Gli aspetti temporali della notifica dopo le pronunce dei giudici delle leggi

di Alessio Sambiagio

Anche in tema di notificazione di atti processuali eseguita direttamente dall'ufficiale giudiziario, trova applicazione il principio - da ritenere ormai presente, per effetto delle sentenze della Corte costituzionale 69/1994, 358/96, 477/02, 28/2004, nell'ordinamento processuale civile - secondo il quale il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario, risultando palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di attività riferibili non al notificante, ma a soggetti diversi, e perciò del tutto estranee alla sua disponibilità. È quanto emerge dalla sentenza 23590/06 della prima sezione civile della Cassazione, depositata il 3 novembre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. di Alessio Sambiagio* Avvocato LA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE SUL MOMENTO PERFEZIONATIVO DELLA NOTIFICA DEGLI ATTI PROCESSUALI SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 69/1994 Nei casi in cui la notificazione del decreto che autorizza il sequestro conservativo ante causam debba eseguirsi all'estero nei modi previsti dalla legge consolare e dalle convenzioni internazionali, è irragionevole e contraddittorio, oltre che lesivo del diritto di azione del notificante, esigere, a pena di decadenza, che l'atto pervenga, entro il ristretto termine di quindici giorni, nella sfera di conoscibilità del destinatario infatti, poiché il procedimento notificatorio deve avvenire tramite la necessaria attività delle autorità locali in ipotesi non interessate all'esito tempestivo di esso ed è parzialmente sottratto alla disponibilità del notificante, costituisce soluzione costituzionalmente obbligata ritenere che il compimento, entro il suddetto termine, delle sole formalità che non sfuggono alla disponibilità del notificante sia sufficiente al perfezionamento, nei suoi confronti, della notifica da eseguirsi all'estero così come previsto nei casi in cui essa debba avvenire, entro il medesimo termine, con gli adempimenti previsti dai primi due commi dell'articolo 142 Cpc . Pertanto, gli articoli 142, comma terzo, 143, comma terzo, e 680, comma primo, Cpc, sono costituzionalmente illegittimi - per contrasto con gli articoli 3 e 24 Costituzione - nella parte in cui non prevedono che la notificazione all'estero del sequestro si perfezioni, ai fini dell'osservanza del prescritto termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al notificante dalle convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75 del Dpr 200/67. SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 358/96 Non è fondata, in riferimento agli articoli 3 e 24 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 669octies, primo comma, Cpc, nella parte in cui non prevede che, nel caso in cui la notificazione dell'atto introduttivo del giudizio di merito debba effettuarsi all'estero, il termine per l'inizio di tale giudizio possa essere triplicato dal giudice che ha emesso l'ordinanza di accoglimento, in quanto - posto che il meccanismo della notificazione all'estero è stato definitivamente modificato, relativamente all'aspetto funzionale, dall'intervenuta declaratoria di incostituzionalità di cui alla sentenza 69/1994, che assume una valenza generale e coinvolge il complessivo sistema notificatorio degli atti processuali risultante dagli articoli 142 e 143 Cpc - l'interpretazione della norma censurata, conforme all'intervento della Corte, consente di ritenere la stessa immune dai vizi di incostituzionalità prospettati. Infatti, la scissione soggettiva dei momenti di perfezionamento e di operatività della notificazione, ed il correlato principio di sufficienza del compimento delle formalità che non sfuggono alla disponibilità del notificante, elidono il supposto notevole aggravamento derivante dal segmento estero della notificazione a persona non residente né dimorante, né domiciliata in Italia facendo così ritenere il termine di trenta giorni in esame congruo a soddisfare il diritto dell'attore ad un'adeguata e meditata predisposizione dell'atto introduttivo del giudizio di merito, nel rispetto della generale esigenza di speditezza caratterizzante il procedimento cautelare uniforme. Né, peraltro, su tale ponderazione di congruità può influire il confronto che il giudice rimettente opera col termine di cui al secondo comma dell'articolo 669sexies - che, data anche la diversa collocazione rispetto alla disposizione impugnata, costituisce un tertium comparationis del tutto inidoneo - perché questo non può mai superare i ventiquattro giorni e resta quindi comunque inferiore al termine previsto dalla norma de qua. SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 477/02 È costituzionalmente illegittimo il combinato disposto dell'articolo 149 del codice di procedura civile e dell'articolo 4, comma terzo, della legge 890/82, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario. È, infatti, palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un'attività riferibile non al notificante, ma a soggetti diversi l'ufficiale giudiziario e l'agente postale come ausiliario di questo , e perciò del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo. Gli effetti della notificazione a mezzo posta devono, dunque, essere ricollegati, per quanto riguarda il notificante, al solo compimento delle attività a lui direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario restando, naturalmente, fermo, per il destinatario, il principio del perfezionamento della notificazione solo alla data di ricezione dell'atto, attestata dall'avviso di ricevimento, con la conseguente decorrenza da quella stessa data di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo. SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 28/2004 Per effetto di precedenti sentenze della Corte costituzionale, risulta ormai presente fra le norme generali sulle notificazioni degli atti il principio secondo il quale il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario fermo restando che termini o adempimenti di legge a favore o a carico di quest'ultimo decorrenti dalla notificazione vanno comunque calcolati al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti. Il principio di scissione fra i due momenti di perfezionamento della notificazione si rinviene nell'articolo 149 Cpc, per effetto della sentenza 477/02 e nell'articolo 142, anche in combinato disposto con il terzo comma dell'art. 143, per effetto della sentenza 69/1994 ed è ormai decisivo per l'interpretazione sistematica delle altre norme del codice di procedura civile sulle notificazioni. Pertanto, non è fondata la questione di costituzionalità, sollevata in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, del combinato disposto degli articoli 139 e 148 del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede che le notificazioni si perfezionino, per il notificante, alla data di perfezionamento delle formalità di notifica poste in essere dall'ufficiale giudiziario e da questi attestate nella relazione di notificazione, anziché alla data, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario dovendosi le norme censurate interpretare nel senso che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario. LA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ SI ADEGUA ALL'INDIRIZZO TRACCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA NOTIFICA A MEZZO POSTA SENTENZA CASSAZIONE 11929/06 In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, in caso di rifiuto di ricevimento da parte delle persone abilitate, ovvero di mancanza, inidoneità o assenza delle stesse, oppure di temporanea assenza del destinatario articolo 8 della legge 890/82 - al pari di quanto accade in tema di notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti articolo 143, ultimo comma, Cpc ovvero a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica articolo 142 stesso codice - bisogna distinguere il perfezionamento della notificazione nei riguardi del notificante da quello nei confronti del destinatario, identificandosi il primo con il momento in cui viene completata l'attività incombente sul notificante - alla quale può essere collegato il rispetto di un termine posto dalla legge a suo carico - coincidente, nella notificazione a mezzo posta, con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario Corte costituzionale 477/02 , ed il secondo con il momento in cui si realizza il risultato della conoscenza, o l'effetto di conoscenza, dell'atto per il destinatario, coincidente, nel sistema di cui al richiamato articolo 8 con il ritiro del piego ovvero con gli altri elementi previsti per facilitare la conoscenza dell'atto, ivi compreso il decorso del tempo, nell'ipotesi della cosiddetta compiuta giacenza . Nella specie si trattava di pignoramento notificato per mezzo del servizio postale e l'atto, non consegnato per l'assenza del destinatario, era stato depositato presso l'ufficio postale ed era stato ritirato dal debitore in data rispetto alla quale risultava rispettato il termine perentorio di cinque giorni per proporre l'opposizione agli atti esecutivi di cui all'articolo 617, primo comma, Cpc . SENTENZA CASSAZIONE 10506/06 La notifica a mezzo del servizio postale - anche se con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario si hanno per verificati, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 477/02, gli effetti interruttivi ad essa connessi per il notificante - non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario, e l'avviso di ricevimento prescritto dall'articolo 149 Cpc e dalle disposizioni della legge 890/82 è il solo documento idoneo a dimostrare sia l'intervenuta consegna che la data di essa e l'identità e l'idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita. Ne consegue che, anche nel processo tributario, qualora tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso in appello, la mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta, non la mera nullità, ma l'inesistenza della notificazione della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ai sensi dell'articolo 291 Cpc e l'inammissibilità del ricorso medesimo, in quanto non può accertarsi l'effettiva e valida costituzione del contraddittorio, anche se risulta provata la tempestività della proposizione dell'impugnazione SENTENZA CASSAZIONE 8523/06 In tema di notificazione dell'atto di citazione a mezzo del servizio postale a seguito della sentenza della Corte costituzionale 477/02 , ai fini dell'osservanza dei termini a comparire, per giorno della notificazione , ai sensi dell'articolo 163bis Cpc, s'intende quello in cui si realizza, non l'effetto, anticipato e provvisorio, a vantaggio del notificante, ma il perfezionamento del procedimento notificatorio nei confronti del destinatario, procedimento che resta ancorato al momento in cui l'atto è ricevuto dal destinatario medesimo o perviene nella sua sfera di conoscibilità e ciò in quanto, al fine suindicato, il notum facere rileva come risultato, che in tanto può considerarsi raggiunto in quanto la conoscenza effettivamente si produca con il ritiro dell'atto ovvero tutti gli elementi previsti per consentirla o per propiziarla, ivi compreso il decorso del tempo, si siano verificati. LA NOTIFICA AFFIDATA ALL'UFFICIALE GIUDIZIARIO SENTENZA CASSAZIONE, SEZIONI UNITE, 10216/06 A seguito delle decisioni della Corte costituzionale 477/02, 28 e 97 del 2004 e 154 del 2005 ed in particolare dell'affermarsi del principio della scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, deve ritenersi che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, con la conseguenza che, ove tempestiva, quella consegna evita alla parte la decadenza correlata all'inosservanza del termine perentorio entro il quale la notifica va effettuata. Pertanto nell'ipotesi di notifica della opposizione a decreto ingiuntivo tempestivamente consegnata all'ufficiale giudiziario, ma non effettuata per mancato completamento della procedura notificatoria nella fase sottratta al potere d'impulso della parte, quest'ultima ha la facoltà di rinnovare la notifica secondo il modulo e nel termine previsto per l'opposizione tardiva di cui all'articolo 650 Cpc Fattispecie relativa a notificazione non eseguita tempestivamente, perché in occasione del primo tentativo un terzo aveva fornito all'ufficiale giudiziario l'errata informazione che l'avvocato presso il quale l'ingiungente aveva eletto domicilio era sloggiato le Sezioni unite, in applicazione del principio di cui sopra, hanno cassato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza dei presupposti di ammissibilità della opposizione tardiva .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 5 giugno-3 novembre 2006, n. 23590 Presidente Criscuolo - Relatore San Giorgio Pm Velardi - conforme - Ricorrente Zibetto di Peretti Luigi & C. Sas - Controricorrente Giel Sas Svolgimento del processo 1. Con atto di citazione notificato in data 14 luglio 1995, Elio Roffredo, la Giel Sas e la Sant'Agata Sas, società costituita per lo sfruttamento di un'area edificabile sita in Biella, convennero in giudizio Mario Cucco, la Immobiliare Zibetto di Cucco Mario & C. Sas ed Anna Cucco, nonché i subconduttori dell'immobile di Corso Vinzaglio n. 12, in Torino, esponendo che il Cucco, con scritture private 6 gennaio 1991 e 11 febbraio 1991, aveva locato alla Zibetto, per la durata di nove anni e con facoltà del conduttore di rinnovare il contratto per due volte, il predetto immobile ed altro immobile sito in Biella, alla via San Giuseppe, 1-3-5-7, di proprietà sua e della propria sorella Anna Cucco - pattuendo un canone complessivo di novantotto milioni di lire, che si era dichiarato essere stato pagato anticipatamente per il primo novennio che detti contratti erano stati trascritti dallo stesso Cucco, rispettivamente in data 28 febbraio 1992 e 7 marzo 1992, successivamente alla presentazione del ricorso per sequestro conservativo da parte della Giel Sas - che aveva poi ottenuto il provvedimento richiesto fino alla concorrenza di cinquecento milioni di lire, trascrivendo il titolo sul predetto immobile di Torino - nella causa di risarcimento danni per mala gestio. Gli attori, ravvisando gli indizi della simulazione dei contratti di locazione contratto con se stesso, irrisorietà del corrispettivo, anticipazione dei canoni , e considerato, altresì, che il Roffredo aveva ottenuto contro il Cucco un lodo portante la condanna di quest'ultimo al pagamento di oltre due miliardi di lire, pignorando, in forza di tale titolo, l'usufrutto dei beni del Cucco, chiesero all'adito Tribunale di Torino di dichiarare che i diritti nascenti dai contratti stipulati dalla Zibetto facevano capo direttamente al Cucco, e di dichiarare la simulazione assoluta ovvero la nullità o la inopponibilità dei contratti di locazione. 2. Si costituirono in giudizio la Zibetto Sas di Peretti Luigi C. già di Cucco Mario & C. , che contestò la presunta simulazione degli atti di locazione, nonché Anna Cucco, che, in via preliminare, propose, tra l'altro. eccezione di incompetenza per materia ex articolo 8, comma 2, n. 3, Cpc in favore del Pretore, nonché richiesta di riunione della causa con altra pendente innanzi al Tribunale di Torino. 3. Il Presidente del Tribunale, con ordinanza del 18 marzo 1997, dispose la riunione delle cause, designando il g.i., il quale, con ordinanza del 26 giugno 1997, declinò la propria competenza in favore del Pretore, fissando il termine di 180 giorni per la riassunzione del giudizio. 4. Alla prima udienza seguita alla riassunzione, la Giel Sas, Elio Roffredo e la Sant'Agata Sas presentarono ricorso per provvedimento cautelare chiedendo il sequestro giudiziario e/o la custodia temporanea, ex articolo 700 Cpc, dei canoni dovuti e debendi dai subconduttori degli immobili in questione, nonché l'apertura di un libretto postale vincolato presso gli uffici postali di Torino e Biella, con ordine a costoro di versarvi i canoni di locazione, ed inoltre il sequestro conservativo nei confronti della Zibetto Sas sino alla misura di un miliardo di lire. 5. Con provvedimento del 15 marzo 1999, ai sensi dell'articolo 700 Cpc, fu ordinato ai subconduttori delle predette unità immobiliari di versare i canoni di locazione su libretto di risparmio intestati alla Zibetto Sas, vincolati all'ordine del giudice, e, ai sensi dell'articolo 671 Cpc, fu autorizzato il sequestro conservativo richiesto. 6. La causa venne, infine, decisa dal Tribunale, in composizione monocratica, che, con sentenza del 9 luglio 2001, stabili che i contratti in questione non avessero alcun effetto tra le parti, che il Roffredo, la Giel Sas e la Santagata Sas, quali terzi pregiudicati dalla simulazione, conservassero la loro garanzia patrimoniale sui beni apparentemente locati alla Zibetto Sas e che i subconduttori conservassero il godimento delle rispettive unità immobiliari, salva la sostituzione, quale parte locatrice, del Cucco alla Zibetto Sas 7. Quest'ultima impugnò la sentenza innanzi alla Corte d'appello di Torino, deducendo, tra l'altro, la mancanza di alcuna prova idonea a fondare la tesi degli attori. 8. All'udienza del 29 maggio 2002, la Corte rilevò, tra l'altro, che era stata omessa la notifica dell'atto di appello alla Coppo Eraldo Srl, che era uno dei subconduttori dell'immobile di Torino, disponendo la integrazione del contraddittorio nei suoi confronti, e fissando il termine per provvedere al 13 giugno 2002. Alla successiva udienza del 25 settembre, la Corte rilevò che l'incombente era stato perfezionato fuori termine, essendo stati l'atto introduttivo del giudizio, ed il provvedimento ex articolo 331 Cpc notificati al liquidatore della Coppo Eraldo Srl solo il 14 giugno 2002, e richiamò sul punto la giurisprudenza di legittimità sul carattere perentorio del termine ex articolo 331 del codice di rito. Pertanto la Corte, con sentenza depositata in data 16 ottobre 2002, dichiarò inammissibile l'appello per essere la sentenza impugnata già passata in giudicato. 9. Per la cassazione di tale decisione ricorre la Zibetto Sas, sulla base di due motivi. Resistono gli intimati con controricorso, illustrato anche da successiva memoria. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo, si deduce errata interpretazione dell'articolo 331 Cpc, nonché violazione dell'articolo 24 Costituzione, e contraddittoria motivazione in ordine all'applicazione concreta dell'articolo 331 , in relazione all'articolo 360, n. 3 e n. 5, Cpc sotto il primo profilo, la Corte di merito avrebbe errato nel rilevare la violazione, ad opera e per colpa della Zibetto Sas, del termine fissato per la integrazione del contraddittorio nei confronti della Coppo Eraldo Srl, ritenendo, in contrasto con i principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza 477/02, che la negligenza dell'ufficiale giudiziario ricada sulla parte notificante, ed escludendo che tale negligenza costituisca una ipotesi di forza maggiore o comunque dia luogo ad una situazione che impedisca il rispetto del termine, con conseguente prorogabilità dello stesso. Nella specie, fissato il termine per la integrazione del contraddittorio nei confronti della Coppo Eraldo Srl al 13 giugno 2002, la Zibetto Sas aveva provveduto a richiedere la notifica a mani presso la sede della predetta società indicata nella visura C.C.I.A.A. il 10 giugno 2002, e, atteso l'esito negativo della stessa, aveva richiesto in data 13 giugno 2002, agli ufficiali giudiziari competenti, la notifica a mani urgente d'oggi presso la residenza del legale rappresentante della Coppo Eraldo Srl quale risultante dal relativo certificato. In tal modo adempiendo l'onere posto a suo carico nel rispetto del termine fissato dalla Corte d'appello ex articolo 331 Cpc. Quanto alla lamentata violazione dello stesso articolo 331 in relazione all'articolo 360.numero , Cpc, la motivazione della decisione del giudice di seconde cure sarebbe costituita dal semplice richiamo ad una serie di sentenze concernenti lo stesso articolo 331, dalle quali sarebbe stata ricavata la inammissibilità dell'appello della Zibetto Sas essendo la gravata sentenza già passata in giudicato . si rileva, al riguardo, nel ricorso la mancanza di alcuna attinenza logica tra la premessa e la conclusione, che inficerebbe la motivazione della sentenza impugnata. 2. Con il secondo motivo, la ricorrente insiste sulla circostanza dell'avvenuto rispetto del termine fissato per la integrazione del contraddittorio, osservando che, se è pur vero che la sanzione della inammissibilità della impugnazione è disposta dall'articolo 331 del codice di rito per la ipotesi in cui nessuna delle parti provveda a detta integrazione, e, cioè, alla notificazione dell'atto introduttivo e del provvedimento ex articolo 331 Cpc, tale incombente dovrebbe, peraltro, considerarsi adempiuto per effetto del semplice compimento delle formalità imposte al notificante dalla legge nel termine fissato dal giudice, mentre pretendere che entro lo stesso termine si producano anche gli effetti conseguenti a detto adempimento equivarrebbe nella sostanza ad abbreviare il termine stesso. 3.1. Deve, preliminarmente, essere esaminata la censura di inammissibilità del ricorso, sollevata dagli intimati alla stregua della considerazione che il vizio di cui all'articolo 360, n. 3, Cpc cosi qualificato dalla ricorrente riguarda errori di applicazione del diritto sostanziale, e non di quello processuale, che verrebbe in rilievo con riguardo alla lamentata erronea applicazione dell'articolo 331 Cpc. Secondo i controricorrenti, peraltro, la norma oggetto di censura non sarebbe il citato articolo 331 in sé, quanto piuttosto il combinato disposto di tale norma con le regole in tema di notificazione. La questione non sarebbe di natura esclusivamente formale, incidendo sui poteri di indagine del giudice di legittimità e sul diritto di difesa ed invero, se la censura fosse interpretata in senso letterale, essa sarebbe inammissibile e, nella sostanza, infondata, per essere precluso a questa Corte di esaminare gli atti, e, quindi, di accedere alla valutazione del fondamento del vizio denunciato. 3.2. La censura non è meritevole di accoglimento. Al riguardo, premesso che non incide sull'ammissibilità del motivo del ricorso per cassazione la qualificazione formale data in epigrafe al vizio denunciato, in quanto ciò che rileva è che in concreto il ricorrente abbia chiaramente esposto le ragioni di diritto per cui, a suo avviso, la statuizione impugnata avrebbe violato le norme indicate, poiché è solo tale esposizione che chiarisce e qualifica sotto il profilo giuridico il contenuto della censura v. Cassazione, sentenza 3941/02 , va osservato che, nella specie, la natura della stessa -al di là del richiamo, operato dalla ricorrente, al n. 3 e al n. 5 dell'articolo 360 Cpc, e della stessa invocazione, quale norma violata, dell'articolo 331 Cpc - emerge, in modo nitido ed univoco, dalla esposizione dei motivi dell'atto introduttivo del giudizio di legittimità. Da essi risulta che la ricorrente ha individuato un vizio della sentenza impugnata nella interpretazione, adottata dalla Corte di merito, della normativa concernente la disciplina delle notificazioni degli atti processuali quanto al rispettivo momento perfezionativo per il notificante e per il destinatario, vizio asseritamente ridondato nella errata individuazione del termine di decadenza dalla impugnazione, e dedotto al fine di eliminare il pregiudizio subito dal diritto di difesa della ricorrente in dipendenza del denunciato error in procedendo donde la non inibizione, nella specie, dell'esame degli atti da parte di questa Corte al fine della valutazione del fondamento delle censure. 4. I motivi del ricorso, da esaminare congiuntamente, in quanto strettamente connessi sul piano logico -giuridico, sono fondati nei termini che seguono. 4.1. Già con la sentenza 69/1994, la Corte costituzionale -chiamata a valutare la conformità a Costituzione delle norme relative alla notificazione all'estero, con particolare riferimento alla notifica di un provvedimento di sequestro ante causam - aveva affermato che, ai sensi degli articoli 3 e 24 della Costituzione, le garanzie di conoscibilità dell'atto da parte del destinatario della notificazione debbono coordinarsi con l'interesse del notificante a non vedersi addebitato l'esito intempestivo del procedimento notificatorio per la parte sottratta alla sua disponibilità, ricavandone la conclusione che la notifica si perfeziona, per il notificante, con il compimento delle sole formalità che non sfuggono alla sua disponibilità, con la conseguente dichiarazione di illegittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione - degli articoli 142, terzo comma, 143, comma 3, e 680, comma 1, Cpc, nella parte in cui non prevedevano che la notificazione all'estero del decreto che autorizza il sequestro si perfezionasse, ai fini dell'osservanza del prescritto termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al notificante dalle convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75 del Dpr 200/67 Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari . Tale soluzione fu poi confermata dalla sentenza della stessa Corte costituzionale 358/96, che dichiarò non fondata la questione di costituzionalità dell'articolo 669octies Cpc, a proposito della notificazione all'estero dell'atto introduttivo del procedimento cautelare uniforme, nel frattempo introdotto dalla novella del 1990. Con la successiva sentenza 477/02, richiamata dalla ricorrente, il giudice delle leggi ha qualificato i principi posti a base delle precedenti decisioni come di portata generale, e perciò riferibili ad ogni tipo di notificazione ed in particolare a quella eseguita a mezzo del servizio postale. Ne è seguita la dichiarazione di illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'articolo 149 Cpc e dell'articolo 4, comma 3, della legge 890/82 Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari , essendo stato ritenuto palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di attività riferibili non al notificante, ma a soggetti diversi l'ufficiale giudiziario e l'agente postale suo ausiliario , e perciò del tutto estranee alla sua disponibilità. Il principio di scissione fra i due momenti di perfezionamento delle notificazioni degli atti processuali nei termini indicati, che si rinviene nell'articolo 149 Cpc per effetto della citata sentenza 477/02 - e nell'articolo 142, anche in combinato disposto con il terzo comma dell'articolo 143, per effetto della precedente sentenza 69/1994 - è stato applicato dalla giurisprudenza costituzionale anche con riferimento alla ipotesi della notificazione eseguita direttamente dall'ufficiale giudiziario. Con la sentenza 28/2004, il giudice delle leggi ha, cosi, dichiarato non fondata, in riferimento agli articoli 3 e 24 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 24 Costituzione, del combinato disposto degli articoli 139 e 148 Cpc nella parte in cui prevederebbe che le notificazioni si perfezionino, per il notificante, alla data di perfezionamento delle formalità di notifica poste in essere dall'ufficiale giudiziario e da questo attestate nella relazione di notificazione, anziché alla data, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, alla stregua del rilievo che le norme censurate che vanno interpretate nel senso che la notificazione si perfeziona, nei confronti del notificante e al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, risultando ormai presente, per effetto delle ricordate sentenze, nell'ordinamento processuale civile - come sarà chiarito anche successivamente dalla Corte costituzionale con le ordinanze 97, 132 e 154/04 e 154/05 fra le norme generali sulle notificazioni degli atti, il principio secondo il quale, relativamente alla funzione che sul piano processuale, cioè come atto della sequenza del processo, la notificazione è destinata a svolgere per il notificante, il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il medesimo deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario pur restando fermo che la produzione degli effetti che alla notificazione stessa sono ricollegati è condizionata al perfezionamento del procedimento notificatorio anche per il destinatario e che, ove a favore o a carico di costui la legge preveda termini o adempimenti o comunque conseguenze dalla notificazione decorrenti, gli stessi debbano comunque calcolarsi o correlarsi al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti. 4.2. il principio della distinzione fra i due diversi momenti di perfezionamento delle notificazioni degli atti processuali - affermato-e messo in luce dalla ricordata giurisprudenza additiva della Corte costituzionale - è ormai decisivo per l'interpretazione delle altre norme del codice di procedura civile sulle notificazioni. Ed è alla luce di tale principio, espresso nelle ricordate pronunce del giudice delle leggi - le più significative delle quali, peraltro, ed in particolare la sentenza 28/2004, concernente, come chiarito, la ipotesi di notifica eseguita direttamente dall'ufficiale giudiziario, successive alla sentenza impugnata - che doveva essere risolta anche la questione della eventuale decadenza dalla impugnazione della Zibetto Sas, questione in relazione alla quale la odierna ricorrente ha posto in evidenza di avere per ben due volte eseguito, nel rispetto del termine fissato ex articolo 331 Cpc, le formalità per la notifica ad essa direttamente imposte dalla legge. In tale situazione, la non tempestività dell'esito del procedimento notificatorio, se dovuta esclusivamente al mancato compimento di attività che erano sottratte alla disponibilità della parte e rimesse al diligente adempimento dell'ufficiale giudiziario, non poteva essere addebitata alla notificante. La pronuncia impugnata si è 'Limitata, invece, a rilevare il ritardo di un giorno, rispetto alla data da essa stessa fissata, con il quale l'ufficiale giudiziario aveva provveduto alla notificazione, senza verificare il rispetto di detto termine da parte della Zibetto Sas nel compimento delle attività, finalizzate alla notifica, ricomprese nella sola sfera di disponibilità e di controllo della stessa. Né può, a fronte della necessità della verifica di ufficio delle questioni attinenti alla integrità del contraddittorio, ipotizzarsi, come pure adombrato nel controricorso, un obbligo della ricorrente di proporre istanza, corredata della relativa giustificazione, di proroga del termine per la impugnazione, la cui inosservanza ne avrebbe determinato la decadenza. In realtà, la sede della deduzione dei vizi attinenti alla errata individuazione del momento perfezionativo della notifica del provvedimento di integrazione del contraddittorio era proprio il ricorso per la cassazione della decisione del giudice di seconde cure. 4.3. Resta, cosi, assorbito il profilo della prima censura sollevata nel ricorso attinente alla presunta carenza di motivazione della decisione impugnata che, muovendo dalla considerazione della perentorietà, affermata dalla giurisprudenza nella stessa citata, del termine di cui all'articolo 331 Cpc, ha dichiarato inammissibile l'appello per essere la sentenza gravata già passata in giudicato . 5. Conclusivamente, il ricorso va accolto. La sentenza impugnata va cassata, e la causa rinviata - anche per il regolamento delle spese processuali del presente giudizio - ad altra sezione della Corte di merito di Torino, che riesaminerà la controversia facendo applicazione del principio di diritto sopra enunciato in ordine alla portata dell'onere di tempestività posto a carico del notificante. PQM La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Ca di Torino.