilire se un processo si è svolto regolarmente . A chi invece parla di limitazione dell'azione penale del Pm, Spangher risponde che già una sentenza della Corte costituzionale ha affermato che l'azione penale del Pm non passa per l'impugnazione in appello. Il Pm non viene privato dei poteri - ha concluso il professore - per questo secondo me potrebbe essere tolto anche l'appello contro le sentenze di condanna per lui, dal momento che l'obiettivo è stato centrato, perché dovrebbe ricorrere? Se viceversa pensa che il procedimento sia stato irregolare può sempre rivolgersi alla Cassazione. Tutte cose che io scrivevo in tempi non ancora sospetti e lo torno a ripetere oggi . p.a.

Codice di procedura penale nel testo storico a confronto con quello modificato dalla legge approvata dal Senato della Repubblica il 12 gennaio 2006 VECCHIO NUOVO Articolo 593 Casi di appello 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, 448 comma 2, 469, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna o di proscioglimento. 2. L'imputato non può appellare contro la sentenza di proscioglimento perchè il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. 3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda e le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con pena alternativa. Articolo 593 Casi di appello 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna. 2. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda. Articolo 443 Limiti all'appello 1. L'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento, quando l'appello tende ad ottenere una diversa formula. 2. [comma abrogato dalla legge 479/99]. 3. Il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato. 4. Il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall'articolo 599. Articolo 443 Limiti all'appello 1. L'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento . 2. [comma abrogato dalla legge 479/99]. 3. Il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato. 4. Il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall'articolo 599. Articolo 405 Inizio dell'azione penale. Forme e termini 1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere l'archiviazione, esercita l'azione penale, formulando l'imputazione, nei casi previsti nei titoli II, III, IV, e V del libro VI ovvero con richiesta di rinvio a giudizio. 2. Salvo quanto previsto dall'articolo 415bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407 comma 2 lettera a . 3. Se è necessaria la querela, l'istanza o la richiesta di procedimento, il termine decorre dal momento in cui queste pervengono al pubblico ministero. 4. Se è necessaria l'autorizzazione a procedere, il decorso del termine è sospeso dal momento della richiesta a quello in cui l'autorizzazione perviene al pubblico ministero. Articolo 405 Inizio dell'azione penale. Forme e termini 1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere l'archiviazione, esercita l'azione penale, formulando l'imputazione, nei casi previsti nei titoli II, III, IV, e V del libro VI ovvero con richiesta di rinvio a giudizio. 1bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini. 2. Salvo quanto previsto dall'articolo 415bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407 comma 2 lettera a . 3. Se è necessaria la querela, l'istanza o la richiesta di procedimento, il termine decorre dal momento in cui queste pervengono al pubblico ministero. 4. Se è necessaria l'autorizzazione a procedere, il decorso del termine è sospeso dal momento della richiesta a quello in cui l'autorizzazione perviene al pubblico ministero. Articolo 428 Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere 1. Salvo quanto previsto dall'articolo 593 comma 3, contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre appello a il procuratore della Repubblica e il procuratore generale b l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso. 2. Sull'impugnazione decide la corte di appello in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127. 3. La persona offesa dal reato può ricorrere per cassazione nei casi di nullità previsti dall'articolo 419 comma 7. 4. Il procuratore della Repubblica, il procuratore generale e l'imputato possono proporre ricorso immediato per cassazione a norma dell'articolo 569. 5. Se la sentenza è inappellabile, il procuratore generale, il procuratore della Repubblica e l'imputato possono ricorrere per cassazione. 6. In caso di appello del procuratore della Repubblica o del procuratore generale, la corte di appello, se non conferma la sentenza, pronuncia decreto che dispone il giudizio ovvero sentenza di non luogo a procedere con formula meno favorevole all'imputato. 7. In caso di appello dell'imputato, la corte di appello, se non conferma la sentenza, pronuncia sentenza di non luogo a procedere con formula più favorevole all'imputato. 8. Contro la sentenza di non luogo a procedere pronunciata in grado di appello possono ricorrere per cassazione l'imputato e il procuratore generale. 9. In ogni caso la corte di cassazione decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 611. Articolo 428 Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere 1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione a il procuratore della Repubblica e il procuratore generale b l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso. 2. La persona offesa può proporre ricorso per cassazione nei soli casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7. La persona offesa costituita parte civile può proporre ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 606. 3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127. Articolo 533 Condanna dell'imputato 1. Se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli, il giudice pronuncia sentenza di condanna applicando la pena e l'eventuale misura di sicurezza. 2. Se la condanna riguarda più reati, il giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene o sulla continuazione. Nei casi previsti dalla legge il giudice dichiara il condannato delinquente o contravventore abituale o professionale o per tendenza. 3. Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione condizionale della pena o la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, provvede in tal senso con la sentenza di condanna. 3bis. Quando la condanna riguarda procedimenti per i delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a anche se connessi ad altri reati, il giudice può disporre, nel pronunciare la sentenza, la separazione dei procedimenti anche con riferimento allo stesso condannato quando taluno dei condannati si trovi in stato di custodia cautelare e, per la scadenza dei termini e la mancanza di altri titoli, sarebbe rimesso in libertà. Articolo 533 Condanna dell'imputato 1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza. 2. Se la condanna riguarda più reati, il giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene o sulla continuazione. Nei casi previsti dalla legge il giudice dichiara il condannato delinquente o contravventore abituale o professionale o per tendenza. 3. Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione condizionale della pena o la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, provvede in tal senso con la sentenza di condanna. 3bis. Quando la condanna riguarda procedimenti per i delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a anche se connessi ad altri reati, il giudice può disporre, nel pronunciare la sentenza, la separazione dei procedimenti anche con riferimento allo stesso condannato quando taluno dei condannati si trovi in stato di custodia cautelare e, per la scadenza dei termini e la mancanza di altri titoli, sarebbe rimesso in libertà. Articolo 580 Conversione del ricorso in appello 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, il ricorso per cassazione si converte nell'appello. Articolo 580 Conversione del ricorso in appello 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello. Articolo 606 Casi di ricorso 1. Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi a esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri b inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione della legge penale c inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza d mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell'articolo 495 comma 2 e mancanza o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato. 2. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni, può essere proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o inappellabili. 3. Il ricorso è inammissibile se è proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello. Articolo 606 Casi di ricorso 1. Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi a esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri b inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione della legge penale c inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza d mancata assunzione di una prova decisiva quando la parte ne ha fatto richiesta, sempre che la stessa fosse ammissibile e se manca o è contraddittoria o è manifestamente illogica la motivazione. 2. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni, può essere proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o inappellabili. 3. Il ricorso è inammissibile se è proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello. Articolo 652 Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno 1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell'interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l'azione in sede civile a norma dell'articolo 75, comma 2. 2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata a norma dell'articolo 442 , se la parte civile ha accettato il rito abbreviato. Articolo 652 Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno 1. La sentenza penale di assoluzione, anche se irrevocabile, non ha effetto nei giudizi civili e amministrativi, salvo che la parte civile si sia costituita nel processo penale ed abbia presentato le conclusioni. In questo caso la sentenza ha effetto quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima. 2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata a norma dell'articolo 442 , se la parte civile ha accettato il rito abbreviato.

Senato della Repubblica Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento Legge definitivamente approvata il 12 gennaio 2006 Articolo 1 1. L'articolo 593 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente Articolo 593. - Casi di appello . - 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna. 2. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda . Articolo 2 1. All'articolo 443 del codice di procedura penale, al comma 1, le parole , quando l'appello tende ad ottenere una diversa formula sono soppresse. Articolo 3 1. All'articolo 405 del codice di procedura penale, dopo il comma 1, è inserito il seguente 1bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini . Articolo 4 1. L'articolo 428 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente Articolo 428. - Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere . - 1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione a il procuratore della Repubblica e il procuratore generale b l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso. 2. La persona offesa può proporre ricorso per cassazione nei soli casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7. La persona offesa costituita parte civile può proporre ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 606. 3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127 . Articolo 5 1. All'articolo 533 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente 1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza . Articolo 6 1. L'articolo 580 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente Articolo 580. - Conversione del ricorso in appello . - 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello . Articolo 7 1. Al comma 1 dell'articolo 606 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni a la lettera d è sostituita dalla seguente d mancata assunzione di una prova decisiva quando la parte ne ha fatto richiesta, sempre che la stessa fosse ammissibile b la lettera e è sostituita dalla seguente e se manca o è contraddittoria o è manifestamente illogica la motivazione . Articolo 8 1. All'articolo 652 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente 1. La sentenza penale di assoluzione, anche se irrevocabile, non ha effetto nei giudizi civili e amministrativi, salvo che la parte civile si sia costituita nel processo penale ed abbia presentato le conclusioni. In questo caso la sentenza ha effetto quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima . Articolo 9 1. La presente legge si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima. 2. L'appello proposto prima della data di entrata in vigore della presente legge contro una sentenza di proscioglimento si converte in ricorso per cassazione. Possono essere presentati nuovi motivi entro sessanta giorni. 3. Nel caso che sia annullata una sentenza di condanna di una corte di assise di appello o di una corte di appello che abbia riformato una sentenza di assoluzione, si applica la lettera c del comma 1 dell'articolo 623 del codice di procedura penale.